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La decorazione architettonica romana




Commento a P. PENSABENE, "L'importazione di manufatti
marmorei ad Aquileia", AAAd, 29, 1987, 365-399.

L'articolo esamina la problematica del rapporto tra officine locali, prodotti di importazione e maestranze itineranti nell'ambito della scultura architettonica.
Nella prima metà del I sec. a.C. si trovano capitelli corinzi in calcare istriano con notevole aderenza formale al modello urbano. Un capitello in marmo pario riutilizzato come acquasantiera è opera nel I sec. a.C. di maestranze provenienti da Roma, che trasmettono le tecniche dell'intaglio del marmo alle officine locali. Un capitello in marmo lunense di tarda età giulio-claudia, con le foglie interne dei calici trasformate in palmette, segue il modello del tempio dei Castori, ad opera di maestranze itineranti provenienti da Roma (e che troviamo anche nella Cesarea di Mauretania di Giuba II).
La grande trabeazione reimpiegata nelle mura del porto e forse proveniente dalle Grandi Terme, con cornice, fregio ed architrave lavorati si due lati opposti, in marmo proconnesio, è confrontabile con il Capitolium e con il frigidarium delle terme del Foro di Ostia, entrambi nella seconda metà del II sec. d.C.
Nella decorazione del Foro di Aquileia sono presenti tematiche connesse con il culto imperiale e derivate dal Foro di Augusto a Roma, eseguite tuttavia in pietra locale e con una certa povertà formale tra la fine del II e gli inizi del III sec. d.C. I capitelli corinzi asiatici di età severiana della Basilica mostrano che in quest'epoca il punto di riferimento per la decorazione architettonica dei monumenti pubblici non è più Roma, ma l'Asia Minore.
Sono attestati capitelli corinzi asiatici provenienti dalle cave del Proconnesio, dalle coste sud-orientali dell'Asia Minore, da Efeso o Pergamo. Nel III secolo d.C. compaiono anche imitazioni locali. Nuove importazioni dall'Asia Minore compaiono in età tetrarchica, con imitazioni locali e importazioni in minore quantità nel corso del IV secolo. Nel periodo bizantino sono presenti capitelli prodotti dalle officine costantinopolitane legate alle cave del Proconnesio, reimpiegati nelle chiese.
Ancora al IV secolo appartiene un capitello ionico semilavorato proveniente dalle cave di Thasos. Sono infine attestati mensole, amboni e basi di importazione (dal Proconnesio o da Docimium).




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