Science, 28 May 93, Vol. 260, pag. 1230 - Richard Stone - Si sta discutendo la pianificazione di diversi esperimenti di cristallografia in microgravità utilizzando la stazione spaziale russa Mir che orbita intorno alla terra dal 1986. Ci sono diversi esperimenti che fanno parte di un accordo di ricerca comune fra USA e Russia, fra questi la cristallizzazione di proteine per ricerche sulla fisiologia umana. Gli esperimenti nello shuttle sono limitati nel tempo, al massimo a due settimane, mentre all’interno del Mir si può arrivare a 5 mesi. I problemi del Mir sono le fluttuazioni di temperatura e le vibrazioni in quanto il Mir non è un laboratorio sofisticato.
Science, 22 Jul 94, Vol. 265, pg. 482 - J. O. Dickey - Il 21 luglio 1969, durante la prima missione lunare umana dell’Apollo 11, fu piazzato sulla Luna un corner reflector array (formato da triedri cubici con diametro di 3,8 cm) per permettere accurate misure della distanza Terra-Luna con un laser. Questo retroriflettore, essendo passivo, ha potuto essere utilizzato da terra ed ha operato ininterrottamente per 25 anni. Altri due riflettori sono stati installati dall’Apollo 14 e 15. La misura del tempo di transito andata e ritorno fornisce uno spettro di dati ricchissimo dovuto anche agli effetti del sole sull’orbita della Lun1a. Essendo il bersaglio praticamente puntiforme, la precisione ottenibile è dell’ordine di alcuni cm usando impulsi laser molto stretti ed integrando i dati su periodi da 10 a 45 minuti. Con un telescopio da 1 m di diametro si raccoglie solo 2*10E-9 dell’energia riflessa. L’attenuazione totale è di 10E-21 e poiché con un’energia di 3 J, la massima che si può trasmettere in 1 s, si hanno al più 10E19 fotoni, è necessario poter rivelare il singolo fotone. Nominalmente ci sono 3 sessioni di misura da 45 minuti per giorno quando la luna si trova fra 3 ore ad ovest e 3 ore ad est del meridiano per un totale di circa 21 giorni della lunazione. Attualmente le effemeridi lunari sono basati sulla lunar laser ranging (LLR) con un miglioramento di tre ordini di grandezza sull’accuratezza. Le misura hanno dato anche un contributo alla verifica del principio di equivalenza fra massa inerziale e gravitazionale con corpi di grandi dimensioni, inoltre l’analisi dei dati a lungo periodo ha fornito misure della precessione della Terra, delle maree lunari e dalla dissipazione nella rotazione della Luna. Nel futuro si potranno ottenere miglioramenti con rivelatori di fotoni più efficienti e con impulsi laser più stretti e potenti. In occasioni di future missioni lunari si potranno installare sulla Luna transponder a microonde o ottici in siti abbastanza distanti fra di loro in modo da permettere misure differenziali ed aumentare di altri due ordini di grandezza l’accuratezza delle misure.
Science, 7 Oct 94, Vol. 266, pg. 24 - Daniel Clery - Dopo che le limitazioni di bilancio dell’ESA hanno congelato il programma Hermes, lo shuttle europeo, per i programmi di esperienza di uomini nello spazio si fa affidamento sulla collaborazione con la Russia. Il 3 ottobre un astronauta ESA e due russi, lanciati con una Soyuz, sono passati sulla stazione spaziale Mir. Nella prossima missione, Euromir 95, si invierà un europeo nello spazio per 135 giorni mentre è previsto che la NASA esegua un esperimento di docking dello shuttle con il Mir. Queste esperienze di soggiorno prolungato nello spazio sono volte a studiare gli effetti fisiologici e psicologici sugli esseri umani con particolare riguardo al sistema vestibolare, al controllo degli occhi in assenza di gravità, alla circolazione sanguigna ed infine ai criteri per la scelta della personalità degli astronauti per missioni prolungate.
Science, 11 Nov 95, Vol. 266, pg. 968 - Random Samples - Nel maggio 1996 la NASA prevede di lanciare nello spazio la più grande antenna radio, leggera, economica e a struttura gonfiabile. Un riflettore da 14 m formato da una membrana di mylar alluminizzata verrà dispiegato mediante anelli gonfiabili con la precisione del millimetro.
Science, 16 Jun 95, Vol. 268, pg. 1562 - David K. Hill - Alla fine di maggio in una riunione presso il Livermore National Laboratory si è discusso sul rischio di impatti di asteroidi sulla Terra e dei metodi per evitarli. L’attenzione è stata rivolta a corpi delle dimensioni fra 100 m ed 1 km che sono più frequenti e possono causare danni significativi. Si stima che corpi da 1 km di diametro hanno una frequenza di impatto di ogni 100000 anni e la frequenza varia come l’inverso del quadrato del diametro; quindi un corpo da 200 m può arrivare ogni 4000 anni. Shoemaker, lo scopritore della cometa che recentemente è caduta su Giove, ha proposto un sistema di telescopi con sistemi CCD per localizzare tutti gli asteroidi da 1 km che attraversano l’orbita della terra, il costo potrebbe essere di 4 milioni di US$ l’anno, ma asteroidi da 100 - 200 m di diametro sono molto più numerosi e difficili da scoprire. Una simulazione al computer degli effetti di tali asteroidi che cadono in mare ha mostrato che le ondate che provocano sulle coste hanno effetti devastanti come i più grandi tsunami. Un sistema di difesa proposto si basa sull’energia cinetica di proiettili superveloci legati da una rete di fibre resistenti che penetri nell’asteroide disintegrandolo. Un programma per difendere la Terra può costare da 50 a 200 milioni di US$ l’anno.
Science, 5 Apr 96, Vol. 272, pg. 26 - Andrew Lawler - Un progetto multinazionale per esaminare l’effetto di assenza di peso sulle scimmie rhesus viene contrastato dalla lega dei People for the Ethical Treatment of Animals (PETA) che lo ritiene scientificamente non necessario ed inumano. Il progetto prevede di inviare nello spazio una scimmia rhesus addestrata dal Russian Institute for Biomedical Problems con una capsula Bion dell’Agenzia Spaziale Russa in due missioni successive mentre USA e Francia condurranno l’esperimento. La NASA ritiene il progetto ben giustificato perché questi esperimenti non possono essere condotti sugli uomini durante i voli normali.
Science, 29 May 98, Vol. 280, pg. 1339 - Meher Antia - Lo Space Shuttle Discovery sarà lanciato la prossima settimana per mettere in orbita un’apparecchiatura da 33 milioni di US$ per la ricerca dell’antimateria primordiale lasciata dal big bang. L’apparecchiatura è costituita da un magnete da 2 ton costruito dalla Cina e un rivelatore fornito dall’Europa, un Alpha Magnetic Spectrometer (AMS). Rivelatori di antimateria a bordo di palloni sono stati già lanciati, ma senza risultato, i palloni durano però solo poche ore mentre un rivelatore in orbita può cercare per mesi. Anche l’analisi delle misure sui raggi cosmici non ha rivelato lampi di energia prodotti dall’incontro di materia con antimateria. C’è quindi un diffuso pessimismo sui risultati, ma l’esperimento durerà tre anni e si potrà raccogliere una grande quantità di dati; l’antimateria primordiale non è poi l’unico obiettivo, si potranno identificare le antiparticelle prodotte dal decadimento di materia oscura e la ricerca sullo spettro delle particelle cariche nello spazio potrà dare delle sorprese.
Science, 16 Apr 2004, Vol. 304, pg. 385 - Charles Seife - Il satellite Gravity Probe B (GP-B) da 700 milioni di US$ che dovrà essere lanciato il 19 aprile, dovrà eseguire misure così precise che un disallineamento infinitesimale della sua stella guida, una binaria nella costellazione di Pegaso, potrebbe rovinare l’esperimento. Per orientare la sonda gli astronomi devono misurare il moto della stella e tenerne conto. L’incredibile precisione necessaria ha reso il satellite costoso e discusso. La sua prova della relatività generale è molto semplice concettualmente, ma complessa nei dettagli tecnici. Il progetto della NASA è vecchio, è stato proposto nel 1961 ed ha ricevuto i primi fondi 3 anni più tardi, ma le sue radici vanno indietro al 1915 quando Einstein combinò spazio e tempo in un oggetto matematico che si comporta come un foglio di gomma; un oggetto dotato di massa come una stella o un pianeta posto su questo foglio produce un avvallamento ed un altro oggetto tende a cadervi dentro e percepisce questa attrazione come gravità. Le conseguenze come la curvatura dello spazio e del tempo sono state misurate con grande precisione. Nel 1976 il probe GP-A ha misurato in un volo suborbitale di 2 ore una sensibile alterazione in un orologio atomico, ma un altro sottile effetto deve essere ancora evidenziato. La rotazione della Terra o del Sole o di un altro oggetto massivo trascina lo spaziotempo in un modo ancora mai osservato e questo è lo scopo del GP-B. Per misurare questa torsione, in un termos raffreddato con elio liquido, quattro sfere di quarzo, gli oggetti sferici più perfetti creati dall’uomo, ruotano intorno ai loro assi 10000 volte al minuto controllati da getti di elio. Queste sfere agiscono come giroscopi che in assenza di influenze esterne puntano sempre in una direzione, ma sono un milione di volte migliori dei migliori giroscopi dei sistemi di navigazione inerziale. Mentre la Terra ruota trascina insieme lo spaziotempo ed i giroscopi che vi sono immersi subiscono una piccola torsione; misurando il loro orientamento rispetto alla stella guida corretta, si può vedere se viene messo in evidenza l’effetto di trascinamento della trama tenendo conto che la deviazione dovuta alla curvatura dello spaziotempo della Terra, o effetto geodetico, è molto maggiore e deve essere compensato. Questo trascinamento della trama è di 41 millesimi di secondi d’arco, l’angolo con il quale si vede da Washington un penny posto a Los Angeles. Una strumentazione così precisa è estremamente costosa ed i costi crescenti e le prove fallite hanno messo il progetto a rischio fino all’ultimo momento e, se il satellite fallisce, non ci sono piani per sostituirlo, ma se GP-B fallisce i fisici potrebbero rivelare il trascinamento della trama in altri modi. Alla fine degli anni ’90 gli astronomi dei raggi X hanno avuto indicazioni che la rotazione del disco di polveri intorno ad una stella di neutroni o un buco nero funziona come un giroscopio e l’effetto di trascinamento della trama provocherebbe un ondeggiamento del disco intorno al centro creando fluttuazioni delle radiazioni X emesse dal disco. Le fluttuazioni osservate possono quindi essere legate al trascinamento della trama, ma ci possono essere anche altri modelli a spiegarle. Un’altra possibilità è di aggiungere un altro satellite alla coppia che forma il LAGEOS usato per una precisa misura a mezzo laser del moto delle placche tettoniche. Il trascinamento della trama dovrebbe produrre uno spostamento delle orbite dei satelliti che funzionano come giganteschi giroscopi. Misurando le orbite con grande precisione e tenendo conto delle variazioni del campo gravitazionale terrestre il fenomeno sarebbe rivelato con sufficiente precisione anche se non paragonabile a quella del GP-B. Se però quest’ultimo riesce i risultati dovrebbero aversi in poco più di 18 mesi e diventeranno famosi.
Science, 22 Oct 2004, Vol. 306, pg. 592 - Charles Seife - Alcuni fisici italiani dell’università di Lecce e dello Space Flight Center del Maryland, studiando il moto di due satelliti che ruotano intorno alla Terra, hanno rivelato il piccolo trascinamento della trama dello spazio provocato dalla rotazione terrestre, conseguenza della teoria generale della relatività. L’effetto è noto come “Lense-Thirring effect” o “frame dragging” e provoca una variazione nell’orientamento dei giroscopi, ma è difficile da misurare. Il tentativo di misurare questo effetto è iniziato nel 1998 usando due satelliti, LAGEOS e LAGEOS II lanciati nel 1976, come giroscopi. I due satelliti sono di forma sferica con specchi riflettenti usati come bersagli di laser range finder terrestri che registrano la loro posizione con la precisione di centimetri. Il Lense-Thirring effect causa una piccola precessione del piano dell’orbita di 2 m per anno, ma la disuniforme distribuzione delle masse sulla Terra provoca una precessione di migliaia di km all’anno ed il modello gravitazionale è controverso per cui la stima del Lense-Thiring effect ha un errore del 20%. Recentemente la mappa gravitazionale è migliorata con la coppia di satelliti GRACE e l’errore si è portato al 10%, sempre troppo alto rispetto all’1% che dovrebbe essere garantito dal Gravity Probe B entro un anno. Se ci fossero i finanziamenti, l’aggiunta di un terzo satellite alla coppia LAGEOS potrebbe eliminare completamente l’effetto della distribuzione delle masse terrestri e si potrebbe arrivare anche al di sotto dell’1%.
Science, 8 Jul 2005, Vol. 309, pg. 226 - Richard A. Kerr - Il 4 luglio scorso un proiettile iperveloce ha creato un buco nella massa di ghiaccio sporco della cometa Tempel 1 sotto gli occhi del mondo. Nelle prime ore almeno la collisione non ha rivelato nessuno dei segreti sperati sulla formazione del sistema solare, ma gli scienziati della missione non hanno dubbi che Deep Impact fornirà molti dati fondamentali di cui hanno bisogno. Deep Impact non ha avuto una storia facile, i limiti di costo imposti, le revisioni della NASA ed i problemi tecnici incluso il computer di bordo, che è stato necessario rifare, hanno rischiato la cancellazione del progetto. Nonostante ciò il computer ed il suo software hanno portato il proiettile sul nucleo della Tempel 1 scattando una serie di foto negli ultimi 3 secondi prima dell’impatto. Da esse si è scoperto che il nucleo della Tempel 1 appare molto diverso da quello della Wilt 2 e della Borrelly, gli altri due nuclei di cometa fotografati da vicino dalla sonda. Molti particolari della Tempel 1 assomigliano a crateri da impatto, una zona di terreno liscio si stende sul corpo della cometa lungo 14 km, altre caratteristiche della sua topografia si sono formate quando il Sole ha portato via lo strato primordiale di ghiaccio della sua superficie. Tempel 1 non ha ingoiato il proiettile né ha formato un cratere come quello che si forma su un terreno duro. Le prime immagini restituite nel pomeriggio del primo giorno mostrano il primo contatto come un debole lampo puntiforme, era il proiettile di rame delle dimensioni di una lavatrice che penetrava nella superficie, dopo 150 millisecondi un lampo molto brillante ha saturato l’apparato fotografico; il proiettile, penetrando nel nucleo e vaporizzandosi, aveva generato un getto di vapore incandescente che si è espanso dalla superficie. Allo stesso tempo l’ombra di una colonna verticale si è proiettata sul nucleo formata dal materiale espulso dall’impatto. Tutto è sembrato simile agli esperimenti e dimostra che Tempel 1 non possiede una crosta dura, come si immaginava, ma è avvolto da uno strato soffice di polvere. I membri del team dovranno identificare il cratere nascosto dalla nuvola di polveri e le ulteriori elaborazioni delle immagini lo riveleranno, si faranno poi altri esperimenti e li si paragoneranno alle simulazioni numeriche. Nei prossimi mesi i dati spettroscopici riveleranno la composizione del materiale primordiale esposto, probabilmente simile a quello dei pianeti, e le analisi richiederanno un tempo abbastanza lungo.
Science, 14 Oct 2005, Vol. 310, pg. 258 - M. F. A’Hearn - La nostra conoscenza sulla struttura interna delle comete è basata solo su modelli teorici, in realtà la relazione fra composizione della coda e composizione del nucleo è sconosciuta e la missione del Deep Impact (DI) con cui si è fatto collidere un proietto sul nucleo di una cometa è stato concepita, proposta e selezionata dalla NASA per questo scopo. DI ha provocato un impatto di 19 GJ di energia cinetica sul nucleo della cometa 9P/Tempel 1 il 4 luglio 2005. Lo scopo principale era di determinare le proprietà strutturali del nucleo e quali volatili vi si sprigionassero. DI era costituito da due veicoli; un impattore di 364 kg di peso al 49% di rame ed una sonda di prossimità per osservare l’impatto da vicino. L’impattore aveva un sistema di navigazione per scegliere ed analizzare il punto di impatto in posizione illuminata e la velocità di impatto è stata di 10,3 km/s. L’evento è stato inoltre osservato da numerosi sistemi di osservazione sia terrestri che spaziali. La cometa è stata osservata quasi continuamente dalla sonda principale per molti giorni prima dell’impatto e dopo l’impatto ogni 4 ore per diverse settimane. Le immagini ad alta risoluzione coprono il 30% del nucleo con una definizione di 10 m/pixel. La parte osservata comprende regioni di diversa morfologia che suggeriscono materiali, processi geologici ed età diverse. La superficie del nucleo sembra stratificata ed è omogenea come albedo e colore. Si è stimato che la cometa perda 10E9 kg di materiale ad ogni passaggio di perielio. Lo spettrometro ad infrarossi del DI da 1,05 a 4,8 micrometri ha mappato la temperatura del nucleo in tutte le condizioni; sul lato illuminato dal Sole: la temperatura varia da 260 +/-6 K a 329 +/-8 K e la sua inerzia termica è bassa. L’osservazione della cometa prima dell’impatto ha indicato la presenza di brevi emissioni i gas e la chioma è più debole di quella della Wild 2 in proporzione al suo nucleo. L’impattore ha colpito il nucleo vicino al bordo sud (riferito all’eclittica) in modo obliquo, fra 20° e 35°, e l’istante di impatto estrapolato è stato 05:44:35,4 UTC. La prima emissione dal punto di impatto è stata prodotta probabilmente dalla vaporizzazione del proietto e di parte della cometa, la seconda emissione ha saturato ambedue le telecamere della sonda per 120 ms e deve essere associata alla prima emissione di materia dalla superficie. Il cono scavato dal proietto è comparso appena l’emissione del materiale è scesa sotto la saturazione. Dal volume degli eiecta si arguisce che l’impattore non è penetrato troppo in profondità ed il materiale eiettato era controllato dalla gravità. L’espansione laterale del cono degli eiecta è durata per circa mezz’ora e dalla loro espansione laterale si è potuto stimare la gravità sul punto di impatto che è diversa da punto a punto essendo il nucleo non sferico; il valore trovato è di 50 + 34/-25 mgal (1 gal = 1 cm/s^2) e la massa per produrre questa gravità locale è di 7,2*10E13 + (+4,8/-3,8)*10E13 kg. L’analisi spettrale delle emissioni ha individuato H2O, HCN, CO2 e materiali organici che includono formaldeide (H2CO) e metanolo (CH3OH), ma la risoluzione spettrale non era sufficiente per separare le singole sostanze organiche. Rispetto alle normali emissioni si è avuto un grande aumento di materiali organici. La temperatura osservata al centro dell’emissione è stata di 850 K, ma i valori iniziali al centro dovevano essere da 1000 a 2000 K estrapolando dal decadimento osservato.
La cometa Tempel 1 era giudicata come un tipica cometa della famiglia di Giove, come la Borrelly e la Wild 2, ma in realtà le tre comete sono molto diverse fra di loro e ci si chiede se ogni cometa risulti diversa vista da vicino. Borrelly e Tempel 1 hanno avuto una lunga vita all’interno del sistema solare mentre la Wild 2 è più recente, ma le differenze fra Borrelly e Tempel 1 risultano grandi come quelle con la Wild 2. La Tempel 1 è la prima a mostrare molti crateri da impatto e mostra stratificazioni di diverse caratteristiche topografiche forse comuni alle altre comete; anche l’attività diffusa può essere comune alle altre comete. L’impatto ha scavato un grande volume di particelle microscopiche da 1 a 100 micrometri da uno spessore di decine di metri. I materiali organici emessi sono stati molto abbondanti all’inizio e poi si sono ridotti più rapidamente dell’emissione di H2O.
Science, 27 Apr 2007, Vol. 316, pg. 528 - Tom Siegfried - Dopo circa mezzo secolo di pianificazione, proposte, prove e problemi, il satellite della NASA Gravity Probe B ha finalmente trasmesso i suoi dati scientifici. I fisici hanno bisogno ancora di alcuni mesi per i risultati attesi da decenni. Il Gravity Probe B, concepito nel decennio 1950, è stato lanciato finalmente nel 2004 per provare una particolare predizione della teoria della relatività di Einstein. L’involucro termostatato da 3 tonnellate che contiene 4 giroscopi di alta precisione è stato progettato per misurare il trascinamento dello spaziotempo intorno ad un oggetto ruotante come la Terra. Il 14 di aprile i fisici, dopo un anno di dati raccolti ed un anno e mezzo di analisi, hanno annunziato di aver trovato una traccia dell’effetto di trascinamento, ma non hanno fornito nessun numero. Una specifica misura è stata data invece per un effetto secondario: la distorsione dello spaziotempo, un effetto di precessione geodetica che ha spostato in un anno i giroscopi di 6638 +/-97 milli-arc secondi (mas). Se nell’universo ci fosse solo la legge di gravità di Newton, l’asse di ciascun giroscopio rimarrebbe puntato sulla stella guida inseguita dal telescopio a bordo della sonda che segue un’orbita polare a 640 km di altezza. Gli effetti della relatività spostano però l’asse dei giroscopi di circa 6600 mas per anno. Questo effetto geodetico è stato già misurato con precisione con altri metodi e lo scopo del Gravity Probe B era di misurare un effetto molto più piccolo causato dal trascinamento della trama dello spaziotempo che è di soli 39 mas per anno, come lo spessore di un capello umano visto da 400 m di distanza. Questa misura è complicata dalle oscillazioni e torsioni dei giroscopi e sono necessari altri otto mesi di analisi per smorzare i dati eliminando le rumorosità. L’ultimo problema della lunga storia del Gravity Probe B è stato un imprevisto nei giroscopi costituiti da sfere di quarzo ricoperte da uno strato di niobio all’interno di un contenitore di quarzo. I rivelatori inseguono la direzione dell’asse di spin delle sfere sentendo il magnetismo indotto sullo strato di niobio e tutto era stato previsto per evitare ogni specie di errore, ma un paio di problemi erano sfuggiti. Il più grave, che è stato una sorpresa, è derivato dalla presenza di cariche elettrostatiche nel quarzo del contenitore che ha causato un disallineamento fra l’asse del giroscopio e l’asse della stessa sonda puntata verso la stella IM Pegasi per creare una referenza costante. Fortunatamente l’orientamento della sonda è stato monitorato con precisione durante tutta la missione e così i ricercatori hanno potuto ricalibrare i dati e correggere l’errore. Sarà necessario attendere ancora fino a dicembre per estrarre il risultato finale. Teoricamente il Gravity Probe B sarebbe capace di misurare l’effetto di trascinamento entro 0,5 mas e quindi circa l’1% del valore atteso. I nuovi problemi fanno però ritenere che questo obiettivo sia irrealistico e si teme che nel caso peggiore i risultati possano essere non molto migliori delle misure ottenute nel 2004 sulla base degli esperimenti con i satelliti LAGEOS orbitanti intorno alla Terra. Questi risultati davano un’accuratezza del 10%, anche se qualcuno sospetta che quella effettiva fosse del 20% o più. Qualcuno dice già che la missione non ha mantenuto le aspettative dei 760 milioni di US$. Se la conferma del principio avviene solo con una precisione moderata, non fornirà nulla di nuovo e, se contraddice Einstein, molti fisici concluderanno che è un errore dell’esperimento e non di Einstein. Tuttavia rimane il valore dell’esperimento per i progressi tecnici ottenuti che si potranno utilizzare nelle prossime missioni, come ad esempio il LISA per la misura delle onde gravitazionali nello spazio.
Science, 25 Jan 2008, Vol. 319, pg. 401 - Richard A. Kerr - I chimici dello spazio che hanno analizzato i campioni di polveri, raccolte dalla cometa Wild 2 con la sonda Stardust nel gennaio 2006, hanno avuto molte sorprese. La prima è che hanno trovato granelli di minerali che hanno subito la fusione, molto diversi da quelli primitivi grezzi che si aspettavano. Questi materiali non alterati, di origine presolare, erano quelli che si pensava abbondassero nelle comete, ma i ricercatoti riferiscono di non averne trovato nessuno. La cometa Wild 2 sembra essere connessa più agli asteroidi che alle comete perché i primi sono costituiti da materiali primitivi alterati. I risultati delle analisi stanno quindi cambiando le nostre idee sulle comete. Prima del ritorno dello Stardust si credeva che le comete fossero costituite da materiali primitivi e questo derivava dallo studio di certe particelle meteoritiche raccolte nell’alta atmosfera da aerei spia che, per la loro composizione isotopica, si consideravano come interplanetary dust particles (IDP) e si pensava fossero polveri di comete. Fra le componenti inalterate IDP vi sono quelle chiamate GEMS (glass with embedded metal and sulfides) e le prime analisi di particelle catturate da Stardust vicino alla Wild 2 hanno mostrato elementi simili alle GEMS raccolte dal collettore a velocità di 22000 km/ora. La Wild 2 sembra costituita da materiale preventivamente alterato dal grande calore del giovane Sole. Ora nessuno è sicuro dove possa trovarsi il materiale primitivo del sistema solare.