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30.01.2004 - comunicato stampa
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RESPONSABILITA’ VENGONO A GALLA COME IL PETROLIO
Dai mass media locali si è appreso che è stata inflitta
una condanna al Direttore della Raffineria API ed
all'Amministratore delegato dell'Azienda, verso i quali è stata
riconosciuta la responsabilità relativa al funzionamento dell'impianto
aziendale che trasferisce le acque di scarico e che comporta anche la
chiarificazione di parte delle acque del fiume Esino.
Non abbiamo potuto fare a meno di notare che tale evento
contrasta fortemente con le dichiarazioni a suo tempo rilasciate e/o
sottoscritte da alcuni dirigenti della raffineria API, come:
<< Oggi, un
operatore moderno e responsabile è in grado di garantire lo sviluppo
armonico della sua attività con obiettivi severi di protezione
ambientale, in linea con le leggi e con l’acquisita sensibilità sociale
nei confronti dell’ambiente, la cui protezione ed il cui godimento sono,
ovviamente, interesse di tutti noi >>.
<< E’ politica di
API Raffineria di Ancona S.p.A. condurre le proprie attività (…) in
modo compatibile con le esigenze ambientali (…) del contesto in cui è
situato il sito produttivo, nel pieno rispetto delle Leggi (…)>>.
<< La politica di
API Raffineria di Ancona S.p.A. è basata sull’adozione di alcuni
principi fondamentali: “PRINCIPIO
DI RESPONSABILITA’ E MATURITA’” secondo il quale la prevenzione (…)
degli aspetti ambientali connessi alle attività svolte è il primo dovere
individuale ed aziendale >>.
Rimanendo in tema di inquinamento sul fiume Esino, si
ricorda che l'ARPA Marche ha rilevato, a suo tempo,
un pesante inquinamento da
idrocarburi risultato dalle analisi chimiche eseguite su campioni di
terra e acqua prelevati su un tratto di sponda dell'Esino.
Considerato che è stato leso un bene
pubblico e che è stata inquinata una importante porzione di
territorio fuori della proprietà API
PUBBLICAMENTE chiediamo quali
provvedimenti siano stati presi a carico dei responsabili nonché a
difesa del fiume Esino per impedire danni.
Si vuole ricordare che l'ipotizzata protezione del fiume
tramite "palancolata" è stata assolutamente scartata a causa del grave
rischio idrogeologico (codice R4 - il massimo!) presente alla foce del
fiume, rischio peraltro attribuibile in buona parte anche alla presenza
della raffineria, così da come emerge dagli studi idrogeologici
effettuati dalla Regione Marche.
i comunicati
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28.01.2004 -
INCIDENTE IN RAFFINERIA
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Intossicati dalle esalazioni
di acido
(tratto dal
corriere adriatico del 29.01.2004)
Incidente nella raffineria
Api, all'ospedale due addetti alla manutenzione
FALCONARA - Stava svolgendo
dei lavori di manutenzione all'interno della raffineria Api
per conto di una ditta esterna quando ha respirato acido
solfidrico (chiamato anche solfuro di idrogeno). Ora
Cesarino Dolci, 50 anni, dipendente della ditta Imac, è
ricoverato in osservazione nel reparto di medicina
d'urgenza. Anche un collega di lavoro di Dolci è finito al
pronto soccorso dell'ospedale regionale di Torrette ma è
stato dimesso in serata. L'incidente all'interno della
raffineria è avvenuto ieri pomeriggio. Non è chiaro se
l'acido solfidrico sia fuoriuscito da una valvola a cui
Dolci ha tolto il tappo ignorando la possibile fuoriuscita
di gas o se dal tubo sia uscita la sostanza senza che l'uomo
abbia fatto nulla. Di fatto l'acido solfidrico ha investito
lui ed altri tre colleghi che si trovavano nelle vicinanze.
Dopo aver respirato l'esalazione Dolci è svenuto ed è caduto
a terra. Lui ed il collega che si trovava più vicino sono
stati trasportati al pronto soccorso dell'ospedale regionale
di Torrette. Durante il trasporto Dolci si è ripreso.
All'ospedale l'uomo è stato sottoposto all'ossigeno-terapia
e poi è stato ricoverato in osservazione per 24 ore. Per il
momento la prognosi è di dieci giorni ma le reali condizioni
dell'uomo saranno valutate soltanto trascorso il periodo di
osservazione. Anche il collega di Dolci è stato sottoposto
all'ossigeno-terapia anche se in una misura minore rispetto
al collega. Le conseguenze dell'inalazione di acido
solfidrico possono infatti andare dalla semplice irritazione
fino alla morte. Per fortuna sia Dolci che il suo collega ne
hanno respirata una quantità non letale. Il 16 ottobre
scorso un getto d'acqua bollente aveva ustionato un operaio
di una ditta appaltatrice. Fernando Altana, 47 anni, stava
svolgendo interventi di manutenzione quando un tubo che si
trovava sopra di lui si è rotto facendo fuoriuscire un getto
d'acqua bollente. L'uomo ha riportato ustioni di secondo
grado sulle natiche, sulle cosce e in generale sulla zona
lombare. L'operaio aveva avuto tre settimane di prognosi.
gli incidenti in raffineria |
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23.01.2004 - comunicato stampa
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LE
RESPONSABILITA’ VENGONO A GALLA COME IL PETROLIO
L’Ing. Clemente
Napolitano, Amministratore Delegato di API Raffineria di Ancona,
ha recentemente affermato che:
<< Oggi, un
operatore moderno e responsabile è in grado di garantire lo sviluppo
armonico della sua attività con obiettivi severi di protezione
ambientale, in linea con le leggi e con l’acquisita sensibilità sociale
nei confronti dell’ambiente, la cui protezione ed il cui godimento sono,
ovviamente, interesse di tutti noi >>.
Inoltre il sopraccitato
Amministratore Delegato di API Raffineria di Ancona ed il Direttore di
API Raffineria di Ancona S.p.A. Ing. Franco Bellucci hanno
sottoscritto la seguente Dichiarazione:
<< E’ politica di
API Raffineria di Ancona S.p.A. condurre le proprie attività (…) in
modo compatibile con le esigenze ambientali (…) del contesto in cui è
situato il sito produttivo, nel pieno rispetto delle Leggi (…)>>.
<< La politica di
API Raffineria di Ancona S.p.A. è basata sull’adozione di alcuni
principi fondamentali: “PRINCIPIO
DI RESPONSABILITA’ E MATURITA’” secondo il quale la prevenzione (…)
degli aspetti ambientali connessi alle attività svolte è il primo dovere
individuale ed aziendale >>.
Dal TG3 Regione Marche del 21 Gennaio 2004
<< Le due condanne a venti giorni di
arresto e ad € 1.800,00 di multa sono state inflitte dal Giudice
monocratico Pallucchini al Direttore della Raffineria API, Franco
Bellucci, e all’Amministratore delegato dell’Azienda, attualmente nel
Consiglio di Amministrazione, Clemente Napolitano. La responsabilità
riconosciuta è relativa al funzionamento dell’impianto aziendale che
trasferisce le acque di scarico e che comporta anche la chiarificazione
di parte delle acque del fiume (ndr.:Esino). In
particolare i prelievi compiuti dagli esperti dell’ARPAM avevano
riscontrato in una circostanza la presenza di rifiuti solidi sospesi in
un pozzetto della raffineria>>.
A proposito del fiume Esino, si ricorda che
l’ARPA Marche ha rilevato, a suo tempo, un pesante inquinamento da
idrocarburi risultato dalle analisi chimiche eseguite su campioni di
terra e acqua prelevati su un tratto di sponda dell'Esino.
Considerato che è stato leso un bene
pubblico e che è stata inquinata una importante porzione di
territorio fuori della proprietà API chiediamo quali
provvedimenti siano stati presi a carico dei responsabili nonché a
difesa del fiume Esino per impedire danni.
i comunicati
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22.01.2004 - comunicato stampa
(Villanova)
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RESIDENTI E COMITATO
CHIEDONO URGENTE INCONTRO A PREFETTO E SINDACO SULLA INSOSTENIBILE
SITUAZIONE DELLO SCALO MERCI FERROVIARIO DI FALCONARA.
Con nota del 19/01/2004 (testo integrale
su www.comitati-cittadini.net), i residenti del quartiere Villanova,
congiuntamente al Comitato, hanno chiesto al Prefetto di Ancona ed al
Sindaco di Falconara un urgente incontro per dare soluzione immediata
all’annosa ed impossibile convivenza tra l’attività di movimentazione
dei carri merci ferroviari, così come viene svolta, e la tranquillità,
serenità e stato di salute dei cittadini residenti.
Nell’incontro, che ci auguriamo ci verrà
concesso, sottoporremo all’attenzione del Prefetto e del Sindaco
immagini filmate, Relazioni Tecniche e Relazioni Mediche riguardanti la
situazione. Da anni i residenti subiscono un vero e proprio
calvario: notti insonni, risvegli improvvisi per gli urti tra i
carri, ripercussioni sull’attività lavorativa, impossibilità di
concentrazione nello studio per i ragazzi in età scolare, disturbi
psichici e fisici accertati e relazionati dai medici.
Lo scalo merci ferroviario è stato
attivato a Falconara M.ma nell’estate del 1996 e, da subito, i residenti
hanno subìto le conseguenze della elevata rumorosità, diurna e
notturna, dovuta sia alla movimentazione (composizione e scomposizione
dei convogli) dei carri ferroviari che alla reiterata modalità di lavoro
adottata dalle maestranze di Trenitalia S.p.A. che consiste nello
spingere con il locomotore una serie di carri per poi lasciarli liberi
di fermare il loro movimento/corsa urtando altri carri in sosta
(manovra a spinta).
Inoltre, l’attivazione dello scalo merci
ferroviario ha determinato l’accumulo e la sommatoria di altre fonti di
rumorosità:
- potenti locomotori diesel per le
manovre, diurne e notturne, dei convogli;
- macchine operatrici per il carico e
scarico, diurno, di merci trasportate;
- lavorazione ed assemblaggio, diurna,
di tronconi di binari, compreso il taglio degli stessi che determina
una acuta e penetrante rumorosità;
- trazione, diurna e notturna, di
convogli presumibilmente senza attendere lo sblocco completo del
sistema frenante dei carri merci con conseguente, insopportabile e
prolungato stridore di parti metalliche.
La situazione si è aggravata
ulteriormente a causa delle vibrazioni prodotte dal passaggio di interi
convogli merci su binari installati, negli ultimi anni, a 3 metri dalle
abitazioni. Si teme che esista una correlazione con le evidentissime
lesioni che sono comparse e si sono sempre più evidenziate, negli ultimi
anni, ai muri dei piani alti delle abitazioni.
In seguito alla situazione determinatasi
il Sig. Sindaco di Falconara aveva emanato apposita Ordinanza (n° 143
del 07/08/2000), tutt’ora vigente, per fronteggiare il problema degli
urti dei carri merci almeno nelle ore notturne. Purtroppo l’Ordinanza
Sindacale è totalmente disattesa, né sono serviti a risolvere la
situazione i ripetuti impegni che a tale riguardo sono stati
sottoscritti dai Responsabili per lo scalo merci di Trenitalia S.p.A.
con il Dirigente dell’Ufficio Ambiente del Comune di Falconara.
Tutto ciò, nonostante che alcune
misurazioni effettuate sia dal Dipartimento di Energetica
dell’Università di Ancona che dallo stesso Ufficio Ambiente del Comune
di Falconara siano riuscite a cogliere l’evidente “sforamento” dei
limiti di legge sul rumore stabiliti per questo tipo di
infrastrutture.
ASSOCIAZIONE COMITATO QUARTIERE VILLANOVA
il problema dello scalo
merci |
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