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SULLA IPOTESI AVANZATA DAL
CONSORZIO CONERO AMBIENTE PER UN IMPIANTO DI SELEZIONE E TRATTAMENTO DEI
RIFIUTI 2 NEL COMUNE DI CHIARAVALLE – LOCALITA’ GALOPPO
I comitati
cittadini, le associazioni, i gruppi firmatari del presente documento
valutano negativamente
l’ipotesi avanzata
dal Consorzio Conero Ambiente di realizzare un impianto centralizzato di
selezione e trattamento dei rifiuti, a servizio del Bacino 1 della
Provincia di Ancona, nel Comune di Chiaravalle in località Galoppo e
e denunciano
i modi
con cui la Provincia di Ancona e gli altri enti interessati hanno finora
condotto l’iter decisionale sulla gestione integrata del ciclo dei
rifiuti nel bacino 1, che hanno palesato: insufficienza tecnica, per la
mancanza di valutazioni esaurienti, ed insufficienza democratica, per la
carenza nell’informazione ai cittadini e nelle forme di partecipazione.
Si riportano i
motivi del dissenso:
La scelta
dell’area appare “scellerata”, si verrebbe infatti ad aggravare la
situazione del territorio della bassa Vallesina, già riconosciuto “area
ad elevato rischio di crisi ambientale,
e sul
quale gravano attività altamente inquinanti quali 3 poli di produzione
energetica logisticamente molto vicini (centrale API, SADAM Jesi,
Centrale Camerata Picena), un aeroporto internazionale in via di
ampliamento, un’autostrada che corre all’interno di un centro abitato,
una grossa raffineria e diverse altre attività altamente nocive.
Tutto questo in una zona ad alta densità demografica,
forse la più alta della Regione.
Un territorio quindi nel quale sono da escludere,
nella maniera più assoluta, ulteriori carichi urbanistici
e nuove fonti di inquinamento.
Inoltre l’opzione per un impianto unico e centralizzato in località
Galoppo, non è sorretta da validi motivi di carattere tecnico-economico
e ambientale. La localizzazione proposta è lontana dal baricentro della
produzione di rifiuti e comporta un sensibile incremento dei costi e
degli impatti ambientali, per effetto della maggiore incidenza dei
trasporti. E’ inoltre “singolare” che la discarica del Galoppo dovrebbe
teoricamente cessare la sua attività nel 2006, guarda caso più o meno in
coincidenza con l’entrata in funzione del nuovo impianto di trattamento
rifiuti.
I Comitati
ritengono
che la scelta degli
impianti necessari alla gestione e smaltimento dei rifiuti dei comuni
del bacino 1 della Provincia di Ancona debba essere legata a una
strategia generale volta alla riduzione della produzione e alla
massimizzazione della raccolta differenziata e del recupero e
riciclaggio dei rifiuti. Oggi la scelta non deve essere fatta a
valle, bensì a monte della gestione dei rifiuti. Ci sono infatti
molte azioni a monte che, se realizzate, farebbero risparmiare alle
tasche e alla salute dei cittadini la realizzazione di mega-impianti per
la produzione di CDR, di nuove grandi discariche o peggio di
inceneritori. Realizzando queste azioni, rimarrebbe da smaltire in
discarica un residuo notevolmente inferiore rispetto agli attuali
livelli provinciali e si tratterebbe soprattutto di materiale inodore e
non pericoloso;
indicano
che l’obiettivo
primario da raggiungere sia il recupero della frazione organica
che, da sola, rappresenta il 30-40% del totale dei rifiuti prodotti.
Sulla base delle esperienze già condotte in altri comuni italiani si può
passare in pochissimi anni a percentuali che superino il 50% (esempio:
Consorzio Priula per la provincia di Treviso che, nel 2003, dopo soli 5
anni di attività, ha superato il traguardo del 70% di raccolta
differenziata).
Questa riduzione raddoppierebbe la durata delle discariche già in
funzione nella Provincia di Ancona, assicurando più tempo per studiare
le migliori soluzioni per lo smaltimento della parte residua.
La soluzione
proposta dal Consorzio Conero Ambiente, prevedendo una produzione di CDR
ai massimi livelli consentiti dalle norme europee, apre la strada
agli inceneritori per la produzione di energia elettrica, oggi
chiamati, con un eufemismo, “termovalorizzatori”.
Questi Comitati
sono DECISAMENTE CONTRARI
a inceneritori e termovalorizzatori
per i seguenti
motivi:
non recuperano,
viene
infatti recuperata soltanto parte dell’energia contenuta nel rifiuto, ma
non quella necessaria ad estrarre le materie prime e a produrre il nuovo
bene, energia che invece si recupera con attività di riuso e
riciclaggio. Ad esempio la carta: riciclandola si allunga la vita delle
fibre di legno fino a 6 volte;
sprecano energia
per il trasporto dei rifiuti
all’impianto;
non eliminano il
rifiuto, ma lo
trasformano
in fumi tossici e ceneri che vanno trasportate e smaltite in sicurezza.
contribuiscono
all’emissione
di gas-serra
più di altre alternative;
disincentivano
ogni
altra politica volta alla riduzione e al recupero dei rifiuti;
contribuiscono al
rilascio di sostanze tossiche, persistenti e bio-accumulabili
lungo la catena alimentare (come le DIOSSINE).
I
Comitati hanno rilevato
particolari
coincidenze tra la richiesta Api di realizzare due nuove centrali
elettriche a combustione, la localizzazione dell’impianto proposta assai
vicino alla raffineria stessa, e il nuovo casello autostradale di
Gabella che, aggiunto a quello previsto in località Casine di Paterno,
determinerebbe ben 4 uscite autostradali in nemmeno 20 km.!
Sicuramente c’è qualcosa di strano in tutto questo… e ancora una volta
siamo all’oscuro di scelte politiche-economiche che andranno ad incidere
pesantemente sulla salute della collettività.
A tale proposito
I Comitati
denunciano
fin d’ora come
criminale qualsiasi ipotesi di individuare, o autorizzare, un impianto
di incenerimento di RSO e di rifiuti speciali industriali presso la
raffineria Api;
fanno notare
che la scelta
proposta è in contrasto con le politiche regionali, nazionali e
comunitarie in tema di rifiuti;
ricordano
i contenuti del
Piano Regionale dei Rifiuti che indicano chiaramente come l’unica strada
da percorrere sia quella del recupero e della riduzione degli stessi;
richiamano il
rispetto
della Direttiva
europea e del Decreto Ronchi che fissano nel 35% la quantità minima
della frazione riciclata sul totale dei rifiuti prodotti entro il
2003.
I comitati
CHIEDONO
quindi alla
Provincia di riconsiderare, sul piano politico, prima
ancora che sul piano tecnico, l’ipotesi avanzata dal Consorzio Conero
Ambiente.
ed
auspicano
che, con l’ausilio
degli specialisti dei vari settori disciplinari e delle università, sia
promosso un corretto processo di valutazione Ambientale Strategica
(VAS) attraverso il quale, sulla base della più ampia
partecipazione civile, si possa giungere alla determinazione
della soluzione più sostenibile e coerente tra i diversi scenari
ipotizzabili.
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