ATTUALITA' AGOSTO 2003
 

19.08.2003 - lettera al Presidente della Provincia di Ancona - Giancarli

Egr. Sig. Presidente della Provincia di Ancona,

abbiamo appreso dagli organi di Informazione del 3 Agosto u.s. circa la “prescrizione” che l’Amministrazione da Lei guidata ha introdotto nel nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Falconara vanificando quelle UNICHE previsioni che riconoscevano i diritti e soddisfacevano le legittime attese della parte della cittadinanza di Falconara ( i residenti di Fiumesino e Villanova ) che attendeva questo PRG come una liberazione dalla precaria e pesante situazione in cui stanno e continuano a vivere.

Essa preciserebbe che la concessione alla raffineria API è stata rinnovata fino al 2020 e, pertanto, la destinazione ad attività a basso impatto ambientale - attività turistiche e di media e piccola impresa - di quell’area occupata dalla raffineria non potrà più realizzarsi a partire dal 2008 (data della naturale scadenza della concessione), come prevedeva il PRG licenziato dal Comune di Falconara, ma solo dopo il 2020.

Alla luce della pura, “burocratica” registrazione delle conseguenze del rinnovo anticipato della concessione alla raffineria API, la “prescrizione” sopraccitata sembrerebbe un atto banale, quasi “contabile”!

In realtà esistono altre conseguenze ed un’altra “contabilità” parallela che NESSUNO dei partiti che la sostengono e dell’opposizione stanno valutando.

Di seguito elencheremo, in puro stile contabile, tutti i Piani, i Progetti e gli Atti (ovviamente quelli che ricordiamo con l’ausilio di documentazione) che le Amministrazioni Pubbliche hanno elaborato e deliberato e che sono stati cambiati, stravolti o, addirittura, affossati a causa del, ed in “ossequio” al, rinnovo della concessione alla raffineria API ed al connesso spostamento della linea ferroviaria che proprio la stessa raffineria ha inglobato (by-pass API).

Rinnovo che, recentemente, anche Lei ha sottoscritto con il Presidente della Regione Marche D’Ambrosio alla presenza del Presidente dell'Api Aldo Maria Brachetti.

Le conseguenze di tutto ciò che è stato stravolto ed affossato per rinnovare anticipatamente la concessione alla raffineria API non sono di poco conto, poiché riguardano, innanzitutto, la salute, la qualità della vita di migliaia di cittadini e le negative condizioni per l’ambiente in cui essi saranno costretti a vivere, nonché, in secondo luogo, gravi ripercussioni economiche e finanziarie per gli stessi.

Quei cittadini che attraverso le loro associazioni e comitati si erano impegnati e schierati al fianco delle forze politiche, prima, (anche con il consenso elettorale) sulla base delle promesse elettorali fatte, anche in merito a quanto stiamo trattando con la presente, e delle Amministrazioni pubbliche, successivamente, per elaborare e far deliberare proprio quei Piani, Progetti ed Atti che, finalmente, ridisegnavano un futuro e davano una prospettiva migliore ad una zona ed ai suoi abitanti assediati ed oppressi da assetti industriali ed infrastrutturali ambientalmente incompatibili, oggi si ritrovano TRADITI.

Traditi nelle aspettative di un miglioramento della salubrità e della qualità della vita sollecitate – ed assicurate in vari incontri – anche da Lei.

Traditi nella certezza che i Piani, i Progetti e gli Atti che le Amministrazioni pubbliche avevano prodotto e deliberato, cercando ed ottenendo la collaborazione e l’appoggio delle associazioni e dei comitati dei cittadini, fossero un baluardo definitivo e sicuro e resistessero alla pressione degli interessi di Società per Azioni come l’API e RFI.

Traditi nella fiducia posta nelle stesse vostre parole: affermazioni, prese di posizione e dichiarazioni inserite nei comunicati, nei documenti, nei programmi e, soprattutto, nelle deliberazioni di incompatibilità a cui avevamo plaudito con entusiasmo e che ora non sappiamo se considerare il frutto di lusinghe e dell’opportunismo politici oppure dell’insufficiente ed inadeguata e, quindi, manchevole valutazione amministrativa. Ma vorremmo almeno che Lei, “Sig Presidente della Provincia”,  riflettesse su un ulteriore tradimento che anche Lei sta contribuendo a far patire all’intera società civile FALCONARESE, ma soprattutto ad una parte di essa, e che potrebbe trasformarsi in un boomerang in termini di disillusione, disimpegno e forse rifiuto elettorale:

TRADIMENTO che consiste nel continuo, inesorabile svuotamento della polis, ossia dell’esercizio di una “Politicaassolutamente non faziosa, che in un contesto di democrazia, come è il nostro, svolga funzioni che realizzino una giustizia sociale; cioè la pratica della partecipazione reale di tutti i cittadini al governo della città e del territorio a vantaggio dell’intera comunità e non solo di una parte di essa. Giustizia sociale e partecipazione pubblica che noi abbiamo visto TRADITI proprio con la riduzione a CARTA STRACCIA dei Piani, dei Progetti e degli Atti che, di seguito, elenchiamo:

  1. Prime Linee del Piano di Risanamento [Deliberazione Giunta Regionale n°305/00 Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale]: << Assunto lo scenario della incompatibilità tra la raffineria API ed il territorio circostante, formulato con risoluzione del Consiglio Regionale approvata nella seduta n. 251 del 20 Settembre 1999, sul medio e lungo termine, vanno redatti, nell’ambito del Piano di Risanamento dell’intera area, studi per la riconversione ecocompatibile del territorio, che salvaguardi i livelli occupazionali, ed i piani attuativi degli stessi per la verifica della fattibilità dal punto di vista degli strumenti normativi, degli investimenti necessari dei tempi di realizzazione e dei soggetti attuatori (…) Le indicazioni di medio e lungo periodo individuate dal Progetto di Corridoio Adriatico, che nel tratto Bologna-Bari prevede la nuova linea arretrata rispetto all’attuale tracciato costiero (…) possono rappresentare una risposta infrastrutturale definitiva, in grado di far fronte adeguatamente agli impatti degli inevitabili incrementi del traffico sia passeggeri che merci. E’ quindi indispensabile che il progetto di Corridoio Adriatico venga coerentemente inserito nel Piano Generale dei Trasporti Nazionale e trovi adeguati riscontri normativi e finanziari >>.Ed inoltre: <<Le aree che si renderanno libere a seguito della delocalizzazione dello scalo merci di via Castellaraccia (ndr.: quartiere Villanova) potranno essere destinate alla riqualificazione del tessuto urbano di Villanova e riconnessione con l’abitato di Falconara. In tale contesto saranno individuati ampi ed adeguati spazi da destinare a bosco urbano e a verde pubblico attrezzato >>.

  2. Il by-pass API, affondando il progetto di Corridoio Adriatico, tradisce il Piano di Inquadramento Territoriale della Regione Marche (PIT) e il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Ancona (PTC). Infatti il riferimento all’arretramento della linea ferroviaria nel tratto anconetano è contenuto, più o meno esplicitamente, in tutti gli atti di pianificazione territoriale a scala regionale e provinciale. In relazione allo studio di fattibilità approvato dai Presidenti delle Regioni adriatiche il 2/12/99, nell’ambito del Corridoio Adriatico, il PIT delle Marche richiama l’idea di un “possibile nuovo passante ferroviario locale” del territorio urbano di Ancona (chiamato anche “passante ferroviario del Conero”) capace di assicurare una maggiore velocità dei trasporti su ferro. Il PTC della Provincia di Ancona, anche in riferimento al Piano Provinciale dei Trasporti, “fa propria anche la previsione a medio-lungo termine, contenuta anche nello studio per il Corridoio Adriatico, del by-pass tra Marina di Montemarciano ed Aspio con asta ferroviaria abilitata ai traffici internazionali (n.d.r. : alta velocità) e con due nuovi centri di scambio a Chiaravalle ed Aspio”. Il PTC precisa altresì che “ La linea litoranea resterà nell’attuale sede per il collegamento col porto e come metropolitana di superficie. Di questa previsione dovrà tenersi conto, in tempi più ravvicinati, nel disegno del raccordo tra Chiaravalle e Marina di Montemarciano destinato a collegare la linea trasversale per Roma direttamente a nord con la linea adriatica superando il nodo API-Falconara…” E’ quindi indiscutibile che la soluzione proposta da RFI con il by-pass API sia in totale contrasto non solo con le previsioni dei Piani territoriali provinciali e regionali, ma con gli stessi scenari di riassetto delle linee ferroviarie di interesse nazionale ed internazionale (Corridoio adriatico).

  3. Ed infine il Piano Regolatore Generale del Comune di Falconara il quale prevedeva il << Recupero ambientale dei quartieri di Villanova e Fiumesino tramite rimarginazione dei tessuti urbani e loro riconnessione con l’abitato di Falconara sia eliminando le barriere infrastrutturali esistenti, che completando il tessuto edilizio delle aree dimesse attraverso interventi di riqualificazione; creazione di luoghi urbani a forte presenza di intervento pubblico >>.

Ma se qualcuno pensa o spera che tutto ciò fiaccherà la nostra resistenza inducendoci a cessare nella nostra battaglia si sbaglia di grosso.

le lettere dei Comitati

 

08.08.2003 - l'ultimo manifesto realizzato e affisso a Falconara M.ma

gli altri manifesti

 

07.08.2003 - conferenza stampa

Abbiamo appreso, dalla Stampa locale (“il Messaggero” del 2 Agosto u.s.), dell’ “intesa siglata” tra il Presidente della Regione Marche , dott. Vito D’Ambrosio, ed il Presidente della Giunta Provinciale di Ancona, dott. Enzo Giancarli, circa la questione della linea ferroviaria adriatica e del progettato by-pass ferroviario API. «Il progetto del by-pass non precluderà ulteriori iniziative future che propongano un generale arretramento dell’attuale tracciato ferroviario» hanno dichiarato e «Abbiamo concordato – ha detto il governatore delle Marche – che la realizzazione del by-pass Api non sarà alternativo o ostativo ad un futuro arretramento totale della ferrovia nell’ottica della costituzione del Corridoio adriatico».

Quanto sopra ci lascia allibiti!

Vediamo, quindi, di fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

Il 19 Giugno 2003 il Presidente Giancarli ci ha inviato una lettera (Prot. N.48870) in cui scrive:

<< (…) questa Amministrazione mantiene inalterata l’intenzione di perseguire la realizzazione del progetto di arretramento della linea ferroviaria ed allo scopo sta operando per dotarsi di uno specifico ed adeguato studio di fattibilità (…)>> (lettera consultabile sul nostro sito www.comitati-cittadini.net.).

Dunque i Presidenti di Regione e Provincia, hanno deciso, cosi come riporta il messaggero, “la realizzazione a breve del by-pass per evitare il transito all’interno della raffineria dei treni, ma senza escludere a lungo termine la possibilità di investire ancora di più e realizzare il completo arretramento della ferrovia, lasciando libero tutto il fronte mare da Pesaro in giù”. DUNQUE: si realizza un’opera (il By-Pass) a beneficio di una azienda privata, con una spesa di denaro pubblico pari a circa 240 Miliardi delle vecchie lire, e poi si spenderà ulteriore denaro pubblico per attuare l’arretramento completo della ferrovia.

E noi ci domandiamo: ma i soldi della comunità, dei cittadini, dello Stato sono “bruscolini”?

Sembrerebbe di stare di fronte ad un complicato e incomprensibile rompicapo politico/progettual-amministrativo!

Sennonché, come per tutti i giochi enigmistici, la chiave per la soluzione del rebus estivo propostoci dai due Presidenti, ce l’hanno nel cassetto gli stessi inventori del gioco!

Infatti gli approfondimenti urbanistici dello studio SVIM comprendono una valida ipotesi di soluzione alternativa alla realizzazione del by-pass API.

Tale ipotesi prevede un raccordo ferroviario a raso e con un raggio di curvatura migliore della soluzione presentata da RFI; con impatti ambientali, paesaggistici e sociali praticamente nulli, nonché con costi di realizzazione e di esercizio di gran lunga inferiori.

Un nostro approfondimento del problema relativo al rischio di interazione ferrovia-raffineria, attraverso lo studio di casi analoghi, ci ha portato, – così come abbiamo esposto nelle Osservazioni alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale riguardante il by-pass – a stabilire che sarebbe sufficiente la realizzazione di un muro in cemento armato tra la linea ferroviaria e gli impianti di produzione, che, opportunamente dimensionata in base agli scenari incidentali individuati dagli studi ENEA, assolverebbe ad una triplice funzione:

  • protezione della ferrovia dal rischio di esplosioni e fire-balls;

  • protezione dell’abitato di Fiumesino dal rischio di esplosioni e fire-balls;

  • protezione dell’abitato di Fiumesino dall’inquinamento acustico (e visivo) prodotto dalla raffineria.

Per quanto riguarda il rilascio di gas, l’impatto sul treno in transito, attutito dalla presenza del muro di contenimento, sarebbe del tutto trascurabile.

Ed inoltre, sempre nell’ambito della riduzione del rischio e delle condizioni di criticità locali, la soluzione prospettata dalla SVIM presenta un notevole miglioramento dell’attuale situazione, con la previsione dello smantellamento dei serbatoi posti a ridosso della statale adriatica, vicino alle abitazioni del quartiere di Villanova;

In sintesi, la soluzione non voluta considerare dai due Presidenti è nettamente e decisamente preferibile al by-pass per i seguenti motivi:

  • ha costi assolutamente inferiori;

  • comporta minori problemi realizzativi e coinvolge una porzione di territorio inferiore; ha impatti ambientali praticamente nulli;

  • ha impatti paesaggistici praticamente nulli;

  • migliora le condizioni abitative dei quartieri di Villanova e Fiumesino;

  • risolve un maggior numero di condizioni di rischio totale;

  • giustifica i recenti investimenti pubblici (contratto di quartiere, PRUSST, parco Esino) per la riqualificazione dell’area;

  • non comporta spreco di denaro pubblico ed è perfettamente compatibile ed integrato al progetto di realizzazione del corridoio adriatico ed a qualunque scenario futuro senza la presenza della raffineria (forse dopo il 2020).

Ancora una volta noi prendiamo in considerazione vari aspetti del problema: quello della sicurezza non solo dell’Api, ma anche dei cittadini; quello relativo al non spreco di denaro pubblico; quello della protezione dell’ambiente e di beni culturali. Mentre l’Amministrazione ne esamina uno solo: quello della sicurezza della raffineria.

Dunque, ci sembra che il Presidente D’Ambrosio ed il Presidente Giancarli abbiano alzato solo un gran polverone rispetto ad una storica occasione persa per riequilibrare il territorio di Falconara, tentando di giustificare la scelta di una soluzione secondo noi peggiorativa, quella del by-pass, che determinerà ingenti costi pubblici e pesanti ricadute sul territorio, per togliere una criticità creata dall’API, per eliminare il rischio ferrovia che è nato proprio con l’espansione dello stabilimento e per giustificare la compatibilità territoriale della raffineria e legittimare il concesso prolungamento della sua concessione.

approfondimento sul bypass ferroviario

 
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