14. MALATTIE E SALUTE

14.7 DIETA E SALUTE

Science, 22 Apr 94, Vol. 264, pg. 532 - Walter C. Willett - La dieta può essere causa e prevenzione di importanti malattie incluso cancro, malattie delle coronarie, difetti di nascita e cataratte. Ci sono inoltre prove che le verdure e la frutta proteggono contro queste malattie. Le prove provengono dagli studi del metabolismo umano e dall’analisi dell’incidenza delle varie malattie presso popolazioni con profonde differenze nella dieta. - Dieta grassa e Coronary Heart Disease (CHD): lincidenza del CHD diminuisce con la riduzione nella dieta dei grassi in genere e di quelli saturi in particolare e del colesterolo; si è visto inoltre che è favorevole l’aumento del colesterolo High-Density Lipoprotein (HDL) rispetto al totale. - Dieta e cancro: molti studi su animali hanno mostrato una correlazione fra una dieta grassa e l’insorgere del cancro al seno; il cancro al colon è relazionato più al consumo di carne rossa che al grasso; per la prostata l’associazione è con l’assorbimento dell’acido alpha-linolenico che deriva dal grasso della carne rossa. - Dieta grassa ed obesità: l’obesità è importante causa di malattie e mortalità, ma non c’è correlazione stretta con l’ingestione di grassi; gli abitanti del sud Europa che ingeriscono meno grassi hanno un maggior numero di obesi, lo stesso si può dire per la Cina. - Raccomandazioni nella dieta: frutta e verdura devono abbondare nella dieta e si puntualizza il ruolo positivo della vitamina C; carboidrati e cereali hanno un ruolo nell’aumentare il tenore di fibre ingerite, ma è dibattuto il loro effetto di ridurre il livello di colesterolo nel sangue; da limitare l’eccesso di proteine specie animali; il calcio è importante per prevenire fratture ossee negli anziani e l’esigenza giornaliera è di 800 mg; le proteine animali aumentano la perdita di calcio per via urinaria.

Science, 5 Jul 96, Vol. 273, pg. 42 - Wade Roush - L’aspettativa di vita massima viene generalmente valutata a 85 anni, ma alcuni ritengono che per i nuovi nati si può estrapolare un’età di 95 o 100 anni ed in principio non ci sono limiti alla longevità. Il problema non è accademico ed ha implicazioni sociali ed economiche importanti per i costi anticipati di previdenza. Per ogni anno di aumento nella vita media, ciascuno deve risparmiare o lavorare ogni anno un 0,9% in più. Nel 1990 negli USA vi erano 20 persone di almeno 65 anni ogni 100 lavoratori da 18 a 64 anni, nel 2050 si ritiene che 100 lavoratori dovranno sostenere 36 pensionati anche supponendo un limite di 85 anni. Il tasso di mortalità si raddoppia ogni decade da 20 a 80 anni e, anche eliminando la cause maggiori di mortalità come il cancro, i disturbi cardiovascolari ed il diabete, molti ritengono che difficilmente si possono superare gli 85 anni come limite medio. Inoltre una lunga vita non accompagnata da una buona salute è sempre spiacevole e costosa: nel 1990 circa un quarto di quelli che hanno almeno 85 anni vive in case di ricovero.

Science, 5 Jul 96, Vol. 273, pg. 46 - Constance Holden - Il problema della popolazione anziana nel mondo industrializzato tende a trasferirsi anche nei paesi in via di sviluppo. Gli antibiotici ed i vaccini, combinati con il miglioramento della nutrizione e della sanità, hanno portato l’aspettativa di vita nei paesi in via di sviluppo da 40 anni, agli inizi degli anni ‘50, a 62 anni nel 1990. Ogni mese nel mondo si assiste ad un incremento netto di circa 800000 persone sopra i 65 anni, 70% dei quali sono nei paesi sviluppati. La distribuzione per età va cambiando passando da una forma triangolare ad una quasi rettangolare.

Science, 15 Nov 96, Vol. 274, pg. 1076 - Constance Holden - Dopo il crollo del blocco sovietico si è verificata un’ondata migratoria di fanciulli adottati nei paesi dell’Europa occidentale e del nord America. Lo studio di queste nuove minoranze ha attratto gli scienziati per verificare quanto le privazioni della prima età possono lasciare traccia nel cervello e nel comportamento. Particolarmente tragica era la situazione degli orfani provenienti dalla Romania dove venivano trattati con uno stile di vita militare ed erano silenziosi perché avevano imparato che gridare non provocava nessuna reazione. Più a lungo i piccoli erano rimasti negli orfanotrofi, più gravi erano i problemi di comportamento 3 anni dopo. Sono stati seguiti 166 bambini adottati dalla Romania in UK e controllati alle età di 4 e 6 anni e, nonostante gli eccezionali progressi compiuti, rimanevano indietro sia come IQ (di 10 punti) sia come comportamento sociale.

Science, 29 May 98, Vol. 280, pg. 1364 - Ingrid Wickelgren - Oggi tutti sono preoccupati per il proprio peso. Negli USA più della metà delle donne e degli uomini di età superiore ai 20 anni sono considerati sovrappeso e circa 1/4 sono clinicamente obesi. Questo comporta dei costi diretti o indiretti (come riduzione di produttività) di circa 70 miliardi di US$ e di questi 40 sono spesi nei trattamenti per la perdita di peso. Il sovrappeso aumenta i rischi di malattie di cuore, diabete e cancro e ciò ha portato la World Health Organization a dichiarare l’esistenza di un’epidemia di obesità negli USA. Recentemente tuttavia molti esperti in obesità ritengono di ridimensionare gli allarmi e soprattutto per i soggetti moderatamente in eccesso di peso, ma in buona salute per i quali non è provato che una riduzione di peso porti ad una vita più lunga. I rischi connessi al sovrappeso dipendono dall’età, dalla distribuzione del grasso nel corpo, dalla storia familiare delle malattie e dalla situazione generale di salute come la pressione sanguigna. Studi statistici hanno portato alla compilazione di tabelle sul rischio di morte prematura in funzione di un Body Mass Index (BMI) definito come il peso in kg diviso per il quadrato dell’altezza in metri. Per i giovani il più basso valore di mortalità si trova per un BMI fra 19 e 24. Tuttavia il legame fra peso e mortalità è più debole per le persone anziane che per i giovani. Valori fra 25 e 27 mostrano un moderato aumento di mortalità dell’ordine del 20%. Circa la localizzazione del grasso nel corpo è più rischiosa un’obesità sulla parte superiore del corpo (mela) piuttosto che quella nella parte inferiore (pera) questo perché il grasso addominale più facilmente si riversa nel circolo sanguigno.

Science, 18 Mar 2005, Vol. 307, pg. 1716 - Charles C. Mann - Negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso l’economista Julian Simon ha fatto infuriare gli ambientalisti affermando che il libero mercato ed il progresso scientifico miglioravano continuamente la vita umana invece di spingere il mondo verso la rovina ecologica, il collasso e la fame. Un esempio chiave portato da Simon a sostegno della sua tesi era che l’aspettativa di vita era cresciuta nei secoli. Ora un team di ricercatori dell’università dell’Illinois e del Children’s Hospital di Boston ha predetto che l’aspettativa di vita negli Usa si stabilizzerà e diminuirà entro il 2050. La causa è nella tanto celebrata spinta del mercato di Simon che provoca l’esplosiva crescita dell’obesità e specialmente dell’obesità infantile. Questo aumento ha già compensato l’incremento dell’aspettativa di vita degli uomini bianchi di 0,33-0,93 anni e simili valori per le donne e le altre razze. Supponendo che la tendenza continui, si hanno forti ragioni per credere che questo processo aumenterà rapidamente nella prossima decade. La conclusione è controversa, i critici dicono che è basata su una lettura parziale delle prove e che gli straordinari risultati delle ricerche biomediche agiscono in modo positivo su altre nazioni come Francia Giappone anche se c’è un rallentamento negli USA. Nel 2004 la Social Security Administration ha stimato che nel 2078 l’aspettativa di vita di donne ed uomini passerà dal valore attuale, rispettivamente di 79,9 e 74,5, a 89,2 e 85,9 anni. Il team dice però che si tratta di un modello matematico e se osserviamo la popolazione attuale si può dedurre che ciò non avverrà. Nel XX secolo l’aspettativa di vita negli USA salì da 47 anni al valore attuale in modo senza precedenti ed il maggiore incremento si è avuto nelle prime decadi del secolo per il miglioramento delle condizioni sanitarie, della nutrizione e per la riduzione della mortalità infantile che ha avuto un grande impatto sull’incremento totale. Il team afferma che ci si aspetta ora una caduta senza precedenti. Nel periodo 1999-2002, secondo il Centers for Disease Control and Prevention il 16% dei bambini degli USA fra 6 e 19 anni, più di 1 su 8, sono sovrappeso, proporzione che è più che triplicata negli ultimi 30 anni ed un altro 15% è a rischio di diventare sovrappeso (il body mass index - BMI - è definito come rapporto fra il peso in kg e l’altezza in metri al quadrato e tra 25 e 30 si è in sovrappeso ed oltre i 30 obesi). Poiché gli effetti sulla salute dell’obesità compaiono dopo 10 anni il fenomeno ancora non ha effetti, ma il rischio aumenta con gli anni e la riduzione di vita deriverà dall’accumularsi degli effetti negativi degli anni di obesità. Uno studio olandese indica che l’obesità porta una riduzione dell’aspettativa di vita 7,1 anni per una donna di 40 anni non fumatrice e di 5,8 anni per un uomo di 40 anni non fumatore. Più giovani si diventa obesi più anni di vita si perdono, divenendo obesi da piccoli l’effetto è anche più grande. Il trend dell’obesità a giovane età porterà ad un alto tasso di mortalità nel futuro e si potranno perdere 2-5 anni nelle prossime decadi. Curando tutte le forme di cancro ci si può attendere in media un aumento di vita di 3,5 anni e l’obesità la ridurrebbe di più. Se fuori dagli USA la vita cresce di più il problema è locale, ma per la demografia l’aspettativa di vita si livellerà e l’effetto dell’obesità si farà sentire. L’esplosione dell’obesità avviene in tre fasi. La prima è l’aumento dei bambini obesi e non si hanno ancora effetti. La seconda fase comincia con i primi danni alla salute. Nella terza fase le malattie si traducono in una minore aspettativa di vita. Attualmente noi siamo nella seconda fase. La prima ondata di bambini con diabete di tipo 2 nell’adolescenza ha ora raggiunto i 20 anni e cominciano ad avere problemi circolatori ed ai reni che aumentano la mortalità.

Science, 3 Oct 2008, Vol. 322, pg. 36 - Martin Enserink - In un angolo del Sahel si trova un centro terapeutico per l’alimentazione gestito dalla sezione francese di Medici Senza Frontiere (MSF) dove i bambini sono misurati e pesati per un checkup di malnutrizione e, se positivi ricevono un nuovo tipo di cibo che può salvare loro la vita. La razione contiene 9 grammi di una pasta marrone che sembra come il burro di arachide, fornisce 500 calorie e contiene proteine, vitamine e minerali. Le organizzazioni assistenziali come MSF lo chiamano RUTF (ready to use therapeutic food) o Plumpy’nut ed ha rivoluzionato l’assistenza dei bambini denutriti. Questo è un prodotto a lunga durata, non ha bisogno di essere mescolato all’acqua come i trattamenti a base di latte in polvere ed è semplice per le madri da dare ai loro figli a casa; ai bambini piace perché dolce. Gli esperti di nutrizione sono però divisi su come procedere. MSF vuole usarlo per prevenire la condizione di malnutrizione e non solo per trattarla. In Africa ed Asia questa condizione si verifica per 20 milioni di bambini ogni anno. In una regione del Niger, MSF lo ha fornito a 80000 bambini fra 6 e 36 mesi. Altri però ritengono che non ci sono prove che il prodotto funzioni per la prevenzione e la soluzione è troppo complicata e troppo costosa. Il programma di MSF è costato 55 US$ per bambino nel 2007. Per la prevenzione si cercano altri prodotti e si vuole valutare il costo-efficacia e la sostenibilità della soluzione. Alcune parti del Sahara e del Sahel e il Niger sono le regioni più povere del mondo. Più del 70% della popolazione è analfabeta. La siccità prolungata porta penuria di cibo ed anche negli anni migliori il cibo non è sufficiente per i bambini sotto i 3 anni. Fino a pochi anni fa il trattamento della malnutrizione era F100, un latte in polvere rinforzato da dozzine di vitamine e minerali. F100 era stato sviluppato nel decennio 1980 da Michael Golden, ora professore emerito presso l’università di Aberdeen, UK. Aveva bisogno solo di acqua potabile per essere rigenerato e doveva essere consumato immediatamente. Se lasciato in ambiente non refrigerato per poche ore, si trasformava in un concentrato batterico infetto. Per questo motivo F100 veniva somministrato solo negli ospedali dove i bambini restavano almeno 4 settimane in genere con l’assistenza della madre. Questo era un grave inconveniente perché una madre che lascia la casa ed il lavoro mette a rischio il guadagno e gli altri figli. Inoltre le capacità degli ospedali sono limitate. Durante a carestia del 2002 in Angola, MSF ha trattato 8000 bambini in un centro e l’affollamento diffondeva le infezioni. Nel decennio 1990 si sono cercate alternative a F100. Nel 1997 l’Istituto per la Ricerca e lo Sviluppo di Parigi, associato alla Nutriset, una compagnia per l’alimentazione della Normandia, si è ispirato alle confezioni di nutella alla nocciola ed ha sviluppato una pasta di arachidi con oli vegetali, latte in polvere, zucchero, minerali e vitamine: il Plumby’nut. Questo contiene solo il 2% di acqua e rappresenta un ambiente ostile ai microbi e vitamine e minerali sono stabili in un ambiente grasso. Le prove cliniche in Malawi e due studi pubblicati nel 2004 mostrarono che si trattava di una soluzione. Altre esperienze in Etiopia, Malawi e Sudan lo hanno confermato e, durante la carestia in Niger del 2005 sono stati trattati 60000 bambini. Nel giugno 2007, 4 agenzie delle Nazioni Unite, fra cui WHO e UNICEF hanno adottato il RUTF come trattamento della malnutrizione. Come risultato è esplosa la richiesta e la produzione. Nutriset è diventato il maggiore produttore con 15000 tonnellate nel 2008 ed altre compagnie sono entrate nel mercato. L’UNICEF ne ha acquistato 8000 tonnellate nel 2008 e ci si aspetta che la produzione arriverà a 50000 tonnellate nel 2011. Nonostante i consensi sul trattamento, la prevenzione rimane un problema molto diverso. MSF ed altre organizzazioni propongono di dare la pasta di arachidi come supplemento per i bambini a rischio di malnutrizione. La malnutrizione grave è però il risultato di una spirale di cibo di bassa qualità, scarsa immunità, infezioni e diarrea, perdita di energia ed appetito e così via. Si è cercato di interrompere questo ciclo perverso con farine di soia e mais, pasticche di micronutrienti, come vitamina A e zinco, istruendo le madri a cucinare meglio ed all’igiene per evitare infezioni. Ma nulla si è dimostrato adeguato. La pasta di arachidi certo è meglio. Nel 2007 MSF decise di partire con una distribuzione di massa fornendo ai bambini, fra 6 e 36 mesi, tre cucchiai del prodotto al giorno. Le calorie fornite sono un quarto, ma i micronutrienti sono sufficienti. La valutazione dei risultati è stata però difficile per problemi di comunicazione, per la dispersione dei villaggi, la diversità delle condizioni e la confusione nei confronti. Rimangono senza risposta le domande se il Plumpy’nut è la soluzione migliore per costo-efficacia nella prevenzione, chi coprirà i costi e se questo non renderà la popolazione dipendente dagli aiuti stranieri. Una soluzione sarebbe di rendere il burro di arachidi più economico per esempio sostituendo il latte in polvere con la soia e combinando con un migliore controllo delle infezioni. Intanto il governo del Niger ha accusato i Francesi di MSF di aver violato parecchie regole ed ha sospeso le attività di assistenza.