Science, 9 Apr 93, Vol. 260, pg. 160 - Traci Watson - La maggior parte delle 30000 specie di pesci è a sangue freddo, ma i tonni, i pesci spada e diverse dozzine di altri pesci sono endotermici almeno in alcune parti del corpo. Basandosi sui metodi della biologia molecolare i ricercatori hanno scoperto tre gruppi di pesci endotermici che si sono evoluti indipendentemente. I pesci endotermici si muovono in ambienti a temperature diverse e l’endotermia può essere insorta per proteggere le parti più sensibili come il cervello e la retina.
Science, 28 May 93, Vol. 260, pag. 1233 - Suzanne Kingsmill - L’acquisizione di una maggiore conoscenza sulla migrazione dei pesci, dallo stato di larve all’essere adulto, è stata sempre difficile. Ora i biologi cercano di trovare le risposte dalle piccole concrezioni che si formano nelle orecchie dei pesci dette otoliti. Le otoliti se vengono tagliate in sezioni contengono un gran numero di informazioni. Gli anelli di accrescimento di queste concrezioni contengono informazioni sull’ambiente e la vita dei pesci. Gli anelli iniziano dalla fase di embrione e sono prodotti da un deposito concentrico di carbonato di calcio, proteine e tracce di elementi presi dall’acqua. Poiché questi elementi variano nelle diverse aree, la loro successione può indicare la storia delle migrazione. Inoltre il colore più o meno scuro di questi anelli dipende dalla temperatura dell’acqua ed è stato possibile contrassegnare in massa le larve dei pesci con un codice mettendole in un ambiente con temperatura programmata per alcuni giorni. Un altro modo di contrassegnare i pesci è di esporli a sostanze chimiche che lasciano una traccia nelle otoliti. L’analisi delle tracce degli elementi viene fatta mediante microanalisi ai raggi X utilizzando i raggi X emessi dai vari anelli dopo averli sottoposto a bombardamento elettronico. Un metodo più sensibile è quello di vaporizzare il materiale localmente ed analizzare il gas prodotto con uno spettrometro di massa.
Science, 16 Jul 93, Vol. 261, pg, 310 - Conrad C. Labandeira - La grande diversità degli insetti è dovuta più al basso tasso di estinzione nella loro storia che al tasso di evoluzione di nuove specie. La grande diffusione dei moderni insetti iniziò 245 milioni di anni fa mentre il loro inizio è di 390 milioni di anni fa. La diffusione delle piante angiosperme favorì la specializzazione.
Science, 27 Aug 93, Vol. 261, pg, 1115 - Christine Mlot (News) - Dall’inverno del 1949, quando una coppia di lupi passando sulla superficie ghiacciata del Lago Superiore si stanziarono sull’isola Royale ricca di alci, i biologi hanno seguito i cambiamenti di popolazione delle due specie animali per studiare la dinamica di un sistema predatori prede, ma la popolazione dei lupi dopo aver raggiunto il massimo di 50 individui nel 1980, iniziò una rapida decadenza da cui non si è più risollevata. L’indagine ha mostrato due possibili cause: la presenza di un virus canino, forse portato da visitatori, e l’analisi genetica del mitDNA che ha mostrato come tutti i lupi discendano da un’unica femmina ed hanno circa la metà della variabilità genetica dei lupi della terraferma. Oggi i lupi si sono ridotti a 13 contro circa 1900 alci e lo studio si sta trasformando in uno studio di estinzione.
Science, 26 Nov 93, Vol. 262, pg. 1366 - John Travis - Al 1982 si fa risalire l’invasione nel mar d’Azov di una creatura gelatinosa e tentacolare della specie delle ctenophore chiamata Mnemiopis Leidyi portata da una nave da carico americana. Questa creatura si è riprodotta in modo vigoroso ed ha cominciato a devastare la fauna ittica. La ricerca di una soluzione segue quattro opzioni: uso di pesticidi che potrebbero causare altri danni uccidendo altre specie, introduzione di una malattia specifica della Mnemiopis, ma si conosce poco delle sue malattie, introduzione di parassiti come un tipo di anemone non particolarmente efficace che può provocare però azioni di irritazione fra i nuotatori ed infine ricerca di un predatore che esiste già in altri mari. Il Mar Nero ha solo 47 famiglie di pesci e nessuno è predatore delle ctenophore, possibilmente si cerca un pesce con impieghi commerciali. Con questo problema si sta iniziando una nuova disciplina: il biocontrollo marino.
Science, 7 Jan 94, Vol. 263, pg. 25 - Karen Schmidt - L’anno scorso la International Whaling Commission (IWC) che nel 1986 ha imposto il bando della caccia alle balene, crede che la popolazione delle balene sia ora di circa 900000 unità. In giugno il governo norvegese ha deciso di ricominciare la caccia nonostante la minaccia di sanzioni. La valutazione del numero di balene presenti è molto contestata dagli ambientalisti essendo molto difficile il conteggio particolarmente per la balena Blu che è il più grande mammifero del mondo. La popolazione sembra crescere con un tasso del 3%.
Science, 4 Mar 94, Vol. 263, pg. 1241 - Joel Berger - La conservazione dei pachidermi (elefanti e rinoceronti) in Africa dipende dall’efficacia delle misure per arrestare l’uccisione illegale degli animali a scopo di lucro. Nel 1988 un elefante africano veniva ucciso ogni 8 minuti. Nel 1989 la Convention of International Trade in Endangered Species (CITES) ha bandito il commercio dell’avorio, ma ha creato molti dissensi nei paesi che abbondavano di elefanti e volevano utilizzare l’avorio per pagare i programmi di conservazione. Il bando ha però favorito l’aumento della popolazione degli elefanti. La situazione dei rinoceronti è molto più critica. La legislazione protettiva della CITES è stata istituita 18 anni fa, ma negli ultimi 25 anni 65000 rinoceronti si sono ridotti a meno di 2500. La proibizione del commercio del corno è stata inefficace. Solo in Namibia, nel nord del Namib Desert, esiste una popolazione non protetta di 100 animali. Namibia, Zimbabwe e Swaziland per proteggere il black rhino (Diceros bicornis) ed il white rhino (Ceratotherium simum) provvedono al taglio del corno per svalutarlo, ma il corno si rigenera rapidamente e dopo un anno aumenta di 0,5 kg. In Zimbabwe in 18 mesi una popolazione di 100 white rhino, di cui 80 con il corno tagliato, si è ridotta a soli 5 esemplari. Inoltre si teme che il taglio del corno renda vulnerabili gli animali dai predatori particolarmente dalle iene che attaccano i cuccioli. La migliore tattica sembra sia quella di trasferire gli animali in zone ristrette ben guardate. In Kenya con questo metodo nel 1990 le nascite hanno superato le morti. Anche in Sud Africa la popolazione è cresciuta negli ultimi 30 anni con l’istituzione di numerosi santuari separati.
Science, 18 Mar 94, Vol. 263, pg, 1573 - Kurt Schwenk - Fin dall’antichità si è cercato di dare un significato ed una funzione alla lingua biforcuta dei serpenti. Oggi sta emergendo anche il suo significato nell’evoluzione dei serpenti e delle lucertole. Aristotele pensava che la doppia lingua producesse una doppia sensazione nei sapori, in realtà costituisce un doppio chemioricettore che permette due campionamenti contemporanei. La separazione delle due punte varia moltissimo, da 3,5 mm a 50 mm nei varani e naturalmente, più grande è questa distanza, più si può distanziare il rilevamento contemporaneo. Nel corso dell’evoluzione la lingua biforcuta si è formata almeno due volte, forse quattro, ed è stata connessa alla varietà dell’alimentazione che richiedeva dei sistemi di rilevamento e scelta.
Science, 6 May 94, Vol. 264, pg. 757 - Joel Berger (Letters) - Si ricorda uno studio sulle conseguenze biologiche del taglio del corno ai rinoceronti come misura per la protezione dai cacciatori di frodo. Lo studio era stato autorizzato dal Ministry of Wildlife della Namibia, ma gli autori avevano dovuto abbandonare il paese dopo la pubblicazione dei risultati perché questi non erano in linea con la politica del governo che dalla vendita dei corni trae un vantaggio economico. Gli autori vogliono ribadire che senza una ricerca condotta da esperti indipendenti non è possibile arrivare a delle conclusioni credibili per supportare gli organi decisionali.
Science, 3 Jun 94, Vol. 264, pg. 1404 - Virginia Morell - Fra i leoni del parco Serengeti in Tanzania è stata osservata una misteriosa malattia neurologica che fa perdere loro il controllo dei movimenti e li rende inabili provocando la morte. Recentemente sono stati raccolti sangue e tessuti di leoni morti malati ed in buona salute e le analisi preliminari orientano i sospetti su un virus canino che provoca effetti simili.
Science, 17 Jun 94, Vol. 264, pg. 1664 - Virginia Morell - L’epidemia recentemente diffusasi fra i leoni del parco Serengeti in Tanzania ha provocato la morte di almeno 60 unità. Il virus è stato identificato come quello del “canine distemper”, ma il passaggio dell’infezione da una specie all’altra è l’aspetto ancora inspiegabile della vicenda. Si deve pensare che il virus abbia subito mutazioni capaci di fargli superare la barriera esistente fra le specie. Poiché non tutti i leoni infetti sono morti, si spera che acquisiscano l’immunità contro future infezioni.
Science, 15 Jul 94, Vol. 265, pg. 312 - Virginia Morell - Dal 1989 le Nazioni Unite e molte nazioni africane hanno firmato trattati ed emanato leggi per bloccare il mercato internazionale di scimpanzé. Molti dei giovani scimpanzé confiscati sono stati rinviati nei santuari e riserve per riabilitarli alla vita della foresta. Ci sono ora circa 200 scimpanzé orfani in Africa, nella Repubblica del Congo, in Kenya, nel Burundi e in Uganda, ma il reinserimento non sempre riesce. L’ultimo caso è stato quello di una femmina di scimpanzé di 4 anni che inserita in un gruppo di scimpanzé selvaggi li abbandonò tornando presso l’accampamento delle guardie del parco non appena la stagione rese più difficile la ricerca del cibo.
Science, 5 Aug 94, Vol. 265, pg. 733 - Yvonne Baskin - In Kenya i parchi nazionali coprono solo il 7% del territorio ed il 75% degli animali sono dispersi nelle zone rurali in conflitto con gli abitanti ed alla mercé dei cacciatori di frodo. Ora il nuovo direttore del Kenya Wildlife Service (KWS), David Western, vuole adottare una nuova strategia per la conservazione della fauna selvatica accettando che questa rimanga fuori dai parchi ed affidando alla stessa popolazione la conservazione di queste specie facendola partecipe dei redditi del turismo. Secondo David Western il confinare gli animali selvatici in aree ristrette del territorio non potrà creare un sistema che si autosostiene e ciò porterà all’estinzione dei grandi animali. Western sta promovendo associazioni di proprietari impegnati alla conservazione delle specie selvatiche al di fuori dei parchi tradizionali e che agiscono come operatori turistici. L’esperimento del Kenya viene osservato da tutti gli altri paesi con reazioni diverse.
Science, 26 Aug 94, Vol. 265, pg. 1172 - Virginia Morell - Con l’analisi del DNA si può oggi studiare il pedigree degli scimpanzé delle riserve, scoprire le relazioni di parentela e seguire i singoli animali. L’operazione può essere fatta senza toccare gli animali, ma utilizzando i peli che perdono continuamente nei luoghi da loro frequentati e che possono essere raccolti. Analizzando le diversità genetiche, si è scoperto che lo scimpanzé dell’Africa occidentale deve essere riguardato come una sottospecie diversa dalle due note sottospecie dell’Africa centrale ed orientale. La differenziazione rimonta a 1,6 milioni di anni fa.
Science, 21 Oct 94, Vol. 266, pg. 363 - Jocelyn Kaiser - L’origine delle ali degli insetti è sempre stato un mistero fin dal tempo di Darwin. Le ali degli insetti sono infatti delle strutture grandi e complesse e non possono essere comparse improvvisamente;, ma piccole strutture alari non sono capaci di sollevare il corpo e quindi dovevano avere degli altri vantaggi e funzioni in modo che la selezione naturale possa aver agito per svilupparle. Ora un biologo evoluzionista, James Marden, pensa che le ali primitive servivano agli insetti per pattinare sulle superfici ghiacciate. Le ali divennero sempre più grandi e robuste fino a permettere all’insetto di volare.
Science, 24 Mar 95, Vol. 267, pg. 1761 - Rachel Nowak - Attualmente nella Bwindi-Impenetrable Forest in Uganda trovano rifugio circa 300 gorilla di montagna, la metà dell’intera popolazione nel mondo; la zona confinante dei vulcani del Virunga, fra Uganda, Zaire e Ruanda ospita altri 325 gorilla. La protezione di questi gorilla dalla deforestazione e dai cacciatori di frodo è un problema per il governo ugandese data la pressione degli abitanti che vivono intorno con le risorse della foresta. Una strategia messa in moto è quella di cointeressare i locali ai guadagni derivanti dal turismo attratto dai gorilla e di creare programmi multi uso per lo sfruttamento controllato delle risorse.
Science, 7 Apr 95, Vol. 268, pg. 25 - Rachel Nowak - Il 18 di marzo nel Bwindi-Impenetrable Forest National Park in Uganda sono stati trovati i corpi di 4 gorilla di montagna uccisi dai cacciatori di frodo con i cani e le lance. Uno dei gorilla era una femmina nel periodo di allattamento e, poiché non sono stati trovati piccoli uccisi, si pensa che la razzia sia stata motivata dalla cattura di piccoli. Questo fatto ha messo in evidenza quanto sia illusoria la speranza di poter eliminare la caccia di frodo anche con il programma di conservazione promosso dal governo.
Science, 1 Sep 95, Vol. 269, pg. 1216 - Virginia Morell - I biologi hanno cercato di capire i meccanismi che portano gli animali alla cooperazione ed hanno utilizzato vari modelli della teoria dei giochi, gli stessi usati dagli economisti per spiegare le decisioni degli uomini nel campo del mercato. I due modelli più favoriti sono quelli del mutualismo e del Dilemma del Prigioniero. Nel primo ognuno beneficia casualmente delle azioni dell’altro, nel secondo due prigionieri in celle separate accusati di un crimine sanno che la pena dipende solo dal loro atteggiamento: se si dichiarano ambedue innocenti o uno accusa l’altro del delitto; non conoscendo ciò che farà l’altro, la migliore strategia è di accusarsi vicendevolmente per avere almeno una pena più ridotta. I teorici dell’evoluzione però preferiscono la strategia del contraccambio, cioè se il partner ha cooperato nella precedente occasione l’altro si comporterà nello stesso modo nella prossima circostanza e così nasce una mutua cooperazione. Questa strategia non sembra funzionare però in una coppia di leonesse se è formata da un leader e da un codardo. Il leader va sempre avanti e guarda indietro per spronare il codardo, ma la coppia non si scioglie mai. Il costo di essere sempre primo in uno scontro con un invasore può essere alto, ma è più alto il costo di perdere il territorio, ma forse il compagno codardo ha altre qualità, essere un miglior cacciatore o produrre più latte per i cuccioli, e questo crea una compensazione, in ogni caso il comportamento è determinato da strategie più complesse.
Science, 2 Feb 96, Vol. 271, pg. 596 - Virginia Morell - Fra febbraio e ottobre del 1994 almeno 1000 dei 3000 leoni del parco di Serengeti sono morti per il canine distemper virus (CDV), una malattia normalmente ristretta ai cani e trasmessasi ai leoni con una variante genetica. Questo dimostra la capacità dei virus di passare a nuovi ospiti mediante mutazioni; il passaggio è avvenuto tramite gli sciacalli e le iene macchiate che spesso avvicinano i cani e poi hanno infettato i leoni tramite il loro muco durante i contatti ravvicinati nei luoghi di caccia. Ora la popolazione dei leoni sta superando l’epidemia perché i sopravvissuti hanno acquisito l’immunità. C’è ora un programma di vaccinare i cani locali contro il CVD.
Science, 12 Apr 96, Vol. 272, pg. 191 - Dan Drollette - La scorsa primavera il governo australiano ha iniziato un esperimento biologico per la distruzione dei conigli selvatici che rappresentano un disastro economico ed ecologico per la nazione. Il programma prevedeva di diffondere il virus detto del Rabbit Hemorrhagic Disease (RHD) o anche Rabbit Calcivirus Disease iniziando in una popolazione isolata nel sud dell’Australia e quindi, se positivo, in un’area più vasta, ma dallo scorso ottobre il virus è uscito dai confini previsti e si è diffuso su un’area di migliaia di kmq provocando la morte di alcuni milioni di conigli. Ora gli esperti vogliono accelerare il programma diffondendo rapidamente il virus prima che i conigli acquisiscano immunità. Il pericolo che il virus sia pericoloso per altre specie sembra sia inesistente dopo il gran numero di esperienze eseguite dai virologi, ma il dubbio rimane trattandosi di risultati di laboratorio e provoca una grande incertezza su come proseguire.
Science, 14 Jun 96, Vol. 272, pg. 1580 - Zhou Meiyue - Il Panda gigante (Ailuropoda melanoleuca) è al centro di un lungo dibattito sul modo più appropriato per aumentare il numero degli animali viventi. In Cina vi sono circa 1000 Panda allo stato libero e circa 100 sparsi in 29 zoo. L’ultima discussione è sull’uso della in vitro fertilization (IVF), gli oppositori dicono che il tasso di riproduzione è sufficiente se si protegge il loro habitat e l’inseminazione artificiale è ancora una procedura sperimentale. Per il momento il governo cinese spenderà 7,2 milioni di US$ in 10 anni per migliorare le 13 riserve attuali e crearne altre 14 impiantando 17 corridoi di boschi di bambù per collegarle. Lo sforzo è iniziato nel 1992 ed ha impiegato contributi esteri per 30 milioni di US$.
Science, 10 Jan 97, Vol. 275, pg. 154 - Dan Drollette - L’esperimento iniziato in Australia di diffondere il Rabbit Hemorrhagic Disease (RHD) fra i conigli selvatici, il cui numero viene valutato a 300 milioni tutti discendenti da quelli portati dagli europei nel 1840, sembra che stia dando buoni risultati. Negli ultimi mesi gli ecologi hanno cominciato a documentare il risorgere di specie aggredite, dai semplici cespugli al canguro grigio. In alcune regioni i conigli selvatici si sono ridotti del 95% senza diffondere l’infezione ad altre specie o agli uomini. La diffusione del virus continuerà nei prossimi 6 mesi in modo strategico insieme ad altri metodi di distruzione in modo da raggiungere un risultato sostanziale prima che i conigli acquisiscano l’immunità.
Science, 24 Jan 97, Vol. 275, pg. 499 - H. Ronald Pulliam - Le specie endemiche a rischio di estinzione hanno per definizione una distribuzione geografica ristretta che diventa critica quando vi si sovrappone l’agricoltura o un’urbanizzazione intensiva. Si fa una distinzione fra specie paleoendemiche, rimaste dopo l’estinzione di altre specie simili, e neoendemiche di recente evoluzione. Rimane il dubbio se sono più resistenti le specie neoendemiche in grazia della loro recente apparizione o le specie paleoendemiche in grazia del loro successo nel passato. In ogni caso la salvaguardia di queste specie dipende dalla conoscenza approfondita dei fattori responsabili del declino o dello sviluppo nell’ambiente in cui vivono.
Science, 13 Jun 97, Vol. 276, pg. 1647 - Virginia Morell - I cani hanno forme dimensioni e colori diversissimi, ma tutti i genetisti ed evoluzionisti concordano nell’affermare che discendono tutti dal lupo. La prima trasformazione da lupo a cane dovrebbe essere avvenuta 100000 anni fa molto prima dei 14000 anni a cui si fa risalire la domesticazione e, anche se molti sono scettici, la prima data è quella confermata dagli studi genetici. Le sequenze genetiche dei lupi e dei cani hanno moltissime regioni comuni mentre differiscono sostanzialmente da quelle degli sciacalli e dei coyotes. Non ci sono prove che associano l’uomo al cane 100000 anni fa, ma queste iniziano da 14000 anni fa con l’inizio dell’agricoltura e delle comunità stanziali, da allora si è formata tutta la varietà delle razze canine attraverso incroci e selezioni.
Science, 25 Jun 99, Vol. 284, pg. 2073 - Elizabeth Pennisi - Da millenni ci si è chiesti come gli animali pensano e se sono coscienti. Poiché anche con gli uomini è quasi impossibile sapere che cosa apprendono se non lo dicono, la situazione è peggiore con gli animali che non parlano; inoltre non c’è consenso su ciò che sia la coscienza e come si possa provarla. Lo studio dei primati si è fatto paragonando il loro comportamento con bambini di diverse età. Altri esperimenti mostrano che gli scimpanzé sono capaci di attribuire pensieri ed intenzioni ad altri loro simili; d’altra parte un comportamento complesso non sempre richiede un pensiero complesso, per esempio i bambini usano una corretta grammatica prima di apprenderla. Nel 1950 gli antropologi associavano il genere homo agli ominidi capaci di usare attrezzi di pietra, ma negli anni ‘60 si scoprì che gli scimpanzé e molti altri primati sono capaci di usare attrezzi, successivamente la linea di separazione fu data dal linguaggio, ma negli anni ‘70 si trovò che i primati hanno una rappresentazione simbolica degli oggetti. Molti ricercatori ritengono che gli scimpanzé sono coscienti perché sono i soli che sanno riconoscersi davanti ad uno specchio. L’autoconsapevolezza fa inoltre parte della coscienza ed è il sapersi inserire nelle relazioni con gli altri membri del gruppo. In un esperimento due scimpanzé vengono posti in due gabbie separate ed hanno accesso ad una terza gabbia dove è posto del cibo ben visibile ad ambedue, in questo caso solo l’animale dominante prende il cibo, come in condizioni di libertà. Se poi nella terza gabbia c’è anche del cibo che non può essere visto dal dominante ed il subordinato può rendersi conto di ciò, quest’ultimo se ne appropria. Altre prove sono ancora necessarie perché vedere e percepire non è lo stesso che sapere e credere e la linea di separazione fra la mente umana e quella degli animali è ancora indefinita.
Science, 9 Jun 2000, Vol. 288, pg. 1717 - Elizabet Pennisi - I gechi sfidano la gravità arrampicandosi sulle pareti più lisce e camminando sui soffitti con l’adesione delle loro dita e questa funziona anche nel vuoto e sott’acqua. Il loro segreto sta nella fitta rete di peli sottili, ciascuno con terminazioni multiple, di cui sono dotate le dita. L’adesione è prodotta dall’insieme delle deboli forze che si stabiliscono fra le estremità di questi peli e la superficie di appoggio e sono di natura intermolecolare, dette forze di van der Waals che nascono tipicamente a distanze estremamente brevi. L’adesione è più forte di quanto si pensava, ma sparisce quando cambia l’angolo con cui la terminazione tocca la parete e questo permette al geco di camminare. Questi capelli sono soggetti di studio per cercare di sintetizzarli e riprodurre il meccanismo di attacco e distacco; si pensa di utilizzare il principio per un nuovo tipo di adesivo e per l’applicazione ai robot.
Science, 12 Jan 2001, Vol. 291, pg. 264 - Rudiger Wehner - Lo studio delle migrazioni degli uccelli ha seguito due approcci standard: il trasporto in luoghi diversi e la liberazione di migliaia di piccioni per seguire il loro ritorno oppure il lancio di uccelli canori con gabbie orientabili per provare le loro capacità di navigazione. Le conclusioni sono però varie e controverse perché poco si sa su come il cervello degli uccelli elabora le informazioni di navigazione. Un’ipotesi favorita è che gli uccelli usino una bussola magnetica o una mappa magnetica del percorso, ma non tutti gli uccelli hanno un sensore magnetico nel loro cervello. Numerosi esperimenti hanno dimostrato che gli uccelli migratori usano diverse sorgenti di informazione: magnetiche, stellari, solari e dell’ambiente ed i giovani uccelli hanno un programma migratorio innato con direzione e tempi di volo. Le traiettorie delle grandi migrazioni rilevate mediante radar e telemetrie da satellite hanno mostrato che vengono preferite le rotte ortodromiche (secondo i cerchi massimi) piuttosto che le curve loxodrome (orientamento magnetico costante). Per una rotta ortodromica è necessario usare un orientamento solare con una compensazione temporale. Gli uccelli migratori, come gli antichi navigatori, combinano riferimenti geografici e regionali per assicurare il raggiungimento della loro destinazione.
Science, 23 Mar 2001, Vol. 291, pg. 2298 - Martin Enserink - Negli USA la prima linea di difesa contro le malattie epidemiche del bestiame dette “foot-and-mouth disease” (FMD), o Afta epizootica, avviene alla frontiera ed agli aeroporti dove i passeggeri che provengono da paesi affetti da FMD vengono richiesti di dichiarare se hanno visitato una fattoria e, in caso affermativo, sono sottoposti alla disinfezione delle scarpe, ma molti esperti dubitano che questa procedura sia efficace. La FMD è una delle malattie del bestiame più contagiose, dall’inizio del 2000 ha colpito Russia, Cina, Corea del Sud, Taiwan, Giappone, Mongolia ed almeno 7 nazioni africane e 5 del Sud America; gli animali infettati sono buoi, maiali, pecore e capre. Con questa progressione ci sono pochi dubbi che anche gli USA saranno presto o tardi raggiunti dal contagio. In realtà esistono da decenni vaccini efficaci, ma i costi diretti ed indiretti della loro applicazione fanno preferire l’affrontare l’epidemia piuttosto che il prevenirla ed uccidere centinaia di migliaia di animali in una volta piuttosto che vaccinarli sempre. Il vaccino è stato usato quando la malattia era endemica ma, una volta debellata, diviene meno attrattivo economicamente anche perché a volte può causare la malattia stessa. Inoltre attualmente non esiste un test per distinguere gli animali vaccinati da quelli infetti perché ambedue presentano gli stessi anticorpi ed i paesi rifiutano di importare animali vaccinati o la loro carne. La soluzione sarebbe quella di trovare un test o un vaccino che permetta di distinguere sicuramente i due casi. Gli USA hanno avuto l’ultima epidemia nel 1929, il Messico negli anni ’40 ed il Canada nel 1952; l’infezione dei maiali che nel 1997 costò all’Olanda il massacro di 10 milioni di capi è stata sradicata dagli USA nel 1978 e non ci sono stati segni dell’encefalopatia spungiforme bovina (BSE) che nell’ultima decade ha colpito l’Inghilterra e molti paesi europei. Molto del merito di ciò va alle rigorose regole di importazione del bestiame, ma è anche il risultato dell’isolamento geografico trovandosi gli USA fra Atlantico e Pacifico. Tuttavia con 250000 persone che entrano giornalmente negli USA il virus ha enormi possibilità di introdursi perché sopravvive nelle vesti e persino nella gola dei passeggeri.
Science, 20 Apr 2001, Vol. 292, pg. 414 - Elizabeth Pennisi - Gli uccelli con prole devono spesso affrontare la grave scelta se proteggere la propria progenie o se stessi ad esempio quando devono decidere di rischiare per portare cibo al nido in presenza di un predatore. I ricercatori hanno comparato il comportamento di 4 specie di uccelli dell’Argentina ed loro corrispondenti dell’Arizona minacciandoli con il grido del falco che attacca gli adulti e della ghiandaia che attacca i piccoli. Come ci si aspettava tutti riducevano la consegna del cibo al nido quando sentivano il grido di minaccia, tuttavia gli uccelli del nord che depongono le uova una volta sola fanno molto di più per proteggere il nido mentre quelli delle regioni più temperate che depongono meno uova, ma più di una volta, danno più importanza alla propria sopravvivenza.
Science, 24 Aug 2001, Vol. 293, pg. 1414 - Gretchen Vogel - Un team di genetisti ed esperti ha portato prove che gli elefanti che abitano le foreste e le savane, correntemente classificati nella specie Loxodonta africana, appartengono in realtà a specie diverse. Gli elefanti delle foreste sono difficili da avvicinare nel loro denso habitat, ma i pochi che li hanno visti hanno notato che le loro differenze sono notevoli. Oltre ad essere più piccoli hanno orecchie rotonde e zanne diritte. Nonostante queste differenze i biologi hanno supposto che le due popolazioni si mescolassero ai margini delle foreste e pensavano al più ad una subspecie da denominarsi Loxodonta africana cyclotis, ma quando i genetisti hanno analizzato il DNA delle due popolazioni si sono accorti che esse erano ben distinti come quelli dei leoni e delle tigri ed hanno proposto di chiamare Loxodonta africana gli abitatori delle savane e Loxodonta cyclotis gli abitatori delle foreste. I dati sono stati raccolti da campioni di tessuti di 195 animali di 21 differenti popolazioni. La distanza genetica fra i campioni di elefanti della foresta e della savana è più della metà di quella fra elefanti africani ed asiatici riconosciuti come generi diversi. I ricercatori stimano che fino ad 1/3 degli elefanti africani sono abitatori delle foreste. L’avorio degli elefanti delle foreste è particolarmente apprezzato per la sua durezza e la sua tinta rosata e ciò potrebbe comportare per essi un maggiore rischio di conservazione.
Science, 9 Aug 2002, Vol. 297, pg. 981 - Alex Kacelnik - Molti animali usano attrezzi ed i primati sono considerati i più versatili nel realizzarli e nell’usarli. Ora recenti osservazioni nel comportamento del corvo della Caledonia (Corvus moneduloides) hanno fatto pensare che anche gli uccelli abbiano delle capacità cognitive. Nel corso di esperimenti una femmina di corvo ha piegato spontaneamente un filo metallico formando un uncino con cui ha estratto del cibo da un vaso cilindrico e questo è successo alla quinta prova quando, dovendo scegliere fra fili diritti e ricurvi il soggetto si accorse che il filo con il gancio era stato portato via da un altro corvo (un maschio). La femmina aveva già usato il filo ad uncino, ma non aveva mai visto come piegarlo ed il filo metallico non è un oggetto naturale; per piegare il filo lo ha infilato in una fenditura ed ha agito con il becco.
Science, 13 Sep 2002, Vol. 297, pg. 1797 - Erik Stokstad - Con l’aumento del consumo di pesce si pensa all’acqacultura di pesci transgenici, specie i salmoni, dotati di un gene per l’ormone di crescita capaci di svilupparsi in un tempo 8 volte più breve dei normali salmoni. L’introduzione di questi salmoni è però allo studio presso l’US Food and Drug Administration (FDA) perché questa specie, sfuggendo dagli allevamenti potrebbero rappresentare una minaccia per le specie native. Infatti potrebbe competere per il cibo con le altre specie e diventare invasiva a tutte le latitudini, specie se avrà anche un gene che la fa resistere al freddo, portando all’estinzione le specie native. Gli scienziati stanno ora sperimentando i pesci transgenici in laboratorio e propongono la sterilizzazione dei pesci da cultura. I pesci di allevamento dovranno avere anche geni per una maggiore resistenza alle malattie che generalmente provocano morie nelle vasche in condizioni di affollamento. Oltre ai salmoni, un altro tipo di pesce da coltivare è il tilapia, un pesce d’acqua dolce africano che, se modificato geneticamente per l’ormone della crescita, potrebbe svilupparsi in un tempo metà e diventare tre volte più pesante. In Cina sono interessati alle carpe del Fiume Giallo la cui specie transgenica può crescere il 42% più in fretta. Negli USA i salmoni transgenici sono stati prodotti dalla Aqua Bounty Farm Inc. e non sono ritenuti dannosi alla salute umana perché l’ormone di crescita è simile a quello delle specie native e viene distrutto nella cottura e nella digestione. Per evitare la diffusione nel mare delle specie transgeniche vi sono due modi, o allevare i pesci in bacini a terra o sterilizzare i pesci degli allevamenti in riva al mare. Gli oppositori affermano però che tutte queste proposte sono sempre troppo rischiose.
Science, 25 Oct 2002, Vol. 298, pg. 719 - Elizabeth Pennisi - Per circa 30 anni i ricercatori hanno affermato che il DNA degli umani e degli scimpanzé sono identici almeno al 98,5%. Ora, la scorsa settimana una ricerca dell’American Society for Human Genetics indica che i due genomi potrebbero non essere così simili. Negli ultimi 30 anni i biologi hanno usato metodi diversi per scoprire le differenze fra i genomi ed in particolare fra scimpanzé e umani. Per prima cosa hanno usato il conteggio del numero di basi che non corrispondono in piccoli tratti di DNA, ciò che viene chiamato single-nucleotide polymorphisms; altri hanno adottato una visione più globale registrando le differenze con cui si presentano i cromosomi al microscopio. Si sono scoperti così aggiunte o mancanze di gruppi da 200 a 10000 basi. Confrontando poi il cromosoma 22 dello scimpanzé ed il corrispondente umano 21, in 27 milioni di basi sono state scoperte circa 57 aree diverse e la densità di queste differenze è più alta di quanto supposto, le conseguenze possono essere quindi profonde nel disabilitare interi geni. Non è stata fatta una nuova stima della similitudine fra umani e scimpanzé, ma si concorda che il valore di 98,5% è troppo alto. Il National Human Genome Research Institute in Bethesda, Maryland, ha indicato il genoma degli scimpanzé ad alta priorità per il sequenziamento e si pensa che sarà completato a metà del 2003.
Science, 10 Oct 2003, Vol. 302, pg. 221 - Richard Stone - La pesca eccessiva, l’inquinamento e le variazioni climatiche stanno riducendo a livelli catastrofici la popolazione delle anguille di acqua dolce. Gli ultimi dati indicano che dal 1980 le anguille europee si sono ridotte del 99%, quelle asiatiche del 90% e quelle del Nord America sono pure crollate. Questa indicazione è stata data lo scorso mese nella riunione dell’International Council of the Exploration of the Sea (ICES) dell’Unione Europea. Il declino delle anguille è reale, ma è ancora aperto il problema se sarà possibile contrastarlo nel lungo termine in quanto nessuno sa per certo quali ne siano le cause precise. Solo 10 anni fa è stato scoperto che le anguille giapponesi (Anguilla japonica) si riproducono nelle vicinanze dalla Fossa delle Marianne; quelle europee (A. anguilla) e quelle più piccole del Nord America (A. rostrata) invece si suppone che convergano per riprodursi nelle calde acque del Mar dei Sargassi a sud delle Bermuda, ma in queste zone non sono mai state osservate anguille adulte. I piccoli delle anguille hanno un gran numero di predatori e piccole alterazioni nella Corrente del Golfo potrebbero rendere più difficile il loro arrivo in Europa. Anche le larve giapponesi sono vulnerabili alle alterazioni delle correnti oceaniche, alle variazioni della concentrazione salina locale ed alle condizioni del Niño che possono portare fuori rotta le anguille. Alcuni hanno suggerito di ridurre la pressione dei pescatori promuovendo programmi di allevamento, ma il loro costo risulta proibitivo e molti sono scettici perché il maggiore problema sta nei cambiamenti dell’habitat. La Commissione Europea la scorsa settimana ha annunziato un programma di conservazione di emergenza con una drastica riduzione delle quote di pesca. Si spera su misure simili in Giappone per ridurre la pesca illegale e altre misure per migliorare l’habitat vicino alla Corea del Sud.
Science, 11 Jun 2004, Vol. 304, pg. 1605 - Paul Bloom - L’apprendimento del linguaggio richiede più che un ambiente adatto ed infatti gli psicologi osservano che bambini e cani sono ambedue esposti al linguaggio, ma solo i bambini imparano a parlare. Alcuni ricercatori però riferiscono sulla impressionante abilità di un cane collie chiamato Rico che è capace di imparare delle parole. Se in una stanza separata vengono posti 10 oggetti diversi e Rico viene richiesto dal suo padrone di prenderne una il cane esegue l’ordine senza sbagliare indicando che è capace di memorizzare un vocabolario fino a 200 parole e, se si pone un nuovo oggetto fra altri sette a lui familiari e gli si chiede di portarlo usando un nuovo nome, Rico esegue correttamente associando il nuovo nome con il nuovo oggetto ed un mese più tardi mostra di ricordare il nuovo nome. La capacità di Rico nel ricordare le parole supera quella degli scimpanzé che non hanno mai dimostrato queste capacità e questo forse perché i cani sono stati particolarmente selezionati per comunicare in modo intenzionale. Rispetto al modo di imparare di un bambino vi sono però due differenze principali. Un bambino ha un vocabolario più differenziato includendo nomi di persone specifiche, proprietà, azioni e relazioni mentre Rico apprende solo nomi di oggetti che può prendere. In più i bambini possono parlare e Rico no, ma non è tutto. Rico ha 9 anni e conosce circa 200 parole; un bambino di 9 anni ne conosce 10000 e ne impara più di 10 al giorno apprendendole dai discorsi sentiti senza che nessuno cerchi di insegnargliele. Per un bambino inoltre le parole sono simboli che si riferiscono a categorie ed individui di un mondo esterno.
Science, 5 Jan 2007, Vol. 315, pg. 25 - Elizabeth Pennisi - Con un peso di circa 800 kg, l’orso polare è il re dell’Artico. La scorsa settimana il Governo degli USA lo ha adottato come poster per il riscaldamento globale. Infatti l’aumento della temperatura sta sciogliendo i ghiacci polari e lo US Fish and Wildlife Service ha annunziato che entro l’anno deciderà se inserire questo animale fra le specie in minaccia di estinzione. Vi sono da 20000 a 25000 orsi polari divisi in 19 popolazioni distribuite lungo l’Artico. Durante l’inverno cacciano le foche sui ghiacci del mare che si espandono verso sud d’inverno e si ritirano quando si alza la temperatura. Le nazioni artiche hanno controllato la caccia agli orsi polari, ma la massima preoccupazione è ora per il danno dell’habitat e c’è il pericolo di estinzione se continua la riduzione dell’habitat ogni anno. Nel 2004 le 8 nazioni dell’Arctic Climate Impact Assessment hanno concluso che l’Artico si va riscaldando due volte più velocemente del resto del mondo, la superficie media coperta dai ghiacci si è ridotta di 1 milione di kmq ed il ghiaccio estivo potrebbe sparire entro il 2100. La copertura del ghiaccio si va riducendo con una velocità dell’8% ogni anno. Nel 2004, lo studio degli orsi polari della Canada’s Western Hudson Bay, dove il ghiaccio si spezza 3 settimane prima di quanto lo faceva 30 anni fa, ha trovato meno di 1000 orsi dei 1200 di 10 anni fa. Gli orsi inoltre sono più magri e sopravvivono meno cuccioli. I ricercatori non hanno numeri sicuri sulla popolazione degli orsi nel mare di Beaufort meridionale che si stende attraverso il Canada e gli Stati Uniti, ma anche qui gli orsi sono più magri ed hanno meno cuccioli. Per questi motivi nel 2005 la World Conservation Union ha iscritto gli orsi polari nella Red List delle specie in pericolo di estinzione. La sopravvivenza degli orsi polari dipende ora dalla nostra capacità di controllare il riscaldamento globale.
Science, 20 Apr 2007, Vol. 316, pg. 364 - Ann Gibbon - Benché i gorilla siano i nostri parenti più prossimi, dopo gli scimpanzè, la loro evoluzione è quasi un mistero. Non ci sono fossili di gorilla e poco DNA di quelli selvatici. Ora uno studio del DNA nucleare di due specie di gorilla selvatici ci presenta una prima visione del loro misterioso passato e come sono sorte nuove specie. Al contrario dei loro cugini scimpanzè, questi timidi erbivori si sono distinti lentamente in due specie impiegando una buona parte di un milione di anni secondo la presentazione dell’antropologa Linda Vigiland del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Leipzig, in Germania in una recente riunione. Questo dimostra quanto poco sappiamo della specie dei gorilla. Precedenti studi sul cromosoma Y ereditato per via paterna dai gorilla, suggeriscono che le due specie, gorilla dell’est e dell’ovest, si sono incrociati solo recentemente, ma il DNA mitocondriale ereditato per via materna suggerisce che essi si sono separati un milione di anni fa. Gli studi del DNA nucleare sono però campioni di pochi individui e rimane ancora della confusione; Vigiland ed il suo team hanno isolato il DNA dal sangue, fegato e feci di 18 dei 14000 gorilla selvatici rimasti nel pianeta, inclusi tre gorilla dell’est dall’Uganda al Congo, mentre i gorilla dell’ovest vengono soprattutto dal Camerun. Il team ha sequenziato 14000 coppie di basi del DNA nucleare non codificante da ciascuno dei gorilla. Le disparità da 79 siti diversi hanno la stessa frequenza di quella degli scimpanzè e due volte più alta di quella degli umani che si distinguono per la loro scarsa variabilità. Il team ha usato il numero delle differenze genetiche per calcolare la velocità di mutazione e questo ha permesso di determinare l’inizio della specie a circa 900000 fino a un milione di anni fa. Questa datazione è come quella della distinzione delle due specie di scimpanzè, suggerendo che cambiamenti climatici abbiano diviso in due parti le dense foreste abitate da ambedue i primati. Mentre però gli scimpanzè si sono divisi rapidamente in due specie, i gorilla hanno impiegato molto più tempo e si sono incrociati fino a 164000-230000 anni fa con i maschi che si muovevano più delle femmine. Questo sorprende perché oggi le due specie vivono separate da più di 1000 km e molti gorilla non si avventurano lontano dal loro ambiente. Questo studio offre una nuova visione della formazioni di specie nelle scimmie che serve da modello per capire l’evoluzione umana. Fino ad ora i ricercatori si sono focalizzati sulle rapide divisioni degli scimpanzè, mentre il persistere dello scambio di geni per lungo tempo, come quello di gorilla, potrebbe essere la norma.
Science, 11 May 2007, Vol. 316, pg. 894 - A. Hedenström - Pipistrelli ed uccelli rappresentano due linee evolutive indipendenti che risolvono la stesso problema: il volo autonomo dei vertebrati. Le specie più piccole mostrano la stessa morfologia delle ali ed operano con gli stessi numeri di Reynolds. Tuttavia le ali dei pipistrelli e degli uccelli differiscono per alcuni importanti aspetti. Per esempio le penne principali degli uccelli possono separarsi in modo che l’aria passi attraverso di esse e benché le ali a membrane dei pipistrelli possono allungarsi e stringersi non possono rendersi inattive aerodinamicamente con la stessa facilità delle penne degli uccelli. Le forze esercitate fra un oggetto solido ed il fluido che lo circonda sono una conseguenza delle leggi di Newton e la forza ascensionale che si esercita su un corpo immerso in un fluido è proporzionale al prodotto della velocità del corpo per la densità del fluido e per la sua vorticità e circolazione nella sezione dell’ala. Recentemente è stato studiato in dettaglio il moto dei vortici per tre specie di uccelli ed in diversi campi di velocità, mentre il volo dei pipistrelli ha avuto minore attenzione. Qualitativamente i pipistrelli generano un singolo circuito di vortice per ogni battito discendente dell’ala, mentre sono inattivi nella fase ascendente a basse velocità, ma per velocità più elevate si forma una coppia di vortici ondulati lungo le ali e si vede che anche durante la fase ascendente dell’ala c’è una spinta verso l’alto. Ultimamente sono state fatte delle valutazioni quantitative riprendendo le immagini del moto delle particelle sospese in un ambiente nebbioso durante i vortici per dedurre le forze aerodinamiche e ricostruirne l’andamento nel tempo. Si sono studiate due specie adulte di pipistrelli in un campo di velocità fra 1,5 a 7 m/s. A basse velocità si forma un forte vortice all’inizio del battito discendente, mentre alla transizione con il moto ascendente l’ala ha una rotazione verso l’alto e viene spinta all’indietro più velocemente del moto di avanzamento generando una spinta e si genera quindi una spinta aerodinamica in avanti e verso l’alto. Alla successiva transizione al battito discendente, l’ala ruota di nuovo verso il basso formando un nuovo vortice. A velocità più alte di 4 m/s il vortice è più forte e nella fase finale si diffonde verso l’interno dell’ala e del corpo ed anche durante il moto ascendente si genera una spinta verso l’alto. La visualizzazione dei vortici mostra come cambia la combinazione delle spinte e della forza ascensionale con la velocità cambiando anche il meccanismo. Un’altra differenza con gli uccelli è che la circolazione varia lungo la dimensione dell’ala ed ogni ala genera indipendentemente i suoi vortici e può operare indipendentemente dall’altra con una conseguente maggiore manovrabilità.
Science, 7 Sep 2007, Vol. 317, pg. 1312 - Virginia Morell - Fino a 100 anni fa si stimavano a 100000 le tigri di sette subspecie che vagavano in Asia dalla Cina alla Turchia oggi, nel 2006, secondo un rapporto dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, dopo una inarrestabile persecuzione da parte degli uomini, rimangono poco più di 3000 tigri in libertà. Anche il loro territorio s è ridotto ed abitano solo nel 7% delle loro aree storiche. Non più di 50 tigri rimangono in Cina, secondo lo State Forestry Administration (SFA). Al contrario le tigri in cattività stanno crescendo e si stimano almeno a 11000 le tigri di varia origine tenute dietro le sbarre. Circa 1000 si trovano negli zoo in Europa, Giappone, Nord America ed altre nazioni ed almeno 5000 vivono in centri di allevamento per le tigri, o “farms” come li chiamano i conservazionisti, per la maggior parte in Cina. Alla fine del decennio 1990 lo SFA studiò la possibilità di reintrodurre in Cina le tigri in libertà. L’operazione è problematica perché deve trattare popolazioni geneticamente diverse e richiede uno spazio minimo di 100 kmq per tigre e si devono rieducare alla vita libera tigri in cattività. Alcuni propongono di evitare l’uso dei felini in cattività e trattare le quattro subspecie in pericolo della Cina aggiungendo eventualmente altre tigri selvatiche di subspecie simili. Si ritiene che le tigri in cattività, siano in genere o troppo simili geneticamente o ibride e non possono essere liberate. Se non distrutte, potranno essere ancora usate per il mercato dei loro derivati che è stato vietato in Cina con il bando del 1993. Le “farms” vivono infatti per scopi commerciali per vendere le ossa di tigre per l’uso nelle medicine e nel vino. Se il bando viene tolto, sarà però la fine per le tigri dovunque. Le tigri con la loro pelliccia e come simbolo di forza vengono ritenute in possesso di poteri magici e, da 1500 anni la pratica medica asiatica prescrive l’uso delle ossa di tigre contro molte malattie, dai reumatismi all’impotenza. Nel XX secolo il commercio delle ossa di tigre è cresciuto esponenzialmente come la caccia e la deforestazione. Uno stop alla strage si ebbe nel 1975 con la Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora (CITES). Nel 1993 la Cina istituì il bando, ma le tigri continuarono a diminuire nelle 14 regioni che ancora le ospitavano per la riduzione dell’habitat. Il Parco Siberiano delle Tigri era stato creato in Cina nel 1986 quando un biologo decise di allevare tigri in cattività come sorgente delle ossa per le medicine nella speranza di ridurre la pressione della caccia di frodo, ma prima che cominciasse ad entrare nel mercato, fu introdotto il bando. Alcuni in Cina ritengono che un commercio regolamentato può fornire fondi per sostenere il ripopolamento delle tigri. Quasi tutti gli stati che hanno tigri in libertà e molti gruppi ambientalisti protestarono e chiesero di chiudere le “farms”. Alla fine le autorità cinesi aderirono al CITES e passò la risoluzione che i centri da allevamento dovevano servire solo per la conservazione delle tigri e non per il commercio delle loro parti. Tuttavia continua il dibattito interno sull’uso delle ossa di tigre nelle medicine anche se alcuni praticanti indicano in alternativa le ossa di ratto contro i reumatismi. I centri di allevamento delle tigri vendono carne di tigre ed hanno centinaia di containers refrigerati con pelli, ossa ed organi di tigre. Il governo potrebbe approvare l’uso delle ossa di tigre derivate da tigri in cattività regolandone la vendita attraverso gli ospedali per bloccare il mercato nero. Il controverso piano per la reintroduzione delle tigri in Cina è detto “Save China’s Tiger’s e vuole usare le tigri della provincia di Hunan, nel sud della Cina, per creare una riserva in Sud Africa dove non ci sono mai state. L’idea di rieducare le tigri alla vita libera è stata messa in pratica fra il 2003 ed il 2004 con l’approvazione della SFA introducendo due maschi e due femmine in Sud Africa dove si trova lo spazio e le prede che mancano in Cina. Le organizzazioni per la conservazione delle tigri rimangono scettiche ritenendolo una perdita di tempo e denaro per un problema di integrità genetica, essendo molte delle tigri in cattività ibride di due o più subspecie e preferiscono impiegare gli sforzi nelle tigri ancora libere. L’esperimento in Sud Africa però funziona perché, messe di fronte ad un’antilope africana il loro naturale istinto li ha portato a cacciarla ed ucciderla. Forse si farà un esperimento in una riserva di 200 kmq nello Hunan dove le femmine potrebbero insegnare ai cuccioli a cacciare, ma per 10 tigri è necessario almeno uno spazio di 1000 kmq. Altri progetti di reintroduzione si basano sulla popolazione esistente di tigri allo stato libero anche di diverse subspecie affini come quelle dell’Indocina. Esistono 1000-1200 tigri distribuite fra Cina, Laos, Cambogia, Tailandia e Myanmar ed una riserva di 1000 kmq si potrà creare fra le provincie dei Hunan ed Hubei. Bisognerà convertire però le foreste di pini ed abeti per creare un habitat adatto anche ai cervi e cinghiali e l’esperimento potrebbe creare un modello anche per altri paesi. I Cinesi pensano anche al Nepal, dove esistono circa 120 tigri ed un habitat misto di foreste. Si ripensa ad un programma di introduzione delle tigri siberiane usando alcune delle tigri geneticamente pure della Siberia, ma è solo un’idea e per adesso le tigri del centro siberiano rimangono ad intrattenere i turisti sugli Adventure Bus.
Una lista delle subspecie di tigri è stata fatta nel 1975. La tigre (Pantera tigris) ha 9 subspecie. Tre delle nove sono già estinte: quella di Bali (P. t. balica), la Caspia (P. t. virgata) e la Giavanese (P. t. sondaica). La South China tiger (P. t. amoyensis) non è stata più vista da 20 anni. In India è censita nel 2001 una popolazione di 3642 tigri del Bengala (P. t. tigris), ma ora sembrano ridotte a 1500 o meno. In Nepal e Bangladesh le tigri del Bengala prosperano e nell’estremo est della Russia sono in pericolo di estinzione le tigri Siberiane (P. t. altaica). La specie Malesiana (P. t. jacksoni), riconosciuta per via genetica, è pure in pericolo come tutte le sue simili.
Science, 26 Feb 2010, Vol. 327, pg. 1071 – David Grimm – Il delfino è intelligente come una persona? Se lo è, dovrebbe essere trattato un po’ meglio. Un esperto di neuroanatomia dei cetacei dell’università di Atalanta afferma che il delfino può essere considerato la seconda creatura più intelligente, naturalmente dopo l’uomo. I delfini hanno un cervello più grande degli umani (1600 gr contro 1300) e un rapporto in peso cervello/corpo più grande di quello delle grandi scimmie ma più piccolo degli uomini; sono il secondo essere con più cervello del pianeta. Non è solo una questione di dimensioni, i delfini hanno una corteccia molto complessa, quella che è responsabile della capacità di risolvere i problemi, hanno coscienza di sé e altre capacità associate all’intelligenza umana. I ricercatori hanno trovato nel cervello dei delfini i neuroni di von Economo che negli uomini e nelle scimmie sono connessi alle emozioni e al comportamento sociale. Ciò che fanno i delfini con il loro cervello è impressionante. Lavorando in un acquario, uno psicologo della conoscenza dell’università di New York afferma che la loro intelligenza sociale rivaleggia con quelle delle grandi scimmie. I delfini si sanno riconoscere allo specchio, segno di autocoscienza. Possono comprendere gesti complessi come espressioni degli umani. Molto del loro metodo di apprendimento è simile a quello di un bambino. Essendo così simili alle persone non sembra etico tenerli in cattività. Nella loro vita libera, i delfini si muovono in uno spazio di 100 chilometri quadrati, mentre in cattività sono costretti a vivere in un milionesimo di quest’area. Si possono definire come persone non umane, anche se è difficile definire che cosa significa essere una persona. Essi sono esseri viventi, coscienti del loro ambiente, hanno emozioni, sembrano avere personalità, autocontrollo e trattano gli altri in modo appropriato e persino etico. Gli esperti, tuttavia, avvertono che l’intelligenza dei delfini è basata su dati limitati e tutto è molto speculativo. Nonostante la lunga esperienza di ricerca, gli scienziati non concordano ancora sulle radici dell’intelligenza nel cervello umano. Anche negli uomini non sappiamo le relazioni fra la struttura del cervello e le sue funzioni; ancora meno sappiamo sui delfini.
Science, 2 Apr 2010, Vol. 328, pg. 36 – Jon Cohen – Cathy Crockford dell’università di St. Andrews, UK, è specializzata nelle comunicazioni con gli scimpanzé e lavora con suo marito Roman Wittig con un binocolo e un assistente, comunicando con walkie-talkies e usando un registratore. Essi stanno portando avanti uno studio completo per scoprire il significato dei suoni emessi dagli scimpanzé, sospiri, grugniti, urli, piagnucolii. Le vocalizzazioni degli scimpanzé non hanno avuto fino ad ora un’analisi formale e il sistema comunicativo degli scimpanzé non è stato decodificato. La decodifica è complicata dal loro habitat che è la foresta dove non è facile vedere gli interlocutori e capire chi parla e chi risponde. Comunità diverse usano suoni diversi in contesti diversi come quando si muovono o cacciano. Gli studi sulle scimmie vervet hanno mostrato che sono diversi i richiami di allarme per i serpenti, aquile e leopardi. Crockford e Wittig hanno iniziato con gli scimpanzé Budongo nel 2008 e stanno sperimentando con gli scimpanzé della foresta le tecniche usate dagli scienziati con le scimmie. La loro ambizione è non solo di decodificare le vocalizzazioni per comprenderne il significato e lo stato emotivo, ma vogliono interpretare il loro complesso ambiente sociale. Nella densa foresta le vocalizzazioni sono il principale mezzo informativo sulle intenzioni degli altri. Seguendo la comunità dei Budongo, Wittig e Crockford assistettero prima alla sparizione di Zefa, un maschio di secondo rango che ricomparve tre mesi dopo provocando una sfida con Nick, un maschio di primo rango e confronti con altri maschi inferiori. Si udirono grugniti e urla dal luogo, dove Nick tambureggiava; Zefa scese dall’albero e si avvicinò a un altro maschio di rango più basso che emise una sequenza di grugniti di sottomissione. Per Crockford i suoni emessi non dovevano essere interpretati come parole, ma comunicavano un’idea legata al contesto. Ad esempio, con i babbuini, se una femmina di babbuino era aggredita e sentiva un grugnito amichevole da parte di uno del gruppo degli assalitori, questo affrettava la riconciliazione con l’aggressore.
Science, 26 Nov 2010, Vol. 330, pg. 1216 – Felisa A. Smith – Per i primi 140 milioni di anni della loro storia evolutiva, i mammiferi erano di piccole dimensioni e occupavano nicchie limitate. Si sono evoluti nel Mesozoico medio e i più grandi hanno potuto anche predare piccoli dinosauri finché le loro dimensioni andavano fino a 15 kg. Con l’estinzione di massa del Cretaceo/Paleogene, che ha eliminato i dinosauri non volanti, ma anche molti vertebrati e invertebrati, le comunità degli ecosistemi si riorganizzarono e si è verificata una diversificazione dei mammiferi terrestri che ha portato all’aumento di massa di quattro ordini di grandezza e all’occupazione di tutte le nicchie e i ruoli negli ecosistemi. Si sono analizzate le dimensioni massime dei mammiferi terrestri, classificando per specie (tassonometria) e secondo l’evoluzione degli ordini (filogenesi) e, organizzando i dati delle dimensioni, secondo gli ordini, le epoche e i continenti, durante tutta la loro storia evolutiva. Le informazioni sulle dimensioni si sono ottenute dai fossili completi o, indirettamente, dalle dimensioni dei denti e delle ossa più grandi. L’evoluzione delle dimensioni è stata simile in tutti i continenti; dove le masse sono cresciute rapidamente nel primo cenozoico e nel tardo Eocene (42.9 milioni di anni fa), la massa diventò tre ordini di grandezza maggiore di quella del primo cenozoico. Un limite superiore di 17 tonnellate è stato raggiunto nel primo oligocene in Eurasia e nel miocene per i proboscidati, in Eurasia e Africa. Tre dei quattro continenti hanno avuto i mammiferi più grandi Sono state controllate due ipotesi sulla legge di evoluzione della massa. Il primo modello è semplice e segue una legge geometrica secondo: logM = M0*t^0.5. Il secondo modello prevede una saturazione, che riflette la limitazione delle risorse secondo la quale la variazione nel tempo della massa è proporzionale alla massa stessa: dM/dt = aM. Supposto un valore asintotico K per la massa, si ha la legge di Gompertz: log M = logK – log(K/Mo) e^(a*t). Questo modello è il più plausibile del primo per l’effetto di saturazione e il coefficiente “a” può essere cambiato per adattarsi ai dati sperimentali. Ordini diversi hanno avuto storie evolutive diverse nei continenti, ma hanno raggiunto gli stessi massimi per gli stessi ruoli nelle loro nicchie ecologiche. I mammiferi carnivori hanno avuto sviluppi simili con livelli di saturazione di valore inferiore ai megaerbivori, seguendo sempre la legge di Gompertz. La disparità fra il più grandi erbivori e i più grandi carnivori è rimasta nei mammiferi contemporanei, per cui i secondi non predano i primi. Leoni, tigri e orsi sono di un ordine di grandezza inferiore a elefanti e rinoceronti creando limiti fisiologici ed ecologici. Sono stati comparati questi andamenti evolutivi con i tre maggiori fattori fisici: temperatura globale, livello di ossigeno dell’atmosfera e area del territorio. Queste tre variabili mostrano empiricamente delle influenze sulle dimensioni del corpo. La temperatura influenza il modo con cui i mammiferi dissipano il calore del corpo. Le grandi aree permettono grandi popolazioni e riducono le probabilità di estinzione dei grandi mammiferi. Un’alta concentrazione dell’ossigeno nell’atmosfera permette un metabolismo più rapido e una maggiore produzione di biomassa. Nell’intervallo temporale fra tardo eocene e Pleistocene (da 42,9 a 09 Ma) e fra il primo e il medio eocene, i risultati sono simili. I grandi mammiferi si sono evoluti quando la Terra era più fredda e le aree terrestri erano più grandi. Temperature globali più basse corrispondono a maggiori distese di ghiaccio nelle calotte polari, livelli del mare più bassi e maggiori aree continentali, quindi temperature e aree continentali hanno una correlazione significativa.