Aprile / Maggio 2005
Anno VI n. 4
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Editoriale

CHI SIAMO

Dalla parte delle formiche

SALUTE
& BENESSERE

Succubi di un'abitudine

Noi cultori dell'health foods

Le vitamine dell'anima

I forzati del fitness casereccio

Letti separati, rinasce l'amore

Forno a legna con le ore contate

CONVERSAZIONI
INNOVATIVE

Vicini...vicini?

Se la vita comincia in soffitta

Due sconosciuti un ascensore e poi...

Bancarelle a "tutto gratis"

AMBIENTE

Benessere a prova di bussola

La casa secondo un click

STILI DI VITA

Ikea, l'uomo che si fece da solo

Il piacere di dedicarsi del tempo

Masochismo che piacere

L'insolito trono

Il colore del guscio

VIVERE
CON SUCCESSO

Casa e bottega

Abitare bene per lavorare meglio

NEWS

Notizie e curiosità dal mondo della salute e del benessere

VITA IN POSITIVO

La firma d'oro del Processo

Arbitro, mestiere o vocazione

Ad ogni quadro la sua cornice

CINEMA

Cinema story

Supersize me

 




Un uomo e una donna. Stessa città, stessa strada, stesso palazzo e stesso ascensore. Due persone qualunque, due condomini che non si conoscono, ma che stanno salendo al medesimo piano. I due, nello spazio ridottissimo della cabina mobile che al massimo può contenere quattro persone, nemmeno si guardano. Anzi, in un gioco di sguardi al contrario, evitano il più possibile di inserire l'altro passeggero nella loro visuale. Un cenno col capo e un colpo di tosse, da parte di lui, sono la risposta al timido buongiorno di lei. Poi, l'uomo preme un pulsante del quadro comandi e il motore dell'impianto elettrico, con un leggero crepitio delle funi, traina la cabina verso l'alto. Nella salita, la donna fruga nella propria borsa, ma la sua, più che una ricerca, è un modo per ingannare la tensione dell'imbarazzo.
Lui, di contro, guarda e riguarda l'orologio come se fosse terribilmente in ritardo, eppure non ha appuntamenti urgenti. Fino a quando entrambi trovano pace: e così mentre lui continua a fissare il cartello che indica in 360 kg il peso massimo consentito, lei legge e rilegge il talloncino metallico con su scritto il nome della ditta che ha in appalto la manutenzione. Si tratta di persone adulte che, di certo, non possono avere paura una dell'altra, ma che non riescono a reggere quella sorta di imbarazzo che ognuno di noi prova quando si trova costretto a condividere il proprio spazio con degli sconosciuti.
All'improvviso, però, qualcosa li scuote. Uno strano rumore di cinghie che frenano fa la sua comparsa. Viene a mancare l'illuminazione e la cabina arresta la corsa bloccandosi di soprassalto fra un piano e l'altro. Dopo il primo attimo di smarrimento e panico, i due si riprendono. Qualche secondo e l'illuminazione d'emergenza riparte, ma, ormai, il sistema di salita, come suggerisce il piano di sicurezza, è bloccato. Bisogna attendere che qualcuno faccia ripartire l'impianto manualmente. "Questa è l'ultima volta che prendo l'ascensore! Ho degli ospiti per pranzo e di sicuro farò tardi. Da domani solo scale e poi dicono anche che fa bene alla salute - esordisce la donna - Troppe comodità, troppa pigrizia. Ormai la tecnologia ci sta facendo più male che bene. Non siamo capaci di salire nemmeno due piani a piedi che abbiamo già il fiatone e questo è il risultato".
L'uomo non si aspettava un commento del genere, avrebbe preferito di più parlare del clima o, al massimo, di politica. Certo anche lui alle comodità non rinunciava mai e le parole così spontanee della signora avevano colpito il nocciolo della questione. La sua formosa pancetta gli ricordava, ballonzolando ad ogni passo, che pure per andare a prendere il latte nella via dietro l'angolo non rinunciava mai all'automobile e che erano anni che non vedeva le scale di casa sua, visto che ogni giorno utilizzava l'ascensore.
"Perché secondo lei, signora, sarebbe meglio non avere queste comodità? Non mi dica che è una di quelle donne che amano i sacrifici ad ogni costo. Io, personalmente, se posso, evito di stancarmi inutilmente. Perché usare le scale se posso comodamente salire in ascensore? Perché comprare la verdura fresca se quella surgelata è già pulita? Non mi vergogno a dirlo, sono l'uomo dei sughi pronti, dei '4 salti in padella' e della domestica che mi stira i panni. Faccio girare la lavastoviglie pure per due piatti".
Due punti di vista opposti su cosa fa o non fa bene, due stili di vita, ognuno con le proprie ragioni e convinzioni. Comodità o pigrizia, arretratezza o tradizione, modernità o perdita dei valori? Sono queste le facce della stessa medaglia che rendono un atteggiamento da una parte giusto e dall'altra sbagliato o, almeno, controproducente. Del resto anche tra bianco e nero c'è una lunga scala di grigi e anche in questo, forse, la verità sta nel mezzo. Il dibattito, comunque, prosegue e all'affermazione di lei secondo cui ci sono sapori, emozioni ed istanti di vita che non si possono comprare - per esempio cucinare una cena con una ricetta speciale e vedere la soddisfazione dei commensali è un piacere che non si acquista al supermercato - c'è la risposta dell'uomo che preferisce avere più tempo libero ed evitare, attraverso piccoli stratagemmi e aiuti della vita moderna, stress e seccature.
Poi, finalmente, l'intervento dei tecnici e la libertà per entrambi. "Se è proprio in ritardo per il pranzo, le potrei prestare uno dei miei sughi pronti - propone con un sorriso l'uomo mentre sale a piedi le ultime rampe di scale - vedrà come è buono e sono sicuro che farà un figurone". La signora ringrazia e, visto il terribile ritardo, accetta volentieri.

Maddalena Carlino