le imprese e l'internet



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Il valore dell’ipertesto

Molti dei neologismi che infestano l’elettronica e la rete servono più a confondere le idee che a esprimere concetti significativi. Ma c’è una parola che (anche se suona un po’ comica) ha un significato serio: ipertesto. Sembra che molti la intendano come un modo per associare testo, immagini, suoni e (volendo) anche animazioni. Infatti può fare anche queste cose. Ma è un’altra la sua qualità più importante: l’organizzazione delle informazioni.

Il concetto di “ipertesto” è nato negli anni sessanta, quindici o vent’anni prima dell’internet. Ma ha trovato nuove applicazioni e una molto più ampia diffusione a partire dal 1990, con una nuova tecnologia (HTML HyperText Markup Language e HTTP HyperText Transfer Protocol che sono l’ossatura della World Wide Web). Intrinsecamente non è una tecnologia, ma un modo di organizzare l’informazione; che può sopravvivere ed evolversi con i sistemi di oggi o con altri che si svilupperanno. Per esempio esiste un linguaggio con possibilità più estese, XML (Extensible Markup Language) che ognuno può modificare e adattare secondo le sue esigenze; tanto è vero che alcune comunità scientifiche hanno sviluppato soluzioni specifiche per le loro discipline.

Prima della nascita dei sistemi “ipertestuali”, l’informazione poteva essere organizzata solo in modo lineare. Indici e cataloghi analitici permettevano, in parte, di proporre percorsi trasversali all’organizzazione dei contenuti in un libro, nelle annate di un periodico o in un’intera biblioteca; ma con un’efficienza infinitamente inferiore a quella che ci permette oggi il sistema di connessioni fra tutte le informazioni che sono “archiviate” in forma elettronica. Osserva Gerry McGovern: «Possiamo dire che l’ipertesto riflette meglio il nostro modo di pensare e il modo in cui funziona il nostro cervello e perciò è un modo più naturale e umano di raccogliere ed esplorare le informazioni».

L’ipertesto è uno strumento importante anche quando funziona solo all’interno di un sistema chiuso: come le informazioni raccolte in un computer (o in una rete di computer connessi all’interno di una singola organizzazione) o su un supporto fisico, come un cd-rom. Ma assume una potenza infinitamente superiore quando è applicato all’internet: con un sistema di indirizzi (chiamati URLUniform Resource Locator) permette collegamenti diretti (link) a qualsiasi informazione che si trovi in qualsiasi posto nella rete.

Qual è il punto fondamentale, che interessa a ogni utilizzatore della rete, a chi legge come a chi propone contenuti? È la struttura dell’informazione; quella che spesso (e giustamente) viene chiamata l’architettura di un sito online.

Il compito tecnico, che dovrà svolgere chi realizza il sito, non è banale; richiede competenza ed esperienza. Ma la parte più importante (e più difficile) viene prima: è l’organizzazione concettuale dei contenuti. Una struttura “ipertestuale” permette un’ampiezza “potenzialmente infinita” di informazione e documentazione, che può essere collocata in un “magazzino” complesso su n livelli ma deve risultare raggiungibile dal lettore in modo semplice e diretto. Inoltre i link permettono di collegare trasversalmente i contenuti, passando da un settore all’altro dove ci sono nessi o analogie rilevanti.

Il problema è: come dare la massima quantità possibile di informazioni, notizie e approfondimenti con la massima facilità di accesso? Un sito web, come qualsiasi altro sistema “ipertestuale”, è tanto più utile quanto più è complesso (cioè ricco di informazioni a vari livelli di approfondimento) e quanto meno appare complesso e difficile al lettore.

Inoltre... su un supporto statico i percorsi sono limitati a ciò che quell’oggetto contiene; la complessità dell’architettura è più o meno limitata e determinata da criteri specifici a quella particolare “base dati”. In rete, le connessioni possono andare direttamente a qualsiasi cosa che sia contenuta in una di tante risorse disponibili. Il problema è che ce ne sono centinaia di milioni. Perciò è difficile scegliere le informazioni più interessanti e attinenti; ma d’altra parte è un servizio al lettore aiutarlo a trovare ciò che gli interessa.

Il problema della “congestione informativa” esisteva anche prima dell’internet; ma la rete la rende più immediatamente tangibile. Lo spazio di esplorazione “tende all’infinito” e si allarga ogni giorno. La magia di un sistema ipertestuale ben organizzato è proprio quella di offrire un filo di Arianna nell’infinita complessità del labirinto; che non è un singolo filo unidimensionale, ma una rete di connessioni che offre una molteplicità di percorsi, con la segnaletica necessaria perché ognuno possa scegliere il percorso che preferisce – e soprattutto arrivare, con la minima possibile fatica, alla destinazione che sceglie.

Un vantaggio particolare di un “ipertesto” online è che può essere costantemente aggiornato. Qualsiasi informazione può essere modificata in qualsiasi momento. Fra l’altro, un aggiornamento frequente con contenuti interessanti è un incentivo a ritornare sul sito.

Conciliare le due esigenze (ricchezza di contenuto e facilità di accesso) è tutt’altro che facile; anche perché occorre saperlo fare dal punto di vista del lettore e non di chi fornisce i contenuti. Ma è fondamentale: sta proprio in questo la superiorità di un “ipertesto” rispetto a ogni altra possibile forma di comunicazione. La qualità del servizio offerto ai lettori è il principale fattore di successo di un sito online – come di qualsiasi altro strumento che permetta di organizzare i contenuti in forma “ipertestuale”.

(Di questo e di altri fattori che influiscono sulla “usabilità” di un sito web si parla più ampiamente nell’appendice).




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Questo è il capitolo 14 (di 32)
del libro Le imprese e l’internet
di Giancarlo Livraghi e Sofia Postai
L’indice si trova su
http://gandalf.it/upa/
 


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