14. MALATTIE E SALUTE

14.1 PATOLOGIE INFETTIVE

Science, 6 Aug 93, Vol. 261, pg. 680 - Ann Gibbson - Una delle domande che ci si è posto in epidemiologia è cosa provoca l’emergere di nuovi agenti patogeni. Il più noto è recentemente l’AIDS, ma ci sono molte altre malattie che sono insorte improvvisamente in posti diversi provocati da virus o batteri sconosciuti. Secondo una nuova teoria esse sono dovute a cambiamenti nel comportamento umano ed al contatto con ambienti nuovi più che a mutazioni degli agenti patogeni che le hanno rese dannose per gli uomini. Un esempio si è avuto negli anni 50 in Brasile quando fu costruita la nuova autostrada fra Belem e Brasilia. Dopo la costruzione fu isolato nel sangue dei lavoratori un raro virus noto come Oropouche che fino a quel momento non aveva provocato epidemie, ma che dopo il 1961 diffuse nell’area di Belem su 11000 persone un’epidemia di febbre alta, forti mal di testa e dolori muscolari. Nel 1980 si scoprì che il virus veniva inoculato dal morso di moscerini diffusisi con le nuove piantagioni di cacao. Un gruppo di ricerca è stato creato in Papua New Guinea per seguire la salute di circa 1000 persone di 4 villaggi durante un periodo da 3 a 6 anni durante i quali l’ambiente subirà cambiamenti. I ricercatori analizzeranno di continuo il sangue delle persone e dei più comuni insetti per tracciare i cambiamenti degli agenti patogeni.

Science, 19 Nov 93, Vol. 262, pg. 1223 - Brian W. J. Mahy - Il Vaiolo (Smallpox) è stata una malattia infettiva endemica in gran parte del mondo per più di 2000 anni ed ha ucciso molte più persone di qualunque altra malattia infettiva. Nel secolo XVIII fu scoperta la vaccinazione e negli Usa la malattia fu debellata nel 1950. Nel 1967 ancora 40 nazioni avevano il Vaiolo endemico, ma nel 1977 si ebbe l’ultimo caso di Vaiolo in Somalia e dal 1985 la vaccinazione a livello globale cessò. Il Vaiolo è stato considerato sradicato nel 1980 e, allo scopo di eliminare il pericolo di un ritorno della malattia, è stato deciso che tutti i rimanenti stock di virus debbono essere distrutti entro il 31 dicembre 1993. Questa azione sarebbe la prima deliberata eliminazione di una specie biologica e durante la IX Conferenza Internazionale di Virologia in Glasgow, Scozia, l’11 agosto 1993 sono sorte obiezioni contro questa distruzione. Il genoma del virus è stato sequenziato dai biologi molecolari di USA e Russia, il mantenimento degli stock è un costo ed un pericolo ed il problema si ripresenterà per tutti gli agenti patogeni che nel futuro saranno sradicati.

Science, 19 Nov 93, Vol. 262, pg. 1225 - Wolfgang K. Joklik - La campagna di sradicamento del Vaiolo iniziata nel 1967 dalla World Health Organization (WHO) basata sulla vaccinazione globale ha avuto un successo spettacolare tanto che nell’ottobre 1979 il mondo è stato dichiarato libero dal Vaiolo. La decisione di distruggere tutti gli stock di virus viene però fortemente contrastata e ne viene richiesto almeno il differimento di 10 anni. Per prima cosa la distruzione non assicura l’eliminazione di un futuro ritorno della malattia mentre la possibilità di continuare gli studi su questa patogenesi può portare in futuro benefici. Il virus del Vaiolo si è adattato solo all’organismo umano e lo studio può chiarire i meccanismi di evasione dal sistema immunitario umano anche studiando i virus fuori dal loro ospite naturale. Inoltre la minaccia del riemergere di nuovi agenti infettivi mutati dovrebbe accrescere gli sforzi per capirne i meccanismi.

Science, 25 Mar 94, Vol. 263, pg. 1686 - Virginia Morell - Gli Indiani d’America furono colpiti da una devastante epidemia di tubercolosi (TB) agli inizi del 1600 subito dopo i primi consistenti contatti con gli europei. Recentemente i paleopatologi, esaminando delle mummie peruviane morte 500 anni prima dell’arrivo di Colombo, hanno trovato batteri specifici della TB e prove indirette nelle cicatrici e nelle ossa. L’analisi del DNA su questi batteri vecchi di circa 1000 anni inoltre ha mostrato delle sequenze perfettamente simili a quelle del moderno Mycobacterium. L’insorgenza di epidemie di TB fu dovuta quindi più alle condizioni di malnutrizione, affollamento e scarsa igiene che li ha resi più vulnerabili.

Science, 17 Jun 94, Vol. 264, pg. 1665 - Rachel Nowak - Recentemente ha creato panico la notizia di uno streptococco del gruppo A che distrugge i tessuti con velocità impressionante, un vero divoratore di tessuti. In realtà dal 1986 era nota la possibilità per lo streptococco A di provocare una sindrome tossica con effetti violenti di necrosi. Negli USA ci sono annualmente 15000 casi di infezione da strep. A, ma solo fra il 5 ed il 10% dei casi degenera in questo tipo di necrosi. In questi casi si produce una grande quantità di exotossina B, un enzima che distrugge i tessuti rompendo le proteine. Se la percentuale di questi casi degenerati è bassa, forse è dovuta ad un’immunità diffusa, ma rimane un problema dibattuto.

Science, 27 Jan 95, Vol. 267, pg. 450 - John Maurice - La decisione della World Health Organization (WHO) di distruggere i rimanenti 600 campioni del virus del vaiolo entro il 30 giugno1994 al più tardi, è stata superata da nuovi accordi fra i delegati ed una decisione finale non sarà presa prima del 1996. La ragione principale sta nel timore che esistano stock clandestini del virus che possano rappresentare una minaccia batteriologica per combattere la quale può essere utile il virus originale.

Science, 19 May 95, Vol. 268, pg. 974 - Virginia Morell - Per la quinta volta in 16 anni il virus Ebola è comparso nell’Africa equatoriale uccidendo 60 persone in quattro città dello Zaire. Il virus produce febbre, diarrea e, nei casi fatali, la distruzione degli organi interni. Lo scorso novembre nella Costa d’Avorio le prime vittime non sono stati uomini, ma scimpanzé. Il sospetto di una trasmissione della malattia dalle scimmie è venuto quando uno degli osservatori degli scimpanzé che aveva partecipato ad una autopsia prese la malattia e dovette essere trasferito in Svizzera. Altri casi isolati di Ebola inoltre sono stati segnalati in Zaire fra persone che avevano ucciso e mangiato scimmie.

Science, 31 May 96, Vol. 272, pg. 1253 - Science Scope - La World Health Organization (WHO) ha deciso di non distruggere le riserve di virus del vaiolo per almeno i prossimi tre anni e la scorsa settimana, a Ginevra, la World Health Assembly ha spostato all’unanimità il termine per la distruzione degli stock al 30 giugno 1999 dopo ulteriore conferma.

Science, 14 Jun 96, Vol. 272, pg. 1591 - Random Samples - La terribile epidemia che colpì Atene fra il 430 ed il 425 a.C. descritta da Tucidide e che uccise circa 300000 ateniesi, un terzo della popolazione, durante l’assedio degli Spartani, forse è stata dovuta al virus Ebola. Tucidide ne descrive i sintomi ed il decorso: alta febbre, vesciche sulla pelle, vomito, ulcere intestinali e diarrea; molte delle vittime morivano in una settimana. Per lungo tempo si è pensato a peste bubbonica, morbillo o influenza da strafilococchi, ma nessuna di queste cause sembrava si adattasse. L’epidemia di Ebola in Zaire del 1995 ha mostrato delle apparenti analogie con quella di Atene; in ambedue i casi le vittime morivamo rapidamente e l’epidemia sparì rapidamente una volta isolata perché si propaga per contatti personali.

Science, 12 Jul 96, Vol. 273, pg. 184 - Rosie Mestel - Trenta anni fa il biologo Tikvah Alper si chiese se l’agente infettivo dello scarpie, una malattia delle pecore simile a quella della “mucca pazza” poteva essere privo di acido nucleico (DNA o RNA) e la risposta avrebbe dovuto essere negativa ma, dopo aver esposto un tessuto infetto a radiazioni che distruggevano DNA e RNA, trovò che era ancora infetto. Benché non sia stata trovata, molti pensano che una proteina possa essere la causa dello scarpie ed una proteina simile causa della sindrome della “mucca pazza” o Bovine Spungiform Encephalopatie (BSE). Questa proteina putativa viene chiamata prione; quando i prioni entrano nelle cellule neurali si replicano e quindi diffondono. L’ipotesi dei prioni si estende anche al Creutzfeld-Jakob Disease (CJD), una malattia corrispondente che colpisce l’uomo e che ora si pensa indotta anche da quella della mucca. Alcuni pensano che l’agente sia un virus difficile da trovare e resistente ai trattamenti che normalmente distruggono gli acidi nucleici.

Science, 9 Aug 96, Vol. 273, pg. 748 - Peter G. Smith - Dieci anni fa è iniziata l’epidemia di encefalite spungiforme bovina (BSE) che in breve ha colpito in UK più di 160000 bovini e recentemente è stata collegata a 10 casi della grave malattia neurologica umana di Creutzfeldt- Jakob (CJD). Questa associazione è stata causa di contrasti fra gli Inglesi ed i loro vicini Europei portando al bando dell’esportazione di bovini dall’Inghilterra. BSE e CJD sono ambedue trasmissibili ed hanno un periodo di incubazione di anni, l’agente infettivo è estremamente resistente e forse non contiene acido nucleico. La diffusione della BSE è stata collegata all’alimentazione dei bovini con mancimi a base di carne ed ossa che sono stati poi banditi nel 1989 con conseguente declino della malattia nei bovini nati successivamente. Nel 1994 10 casi di CJD hanno colpito persone sotto i 45 anni, una fascia di età nella quale questa malattia era rara. Le analisi di tessuti cerebrali degli uomini colpiti dalla CJD hanno mostrato che si trattava di una nuova variante. Si sono avuti in seguito altri casi in UK ed un caso in Francia che importa bovini dall’Inghilterra. Per il momento però il legame con la BSE è plausibile, ma non provato.

Science, 22 Nov 96, Vol. 274, pg. 1297 - Claire O’Brien - La scorsa settimana L’European Commission ha annunziato di avviare un nuovo programma di 63,5 milioni di US$ per investigare sulle tre patologie infettive: encefalite spungiforme bovina (BSE), Creutzfeldt-Jakob negli uomini e scrapie nelle pecore. Sono state stabilite 5 aree di ricerca: studio epidemiologico e sociale, agenti infettivi trasmissibili, diagnosi, rischi e trattamento e prevenzione.

Science, 18 Jul 97, Vol. 277, pg. 312 - Jon Cohen - Circa 4 anni fa è iniziata la discussione sull’opportunità di distruggere i campioni di virus del vaiolo, malattia che ormai si considera completamente sradicata, e l’ultima decisione è stata rinviata al 30 giugno del 1999. Uno degli argomenti a favore del mantenimento di questi campioni era di aiutare la lotta al virus del vaiolo delle scimmie. Questo virus può passare dagli animali agli uomini, ma l’infezione non si propaga perché poi non si trasmette fra gli uomini. Ora fra il febbraio 1996 ed il febbraio 1997, nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire), si sono verificati almeno 92 casi di questa infezione e 3 decessi in una regione dove, fra il 1981 e i 1986, si erano avuti solo 37 casi documentati. Questo fa pensare che sia aumentata la trasmissibilità fra gli uomini e che il virus sia cambiato diventando più virulento. L’analisi genetica non ha mostrato variazioni con i campioni del 1970-79, ma la probabilità del cambiamento anche se bassa non è nulla.

Science, 19 Dec 97, Vol. 278, pg. 2050 - Gretchen Vogel - Qualche novità si segnala nel campo della ricerca sulla malattia della “mucca pazza” (BSE) e di quella umana di Creutzfeldt-Jakob (CJD). Il neuropatologo Adriano Aguzzi dell’università di Zurigo ha scoperto che le cellule immunitarie B del sangue hanno un ruolo nella propagazione della malattia, infatti topi che mancano di queste cellule sono resistenti all’infezione. Se le cellule B sono necessarie potrebbero essere il veicolo dell’infezione e infatti tutti i tessuti che risultano infettivi, come le tonsille, il timo, i nodi linfatici e la milza sono ricche di cellule B. Aguzzi sospetta che le cellule B trasportano i prioni, le proteine che propagano la malattia, ma non è chiaro se tutte le cellule B sono responsabili o solo una parte di esse.

Science, 17 Jul 98, Vol. 281, pg. 324 - Elizabeth Pennisi - La sifilide prodotta dal Treponema pallidum, un batterio spiraliforme detto per questo spirocheta che si trasmette per via sessuale, si è diffusa in Europa nel 1500 dopo la scoperta dell’America ed è stata a lungo incurabile fino all’avvento della penicillina, ma è ancora diffusa nei paesi in via di sviluppo. Il batterio è stato ora sequenziato ed è costituito da 1,14 milioni di coppie di basi; si cerca ora di scoprire il segreto della sua resistenza al sistema immunitario. Le difficoltà ad indagare su questo batterio dipendono dal fatto che non può essere sviluppato nelle comuni culture di laboratorio, ma solo nei tessuti viventi. Con l’acquisizione del genoma si è visto che possiede pochissimi enzimi per produrre le complesse molecole necessarie alla sua vita e quindi le preleva dall’organismo ospite. La conoscenza delle proteine sintetizzate dai suoi geni potrà portare alla produzione di vaccini.

Science, 30 Apr 99, Vol. 284, pg. 718 - Eliot Marshall - Fin dalla metà degli anni ‘90 il governo USA aveva appoggiato il piano internazionale di distruggere le riserve di virus del vaiolo dopo la scomparsa di questa malattia negli anni ‘70. La distruzione degli stock di virus sarebbe dovuta avvenire nel giugno 1999 con l’assenso finale del WHO (World Health Organization) in maggio, ma la scorsa settimana il governo USA ha cambiato opinione associandosi alla Russia che riteneva di dover conservare i campioni di virus per la ricerca. La nuova decisione è venuta per la preoccupazione di sviluppo di armi biologiche usanti il virus del vaiolo da parte di terroristi o stati ostili mentre le riserve del vaccino specifico sono inadeguate. Si potrà così continuare lo sviluppo di vaccini più efficaci. Benché il WHO sia sempre favorevole alla distruzione degli stock perché li considera pericolosi e poco utili per la ricerca in quanto non si possono usare animali, il risultato della prossima votazione è praticamente scontato.

Science, 2 Jul 99, Vol. 285, pg. 26 - Jon Cohen - Lo scorso mese la Conferenza internazionale sull’Epatite C ha richiamato solo 775 studiosi e nessuna società farmaceutica. Tuttavia l’Epatite C ha infettato 170 milioni di persone in tutto il mondo più di quattro volte quelli del virus HIV e si pensa che entro pochi anni i morti causati negli USA dal virus dell’Epatite C (HCV) supereranno quelli dovuti all’AIDS. I ricercatori dello HCV non sanno crescere il virus in laboratorio e non sanno precisamente come esso infetti le cellule; i farmaci disponibili sono tossici e non si sa perché alcuni rispondono al trattamento ed altri no, non ci sono vaccini perché lo HCV, come lo HIV, muta rapidamente. Il virus HCV è stato isolato nel 1988 ed ha poco in comune con i più noti A e B tranne il fatto che tutti infiammano il fegato. Lo HCV è difficile da trasmettersi tranne che con contatto diretto del sangue ed il contagio varia da persona a persona. Il 15-25% delle persone infette guariscono spontaneamente, le restanti 75-85% sviluppano un’infezione cronica che porta, nel 10-20% dei casi alla cirrosi; circa 1-5% dei cronici sviluppano il cancro al fegato, ma la maggioranza dei pazienti non ha sintomi fino a 20 anni dopo l’infezione. Il problema è che nessuno sa prevedere quale sarà il decorso dell’infezione. Fino all’anno scorso c’era un solo trattamento: tre iniezioni di interferone alla settimana efficace nel 20% dei casi, dopo, l’aggiunta di ribavirin, un farmaco antivirale, ha duplicato le probabilità di successo. I farmaci sono però costosi e debilitanti e nessuno sa in realtà come funzionano. La speranza per il futuro è nello sviluppo di un vaccino come per l’AIDS.

Science, 22 Oct 99, Vol. 286, pg. 654 - Michael Hagmann - Uno dei problemi non risolti sul virus Ebola è quello di sapere dove il virus si nasconde fra una epidemia e l’altra. La prima epidemia di Ebola si è verificata nel 1976 nel Congo e Sudan e causava vomito, diarrea e copiose emorragie interne ed esterne. Il virus uccide più dell’80% delle sue vittime e non c’è un trattamento noto. Si sono fatte molte ricerche sugli animali che possono ospitare il virus, ma benché molti animali possono essere infettati sperimentalmente, quelli catturati allo stato libero non ospitano il virus. Un team dell’università di Rennes in Francia ha analizzato 242 specie di animali della Repubblica Centro Africana e, pur non avendo trovato virus vivi o antigeni, ha scoperto, mediante la polymerase chain reaction, frammenti del genoma Ebola su alcuni roditori, inoltre, esaminando al microscopio elettronico sezioni della milza, ha scoperto strutture tubolari simili alla parte centrale del virus Ebola. Non è chiaro se questi frammenti di genoma indichino che questi animali siano infetti, ma certo sono stati in quache modo a contatto con il virus.

Science, 1 Sep 2000, Vol. 289, pg. 1452 - Michael Balter - All’inizio di quest’estate una giovane donna è stata ricoverata in un ospedale inglese con gravi sintomi di mancanza di coordinamento motorio e difficoltà di parola. Presto fu confermata la diagnosi preliminare di un’affezione da morbo Creutzfeldt-Jakob (CJD) ma, data la sua giovane età, si sospettò di una variante del morbo dovuto all’aver mangiato carne bovina infetta di encelofatia spungiforme bovina (BSE), la malattia della “mucca pazza”. Una unità di sorveglianza CJD era stata creata a Edimburgo nel 1990 dopo l’epidemia di BSE scoppiata a metà degli anni ‘80 che aveva colpito migliaia di capi di bestiame ogni anno. La BSE era stata collegata ad una proteina infettiva, detta prione, che si propagava attraverso le farine animali provenienti da carcasse infette con cui erano alimentati i bovini. Gli esperti della salute temevano che la malattia potesse diffondersi agli esseri umani e questo timore divenne reale nel 1996 quando si verificò il primo caso della variante-CJD. Fino ad ora i casi di questa variante che colpisce i giovani sono stati relativamente pochi, circa 80, ma sembra che ci sia stato un incremento annuale del 23% dal 1994. Non si sa ancora quale sia l’esatta sorgente dell’infezione e quale prodotto della carne sia responsabile, ma si sa che circa 750000 animali infetti erano già entrati nella catene dell’alimentazione umana fra il 1975 ed il 1990 ed i ricercatori hanno verificato che il prione responsabile della variante-CJD è quasi identico a quello della BSE che aveva portato alla rovina l’industria del bestiame inglese ed era stato fattore determinante nella caduta del governo conservatore. Le proiezione sul futuro sviluppo dell’epidemia sono ancora incerte ed ora sono stimate a 136000 casi nei prossimi decenni; anche il periodo di incubazione è sconosciuto. Si sta adesso indagando sulle cause con questionari distribuiti fra i genitori di giovani da 19 a 35 anni di età per sapere cosa mangiavano i figli fra il 1975 ed il 1990, periodo di massima esposizione al BSA.

Science, 11 May 2001, Vol. 292, pg. 1041 - John Pickrell - I ricercatori hanno trovato un’altra spiegazione sui motivi che hanno reso la febbre Spagnola la più mortale delle epidemie del ventesimo secolo che uccise più di 40 milioni di persone in tutto il mondo fra il 1918 ed il 1919. Secondo la nuova teoria l’epidemia non si è trasmessa dagli uccelli agli esseri umani, ma fu piuttosto il risultato di una ricombinazione senza precedenti fra geni di una febbre di origine suina ed umana. Dopo aver paragonato le sequenze genetiche del virus isolato dai tessuti delle vittime e quelli di altri 30 virus aventi stretti legami e provenienti da epidemie di maiali, uccelli ed uomini, si è scoperto che il virus del 1918 aveva le due estremità simili alla versione dell’influenza umana e la parte centrale simile a quella suina. Alla base è il virus di una proteina usata per entrare nelle cellule, la hemagglutinin (HA), presente negli uccelli che cominciò a circolare negli uomini nell’autunno del 1918 ed infettò uomini e suini allo stesso tempo; la ricombinazione delle due versioni produsse un nuovo ceppo difficile da riconoscere per il sistema immunitario umano e quindi molto virulento.

Science, 13 Jul 2001, Vol. 293, pg. 234 - Martin Enserink - La tubercolosi (TB) è ancora nel mondo una delle malattie infettive più mortali che uccide da 2 a 3 milioni di persone all’anno. Circa un miliardo di persone, un terzo della popolazione mondiale, può essere portatore di un’infezione latente ed un 10% di questi svilupperà una forma pericolosa. Dal punto di vista clinico la maggior parte dei casi è curabile con gli antibiotici ed un semplice vaccino viene somministrato a 100 milioni di nuovi nati, ma nel 1993 la World Health Organization (WTO) ha dichiaratola TB una “global health emergency”. Negli anni ‘80 si è scoperta negli USA una variante TB più resistente fra i malati di AIDS. Anche nelle nazioni industrializzate la TB può rimanere latente per anni nascosta nelle cellule del sangue dette macrofagi. In Africa TB ed HIV hanno creato una spirale mortale e la maggior parte dei malati di AIDS muore per TB. Si ritiene urgente sviluppare nuovi vaccini. Una svolta si è avuta nel 1998 quando è stata completata la sequenza del genoma del Mycobacterium tuberculosis. Nel 1999 l’Unione Europea ha lanciato un programma di ricerca per un vaccino e negli USA la Bill and Melinda Gates Foundation e la Sequella global Tubercolosis Foundation del Maryland hanno in programma le prime prove su tre vaccini candidati. L’attuale vaccino è stato sviluppato 80 anni fa presso l’Istituto Pasteur di Parigi da Albert Calmette e Camille Guérin (Bacille Calmette-Guérin o BCG), ma l’esperienza su vasta scala mostra che la protezione varia da un 80% a nessuna. Nella maggior parte del mondo il BCG non ha efficacia oltre l’infanzia ed i giovani adulti rimangono a rischio. Oggi i ricercatori hanno identificato diversi nuovi candidati vaccini e si inizierà con le prove di fase 1 o di non nocività seguita dalla fase 2 di efficacia e quindi la fase 3 di prove su larga scala.

Science, 28 Sep 2001, Vol. 293, pg. 2370 - Martin Enserink - Nel tentativo di sradicare la malaria, si è pensato di sostituire l’attuale popolazione di zanzare con una nuova specie incapace di diffondere la malattia. Gli scettici ritengono però che questa strategia non funzionerà mai in pratica. Recentemente un team dell’università di Cleveland, Ohio, ha inserito un gene che conferisce resistenza al Plasmodium nell’Anopheles stephensi, una specie che trasmette la malaria in India. Il gene codifica un peptide che blocca i ricettori del Plasmodium nella zanzara. Un altro team di Atlanta ha annunziato di aver trovato il modo di modificare geneticamente anche l’Anopheles gambiae, il vettore più mortale di malaria e il più comune in Africa. Vi sono però ancora molti problemi scientifici e pratici prima che le zanzare transgeniche possano essere rilasciate nel campo ma, anche se ciò non succederà mai, i ricercatori acquisiranno nuove informazioni su come interagiscono i parassiti della malaria.

Science, 2 Nov 2001, Vol. 294, pg. 985 - Jon Cohen - Un attacco bioterroristico con il virus di vaiolo potrebbe diffondersi rapidamente fra la popolazione non più protetta. Tutti i nati dopo i primi anni ‘70, quando la maggior parte delle nazioni interruppero la vaccinazione contro il vaiolo, sono ora completamente vulnerabili e anche le persone più anziane sarebbero senza più protezione, questa è almeno l’opinione generale. Certo le persone non vaccinate sono particolarmente vulnerabili, infatti il virus ne uccide il 30%, tuttavia non si sa quanta protezione rimane ancora nelle persone non più vaccinate da decenni. Si stima che la protezione di una vaccinazione duri da 3 a 5 anni, ma molti ritengono che la protezione sia più durevole. Questo potrebbe non essere irrilevante nel caso di un’infezione perché la diffusione potrebbe risultare meno rapida e si potranno stabilire priorità nelle vaccinazioni. Rifacendosi ad uno studio del 1913 sull’epidemia di vaiolo a Liverpool, Inghilterra, nel 1902-03, su 1163 persone, paragonando vaccinati e non vaccinati da piccoli e per gruppi di età, i dati hanno mostrato che l’immunità non svanisce nel tempo, ma rimane almeno per 10 anni, inoltre il 93% delle persone di almeno 50 anni di età che avevano ricevuto il vaccino sfuggirono a gravi infezioni ed alla morte mentre 12 persone non vaccinate da piccoli morirono tutte per grave infezione. Un altro studio di ricercatori israeliani ha mostrato che il livello di anticorpi si riduce nei primi 3 anni dall’ultima vaccinazione, ma dopo rimane stabile per almeno 30 anni. I globuli bianchi di persone vaccinate una volta mostrano una pronta risposta ad un nuovo vaccino mostrando che le cellule immunitarie T hanno ancora memoria fino dopo 50 anni. Tutto questo fa concludere che ancora esiste una sostanziale immunità nella popolazione e che una nuova epidemia di vaiolo non sarebbe così letale come nel medioevo.

Science, 28 Mar 2003, Vol. 299, pg. 1963 - Martin Enserink - Una nuova malattia respiratoria originata nel sudest dell’Asia ha destato allarme specialmente a Hong Kong. All’inizio fu attribuita ad un paramyxovirus, ma poi i ricercatori si sono orientati sulla famiglia dei coronavirus. The World Health Organization (WHO) dice che ambedue possono essere coinvolti. Le autorità hanno contato 487 casi di grave e acuta sindrome respiratoria da cui il nome di SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) con 17 morti in tutto il mondo ed è cominciata la ricerca nei laboratori. Il paramyxovirus è stato identificato con il metapneumovirus che attacca gli uomini ed è stato trovato in alcuni pazienti in Canada. I ricercatori di Hong Kong sono stati i primi invece ad attribuire la causa ad un coronavirus, una famiglia che produce negli uomini un comune raffreddore, ma è più grave negli animali, provocando anche la polmonite. L'US Centers for Disease Control (CDC) in Atlanta ha coltivato il virus trovato nel polmone e nel rene di due pazienti. Anche se ora il metapneumovirus sembra il candidato meno probabile è possibile che sia anche coinvolto se l’infezione SARS è prodotta da più virus. La famiglia dei coronavirus è così chiamata perché al microscopio i virus appaiono circondati da un alone come una corona. Il virus responsabile sembra il nuovo prodotto di una mutazione.

Science, 11 Apr 2003, Vol. 300, pg. 224 - Martin Enserink and Gretchen Vogel - Quattro settimane dopo la comparsa della severe acute respiratory syndrome (SARS), che ha provocato 2671 casi in 19 paesi con 103 morti, i ricercatori non sono ancora completamente sicuri delle cause di questa mortale malattia che ha colpito migliaia di persone nel mondo. La World Health Organization (WHO) ha concentrato sul problema una rete globale di laboratori mettendo insieme risorse ed intelletti. Ora la maggior parte degli esperti concordano che un nuovo coronavirus è quasi certamente la causa della SARS, ma alcuni credono che ci sia un complice nel metapneumovirus umano isolato in diversi pazienti affetti da SARS. Il lavoro congiunto di 11 laboratori collegati giornalmente in teleconferenza ha dato i suoi frutti. All’università di Hong Kong è stato isolato il virus dai tessuti di un paziente e si è visto che il siero dei pazienti rallenta la sua crescita suggerendo che si siano creati degli anticorpi. Questo comportamento è stato replicato in altri laboratori: virus ed anticorpi sono stati trovati in molti pazienti infetti e non in 800 persone sane prese come controllo. Ora si cerca di trovare un test abbastanza semplice per rivelare la malattia ai primi stadi e si vanno provando migliaia di composti antivirus noti sulle culture di questo virus per verificarne l’efficacia; qualora se ne trovasse uno sarebbe immediatamente applicabile senza le lunghe prove necessarie per quelli nuovi.

Science, 18 Apr 2003, Vol. 300, pg. 413 - Martin Enserink - Con l’esplosione della SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) i coronavirus sono diventati attuali. Fino ad ora i coronavirus erano noti per essere causa di serie malattie solo per gli animali domestici mentre negli uomini non producono che un semplice raffreddore. La scorsa settimana un gruppo di ricercatori canadesi ha annunziato di aver sequenziato il genoma del nuovo virus, ma i ricercatori stanno ancora cercando di provare che questo nuovo virus sia la causa dell’epidemia o se ci sia anche la complicità del metapneumovirus che i ricercatori canadesi hanno scoperto all’inizio nei pazienti SARS. I coronavirus hanno 60 anni di storia. Il primo coronavirus è stato isolato nel 1937 e provocava epidemie devastanti nei polli. Da allora ne sono stati trovati altri che infettano il bestiame, i porci, i cavalli, i tacchini, i gatti, i cani, i ratti ed i topi. Il primo coronavirus umano è stato isolato nella cavità nasale negli anni ‘60 ed oggi si conoscono due gruppi di coronavirus che producono negli umani il 30% dei comuni raffreddori. I coronavirus, rispetto agli altri virus, sono relativamente dei giganti con 30000 nucleotidi, un meccanismo di replicazione in due fasi e, invece di avere come gli altri virus un solo grande gene, ne hanno 10. La maggior parte dei coronavirus producono malattie respiratorie e/o enteriche. I coronavirus sono stati distinti in 3 gruppi diversi ed i due virus umani (229E e OC43) appartengono ai gruppi 1 e 3. Il nuovo virus del SARS non rientra in nessuno dei virus conosciuti e fa parte a sé. Rimane quindi aperta la domanda da dove tragga origine, potrebbe essere la ricombinazione di due altri virus, ma non si sa quali. Un’altra possibilità è che il virus abbia infettato per lungo tempo una specie animale senza produrre malattie apprezzabili e quindi sia saltato per caso nell’uomo trovandovi un ambiente favorevole; in questo caso sarebbe difficile trovare l’animale di partenza. Sono stati trovati vaccini per quei coronavirus che hanno provocato gravi danni agli animali di allevamento e questo è incoraggiante, ma è ancora troppo presto perché l’epidemia non è facilmente isolabile.

Science, 9 May 2003, Vol. 300, pg. 880 - Martin Eiserink - L’ambiziosa campagna dell’Amministrazione Bush di vaccinare da 5 a 10 milioni di Americani contro il vaiolo ha subito un arresto. Solo 35000 persone hanno ricevuto il vaccino e molti stati hanno fermato la vaccinazione in attesa di ulteriori istruzioni. Nella campagna di preparazione dell’Amministrazione, 437000 membri del personale medico che dovevano affrontare un’epidemia dovevano ricevere il vaccino entro un mese partendo dalla fine di gennaio seguiti entro pochi mesi da altri 5-10 milioni tra personale medico, agenti dell’ordine e vigili del fuoco. Il Department of Defense aveva inoltre un piano per vaccinare mezzo milione di militari; di questi ne sono stati vaccinati 422000, ma per i civili il programma è stato frenato dalla resistenza dei sindacati e dalla mancanza di volontari. Si sono avute prove che il vaccino può causare infiammazioni delle membrane cardiache ed è stata verificata una frequenza più alta di quanto atteso negli attacchi di cuore fra i vaccinati anche se non è ancora chiaro se ciò dipenda dal vaccino. Ora molti spingono perché si riconsideri il programma di immunizzazione e si chiedono dove siano i dati per avvalorare la sua necessità e se valga la pena di distogliere tante risorse da altri programmi della salute pubblica.

Science, 30 May 2003, Vol. 300, pg. 1350 - Marti Enserink - Il 23 maggio ricercatori cinesi hanno trovato il virus della SARS (Acute Respiratory Syndrome) nel civet cat (zibetto), una specie mangiata in Cina come una delicatezza. Fino a questo momento, secondo il WHO ( World Health Organization), la SARS ha colpito più di 8200 persone in tutto il mondo e 700 sono morti. I ricercatori hanno sempre pensato che il virus sia rimasto nascosto in qualche specie animale prima di saltare sugli uomini. Poiché molti dei primi pazienti del sud della Cina lavoravano nell’industria alimentare i ricercatori si sono focalizzati verso gli animali in vendita nei mercati. Il virus trovato nello zibetto ha mostrato all’analisi un genoma quasi identico a quello del virus umano, ma nella sua sequenza ha in più 29 nucleotidi, la perdita di questi nucleotidi può aver reso il virus più adatto ad attaccare l’uomo. Tuttavia bisognerà estendere la ricerca su un maggior numero di animali prima di essere sicuri al 100% che l’origine primaria sia lo zibetto.

Science, 13 May 2005, Vol. 308, pg. 936 - David Grimm - Molto prima che la Peste Nera e l’AIDS devastassero l’umanità c’è stata la lebbra, ma dopo millenni di lebbra rimane enigmatica la sua origine e come abbia seguito le migrazioni. I primi confronti genetici delle varianti del batterio che causa la malattia hanno fornito alcune risposte. I risultati mettono in discussione le teorie popolari di come la lebbra si sia diffusa ed indicano che il colonialismo ed il commercio degli schiavi abbiano portato la malattia nell’Africa occidentale e nel Nuovo Mondo. I lavori indicano come le migrazioni umane siano connesse alla diffusione delle lebbra. La prima apparizione della lebbra avviene nel 600 a.C. quando i testi sacri indiani descrivono la perdita di sensibilità nelle dita delle mani e dei piedi dei malati prodotta dai danni del batterio Mycobacterium leprae sul sistema nervoso. Durante il medioevo tutte le culture del mondo erano a conoscenza delle lesioni deformanti e del decadimento dei tessuti che ne derivava ed i lebbrosi venivano bruciati o confinati in colonie remote. Solo gli antibiotici hanno messo la malattia sotto controllo nel decennio del 1940, ma ancora persiste nelle regioni più povere ed ogni anno vengono riportati 500000 casi. Gli scienziati si basano sulle differenze fra le varianti del batterio per tracciare la storia del microbo, ma le sette varianti raccolte in diverse nazioni hanno lo stesso genoma ed hanno un livello di diversità molto basso, in pratica un solo batterio ha infettato tutta la terra. Le piccole mutazioni nella sequenza del DNA sono indicate come single nucleotide polymorphisms con un totale di 175, distinti in 4 tipi. La maggior parte delle varianti dell’Asia Centrale sono di tipo-1, il tipo-2 predomina in Etiopia, il tipo-3 in Europa, Nord Africa ed in America ed il tipo-4 nell’Africa dell’Ovest e nei Caraibi. Le mutazioni indicano che la lebbra si è originata nell’Asia Centrale o più probabilmente nell’Africa dell’Est perché il tipo-2 è la variante più rara e quindi la più antica. L’India è stata il focolaio della lebbra. I dati contestano la teoria che furono i soldati di Alessandro Magno a portare la lebbra in Europa perché richiederebbe la transizione del tipo-1 al 2 ed al 3. Le migrazioni degli Europei e la tratta degli schiavi hanno portato la lebbra nell’Africa dell’Ovest perché il tipo-3 e 4 sono più simili fra di loro di quanto non lo siano con il tipo-1; quindi in America la lebbra è arrivata con gli Europei e non dall’Asia attraverso lo stretto di Bering.

Science, 21 Oct 2005, Vol. 310, pg. 426 - Dennis Normile - Appena l’influenza aviaria prodotta al virus H5N1 si è diffusa in Asia tutti hanno accusato di diffondere il morbo gli uccelli migratori. Ci si aspetta che la pandemia salti in pochi mesi in Siberia, Kazakistan e Turchia anche se i ricercatori sanno da lungo tempo che i migratori sono portatori di virus di influenza meno virulenti di H5N1. Gli esperti di uccelli sono stati sempre scettici ed i campioni di decine di migliaia uccelli non ne hanno trovato uno che portasse la variante patogena di H5N1 che ha causato in Asia la morte di 100 milioni di volatili domestici ed almeno 60 esseri umani. Ci sono prove che H5N1 uccide le anatre, ma gli uccelli malati non vanno lontano ed il responsabile è il commercio del pollame. Tuttavia ora le prove che implicano gli uccelli selvatici cominciano a convincere perché si è trovato un centinaio di anatre, gabbiani oche e cigni morti per H5N1 in un remoto lago della Mongolia e questo ha messo in allarme. In Olanda è stato ordinato alle fattorie lungo le rotte migratorie degli uccelli di tenere il pollame al chiuso. Anche l’Unione Europea (EU) sta rivedendo le sue posizioni dopo la notizia che H5N1 è arrivato in Turchia ed un gran numero di scienziati ed organizzazioni chiedono un aumento della sorveglianza globale. Gli uccelli migratori sono ospiti naturali di virus che infettano altri uccelli, ma le famiglie delle anatre e della oche sono molto diverse da quelle dei gallinacei (polli, tacchini e quaglie). I virus sono di due subtipi: emaglutini (H) e neuraminidasi (N), vi sono 16 forme per i primi e 9 per i secondi, inoltre i virus sono classificati per alta e bassa patogenesi. Quelli a bassa patogenesi provocano sintomi deboli o nessuno agli apparati intestinali e respiratori; quelli ad alta patogenesi infettano le cellule del corpo e provocano affezioni e generalmente la morte. Gli uccelli acquatici portano virus a bassa patogenesi con tutte le combinazioni di H e N e non si sa se una variante a bassa patogenesi di H5N1 si sia trasformata in una ad alta patogenesi. Si nota inoltre che gli uccelli migratori non hanno portato la pandemia nelle Filippine ed a Taiwan. Migliaia di campioni di uccelli passati dall’Asia in Alaska e di quelli transitati ad Hong Kong non hanno indicato presenza di H5N1. In aprile però, sul lago Quinghai, nel nordovest della Cina, è scoppiata l’infezione di H5N1 uccidendo da 5000 a 6000 uccelli acquatici ed in questa zona piuttosto remota non ci sono allevamenti di polli. Anche in questo caso, come in Mongolia, la causa va fatta risalire agli uccelli migratori e va rimarcato che, come in tutte le epidemie, la diffusione si basa sulle probabilità. Intanto la sorveglianza sugli uccelli migratori è stata estesa a tutta l’Europa ed alla FAO sono preoccupati per l’India ed il Bangladesh che hanno scarsa capacità di controlli degli uccelli e dell’igiene nelle fattorie e nei mercati.

Science, 17 Feb 2006, Vol. 311, pg. 932 - Martin Enserink - La scorsa settimana, le autorità dell’Unione Europea hanno convocato una riunione urgente dopo il ritrovamenti di cigni morti per influenza aviaria da H5N1 in Italia, Grecia, Slovenia ed Austria e successivamente anche in Bulgaria. In aggiunta il virus ha messo piede nel continente africano dove la battaglia per contrastarlo sarà difficile. Qui l’influenza aviaria ha colpito le fattorie di pollami almeno in tre stati nel nord della Nigeria. Per la povertà e la mancanza di infrastrutture, la Nigeria non è ben equipaggiata per contrastare il virus. Gli sforzi della FAO per organizzare nell’ultimo anno le autorità veterinarie hanno avuto scarso effetto per mancanza di denaro. Sono preoccupati anche gli esperti della salute umana. In Nigeria i polli vivono in maggioranza nelle case con gli uomini ed il rischio di esposizione degli esseri umani è alto. Un team della World Health Organization (WHO) è arrivata a Lagos domenica scorsa per fornire consigli su come prevenire le infezioni umane. Nei 5 paesi europei nessun pollo è morto dopo la notizia del ritrovamento del virus H5N1 nei cigni morti ed i ricercatori, che avevano costatato numerosi cambiamenti genetici nei due anni della diffusione del virus nell’Asia dell’est, riconoscono che il virus sembra si sia congelato nei 9 mesi del suo percorso lungo Cina, Mongolia, Turchia e Nigeria e sia rimasto praticamente identico. Si pensa che abbia infettato solo poche specie selvatiche riducendo le sue possibilità di evoluzione.

Science, 3 Nov 2006, Vol. 314, pg. 742 - Dennis Normile - Un nuovo ceppo del virus H5N1 dell’influenza aviaria è comparso in Cina nello scorso anno. Il team che ha identificato il virus avverte che può essere resistente agli attuali vaccini dei polli e può diffondere una nuova ondata di influenza aviaria in tutta l’Asia. Il nuovo ceppo causa preoccupazione nella FAO (Food and Agricolture Organization) di Roma perché è distinto geneticamente, ma va ancora dimostrata la sua resistenza ai vaccini. L’Università di Hong Kong ed i ricercatori del Research Hospital di Menphis, Tennessee, hanno presentato le loro scoperte il 7 novembre scorso. Il nuovo ceppo di H5N1 è stato trovato in 6 province della Cina meridionale e, dal luglio 2005 al giugno 2006, i polli infetti sono saliti al 2,5% dei campioni dallo 0,9% dell’anno precedente. Il nuovo ceppo, detto di Fujian, è stato scoperto nel marzo 2005 ed è stato confermato che infetta anche gli umani. Alcuni sono cauti sulla sua resistenza ai vaccini perché la vaccinazione, ormai diffusa, provoca già negli attuali virus un aumento di resistenza. Per una dimostrazione conclusiva è necessario vaccinare dapprima i polli sani, infettarli con il nuovo ceppo ed osservare i risultati e si sta ora pianificando questo esperimento.

Science, 4 Dec 2009, Vol. 326, pg. 1337 - Greg Miller - L’idea, che le proteine potessero essere agenti di malattie, era una volta eretica, ma in seguito due premi Nobel hanno convinto i più scettici sul fatto che proteine piegate in modo scorretto, dette prioni, potessero provocare malattie neurodegenerative negli umani e altri animali, come la scarpie, la malattia della mucca pazza e quella di Creutzfeld-Jakob. Un recente fiorire di studi e rapporti ha rivitalizzato l’interesse all’idea che il meccanismo di propagazione dei prioni, che trasferiscono ad altre proteine il loro modello scorretto di ripiegamento, abbia un ruolo in un ampio campo di malattie neurodegenerative, incluse le due che aggrediscono l’età avanzata: l’Alzheimer e il Parkinson. Queste malattie non sono contagiose, in condizioni ordinarie, come quelle dei prioni, ma possono propagarsi nel sistema nervoso nello stesso modo. Quest’idea è vecchia di dieci anni ed è stata avanzata da Daniel Charleton Gajdusek che vinse una parte del premio Nobel del 1976 in fisiologia e medicina per il suo lavoro sul kuru, una malattia da prioni che si trasmette nel cannibalismo ritualistico delle tribù Fore della Nuova Guinea. Tuttavia, fino ad ora, c’erano poche prove sperimentali di meccanismi prodotti dai prioni nei disordini neurodegenerativi. Recenti studi su animali hanno ora portato nuove prove. In alcuni casi, gruppi di proteine patologiche si propagano da cellula a cellula. Un crescente numero di ricercatori crede che il concetto dei prioni possa aiutare a comprendere queste malattie e individuare strategie di trattamenti. La diffusione del kuru fra le popolazioni Fore è stato uno dei grandi misteri della medicina, la sua diffusione suggeriva un’infezione, ma non provocava febbre né altre infiammazioni e Gajdusek vinse il premio Nobel suggerendo che fosse trasmesso dalle pratiche di cannibalismo praticato nei riti funerari dei Fore. L’agente infettivo rimase sconosciuto perché i tessuti infetti del cervello resistevano al calore, agenti chimici e radiazioni ultraviolette che distruggono virus e batteri. Nel decennio 1980, Stanley Prusiner, dell’Università di California, in San Francisco, propose il meccanismo dei prioni, senza intervento di DNA e RNA, e, nel 1997, vinse il premio Nobel. Gajdusek e Prusiner erano interessati ad applicare l’idea anche ad altre malattie. Nel decennio 1960 Gajdusek iniettò tessuti cerebrali di pazienti affetti da Alzheimer in scimmie e scimpanzé senza risultati apprezzabili perché i tempi di diffusione dei prioni sono molto lunghi nei primati. Nel 2000 si sono usati topi transgenici suscettibili alla malattia e in pochi mesi nel loro cervello si sono sviluppate le placche di beta-amyloide che contrassegnano la malattia, anche se non si è sicuri che questo peptide sia la causa prima. Ora si sta lavorando per produrre un beta-amyloid sintetico da usare come seme per le placche. Altri ricercatori cercano di trovare associazioni con proteine in altre malattie neurodegenerative. Una proteina sospetta è la alfa-synuclein, componente trovato nel cervello dei malati di Parkinson e in certi tipi di demenza, che sembra si propaghi da cellula a cellula. Gli esperimenti suggeriscono che l’alfa-synuclein inneschi la morte dei neuroni e delle loro cellule staminali. Si potrebbero ingegnerizzare le cellule fetali neuroniche per produrre enzimi che distruggano questi aggregati. La lista si è allargata alla malattia di Haddington per una proteina che forma aggregati. Studi recenti hanno esteso la funzione di prioni ad altre proteine, mostrando che, in certe condizioni, il processo di aggregazione può essere trasmissibile. Non vi sono prove che proteine diverse dai prioni si possono trasmettere da un individuo all’altro con un’eccezione: l’amyloid A che ricercatori giapponesi hanno dimostrato si trasmette, nella forma anomala, da un ghepardo a un altro attraverso le feci e questa è la maggiore causa di morte fra questi felini. Ciò che c’è di speciale nei prioni è che sono indistruttibili e non c’è nulla che si possa fare per sterilizzarli.