|
LA MIA
MOTOSTORIA
Ho girovagato con mezzi a due ruote a motore già dalla
tenera
età.
Infatti mio padre mi trasportava sul suo MOSQUITO. Ricordo
vagamente
quel
mezzo, era un audace connubio tra una bicicletta ed un un rumorosissimo
motore
a due tempi posto in corrispondenza dei pedali. Sopra la ruota
posteriore era sistemato il serbatoio del carburante.
Non so come, ma siamo sopravvissuti a tale esperienza.
Il primo mezzo a due ruote
a motore che ho guidato
direttamente è stata una, già allora, vetusta VESPA
Piaggio. Era di colore bianco-latte, cilindrata 125 cc, col faro
anteriore sopra il parafango.
Camminava poco (specie in due), frenava anche meno (specie in due) e
per poco tempo: spesso arrivavo a fine discesa coi freni surriscaldati
che non frenavano più e con il motore "imballato"
nell'inutile
tentativo di far frenare un due temp. C'era mooolta paura al successivo
incrocio.
La tenuta di strada era quella che era.
Funzionava senza batteria e con la oramai introvabile "miscela" di
benzina ed olio. Spesso riuscivo anche a farla ingolfare.
Mi ci sono divertito tantissimo, è stato il mio primo
mezzo di locomozione autonomo.
Come premio per la licenza liceale (1972) i miei mi hanno comperato la
mia prima Moto Guzzi. E' stato amore a prima
vista.
Moto Guzzi LODOLA Super
Sport 175 cc, motore monocilindrico quattro
tempi, quattro marce con azionamento a bilanciere (tipo California),
manubrio largo (non originale) tipo fuoristrada. Colore a
tonalità di blu,
bianco e grigio con sella di un orribile rosso vivo. Ero il quinto
propietario.
Si trattava di una vera moto. Robusta, veloce, tiro eccezionale: ci ho
messo in moto a spinta una Fiat 127 con due persone a bordo (i miei
genitori) che a causa del freddo di un capodanno non ne voleva sapere
di partire.
Sono così cominciati i primi viaggetti nei dintorni. Bastava
guardare telaio e motore per dire: "questa non si rompe mai".
Sono riuscito a rivenderla ad un'altro: il suo sesto proprietario.
LA
TRANSIZIONE
La moto e la Moto Guzzi mi erano entrate dentro.
Come
regalo di laurea e con il contributo di una "operazione
artigianale", siamo nel 1978, sono diventato possessore di
una Moto
Guzzi V50
prima serie. 500 cc, motore bicilindrico a V, trasmissione
finale cardanica, accensione elettronica, tre dischi con frenata
integrale, tenuta di strada (per me) eccezionale. Messa in moto "a
motorino" e non più a pedale. Colore rosso. Si portava con
un
dito della mano.
All'epoca
abitavo a
Falconara Marittima (AN) e, a motivo di una borsa di studio, risiedevo
a Grenoble,
in
Francia, appena oltre le Alpi. Col V50 ci ho fatto per due volte
Falconara Marittima / Grenoble. Senza carenatura. Non ci fermava nulla.
Ho cominciato a fare ed apprezzare il mototurismo.
L'ho rivenduta.
Sì.
Ma solo perché priva di protezione dall'aria frontale e
perché troppo piccola per la mia statura. Sta di fatto che
nei
viaggi lunghi le gambe, e spesso anche le braccia, mi facevano male a
causa della resistenza dell'aria.
L'ho rivenduta per comperarmi un'altra Moto Guzzi: una 1000 SP NT. Correva
l'anno 1983.
Bang
! Un treno,
un autobus. Ci cammini le
ore e non ti stanchi mai con quella bella carenatura ed il sellone
ampio. Non ha l'agilità cittadina della V50, ma sui lunghi
percorsi è veramente confortevole.
Cominciamo con la
DEFINIZIONE
di 1000SP:
dopo
qualche settimana dall'acquisto, dopo avere ben rodato la meccanica, si
lancia
la moto in autostrada. Così, senza ritocchi o modifiche, si
raggiungono facilmente i 180 km/h.
Poi si prova a vedere la velocità massima trasportando un
passeggero: 180 km/h.
Poi si prova con passeggero, borse laterali piene, bauletto posteriore
pieno, borsa da serbatoio piena: 180 km/h.
E'
così, e' proprio
così. Come quella volta che ci ho camminato per qualche
chilometro con una delle due bobine
di accensione rotta. Il motore era caldo e non ho potuto svitare la
candela: due persone, quattro borse, un cilindro spingeva, un
cilindro resisteva, ma ha camminato egualmente.
Per il mio modo di intendere la moto la 1000SP è veramente
confortevole:
|
- posizione
di guida leggermente
caricata sulle braccia
- tronco e gambe sono ben protette dalla carenatura
- le ginocchia poggiano su inserti di gomma in grado di assorbire lo
spostamento in avanti del corpo del guidatore nel caso di frenate un
pò allegre
- la sella è ampia anche per due persone
- tre freni a disco con frenata integrale sul comando a pedale
- telaio a doppia culla chiusa
- motore poco potente ma "coppioso" ed elastico
- bassi consumi (di carburante e di materiali da usura).
|
Tiene
bene la strada e le pieghe, ma sul misto non brilla a causa del
rapporto peso/potenza non entusiasmante. La trovo una moto molto adatta
all'uso turistico in grado di consentire elevate velocità
medie
per lunghi tratti.
Ha qualche difettuccio, ma non vorrei farvi perdere del tempo inutile
descrivendolo...
Il primo viaggio lungo l'ho compiuto quando, con un gruppo di
facinorosi come me, siamo partiti da Ancona per assistere ad una gara
di formula 1 a Zeltweg in Austria. Al ritorno i miei amici sono
ritornati indietro ed io, fiero della nuova moto, ho proseguito in
più tappe attraversando Liechtenstein, Svizzera e
Francia
fino a Grenoble .
Il viaggio confermò il
mio giudizio di moto adattissima per l'uso turistico, dalla guida per
nulla faticosa, capace di trasmettere una sensazione di grande
sicurezza.
Devo dire che la mia 1000SP me la sono coccolata ben bene e ci ho
apportato tutta una serie di modifiche
meccaniche e modifiche
elettriche,
tanto perché ogni appassionato non può fare a
meno di
cadere vittima della tentazione di personalizzare la propria
moto.
L'ultima aggiunta importante è stato il ricevitore
GPS.
Le cure tecniche verso la mia mitica 1000SP vengono
prestate da Sergio
che, specializzato in moto d'epoca, riesce a mantenerla
fresca e pimpante: qui a fianco c'è il suo adesivo, che
campeggia nella fiancatina della mia 1000SP:
Tra
le recenti prodezze compiute con la
mia moto, è necessario citare la partecipazione al
bellissimo Mototour
del Marocco del novembre 2008 organizzato dalla Federazione
Motociclistica Italiana.
Oltre 3000 km percorsi in Marocco ai quali si aggiungono oltre 2000 km
da e per gli imbarchi. Diversissime le condizioni ambientali
incontrate, luoghi
bellissimi da vedere hanno caratterizzato la manifestazione bella e
stimolante.
La mia 100SP ? Ha retto benissimo, portando mia moglie, me e
quattro borse piene di oggetti senza defaillances. Ha sempre fatto
così, dal 1983.
Adesso, siamo nel 2011, ha cambiato proprietario. L'ho venduta.
È stata dura, veramente. Ma ho la soddisfazione che il nuovo
proprietario intende farne uso. Magari la inconterò ancora.
Ho una tale quantità di ricordi attaccati a quella moto !
|
|