Accademia di Fitomedicina e Scienze Naturali

 

Accademia di Fitomedicina e Scienze Naturali

 

BIODIVERSITA’ E PIANTE MEDICINALI.

 

Mauro Serafini ***

Dipartimento di Biologia Vegetale, Università di Roma "La Sapienza"

P. le A. Moro 5, 00185 Roma

 

Il termine biodiversità, inteso come contrazione dell’espressione "diversità biologica", fa riferimento a tutte le variazioni o le differenze biologiche riscontrabili negli organismi e nelle comunità, a partire da quelle genetiche e biochimiche (intra- e interpopolazionali nell’ambito di una singola specie), fino a quelle che si incontrano nell’analisi della diversità di specie a livello di ecosistemi, di biomi, o di intere regioni geografiche. "Biodiversità" e "vita sulla terra" sono quindi definizioni fortemente compenetrate.

La biodiversità è di fondamentale importanza per la continuità della vita: essa consente agli ecosistemi e alle specie che li compongono di adattarsi, superando i cambiamenti che trovano nel corso del tempo.

Vista la complessità e l’ampiezza dei campi di studio, lo studio della biodiversità risulta di non facile attuazione e richiede che alcuni problemi basilari siano risolti preventivamente, in modo tale da non mettere in discussione la validità dello studio stesso.

Fondamentale è il significato che il termine assume secondo le varie discipline che se ne occupano, in quanto spesso i diversi aspetti sopra citati tendono a essere considerati separatamente l’uno dall’altro, in funzione sia dell’approccio utilizzato, sia delle finalità delle ricerche; spesso si tende quindi a considerare la biodiversità da un solo punto di vista, che non prevede necessariamente l’analisi contemporanea degli altri aspetti.

Inoltre, come indica lo stesso termine, è necessario avere degli elementi comparativi per poter analizzare delle diversità, cioè operare con dati quantitativi, che possano essere confrontati tra loro, utilizzando scale ed unità di misura comparabili.

Da quanto sopra esposto si evince che, risolti i problemi iniziali, deve poter esistere la possibilità di misurare la perdita della diversità biologica, studiarne le cause, e conseguentemente operare per il suo ripristino. La perdita della diversità biologica comporta anche la perdita di materiale basilare per la vita dell’uomo: il mantenimento della biosfera come sistema funzionale nella sua complessità ed integrità consente oltre tutto l’approvvigionamento di materiali di base per l’agricoltura e l’alimentazione, e per altre necessità fondamentali, come la stessa ricerca di prodotti farmaceutici.

Non va trascurato un altro aspetto che in questi ultimi tempi sta assumendo una importanza non secondaria: con la commercializzazione globale esiste un transito verso i paesi industrializzati di piante "nuove", provenienti soprattutto da paesi orientali, completamente sconosciute nei confronti di varie farmacopee. Infatti di queste specie non si hanno notizie precise per quanto riguarda la sicurezza della determinazione botanica sul loro effetto, le possibili interazioni con farmaci di sintesi e/o possibili effetti collaterali.

In questa sede verrà preso in esame essenzialmente l’aspetto delle studio della biodiversità che va ad interfacciarsi con la ricerca sulle piante medicinali e sui principi attivi di origine vegetale.

I farmaci di origine naturale sono un importante contributo alla salute: 119 sostanze chimiche pure sono estratte da circa 90 specie di piante superiori e sono utilizzate in medicina nel mondo; tuttora molte di queste sostanze non possono essere sintetizzate in laboratorio (es. digitossina, vincristina ). A livello locale molte altre specie vegetali sono poi utilizzate nella medicina tradizionale.

E’ stato stimato che circa l’80% della popolazione nei paesi meno sviluppati si avvale della medicina tradizionale come fonte di cura. Negli USA oltre il 40% delle prescrizioni mediche fa riferimento ad ingredienti estratti dalle piante, mentre la Farmacopea cinese utilizza ancora altre 5000 specie, quella amazzonica oltre 2000 e quelle indiana e russa oltre 2500 specie.

Il WHO ha prodotto una lista con 21.000 nomi di specie vegetali ( tra cui molti sinonimi) che sono stati indicate in varie parti del mondo come piante medicinali, ma che solo in minima parte sono state studiate in modo serio e su basi rigorosamente scientifiche. Le specie vegetali superiori studiate come fonte potenziali di nuove droghe sono in tutto circa 5000. Molte sono localizzate nelle zone temperate, sinora quelle ovviamente più studiate, ma migliaia di altre, sconosciute o conosciute solo localmente, sono probabilmente presenti nelle aree tropicali e subtropicali, dove è probabile che possano essere localizzate la maggior parte delle fonti di potenziali nuove droghe.

Molte delle specie vegetali di interesse farmaceutico sono ancora raccolte allo stato selvatico e relativamente poche sono coltivate.

Il National Cancer Institute americano ha individuato oltre 1400 specie vegetali delle foreste tropicali che potrebbero avere una potenziale attività anticancerosa. Tra queste ricordiamo il Catharanthus roseus, la Dioscorea deltoidea, la Rauwolfia serpentina, etc.

E’ chiaro che il lavoro di ricerca di nuove sostanze di origine naturale deve essere condotto con criteri molto chiari e precisi, comuni per tutti.

Sono state stabilite alcune regole che soddisfano i dettami precedentemente esposti:

- il materiale deve essere raccolto, estratto ed esaminato biologicamente prima di ogni ulteriore ricerca.

- fondamentale per questa fase di ricerca è la quantità di materiale disponibile:

infatti possono essere preventivati per ricerche in vitro da 20 a 500 g di materiale, mentre per isolare grosse quantità di molecole sono necessarie almeno 5-100 Kg di pianta.

Un esempio concreto della difficoltà di questo tipo di analisi è dato dallo studio effettuato sul Taxus brevifolia: sono stati necessari 12.000 tonnellate di pianta per ottenere una quantità di tassolo, il principio attivo, utile per la sperimentazione clinica.

La raccolta del materiale può procedere basandosi su:

Un aspetto che ultimamente ha acquisito notevole importanza è quello della cosiddetta "proprietà intellettuale", intendendo "ogni forma di conoscenza, informazione, concetti, tecnologia o altra questione intellettuale che, in assenza di scoperta o accesso esterno, non è nota né ovvia ad altri".

Va fatta la distinzione tra ricerche che vengono svolte partendo dall’analisi etnobotanica di utilizzo di una pianta, che comportano un valore di proprietà intellettuale, e ricerche, ad es., a tappeto su numerose specie vegetali allo scopo di ottenere nuove molecole, di cui non si ha magari alcuna notizia storica ( è quindi chiaro che in questo caso non si può parlare di proprietà intellettuale).

Appare evidente, da quanto sopra esposto, che il punto fondamentale è allora quello di come riconoscere questo valore e come proteggerlo. Possono essere allora indicate alcune linee guida:

Appare quindi evidente, da quanto sopra esposto, che molto deve essere fatto nel campo delle piante medicinali e della loro importanza nel discorso più generale dello studio e della preservazione della biodiversità. Questo argomento, infatti, non è stato analizzato finora in modo soddisfacente, a fronte invece di una crescente importanza per la salute e in campo economico recentemente assunta dalle piante officinali.

 

***   Prof. Mauro Serafini - Dipartimento di Biologia vegetale - Facoltà di Farmacia - Università di Roma "La Sapienza" - Coordinatore Gruppo Piante medicinali Società Botanica Italiana.

 

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