14. MALATTIE E SALUTE

14.6 FARMACI E TERAPIE

Science, 7 Jan 94, Vol. 263, pg. 24 - Peter Aldhous - L’aspirina è uno dei farmaci più comunemente usati. Tutti sanno che chi è a rischio di disordini vascolari deve prendere una mezza compressa di aspirina al giorno. L’aspirina previene la coagulazione del sangue bloccando gli enzimi che provocano l’aggregazione delle piastrine. Alcuni studi indicano che l’aspirina riduce i colpi apoplettici, ma solo negli uomini. L’efficacia nelle prevenzione dei disturbi vascolari è sotto indagine negli USA con un test su 40000 donne.

Science, 8 Apr 94, Vol. 264, pg. 196 - Rachel Nowak - L’industria del tabacco ha sempre affermato che la nicotina non ha un effetto additivo. Nel 1983 Philip Morris della Marlboro aveva completato una ricerca che non era stata pubblicata, 6 anni dopo, nel 1989, un team canadese studiò su animali l’effetto della nicotina sul cervello. Dei topi erano sottoposti a dosi diverse di nicotina e quindi addestrati ad autoacquisire la nicotina. L’acquisizione era più frequente per i topi già trattati con dosi maggiori.

Science, 15 Apr 94, Vol. 264, pg. 360 - John Travis - La scoperta degli antibiotici negli anni ‘40 e ‘50, con la loro capacità di uccidere i batteri responsabili delle peggiori malattie infettive come la tubercolosi e la polmonite, ha permesso di salvare innumerevoli vite umane. Tuttavia l’efficacia degli antibiotici si è nel tempo ridotta radicalmente per l’eccezionale abilità dei batteri a sviluppare resistenze a quasi tutti i farmaci. In particolare l’uso massiccio degli antibiotici per gli animali di allevamento e l’abuso della loro prescrizioni in ogni malattia ha favorito questo processo ed oggi, ceppi di strafilococchi che producono infezioni fatali negli ospedali, sono immuni a quasi tutti gli antibiotici esistenti. I batteri producono diversi meccanismi per resistere agli antibiotici: possono semplicemente respingerli fuori dalla cellula in modo specifico o insieme ad altri composti per essi dannosi, possono cambiare la proteina della membrana cellulare per impedire l’entrata delle sostanze dannose, possono produrre enzimi che distruggono o inattivano gli antibiotici, o modificare le loro proteine in modo che non possano essere attaccate dagli antibiotici. Nuovi antibiotici vengono prodotti modificando la struttura in modo da superare le attuali difese dei batteri, ma con il tempo questi svilupperanno nuove capacità per resistere. I ricercatori pensano ora di concentrarsi verso un’altra strategia: disarmare e rendere inoffensivi i batteri invece di ucciderli, ma la soluzione è complessa perché richiede la profonda comprensione di come si sviluppa la patologia cioè come i batteri scelgono, si infiltrano e distruggono le cellule.

Science, 6 May 94, Vol. 264, pg. 770 - Random Samples - Negli USA si stima che vengano praticati 90 milioni di trattamenti di agopuntura ogni anno, ma gli aghi per agopuntura sono ancora classificati dalla FDA (Food and Drag Administration) come dispositivi di sperimentazione e ciò significa che le compagnie di assicurazione non pagano per questi trattamenti. Il mese scorso il NIH e la FDA hanno promosso un workshop per discutere l’argomento. Si sono avanzati molti dubbi sull’affidabilità di molti dati clinici, tuttavia si è convenuto che ci sono prove dell’efficacia di questi trattamenti in alcune patologie come dolori, depressione e problemi neurologici, ed in particolare che hanno efficacia preventiva contro nausea e vomito.

Science, 2 Sep 94, Vol. 265, pg. 1371 - Jon Cohen - Da più di 10 anni la ricerca di vaccini su alcune malattie è considerata prioritaria, ma lo sviluppo di tali vaccini è un campo in cui è difficile avere confidenza sulle previsioni. Per i paesi in sviluppo i più richiesti sono i vaccini contro HIV, malaria, tubercolosi. Il vaccino contro HIV è considerato prioritario anche nei paesi sviluppati. Il problema è che, benché i vaccini siano fra gli interventi medici a più alto rapporto costo/efficacia, non sono molto remunerativi, specie quelli richiesti dalle nazioni in sviluppo. Inoltre i vaccini efficaci nei paesi sviluppati non sono spesso adatti alle stesse malattie diffuse nei paesi in sviluppo. La mancanza di forti incentivi da parte del mercato richiede quindi un’azione da parte del settore pubblico che invece è carente come nel caso della malaria che nei paesi in sviluppo colpisce 300-500 milioni di persone con 1,5-2,7 milioni di morti. Anche gli USA hanno cancellato questa ricerca dai programmi governativi. Tuttavia è anche vero che denaro e volontà non possono rimuovere l’ostacolo dovuto all’attuale ignoranza scientifica sui meccanismi dell’immunità: è necessario in realtà conoscere meglio l’ospite piuttosto che l’agente patogeno.

Science, 2 Sep 94, Vol. 265, pg. 1401 - N. Regina Rabinovich - La ricerca dei vaccini tende a risolvere diversi problemi come: aumentare la debole risposta immunitaria di sostanze potenzialmente protettive, trovare sostanze protetive con risposta immunitaria dove la naturale malattia manca di suscitarle, combinare vaccini efficaci senza creare interferenze che riducano la loro efficacia. Spesso la risposta immunitaria di un vaccino è più debole di quella provocata dalla malattia, in questo caso vengono usati coadiuvanti che amplificano l’effetto immunitario, sostanze spesso trovate empiricamente. Fra le aree di ricerca dell’immunologia c’è l’uso delle cytokine che mediano con le cellule la risposta immunitaria, come l’interleukina-2 (IL-2) e l’interferone-gamma. Un altra strada è quella dei vaccini ad acido nucleico con l’iniezione di un DNA che codifica un antigene, questo sistema sembra che stimoli in modo persistente la risposta immunitaria e sembra promettente anche per l’AIDS. Per molte malattie il vaccino ideale è lo stesso germe patogeno o derivato, attenuato e vivo. Per eliminare il pericolo di un ritorno di virulenza si ricorre alle tecniche genetiche inserendo geni dell’agente patogeno in un organismo non patogeno come vettore. Esistono virus da vaccino capaci di tollerare l’inserimento di lunghi segmenti di DNA estraneo, oppure virus degli uccelli, specifici di queste specie, che negli uomini non producono infezioni, un esempio è il vaccino della rabbia basato su un virus vettore del canarino; i poliovirus attenuati sono usati nel vaccino di Sabin contro la polio e possono essere usati come vettori inserendo sezioni di altri geni. Anche diversi tipi di salmonella vengono studiati come portatori di vaccini, un esempio di questo è il vaccino contro la febbre tifoide.

Science, 9 Sep 94, Vol. 265, pg. 1522 - Robert F. Service - Per molto tempo nella ricerca dei vaccini è stata ignorata la parte più estesa, circa il 70%, del sistema immunitario che produce anticorpi, cioè il sistema delle mucose. La prima barriera che incontrano gli agenti patogeni per entrare nel corpo è infatti una superficie di mucosa. Molti dei vaccini che agiscono sulle mucose vengono ingeriti per bocca e questo rappresenta un metodo ideale a detta degli esperti. Naturalmente i vaccini orali devono essere protetti contro gli enzimi e gli acidi dello stomaco incapsulandoli in microsfere. L’azione dei vaccini da mucosa è quella di produrre immunoglobuline A (IgA) che si depositano sulla superficie delle mucose rinforzando la barriera contro l’ingresso dei patogeni con effetto preventivo. I vaccini da siero producono invece immunoglobuline G (IgG) che entrano in circolo nel sangue. Vaccini da mucosa in sviluppo sono quelli contro il colera, la diarrea da batteri e da virus, la febbre tifoidea, l’influenza, la polmonite da virus e streptococco, l’AIDS, la meningite, la rabbia ed altre infezioni.

Science, 25 Nov 94, Vol. 266, pg. 1323 - Robert F. Service - La riduzione del colesterolo nel sangue riduce il progressivo bloccaggio delle arterie ed il pericolo di attacchi di cuore. Tuttavia le medicine che riducono il tasso di colesterolo possono avere effetti collaterali e studi indicano un aumento di rischi per cancro e suicidio. Ora un team di ricercatori svedesi ha trovato una medicina che riduce il tasso di colesterolo senza avere effetti negativi. Questa medicina è chiamata simvastatin ed è stata provata nei paesi scandinavi su 4400 pazienti per 5,4 anni. La simvastatin fa parte di una famiglia di sostanze che blocca l’azione di enzimi essenziali per la sintesi del colesterolo.

Science, 5 May 95, Vol. 268, pg. 658 - Anne Simon Moffat - Nei tempi antichi la maggior parte delle medicine provenivano dalle piante, ma da circa 50 anni la chimica ha sostituito la botanica e le medicine vengono sintetizzate nei laboratori farmaceutici. Ora i nuovi sviluppi della biotecnologia tendono ad invertire di nuovo il modo di produrre le medicine con l’uso di piante transgeniche con virus che forniscono vaccini per diverse malattie. Le piante sono facili da coltivare ed i vaccini da loro prodotti sono esenti da contaminazioni come quelli prodotti con gli animali perché i virus delle piante non infettano uomini ed animali. Con le piante transgeniche è più facile produrre vaccini da somministrare per bocca o inclusi nelle piante commestibili usate nella dieta.

Science, 9 Jun 95, Vol. 268, pg. 1432 - Stephen S. Hall - La scoperta verso la fine degli anni ‘80 dell’Interleukina-12 (IL-12) e dei suoi effetti immunitari ha aperto molte speranze e prospettive nella lotta contro malattie quali il cancro, l’AIDS, la malaria, la tubercolosi, la leishmaniasi e la schistomaniasi. L’azione della IL-12 è quella di innescare effetti immunitari, ma la sua sperimentazione non è andata oltre la fase 1. L’entusiasmo è però temperato dal fatto che come tutte le cytokine ha potenzialmente effetti negativi se concentrata nel posto sbagliato ed al momento sbagliato.

Science, 3 Nov 95, Vol. 270, pg. 724 - Robert F. Service - Gli antibiotici sono stati vittime del loro stesso successo; usati in dosi massicce hanno agito come forza evolutiva che ha selezionato nuove specie di organismi patogeni che resistevano alla loro azione. I ricercatori hanno recentemente trovato una dozzina di nuovi antibiotici che controllano questa resistenza ai farmaci. Una di queste nuove sostanze molto promettenti è nota come oxazolidinones della società Upjohn che agisce come molte altre inibendo la sintesi delle proteine allo stadio iniziale. Il meccanismo di azione rimane però ancora in gran parte un mistero. Altri nuovi antibiotici agiscono sulle pareti delle cellule ed altri ancora sulla riproduzione del DNA. Saranno necessari da 5 a 15 anni perché i nuovi antibiotici possano passare la trafila delle prove cliniche e dell’approvazione della FDA per entrare nel mercato.

Science, 10 Nov 95, Vol. 270, pg. 908 - Jon Cohen - Recentemente diversi pazienti hanno sofferto effetti tossici con il trattamento di Interleuchina-12 (IL-12) e si sono avuti anche due decessi. Precedenti trattamenti avevano indicato che la IL-12 è utile contro diversi tipi di cancro, AIDS e malaria. Un’indagine ha messo in evidenza che dosi multiple ed elevate di IL-12 sono molto tossiche se non viene data una singola dose iniziale. Dosi multiple, ma basse non sono invece tossiche anche senza una dose iniziale. Sembra che la dose iniziale inizializza il sistema immunitario in modo da rendere sopportabili le dosi seguenti.

Science, 5 Apr 96, Vol. 272, pg. 28 - Nigel Williams - Il prossimo anno scade il 200mo anniversario della scoperta del vaccino contro il vaiolo da parte del medico inglese Edward Jenner ed oggi, con la rivoluzione della biologia molecolare, gli immunologi hanno una spiegazione molecolare e cellulare di come opera il sistema immunitario; ciò apre la via ad una nuova generazione di vaccini basati sulla manipolazione del sistema immunitario. I ricercatori credono che anche il cancro sia soggetto all’attacco immunitario, ed infatti alcune forme di cancro a volte regrediscono spontaneamente. Tuttavia in 50 anni di prove con vaccini anticancro i successi sono stati sporadici. Le cellule immunitarie T sono attivate da un antigene specifico, ma richiedono anche un secondo segnale: una proteina detta B7 che non viene emessa dalle cellule tumorali, ma le cellule T rispondono anche a messaggi rilasciati dalle cellule sotto forma di molecole dette cytokine e, se si introduce nelle cellule tumorali il gene di un’appropriata cytokina, come l’interleuchina-2 o l’interferone-gamma, le cellule T vengono stimolate a intervenire. Si è così tracciata una nuova strategia.

Science, 5 Apr 96, Vol. 272, pg. 50 - Douglas T. Fearon - L’evoluzione ha selezionato due sistemi immunitari contro gli agenti infettivi: quello innato o naturale e quello acquisito o specifico. il primo è più antico ed era già presente nei primi organismi multicellulari, il secondo si è evoluto negli ultimi 400 milioni di anni. La differenza fra i due sistemi sta nei mezzi con cui riconoscono i microrganismi. Il sistema innato usa le proteine codificate dalle sostanze nocive per identificarle; in particolare i carboidrati delle pareti delle cellule microbiche sono diversi da quelli delle cellule eucariote. Al contrario il sistema acquisito è basato sul sistema dei linfociti B e T ricettori specifici che riconoscono i peptidi emessi dagli agenti infettivi.

Science, 5 Apr 96, Vol. 272, pg. 54 - Rafi Ahmed - Nel 18mo secolo si sperimentò in modo naturale il meccanismo dell’immunità protettiva acquisita, dopo un’epidemia di morbillo scoppiata nelle isole Faroe nel 1781. Durante i successivi 65 anni non si ebbe più la malattia fino al 1846 quando una nuova epidemia colpì dal 75 al 95% della popolazione, ma nessuno degli anziani che avevano avuto il morbillo nel 1781 fu infettato per la seconda volta. Anche Tucidide, che descrisse l’epidemia che colpì Atene nel 430 a.C., notò che nessuno era stato contagiato due volte. Il sistema immunitario ricorda, a volte per tutta la durata della vita l’identità di un germe patogeno; sussiste però un considerevole dibattito sul meccanismo con cui si mantiene l’immunità. Un’ipotesi suppone che le cellule immunitarie di memoria che si formano hanno lunga vita, un’altra ipotesi suppone che persista un livello minimo di antigene che fa sopravvivere le cellule di memoria.

Science, 3 May 96, Vol. 272, pg. 668 - Ingrid Wickelgren - Il progetto di una pompa artificiale in sostituzione del cuore ha fatto recentemente grandi progressi. Sistemi di pompaggio artificiale extracorporei vengono usati durante le operazioni di trapianto cardiaco, ma l’esigenza di una pompa meccanica piccola ed affidabile rappresenta un sogno dei cardiologi perché sono solo circa 4000 i trapianti possibili ogni anno su circa 15000 pazienti che attendono un donatore. Poiché l’80% dei pazienti hanno problemi solo con la parte sinistra del cuore, gli sforzi si sono concentrati nel realizzare un Left-Ventricular Assist Device (LVAD) cioè solo un mezzo cuore artificiale. Un modello funziona ad aria compressa altri mediante elettricità fornita da una batteria esterna e quindi tutti hanno bisogno di connessioni esterne. Le dimensioni però sono tali che non possono essere impiantati in donne piccole o bambini. La prossima generazione sarà più piccola e non avrà tubi o fili che attraversano la pelle: l’energia sarà fornita dall’esterno in modo elettromagnetico. La pompa scelta è rotativa a 10000 rpm, ma si pensa anche di eliminare la pompa usando un muscolo prelevato dallo stesso paziente stimolandolo elettricamente.

Altri sistemi artificiali per aiutare il cuore nelle crisi di fibrillazione ventricolare e tachicardia, sono i defibrillatori il primo dei quali è stato impiantato nel 1980 e da allora altri 50000 o 80000. In questi sistemi sono stati compiuti grandi progressi con l’uso dei microprocessori che operano diagnosi sofisticate e possono essere programmati. Si è infatti scoperto che il cuore si comporta caoticamente in termini matematici cambiando fra diverse sequenze ed anche gli stimoli devono essere applicati secondo un algoritmo caotico.

Science, 17 May 96, Vol. 272, pg. 954 - Trisha Gura - Gli immunologi hanno scoperto le chemiokine circa 10 anni fa, ma il loro interesse si è polarizzato solo dall’anno scorso quando si scoprì la loro azione contro il virus dell’AIDS. La chemiokine fanno parte di una vasta classe di messaggeri intercellulari dette cytokine, come l’interleukina-1 e -2 (IL-1 e IL-2), che attivano i globuli bianchi del sangue mobilitandole nelle zone di infiammazione contro un’ampia varietà di patogeni, virus, batteri e parassiti incluso l’HIV ed il Plasmodio della malaria, ma la loro funzione protettiva può anche trasformarsi in attacco ai tessuti sani provocando persistenti danni come nelle artriti reumatoidi. Il complesso ruolo delle chemiokine ha attratto molte case farmaceutiche in programmi di ricerca per usarle contro polmonite, asma, artriti e disordini cardiovascolari e recentemente anche contro la sindrome di Alzheimer, il cancro e l’arteriosclerosi.

Science, 9 Aug 96, Vol. 273, pg. 746 - Frederick A. Murphy - Il trapianto di organi e tessuti animali negli uomini espone questi anche a rischi derivanti da malattie virali che possono saltare da una specie all’altra. Ci sono 4000 specie di virus noti e circa 30000 specie e varianti che infettano uomini, animali, piante, invertebrati e microrganismi; l’attenzione deve essere concentrata sui virus che sono patogeni nei donatori e riceventi ed in quelli che hanno rischi potenziali. Si è tentato di ottenere sorgenti di organi e tessuti “specific pathogen-free” (SPF) e molti materiali biologici per trapianto vengono sottoposti a trattamenti di inattivazione virale, ma molti virus sono resistenti ai trattamenti e subiscono continue mutazioni nel corso del tempo che li rendono diversi da quelli originali. Tutti gli sforzi possono ridurre, ma mai eliminare il rischio; esiste poi il meccanismo di passaggio di virus da una specie all’altra, l’emergenza di nuove epidemie come quella dell’AIDS o dei prioni, le misteriose proteine dell’encefalite spungiforme. Il problema acquista quindi una valenza sociale ed etica e deve essere trattato da un’organizzazione a livello nazionale.

Science, 11 Oct 96, Vol. 274, pg. 168 - Wade Roush - Gli scienziati che usano animali per esperimenti, sotto la spinta dei movimenti per la difesa degli animali, sono impegnati a soddisfare il principio delle 3-R cioè: reduce, refine, replace, ed hanno cominciato a ridurre il numero di animali usati nelle varie sperimentazioni. Nonostante i progressi molti scienziati affermano che in molte aree di ricerca di base non ci sono sostituti agli organismi viventi come ad esempio nello sviluppo dei vaccini e nelle ricerche dell’AIDS ed il clima di intimidazione di gruppi violenti dell’Animal Liberation Front ha spesso irrigidito i rapporti rallentando la ricerca di soluzioni concrete. D’altra parte le compagnie farmaceutiche non passano a nuovi metodi fino a quando questi non sono stati validati dai centri responsabili. Ad esempio l’anno scorso nove promettenti metodi in vitro, alternativi al noto test Draize di irritazione dell’occhio del coniglio, come prova di tossicità, si sono dimostrati insufficienti. Il test Draize è molto usato anche nelle prove per i cosmetici e, nonostante l’Unione Europea avesse deciso di bandire i cosmetici che usavano questo metodo entro il 1998, questo limite è stato spostato di almeno 2 anni per la mancanza di metodi sostitutivi. Molti scienziati inoltre non usano il termine “alternativo”, ma considerano le prove in vitro solo complementari perché il totale “replacement” è considerato problematico. Dal 1986 una direttiva dell’European Council permette gli esperimenti sugli animali solo quando non sono disponibili altri metodi soddisfacenti. Tuttavia il numero totale degli animali usato negli esperimenti si è andato riducendo. Negli USA, esclusi i ratti ed i topi, il numero si è ridotto del 35% dal 1985 al 1995 cioè a circa 1,4 milioni. In UK è passato da 5,6 milioni nel 1974 a 2,9 milioni nel 1992 compresi i ratti ed i topi; in Olanda da 1,6 milioni nel 1978 si è passati a 673000 nel 1994.

Science, 22 May 98, Vol. 280, pg. 1191 - Elizabeth Pennisi - L’aspirina, introdotta per la prima volta nel 1899, è un antidolorifico ed appartiene alla classe delle medicine anti-infiammatorie, ma può provocare ulcere e danni ai reni. Poiché il mercato dell’aspirina ha un valore di circa 14 miliardi di US$, le compagnie farmaceutiche sono interessate a produrre composti che non abbiano questi effetti collaterali negativi. L’effetto anti-infiammatorio deriva dalla sua capacità di bloccare un enzima detto cyclooxygenase-2 (COX-2) che provoca infiammazioni, febbre e dolore; allo stesso tempo però inibisce anche un altro enzima, il COX-1, che è essenziale alla salute dello stomaco e dei reni. Ora un rapporto della Vanderbilt University in Nashville afferma che è stato sviluppato un composto che disabilita solo l’enzima COX-2 ed in modo irreversibile. La nuova superaspirina potrà essere sperimentata senza effetti collaterali nelle ricerche contro il cancro al colon e contro i progressi del morbo di Alzheimer.

Science, 20 Aug 99, Vol. 285, pg. 1221 - Robin A. Weiss - Gli xenotrapianti, o innesti di cellule e tessuti animali negli uomini, sono stati oggetto di moratoria per paura di zoonosi cioè infezioni dagli animali agli uomini. Si tratta però di un pericolo incerto contro un certo vantaggio perché gli animali rappresentano una sorgente di tessuti di facile disponibilità. In particolare i maiali sono favoriti rispetto ai primati come sorgente di tessuti, ma molte discussioni sono sorte circa possibili infezioni da “porcine endogenous retrovirus” (PERV). La preoccupazione deriva dall’esperienza del virus HIV che si ritiene sia stato trasmesso dagli scimpanzé e dal fatto che il rapporto rischio beneficio è difficile da quantificare su lungo termine visto che lo HIV ha richiesto 20 anni per propagarsi dall’Africa e che dopo 55 anni di uso degli antibiotici si assiste ora all’aumento di resistenza dei microbi. D’altra parte anche nei trapianti di tessuti umani vi sono alti rischi di infezioni: HIV, virus dell’epatite B e C, diversi herpesvirus, tubercolosi e morbo di Creutzfelf-Jakob. Recentemente tuttavia un rapporto del Center for Desease Control and Prevention (CDC) ha dichiarato che nessuna infezione da PERV si è verificata in nessuna della 160 persone soggette a trapianti di cellule vive di maiali ed ora sia la US Food and Drag Administration (FDA) che la UK Xenotransplantation Interim Regulatory Authority (UKXIRA) sembrano pronte ad approvare prove su piccola scala di trapianti cellulari da maiali su uomini.

Science, 17 Mar 2000, Vol. 287, pg. 1977 - Chris Sander - Con il prossimo completamento della sequenza del genoma umano una nuova era si aprirà nello sviluppo della medicina. Ci sarà la possibilità di memorizzare in un data base sicuro il genotipo di ogni persona subito dopo la nascita ed il medico potrà prescrivere una terapia personalizzata di immunizzazione sulla base del singolo profilo biomolecolare; questo migliorerà per prima cosa la qualità della vita ed aumenterà di conseguenza la speranza di vita. Il volume dei dati che verrà impegnato non sarà grande paragonato a quello ad esempio per il commercio nelle transazioni delle carte di credito e nei sistemi di ricerca di Internet. L’elaborazione dei dati sarà basata sull’analisi delle funzioni biologiche dei geni e sulla possibilità di simulare cellule ed organismi al calcolatore ed avrà un impatto notevole sullo sviluppo di nuove medicine e di terapie personalizzate. Vi saranno ripercussioni anche nei rapporti sociali per rendere anonime tutte le informazioni riguardanti i pazienti.

Science, 28 Apr 2000, Vol. 288, pg. 627 - W. French Anderson - La terapia genica è stata a lungo criticata nei primi 10 anni della sua nascita per aver promesso molto e mantenuto poco ed i media la hanno considerata un fallimento scientifico e poco sicura. Ora alcuni risultati clinici dimostrano il successo del trattamento genico su una forma di severe combined immunodeficiency (SCID) di origine ereditaria causata dalla deficienza dell’enzima adenosima deaminase (ADA) per la mutazione di un gene. Due ragazze di 11 e 8 anni che soffrivano di questa grave carenza sono state trattate con una terapia genica prelevando cellule staminali del sangue prese dal midollo ed incubandole con un retrovirus che portava il gene dell’ADA; le cellule staminali così modificate sono poi state reimpiantate sulle pazienti e 10 mesi dopo il sistema immunitario si era quasi normalizzato e le pazienti potevano lasciare l’isolamento protettivo dell’ospedale e tornare a casa. I successivi controlli hanno mostrato che la risposta immunitaria è andata diminuendo, ma è rimasta sempre dentro il campo di normalità anche se verso il minimo. L’applicazione della terapia genica sta facendo progressi anche nel trattamento dell’emofilia e nelle affezioni cardiovascolari ed è promettente per lo sviluppo di vaccini basati su geni contro malattie infettive croniche ed alcuni tipi di cancro. I tempi di maturazione di queste tecniche sono lunghi, ma la strada è tracciata.

Science, 12 May 2000, Vol. 288, pg. 953 - Eliot Marshall - Lo scorso mese un team francese ha annunziato il primo successo di una terapia genica applicata ad una rara e letale malattia immunitaria che colpisce i fanciulli, nota come SCID-X1. In questo caso si è introdotto un gene sano nel midollo di due bambini che hanno potuto così lasciare l’ambiente protetto dove erano costretti a vivere. La tecnica usata è una delle tante che si stanno sperimentando, ciascuna delle quali ha i suoi rischi ed i suoi vantaggi.

Retrovirus. Per trattare lo SCID si è usato un retrovirus che infetta i topi. Ogni gene artificialmente introdotto ha effetto su lungo periodo e lavora bene sulle cellule che prolificano; lo svantaggio è che si integrano in modo casuale e che, se finiscono in un luogo sbagliato, c’è una piccola, ma reale possibilità di suscitare il cancro.

Adenovirus. Questo è un comune virus che infetta le vie respiratorie e gli occhi ed è usato come vettore per trattare la mancanza dell’enzima del fegato. Si coltiva facilmente in laboratorio, non ha rischi di cancro perché non si introduce nel genoma della cellula, ma le proteine dell’adenovirus producono una forte reazione immunitaria che lo rendono inefficace per terapie a lungo termine.

Adeno-associated virus (AAV). Si tratta di un piccolo virus quasi invisibile al sistema immunitario umano, infetta facilmente le cellule umane, ma richiede un adenovirus ausiliario per replicarsi; è difficile da crescere in grandi concentrazioni ed è stato usato con qualche successo nei pazienti affetti da emofilia B.

Lentiviruses. Si tratta di un retrovirus a lenta crescita che introduce geni in tutti i tipi di cellule senza produrre forti reazioni immunitarie. Il virus dell’AIDS appartiene a questa famiglia e sembra essere promettente per le terapie geniche se si riesce a domarlo. Anche il virus dell’Herpes è un altro candidato interessante perché capace di infettare le cellule nervose che sono resistenti agli altri vettori.

Science, 2 Jun 2000, Vol. 288, pg. 1563 - Martin Enserink - Gli epidemologi sono convinti che i vaccini rappresentano l’unico modo pratico per affrontare la mortalità provocata da AIDS (circa 2,6 milioni l’anno), tubercolosi (da 1,5 a 2 milioni l’anno) e malaria (più di un milione l’anno). Combattere queste mortalità significa anche ridare impulso all’economia che, specie nei paesi emergenti, viene mantenuta depressa dall’enorme perdita di risorse umane ed economiche provocate da queste malattie. Il finanziamento della ricerca dei vaccini è tuttavia insufficiente. La NIH spende annualmente 6,5 milioni di US$ per il vaccino contro la tubercolosi e 25 milioni l’anno per quello contro la malaria, gli studi del vaccino per l’AIDS ammontano a 250 milioni di US$ l’anno, ma le compagnie farmaceutiche sono riluttanti ad investire su questi vaccini perché i ritorni sono bassi ed i paesi in via di sviluppo non rispettano i brevetti, lo stesso vale per le varie compagnie di biotecnologia. Clinton ha proposto in gennaio il Millennium Vaccine Initiative con finanziamenti, contributi e facilitazioni fiscali ed anche gli stati europei si fanno avanti con iniziative simili. Questi problemi saranno discussi il prossimo mese fra le maggiori nazioni industrializzate a Okinawa in Giappone. Molti però sono pessimisti di fronte agli scarsi risultati operativi che emergono da queste riunioni.

Science, 17 Nov 2000, Vol. 290, pg. 1308 - Huntington F. Willard - La terapia genica è quella che usa i geni per correggere disordini genetici, ma fino ad ora, tranne che in due casi clinici non vi sono stati benefici dimostrati. Le tecniche per trasferire il DNA negli esseri umani sfruttano i virus, l’involucro con lipidi e da ultimo i cromosomi artificiali. I cromosomi artificiali sono stati realizzati solo per il lievito: Yeast Artificial Chromosome (YAC), ma trasferire la stessa tecnica nei mammiferi, per i quali i cromosomi sono 2-3 ordini di grandezza più grandi, risulta molto più complesso. Il loro uso avrebbe molti vantaggi potenziali sugli altri vettori, specialmente i virus, come quello di trasportare geni più grandi ed un effetto più a lungo termine, ma vi sono ancora molte barriere da superare.

Science, 9 Aug 2002, Vol. 297, pg. 962 - Robert F. Service - Impiantare oggetti nel corpo umano non è un fatto nuovo. Arti artificiali e pacemakers vengono impiantati da decenni ed i ricercatori sognano arti, orecchie ed occhi bionici oltre ad un cuore artificiale di lunga durata, ma molte di queste cose sono ancora fantascienza. Per iniziare, scienziati e società studiano sensori intelligenti che si interfacciano con l’organismo e registrano i suoi cambiamenti. Se avranno successo questi dovranno rivelare i sintomi del cancro, permettere il controllo del diabete, monitorare il livello del glucosio nel sangue e verificare la guarigione dopo un intervento chirurgico. I sensori impiantati dovrebbero permettere ai dottori di iniziare i trattamenti prima che compaiano sintomi evidenti, ma questi dispositivi non sono semplici ed a breve termine. Il problema chiave è che ogni materiale estraneo impiantato scatena le difese immunitarie ed inizia un processo infiammatorio che avvolge l’oggetto con migliaia di proteine isolandolo dall’organismo e naturalmente ci sono sempre ostacoli finanziari ed etici. Attualmente i maggiori sforzi sono concentrati sul diabete per cercare il modo di misurare il livello di glucosio senza prelevare la goccia di sangue. Il diabete affligge 16 milioni di Americani e quest’analisi vale 2 milioni di US$. I primi sensori di glucosio non invasivi sono delle metà degli anni ‘90 ed usavano la tecnica dei raggi infrarossi attraverso la pelle, ma il sistema non si è dimostrato affidabile. Un metodo usato all’università della California è quello di inserire il sensore in una vena in modo che il flusso del sangue impedisca il processo infiammatorio, lo stesso dispositivo può introdurre la dose di insulina necessaria, ma la vera speranza dei ricercatori è nel trovare un materiale biologico che faccia da interfaccia fra il sensore e l’organismo e non lo faccia riconoscere come estraneo. Per questo funziona una proteina detta vascular endothelial growth factor (VEGF) che facilita la produzione di vasi sanguigni nelle vicinanze allungando la vita del sensore, ma il VEGF deve essere fornito con continuità altrimenti i vasi sanguigni spariscono. Si cerca ora di inserire localmente un gene che produca il VEGF, insieme si vuole aggiungere uno steroide, il dexamethazone, che attenua il processo infiammatorio. Il VEGF, pur essendo prodotto naturalmente nel processo di guarigione delle ferite, è considerato pericoloso perché è implicato anche nel cancro e nella retinopatia da diabete che può portare alla cecità. Si cercano ora altre molecole simili che aiutino ad integrare i sensori nel corpo. Un altro sensore allo studio è quello di pressione fra le vertebre durante l’operazione alla colonna vertebrale che consiste nell’interporre un disco spugnoso fra due vertebre. Attualmente il controllo della pressione fra le vertebre è effettuato con un test a ultrasuoni, ma nel 15% dei casi la lettura è incorretta e bisogna ripetere l’operazione.

Science, 9 Apr 2004, Vol. 304, pg. 192 - Jennifer Couzin and Gretchen Vogel - Il trapianto di cuore può salvare una frazione dei 2000 pazienti che muoiono ogni anno negli Stati Uniti. Altri sopravvivono con una combinazione imperfetta di medicine, restrizioni dietetiche ed esercizi, ma molti non ce la fanno e ciò rende la malattia di cuore la causa di morte primaria nei paesi sviluppati. Il cardiologo Richard Schatz della clinica Scripps a La Jolla in California non vuole accettare questo come inevitabile e, insieme a molti altri, affronta il problema con il nuovo approccio della terapia cellulare. Questa consiste nel prendere cellule, in genere dallo stesso corpo del paziente, ed inserirle nel cuore malato. Le prove, iniziate nel 2000 in Francia e nel 2001 in Germania, hanno usato tecniche e cellule diverse ed i risultati sono difficili da interpretare, ma i clinici dicono di vedere dei benefici anche se non sanno spiegare perché. I cardiologi che hanno iniziato la terapia cellulare credono che le cellule trapiantate fanno crescere il muscolo cardiaco. Alcuni ricercatori però temono che possano ripetersi gli errori della terapia genetica quando in una prova morì un diciottenne a cui erano stati inoculati dei virus portatori dei geni riparatori. Ci sono stati dei segnali di allarme; in Francia quattro soggetti a prove di terapia cellulare hanno sviluppato delle serie aritmie, problema comune fra i malati di cuore, ed alcuni volontari coreani hanno subito un nuovo restringimento delle arterie riparate costringendo a bloccare la terapia. Lo scorso mese la Food and Drag Administration (FDA) degli USA ha invitato gli esperti a discutere vantaggi e svantaggi delle tecniche. Indicazioni che un cuore malato possa avere benefici dall’introduzione di nuove cellule si sono avuti con l’isolamento di cellule staminali versatili dagli embrioni e la scoperta di cellule del sangue immature che possono divenire cellule nervose e di cellule del midollo osseo che possono formare il fegato. Prove su topi nei quali era stato indotto un attacco di cuore, hanno mostrato che con l’introduzione di cellule del midollo osseo, ricche di cellule staminali, si è avuta la riparazione del muscolo cardiaco. Nel 2001 in Germania, all’Università di Frankfurt furono trattati 34 pazienti ed all’Università di Hannover furono confrontati 30 pazienti che avevano ricevuto cellule staminali del midollo osseo con altri 30 che avevano avuto solo cure normali. I primi risultati hanno indicato che i pazienti trattati con cellule staminali hanno riacquisito dal 5 al 30% delle loro capacità del muscolo cardiaco. La seconda tecnica adoperata, che trasferisce direttamente nel cuore danneggiato cellule immature dei muscoli del paziente, ha sperimentato problemi di aritmia ed alcuni sospettano che le cellule dei muscoli hanno un proprio ritmo elettrico che non si sincronizza con quello del muscolo cardiaco. Qualunque conclusione è però inaffidabile fino a quando non si confrontano i risultati con gruppi trattati con placebo; l’aritmia potrebbe non essere relazionata alla terapia perché i pazienti sono già a rischio di essa, ma senza un gruppo di controllo non si può provare. Non si conoscono ancora i meccanismi di intervento delle cellule che si usano nella terapia, alcuni esperimenti avevano persuaso che le cellule staminali del midollo potevano formare cellule cardiache dette cardiomiceti, ma alcuni clinici stanno diventando sempre più scettici sul fatto che la terapia ricostituisca la massa del muscolo cardiaco e pensano che il beneficio derivi da fattori di crescita che incoraggiano la proliferazione delle cellule esistenti e che le cellule iniettate esaltano funzioni naturali. Conclusioni chiare sono rese difficili dall’uso di tecniche combinate che mescolano cellule del midollo e cellule selezionate di tipi diversi. Anche le cellule staminali embrionali possono funzionare, ma alcuni temono che queste possano trasformarsi in cellule di tessuti diversi, al limite in tessuti ossei. Altri timori riguardano la possibilità che le cellule trapiantate, entrando nel circolo sanguigno possano sviluppare tumori latenti. Intanto gli europei stanno iniziando prove controllate da placebo, negli USA si lanciano studi pilota e la FDA chiede criteri di sicurezza prima di avallare le prove. Ci sono problemi di finanziamento perché non c’è nulla da brevettare, ma non c’è penuria di soggetti su cui sperimentare perché sono tanti quelli pronti a sottoporsi a nuove terapie.

Science, 14 Jul 2006, Vol. 313, pg. 160 - Martin Enserink - Una clinica olandese di Rotterdam, la Preventive Medicine Center (PMC), afferma di poter aiutare chi soffre di sclerosi multipla (MS), Parkinson, amyotrophic lateral sclerosis (ALS) o morbo di Huntington iniettando cellule staminali tratte dal sangue del cordone ombelicale. La clinica ha trattato più di 200 pazienti e, secondo il loro sito web, i risultati sono stati spesso spettacolari. Oltre che per le malattie neurologiche, la PMC offre trattamenti con cellule staminali per molte altre malattie incluse l’artrite, le malattie di cuore, l’ernia, l’insonnia, le disfunzioni sessuali, la depressione, la perdita di memoria, di capelli o di appetito. PMC è una del crescente numero di compagnie e istituti che intorno al mondo offrono terapie con cellule staminali considerate dalla maggioranza dei ricercatori come mai dimostrate. Alcune cliniche usano sangue del cordone ombelicale, altri cellule fetali o cellule derivate dai pazienti o midollo spinale. Alcune eseguono tutta l’operazione, altri fanno da intermediari fra i pazienti ed i dottori e tutti hanno siti web che promuovono le nuove terapie. Dozzine di scienziati di cellule staminali e dottori che hanno familiarità con questi trattamenti sono fortemente critici perché non solo c’è poca o nessuna prova sull’efficacia di queste procedure, ma non ci sono neppure pubblicazioni di studi su animali che indicano una possibilità di funzionare sugli uomini. Molte cliniche sembrano non avere interesse a raccogliere dati sui benefici ed i rischi delle terapie e non rivelano i dettagli dei protocolli. In questo modo la ricerca sulle cellule staminali, già sottoposta alle critiche per l’uso degli embrioni e dopo lo scandalo coreano della clonazione, vede calare la sua reputazione. Un caso particolare è quello dell’olandese John Franken, campione di ginnastica prima che subisse, 18 anni fa, una lesione al collo in un incidente al trampolino. Da allora Franken, che ha ora 44 anni, è incapace di muoversi senza una sedia a rotelle, ha seguito su internet la ricerca sul midollo spinale ed ha creato una fondazione per promuoverla nel 1995. Ha contattato il Dott. Huang di Beijing che iniettava cellule di feti abortiti ai pazienti con lesioni al midollo spinale, ma era rimasto per anni nella lista di attesa. Nel maggio 2005 Franken ha avuto un messaggio dal direttore della compagnia Cells4Health che aveva aiutato un paraplegico trattato con il proprio midollo spinale in un ospedale turco mettendolo in grado di camminare dopo 4 settimane; anche un secondo paziente aveva ottenuto dei miglioramenti funzionali. Franken fu accettato per la stessa terapia e, raccolti fra gli amici 23000 US$, ebbe iniettate nella lesione le cellule del suo midollo spinale in una clinica privata di Baku, nell’Azerbaijan. Franken ha descritto l’esperienza dopo l’operazione nel suo sito web ed ha riconosciuto qualche miglioramento, ma gli è stato detto di attendere. Con tutti i casi pubblicizzati, è facile dimenticare che pochissime terapie basate sulle cellule staminali hanno subito rigorose prove cliniche. Una terapia ben stabilizzata è quella per alcune leucemie con cellule da un donatore di midollo osseo e diversi studi negli ultimi anni hanno indicato che le cellule del midollo osseo aiutano a riparare il cuore dopo un infarto ed altri hanno sperimentato benefici nei pazienti con la cornea danneggiata, ma questo è tutto. Attualmente gli scienziati delle cellule staminali lavorano a due problemi di base: come portare le cellule staminali al tipo di cellula necessaria al trattamento e come assicurare che esse sopravvivano agli attacchi del sistema immunitario e non inizino a moltiplicarsi incontrollate. Le cliniche però vanno avanti con i trattamenti. La EmCell, per esempio, dice che ha esperienza su una molteplicità di malattie, avendo trattato più di 2000 pazienti in 13 anni. La ALS Treatment Development Foundation (ALSTDF) ha deciso di controllare da vicino la EmCell e le ha mandato un questionario dettagliato a cui la società non ha risposto rifiutando anche ogni dettaglio sui metodi usati contro l’AIDS e l’epatite virale. Alcune delle procedure della EmCell sono incomprensibili come quella di iniettare le cellule nell’addome dei pazienti affetti da ALS presupponendo che esse passino al cervello. L’inventore della terapia è anche capo della Cell Therapy Clinic della National Medical University dell’Ukraina ed ha pubblicato diversi articoli su PubMed-listed, ma non ha risposto alle richieste dalla ALSTDF ed è largamente ignorato dalla comunità scientifica. Anche il direttore della PMC ha promesso di pubblicare i dettagli della sua terapia alla fine di questa estate su Nature, Science e The Lancet. Una terapia non convenzionale su cui si è molto indagato è quella del Dott. Huang di Beijing che ha trattato più di 1000 pazienti. Questa terapia è basata sulle ricerche del neurobiologo Geoffrey Raisman dell’University College London che 20 anni fa scoprì come le cellule della mucosa nasale, durante lo sviluppo, guidano le fibre dei nervi olfattori all’interno del cervello ed insieme ad altri scoprì poi che queste cellule possono aiutare a riparare il midollo spinale danneggiato dei ratti. Raisman sta pianificando limitate prove cliniche per trattare pazienti che hanno un danno ad un nervo specifico che paralizza il braccio, ma afferma che il trattamento di Huang è diverso perché usa cellule fetali e non gli riconosce basi scientifiche. Altri scienziati che hanno seguito le prove di Huang su 12 pazienti hanno trovato modesti miglioramenti, ma anche effetti collaterali come la meningite ed hanno accusato Huang di non seguire i pazienti e di non raccogliere dati sull’efficacia ed i rischi. Huang non vuole discutere questi commenti. Nel nuovo mercato delle terapie con le cellule staminali sono poche le cliniche e le società che fanno prove e raccolgono dati. La Cells4Health è l’unica che abbia organizzato delle prove con 10 pazienti per infarto al miocardio trattati con il proprio midollo osseo, ma la prova fu fatta interrompere per la scarsa organizzazione ed i rischi dei pazienti. Lo stesso è successo per un’altra prova con pazienti affetti da lesioni al midollo spinale. Recentemente la Food and Drag Administration (FDA) USA ha messo sotto accusa la Biomark International di Atalanta, Georgia, per pubblicità falsa, distorta ed inaccurata nel suo sito web ed in altre inserzioni pubblicitarie. In Europa i trattamenti con le cellule staminali sono regolati da leggi frammentarie o da nessuna legge, ora la Commissione Europea ha proposto di uniformare le regole, ma la loro adozione richiederà anni e, anche se verrà alla luce, sarà impossibile impedire che i pazienti vengano dirottati in altri paesi per i trattamenti. Anche gli scienziati sono in parte colpevoli di fare incrementare la popolarità di terapie non provate e di suscitare aspettative irrealistiche nei pazienti ed allo stesso modo sono responsabili i politici ed i media. Bisogna quindi gettare acqua fredda sulle grandi speranze e dire che bisogna spettare e che non c’è ancora un trattamento pronto. Anche John Franken sta aspettando; dopo 6 mesi dall’operazione ha notato qualche cambiamento, un alluce è diventato sensibile e sente i cambiamenti di temperatura nella gamba e nel ginocchio sinistro, ma non ha riguadagnato il controllo dei suoi muscoli paralizzati. Si rifiuta di accettare però di restare così tutta la vita.

Science, 4 May 2007, Vol. 316, pg. 695 - David Schwartz - Molte delle malattie croniche umane, come l’asma, l’arteriosclerosi ed il cancro, sono complesse e coinvolgono un insieme di fattori genetici ed ambientali interagenti fra di loro nel corso di ore, giorni, mesi ed anni. Fino a poco tempo fa, le discipline delle scienze ambientali e quelle genetiche hanno lavorato indipendentemente ed i ricercatori delle prime si sono focalizzati sulle condizioni e le malattie che sono condizionati dai fattori ambientali, come la leucemia prodotta dal benzene, mentre per le seconde hanno cercato fattori genetici ed ereditari come nella fibrosi cistica. Tuttavia le migliori opportunità per ridurre i rischi genetici si hanno modificando l’ambiente, come dimostrano i successi dei trattamenti basati sulla dieta. Bisogna cercare di capire come i fattori genetici e l’esposizione all’ambiente interagiscono negli individui nell’alterare le funzioni biologiche e nell’influenzare il rischio alla malattia. Bisogna comprendere sotto quali circostanze certi individui sviluppano la malattia mentre altri rimangono sani e definire il contributo dell’ambiente per identificare come una variazione nella sequenza del DNA abbia effetto sulla malattia. Negli ultimi anni si sono fatti rapidi progressi nell’identificare tutte le variazioni genetiche che contribuiscono alle comuni malattie, gli stessi progressi non si sono fatti invece nel misurare quantitativamente il contributo dei fattori ambientali sulla salute. Certo questo è più difficile perché il genoma è un riferimento stabile mentre l’esposizione all’ambiente è più difficile da definire. Il Center for Disease Control and Prevention ha sviluppato una tabella completa delle tossine (sorgenti naturali) e dei tossicanti (sorgenti sintetiche) che agiscono sugli individui. Immaginiamo che si possa disporre di sensori personali che misurino la nostra esposizione a sostanze dannose e che ciascuno di noi possa indossare una fascia o una camicia intelligente per allertarci sul livello di inquinamento a cui siamo esposti ed avere dei sistemi che ci avvertano se il cibo che mangiamo contiene livelli dannosi di grasso con riferimento alla nostra predisposizione agli attacchi di cuore. Per questi dispositivi sono già disponibili le tecnologie e sono molto promettenti nella loro capacità di allertare sulla presenza contemporanea di molti fattori. C’è un programma a breve termine di sviluppare nuovi sistemi non invasivi e biomarker individuali sull’esposizione agli stress ambientali. Tuttavia per apprezzare e verificare l’importanza predittiva di tali sistemi è necessario che siano impiegati su larga scala e sia stabilito un programma con una raccolta di dati per una sufficiente risoluzione temporale e spaziale dell’indagine. Vi è oggi un vasto campo di potenziali applicazioni per dispositivi miniaturizzati di laboratori su chip per rivelare singole molecole, proteine e per le analisi dei biofluidi periferici. Il sistema richiederà anche le infrastrutture informatiche per l’analisi del volume di dati raccolti sull’ambiente e sugli individui.

Science, 27 Jun 2008, Vol. 320, pg. 1709 - Martin Enserink - Alcuni ricercatori hanno riferito che l’introduzione di centinaia di piccole varianti apparentemente senza conseguenze in un poliovirus può rendere inefficiente il virus stesso tanto da farlo funzionare come un vaccino vivente. Questa tecnica può portare ad un vaccino antipolio sicuro e forse ad altri vaccini del tipo vivente o attenuato contro altre malattie. La nuova strategia dei vaccini si basa sul fatto che tutti gli amminoacidi possono essere codificati con più codoni, triplette di basi DNA, guanina (G), adenina (A), Citosina (C) e Timina (T), come GAA e GAG. Molti organismi hanno però preferenze per certi codoni nei loro geni perché sono più facili ad essere usati nei ribosomi che sono le fabbriche di proteine. Nel vaccino si vuole ottenere qualcosa di diverso, creare un virus attenuato fornendogli dei codoni sfavorevoli, indebolendolo e rendendolo incapace a produrre la malattia, ma esso produce le stesse proteine ed induce la stessa risposta immunitaria del virus originale. Due team hanno sviluppato l’idea indipendentemente ed hanno sintetizzato una nuova versione del poliovirus con centinaia di piccoli cambiamenti. Benché una campagna mondiale antipolio con vaccino vivo abbia sradicato la polio, c’è posto per un altro vaccino anche perché i vaccini vivi attenuati possono a volte non essere inattivati. Il nuovo metodo può indebolire ogni altro virus e non si deve capire come esso funziona. Sarà un problema però fare approvare un vaccino prodotto con questo metodo perché i ricercatori dovranno dimostrare che il virus, mutando non induce nuovamente la malattia. Questa probabilità dovrebbe però essere minima avendo introdotte molte varianti.

Science, 14 Nov 2008, Vol. 322, pg. 1039 - Jennifer Couzin - La sperimentazione JUPITER, eseguita su 17800 persone, della terapia per prevenire le malattie cardiovascolari, è stata celebrata come un grande successo dimostrando la validità della proteina c-reactive (CRP) come indicatore del rischio delle malattie al cuore. JUPITER tuttavia ha confuso le idee su ciò che sappiamo e non sappiamo del ruolo delle infiammazioni nelle malattie cardiovascolari. Importante è stata la verifica degli effetti positivi della statina Crestor su tutti i partecipanti che avevano elevati livelli di CRP. Il Crestor ha avuto due effetti sulle 9000 persone che lo hanno ricevuto, mentre il resto ha assunto un placebo: ha ridotto del 37% il CRP e del 50% il colesterolo cattivo LDL. Gli attacchi cardiaci del gruppo trattato, rispetto a quelli del placebo, si sono ridotti di circa il 50% e la mortalità è stata del 20% più bassa. Molti hanno attribuito questo effetto alla riduzione di LDL e più controversa è stata l’opinione che attribuisce i benefici alla riduzione del livello di CRP. JUPITER, finanziato dal fabbricante del Crestor, non era stato progettato per il CRP, ma sono iniziate le discussioni. I cardiologi hanno dibattuto a lungo se CRP deve essere incluso nell’arsenale degli indicatori di rischio; gli studi dell’ultimo decennio hanno trovato che le persone con alti livelli di CRP tendono a soffrire di più di attacchi di cuore, ma la situazione è confusa perché CRP non è specifico ma collegato anche ad altre malattie. Tuttavia i partecipanti alla sperimentazione avevano livelli normali di colesterolo, ma alcuni erano sovrappeso, altri erano fumatori ed altri avevano metabolismo in disordine, tutte caratteristiche che fanno crescere il livello di CRP. Ci si chiede allora se anche i pazienti con colesterolo normale, ma altri comuni fattori di rischio come alta pressione o obesità, dovrebbero essere trattati con le statine per abbassare ancora il livello di colesterolo. Rimane quindi senza risposta la domanda se l’alto livello di CRP è causa degli attacchi di cuore. Uno studio genetico, pubblicato da un gruppo danese in ottobre, ha analizzato il DNA di più di 50000 persone dimostrando che variazioni del gene CRP non influenzano gli attacchi di cuore. I benefici di JUPITER sono quindi da attribuire solo alla riduzione del colesterolo LDL. Bisognerebbe verificare se un inibitore specifico di CRP riduce gli attacchi di cuore e su questa linea si sta iniziando.

Science, 26 Jun 2009, Vol. 324, pg. 1664 - Olle Lindvall and Insoo Hyun - Il turismo delle cellule staminali è una nuova forma di viaggio spinto dalla speranza e della presunzione medica. Molte cliniche nel mondo offrono terapie ipotetiche basate sulle cellule staminali a pazienti disperati per un insieme non definito di condizioni mediche. Queste cliniche sono sotto costante attacco di scienziati, clinici e bioetici per il fatto che espongono a pericoli i pazienti malati e minacciano di delegittimare i progressi nel campo delle cellule staminali. Un’analisi della pubblicità on-line di queste terapie dimostra che molte cliniche ignorano i rischi dei malati e nessuno sostiene le sue affermazioni con studi preclinici credibili o prove scientifiche pubblicate. Si riporta il caso di un bambino che ha sviluppato un tumore al cervello e al midollo spinale dopo il trapianto di cellule staminali fetali. Si può concludere che il turismo delle cellule staminali sia una trappola medica per malati ingenui. Nel giudizio bisogna però procedere con attenzione. Le difficoltà stanno nel saper distinguere fra il discutibile turismo delle cellule staminali ed il legittimo tentativo di provare terapie innovative basate sulle staminali. Una sanzione potrebbe intralciare lo sviluppo di strade scientificamente responsabili ed innovative su pazienti che hanno poche e non accettabili alternative. Demonizzare il turismo delle cellule staminali rischia di delegittimare le motivazioni del paziente per il quale il viaggio rappresenta l’ultima speranza. Questi viaggi si verificano anche in altre aree della medicina che coinvolgono interventi molto innovativi di costo elevato e pazienti seriamente malati come in certi centri cardiaci di eccellenza degli Stati Uniti. Ora e nel futuro ci sono trattamenti non accessibili a pazienti di certi paesi dove sono vietati per motivi politici o religiosi ad esempio nel caso di cellule staminali embrionali. Si tratta quindi di stabilire il marchio caratteristico di un intervento medico innovativo e qui si deve distinguere fra ricerca ed innovazione medica. La ricerca è quella portata avanti nelle prove cliniche per trovare risultati generalizzabili scientificamente. L’innovazione medica cerca il beneficio di un singolo paziente e la sua motivazione etica è la cura del paziente, non la ricerca. Ai pazienti con poco tempo non interessa l’accrescimento della conoscenza. Ci sono anche altre ragioni per lasciare spazio all’innovazione medica nell’uso delle cellule staminali. Non ci si può basare solo sul processo delle prove cliniche con le fasi 1, 2 e 3 per dimostrare la sicurezza, l’efficacia ed i vantaggi rispetto ad altri trattamenti. Le cure innovative possono essere una strada potente in combinazione con le prove cliniche. Negli ultimi 40 anni solo il 10-20% delle tecniche chirurgiche si sono sviluppate attraverso le prove cliniche. Alcune specialità, come i trapianti cardiaci si sono affermati senza prove cliniche. Certo sviluppare le terapie delle cellule staminali con la medicina innovativa non è ottimale. Le prove cliniche permettono di paragonare le procedure ed i risultati sul lungo termine e con gli interventi alternativi. In molti casi si tratta di interventi di sostituzione o rigenerativi, per i quali la sopravvivenza a lungo termine e gli effetti collaterali sono essenziali, ed inoltre le terapie basate sulle cellule staminali devono essere competitive. Le cure “magiche” con le cellule staminali per le quali non c’è un razionale scientifico o una prova preclinica di efficacia e sicurezza devono essere condannate in ogni circostanza. Ci sono poi le terapie di medicina innovativa per le quali c’è un razionale scientifico e per le quali l’efficacia senza effetti collaterali è stata dimostrata in modelli animali ma senza aver stabilito un approccio clinico. Questo può capitare per scarsa disponibilità di cellule, limitato numero di pazienti o sviluppi scientifici recenti. Questa categoria può essere accettabile per pazienti seriamente ammalati per i quali non ci sono migliori opzioni terapeutiche. Questo non è però l’unico approccio per l’avanzamento della medicina. Bisogna fare ogni sforzo perché si sviluppi un formale protocollo o chiarire il tipo di pazienti che ne possono beneficiare. In ogni caso la medicina innovativa basata sulle cellule staminali deve essere soggetta a revisione scientifica ed etica per la protezione del paziente. Recentemente la Società dell’Università dei Chirurghi ha emesso delle linee guida per l’innovazione chirurgica per le quali si deve sottomettere una preventiva proposta al locale comitato per l’innovazione chirurgica. Lo stesso dovrebbe essere fatto nel caso delle cellule staminali con un piano scritto ed un razionale scientifico e prove di efficacia e sicurezza in modelli animali, approvato da esperti ed i pazienti devono dare un consenso volontario informato. Dato il corrente stato di conoscenze sulle cellule staminali, i pazienti devono essere sconsigliati al turismo medico, ma è probabile che questo aumenterà nel futuro per i progressi della scienza e ci sarà molto lavoro per la comunità dei ricercatori, clinici, avvocati dei pazienti e legislatori.