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Giuditta Vannini nacque a Roma il 7 luglio da Angelo e Annunziata Papi. Il padre, cuoco nelle rinomate hostarie e alberghi di piazza di Spagna, morì nella cittadina di Ariccia il 18 agosto 1863, la madre seguì il marito i1 l 6 novembre 1866, tre anni appena dopo la morte del padre lasciando i tre orfanelli Giulia, Giuditta, Augusto abbandonati a loro stessi . Giuditta fu accolta nell' orfanatrofio-conservatorio Torlonia di via S. Onofrio, dove rimase fino all' età di ventuno anni quando venne accolta aspirante tra le Figlie della Carità, di S. Vincenzo De' Paoli, in Siena.Vi rimase fino al 1888 quando, per ragioni di salute, dovette ritornare al secolo, non ancora religiosa professa.
Aveva allora trentuno anni, giovane in cerca di una sistemazione vocazionale definitiva, quando il 17 dicembre 1891, nel corso di esercizi spirituali presso le suore del Cenacolo in piazza fontana di Trevi, conobbe il Servo di Dio, padre Luigi Tezza camilliano, e da lui invitata e sospinta ad unirsi nel disegno di fondare una nuova famiglia religiosa, un gruppo di donne consacrate a Dio per il servizio degli infermi, secondo lo spirito e la lettera del Santo della carità, S. Camillo de Lellis.
Giuditta diede il consenso, pieno e irrevocabile, e il 2 gennaio 1892 con la cerimonia della vestizione dell' abito religoso fregiato della Croce Rossa camilliana nasceva nella Chiesa la famiglia delle Figlie di S. Camillo. Morì in Roma ad appena cinquantadue anni di età, il 23 febbraio 1911.
Alla sua morte l' Istituto iniziato da madre Giuseppina, nome dato a lei dal cofondatore Padre Luigi Tezza, era diffuso in Italia, nel Belgio, nell' America (Argentina) un autentico "miracolo morale nella Chiesa militante" come scriveva già dal 1911 il confessore della Beata Madre Giuseppina Vannini, l' abate francese Ernest Dollè.
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