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COORDINAMENTO
DEI COMITATI
PER LA DIFESA DEL TERRITORIO
via F. Campanella, 2 – Falconara M.ma – tel.: 3398102187
I RIFIUTI VANNO RIDOTTI, DIFFERENZIATI
E RICICLATI PER DAVVERO!
L’IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO SELEZIONE E TRATTAMENTO VA
COLLOCATO NELLA ZONA INDUSTRIALE DI ANCONA!
Lo scrivente Coordinamento
dei Comitati per la difesa del territorio, della salute e dell’ambiente
rileva come il Piano di gestione dei rifiuti della Provincia di Ancona
stia incontrando forti difficoltà attuative a causa di una gestione non
adeguata da parte dell’Assessorato all’Ambiente e non in linea con le
disposizioni emanate dagli stessi organi legiferanti sia della Provincia
che della Regione.
La protesta dei cittadini di
Chiaravalle, Monte San Vito, Montemarciano, Morro D’Alba e Filottrano ha
evidenziato scelte confuse che hanno lasciato ampio e immotivato margine
ad eccessive discrezionalità (ad esempio l’individuazione e la
localizzazione dell’impianto di selezione, compostaggio e trattamento
dei RSU in località Galoppo di Chiaravalle da parte del Consorzio
ConeroAmbiente in difformità da quanto stabilito dai Piani regionale e
provinciale dei rifiuti).
Il Coordinamento ritiene che, in
primo luogo, le scelte relative alla gestione dei rifiuti nel suo
complesso non devono e non possono concentrarsi unicamente sulla
fase finale dello smaltimento (discariche e/o inceneritori), come sta
avvenendo nel bacino 1 in questi mesi, ma devono avere come priorità
un’azione decisa per la riduzione della produzione dei rifiuti, per la
massima differenziazione nella fase della raccolta e per il conseguente
riciclaggio di tutti i materiali recuperabili.
Il Coordinamento denuncia che fino ad oggi:
-
non è
stata avviata una concreta e reale riduzione della produzione dei
rifiuti;
-
la
raccolta differenziata si è risolta in una operazione di facciata
(16,2% Provincia di Ancona contro il 60% di Reggio Emilia - circa 70%
di Treviso – circa l’80% di raccolta differenziata nel Monferrato!)
-
non esiste alcuna politica di sostegno
alle imprese che riciclano.
L’obiettivo minimo posto nel 1997 dal
Decreto Ronchi, cioè il 35% di differenziata sul totale dei rifiuti
raccolti per il nostro territorio, è ancora lontano. Il Coordinamento
denuncia anni di incomprensibile ritardo nell’avvio della raccolta
separata della frazione organica dei rifiuti, che rappresenta quasi il
30-40% del totale dei rifiuti solidi urbani prodotti.
Inoltre anche sulla problematica dei rifiuti
i cittadini, che hanno ripetutamente espresso la necessità di vedere
garantita una gestione corretta del ciclo dei rifiuti sia dal punto di
vista ambientale sia dal punto di vista economico, vogliono avere la
concreta possibilità di intervenire per evitare decisioni non condivise,
impopolari e ambientalmente ed economicamente dannose.
Quanto all’impianto di compostaggio,
selezione e trattamento dei rifiuti per il bacino n. 1 questo dovrebbe
essere collocato in una zona industriale (così come indicato
dall’art. 19 del Decreto Ronchi), dove l’impatto ambientale sarebbe
sicuramente minore, e certamente non nei pressi di aree abitative o
comunque nell’ambito di esse,– soprattutto lì dove la popolazione ha
già sopportato per anni la presenza di una discarica, come nel caso del
Galoppo - e tantomeno nelle aree già definite ad alto rischio
ambientale, come l’A.E.R.C.A. Se è vero che l’impianto deve essere
baricentrico rispetto alla geografia della produzione dei rifiuti e che
la sua immediata realizzazione risponde innanzitutto alle esigenze del
Comune di Ancona, come recentemente chiarito dal Vicesindaco Simonetti,
allora ne consegue che la migliore soluzione sarebbe proprio collocarlo
in una zona industriale del capoluogo, che oltre a presentare la
migliore situazione di viabilità, avrebbe la minima distanza dai
maggiori centri di produzione (Ancona, Osimo, Falconara).
Il Coordinamento invita inoltre ad aprire
un confronto anche sulla tecnologia scelta per l’impianto proposto da
Conero Ambiente. Quali risvolti economici, ambientali e sociali
produrrà? Quali alternative esistono? Perché ConeroAmbiente ha proposto
un impianto con il quale una fetta consistente di ciò che uscirà è
rappresentato dal combustibile da rifiuti? Il CDR è composto da
materiali che altre tipologie di impianto potrebbero ulteriormente
selezionare e avviare a riciclo, con benefici anche in termini
occupazionali, oltre che ambientali. Prima di adottare una soluzione
impiantistica riteniamo fondamentale che i Sindaci e i cittadini
sappiano dove si prevede di bruciare il CDR e quali saranno gli impatti
per l’ambiente e per la popolazione. Non va dimenticato che oltre a
produrre elettricità, la combustione dei rifiuti produce emissioni
pericolose quali diossine, metalli pesanti e ceneri.
Le strategie da attuare per raggiungere
gli obiettivi sono alla portata delle nostre comunità e devono essere
attuate con la massima priorità e con volontà unanime da tutti i Comuni
della Provincia, nonché dalla Provincia stessa nei suoi poteri di
programmazione e dai Consorzi e dalle Aziende già costituiti per la
gestione dei rifiuti, con la possibilità di fondere finalmente i due
bacini nell’ambito territoriale ottimale provinciale.
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