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Scienziati e astrologi:

Alla ricerca dei fondamenti dell’astrologia

Astro Calisi - sociologo

 

 

  


Jan Vermeer van Delft (1632-1675), L'astronomo, 1668

 

 

Riceviamo direttamente dall'autore e, volentieri, ospitiamo, l'intervento dello studioso di astrologia Astro Calisi, già pubblicato dalla rivista di studi astrologici "Ricerca '90", diretta da Ciro Discepolo.

 

 

Da un po’ di anni a questa parte si assiste a una vera e propria gara di prese di posizione contro l’astrologia, condotta da scienziati e uomini di cultura.

    Di per sé, questo fatto non andrebbe considerato del tutto negativamente. Gli astrologi dovrebbero anzi sentirsi lusingati per l’attenzione a loro rivolta da una così folta schiera di rappresentanti del sapere “ufficiale”. L’accoglienza peggiore che possa essere riservata a chi propone una nuova idea, non importa se essa riguardi la scienza, la filosofia, la politica o altro, non è costituita da serie obiezioni da parte dei sostenitori di idee antagoniste, bensì dalla eventualità che essa venga del tutto ignorata.

 La questione non è quindi se sia lecito o meno criticare l’astrologia. Ben venga la critica, anche aspra, purché sia condotta in maniera seria e disinteressata. Purtroppo, molti scienziati, non solo pretendono di fare critiche nella più completa ignoranza delle teorie astrologiche, ma dimostrano anche, nelle loro argomentazioni, una scarsa conoscenza di quelli che sono i presupposti del corretto procedere scientifico, in nome del quale essi pretendono di parlare. In tale ottica, quasi tutte le presunte “confutazioni scientifiche” dell’astrologia si rivelano a un esame appena un po’ attento come affermazioni che con la scienza hanno ben poco a che spartire.

  Nelle pagine che seguono cercherò di prendere in esame alcune delle argomentazioni più frequenti, raggruppandole, per comodità espositiva, sotto tre tesi principali:

 1. L’astrologia non può essere considerata una scienza, anzi non può neppure essere presa sul serio, perché la fonte delle sue affermazioni (la tradizione) non è affidabile.

      Molte delle critiche sollevate da parte dei detrattori dell’astrologia iniziano con osservazioni tese a sottolineare il fatto che questa disciplina si sviluppò in tempi antichi, quando il modo di pensare degli uomini era dominato dalla magia e dalla superstizione: quindi essa va considerata come il residuo di credenze irrazionali.

Chi usa questo tipo di argomentazioni per dare maggior forza al suo discorso, dimentica che la scienza non riconosce alcuna importanza ai percorsi utilizzati per giungere a una data formulazione teorica. Infatti, la moderna riflessione epistemologica ha ormai sufficientemente chiarito che ciò che si richiede a una teoria affinché venga ritenuta tale, è la possibilità che essa sia controllabile empiricamente, non dai processi attraversi i quali essa è stata costruita: processi, inevitabilmente influenzati da aspettative, pregiudizi, o addirittura da superstizioni e miti (1). Anzi, spesso è proprio da queste idee “metafisiche” che nascono le teorie più rivoluzionarie 2. Così è accaduto, per esempio, con la teoria di Copernico, la cui prima intuizione, derivò probabilmente da suggestioni neoplatoniche, assai più vicine alla teologia che alla scienza 3.

      Da un punto di vista empirico, l’astrologia è senz’altro controllabile. E, in effetti, è stata sottoposta a controlli di un certo rilievo. Mi limiterò qui a ricordare due tra i maggiori filoni di ricerche statistiche condotti fino ad oggi nel campo dell’astrologia.

 La prima serie di indagini si deve ai coniugi Michel e Françoise Gauquelin, i quali, esaminando decine di migliaia di temi di nascita, approdarono, tra l’altro, a interessantissime correlazioni tra la vicinanza di alcuni pianeti agli angoli del cielo (soprattutto l’Ascendente e il MC) e le attività professionali dei soggetti 4.

      Di ampiezza leggermente minore in quanto a casi esaminati, ma non per questo meno significative, sono le ricerche svolte in Italia da Ciro Discepolo e da alcuni suoi collaboratori. Dette ricerche, improntate a un notevole rigore metodologico, si sono concentrate soprattutto sul problema della cosiddetta “eredità astrale”, rilevando in particolare l’esistenza di una forte corrispondenza tra il segno solare dei genitori e quello dell’Ascendente nei relativi figli 5.

  Molti scienziati potrebbero replicare che non hanno alcuna voglia di sprecare anni della loro vita a tracciare grafici e a compilare statistiche astrologiche soltanto per confutare l’astrologia sul piano empirico. Ebbene, essi sono padronissimi di pensarla così: è questione di scelte personali e quindi valori. Ma in tal caso, in nome della correttezza scientifica, abbiano il buon senso di non parlare di astrologia o, almeno, presentino i loro discorsi per quel che sono, e cioè affermazioni frutto di impressioni più emotive che razionali, opinioni personali che non derivano da conoscenze sufficientemente approfondite.

 2. Gli astrologi affermano che i corpi celesti sono in grado di influenzare la personalità e il destino degli uomini; ma le uniche influenze ragionevolmente ipotizzabili sulla base delle attuali conoscenze sono rappresentate dalla forza di gravità e dalle radiazioni elettromagnetiche. Ora, se si eccettuano il Sole e la Luna, tali fattori sono di entità talmente piccola da non poter essere presi in considerazione.

   Questa tesi, non sempre esplicitata in modo così chiaro, rappresenta, a mio avviso, il principale ostacolo all’accettazione dell’astrologia da parte del mondo scientifico. La scienza, secondo una concezione molto diffusa, non può accogliere al suo interno formulazioni che facciano riferimento a forze, forme di energia o qualsiasi altro fattore che non siano chiaramente definibili, oltreché rilevabili con gli strumenti attualmente disponibili. Venir meno a questo principio, vorrebbe dire ricadere nella metafisica e nella superstizione che hanno condannato gli uomini a tanti secoli di oscurantismo.

Personalmente non credo che le influenze descritte dall’astrologia siano riconducibili all’attrazione gravitazionale dei corpi celesti o a qualsiasi tipo di radiazione elettromagnetica a noi nota (dai raggi infrarossi ai raggi cosmici), perché l’utilizzo di tali fattori come principi esplicativi  darebbe luogo a conseguenze teoriche del tutto inaccettabili. In particolare:

- detti fattori non sono assolutamente in grado di render conto della differenza qualitativa dell’influenza esercitata dai vari pianeti sull’uomo, come non rendono conto del differente influsso esercitato dagli stessi pianeti quando si trovano nei diversi segni zodiacali (forse l’attrazione gravitazionale del Sole in Acquario è qualitativamente diversa da quella del Sole in Cancro?);

- gli influssi dei corpi celesti, ammesso che abbiano un qualche rapporto con la distanza, sicuramente non variano con il quadrato di essa, come accade con l’intensità dei campi elettromagnetici o gravitazionali (Marte congiunto al Sole, cioè quando si trova alla massima distanza dalla Terra, astrologicamente parlando, non è certamente meno potente di quando viene a trovarsi in aspetto di opposizione con il luminare, vale a dire alla distanza minima dal nostro pianeta) 6;

- la gravità o la radiazione elettromagnetica non riescono a spiegare la qualità degli aspetti planetari (perché l’attrazione esercitata su di noi da due pianeti che si trovano a una distanza angolare di 60° è armonica, mentre quella degli stessi pianeti quando sono a 90° è sfavorevole?).

     E’ ora di sgombrare il campo da certe ambiguità o forzature, dovute alla necessità di dare comunque una “copertura” di scientificità all’astrologia. Così facendo, non si fa che offrire il petto a critiche feroci o ad aperte derisioni, come quella attuata da Andrew Fraknoy in un suo articolo, dove, a titolo provocatorio, egli propone addirittura l’istituzione della “jetologia”, ovvero della scienza «la quale sostiene che la posizione di tutti i jumbo-jet del mondo nel momento della nascita di una persona condiziona la sua personalità e il suo destino» 7.

        Gli astrologi devono avere il coraggio di ammettere che, allo stato attuale delle loro conoscenze, non sono in grado di pronunciarsi circa la natura dell’influenza esercitata dai corpi celesti sugli uomini. Del resto, questo non può essere considerato un argomento valido a favore dei detrattori dell’astrologia, perché la scienza non si occupa, e non deve occuparsi, delle “cause ultime” dei fenomeni: ogni teoria si limita a porre in relazione l’accadere di determinati fatti con il verificarsi di certe condizioni (se esistono le condizioni richieste, allora quei fatti accadranno inevitabilmente). Così la proposizione “tutti i corpi tendono a cadere verso il centro della Terra” costituisce una legge scientifica, sia pure molto banale, anche se si potrebbe non sapere fino in fondo perché questo avvenga. A noi, almeno in una fase iniziale, è sufficiente aver stabilito che in date condizioni, ad esempio sollevando un corpo e abbandonandolo a se stesso, esso invariabilmente ricadrà verso il basso.

La storia della scienza è piena di esempi di grandi scienziati che hanno posto le basi per teorie avanzatissime (rispetto alle concezioni a loro contemporanee), senza essere capaci di fornire tutte le spiegazioni che sarebbe stato lecito aspettarsi.

Le tre leggi di Keplero sul moto dei corpi celesti sono da considerarsi scientifiche a pieno titolo, anche se Keplero non aveva idea del perché i corpi celesti si muovessero precisamente in quel modo; nello specifico, egli ignorava l’esistenza di una forza di gravità che fungesse da contrappeso alla forza centrifuga e impedisse ai pianeti di sfuggire nello spazio infinito.

Newton enunciò la sua teoria della gravitazione universale in aperto contrasto con la concezione a lui contemporanea (quella cartesiana), per la quale non era ammissibile l’esistenza di forze capaci di agire a distanza e per giunta nel vuoto (l’unico modo che aveva un corpo per influire su un altro era per contatto diretto): forze sulla cui natura lo stesso Newton non era in grado di pronunciarsi.

 


 

 

  Per giungere ad Einstein, la sua teoria della relatività è quanto di meglio oggi disponiamo per spiegare una gran quantità di fenomeni fisici. Eppure anche essa, soprattutto nelle sue conseguenze empiriche, lascia senza risposta molti interrogativi. Sappiamo che la velocità della luce non può essere superata, ma ne ignoriamo il perché; o, se consideriamo come spiegazione il fatto che, a velocità prossime a quelle della luce, una parte sempre crescente dell’energia fornita a un corpo per accelerarlo si traduce in un aumento di massa, non sappiamo rispondere alla domanda sul “perché” questo si verifichi. Non sappiamo nulla nemmeno in merito alla contrazione del tempo, se non che questa è stata puntualmente verificata in tutti gli esperimenti condotti finora.

Alcuni studiosi continuano a difendere una concezione della scienza per la quale una teoria è valida solo quando riesce a porre due eventi, che appaiono in qualche modo collegati tra loro (es. il lampo e il tuono), in una relazione causale che spieghi perché il secondo è conseguenza del primo. Si tratta, tuttavia, di un’ottica alquanto limitativa, che non rende conto dell’effettivo procedere della scienza contemporanea, cioè non descrive i comportamenti reali e i criteri adottati dai ricercatori nel loro lavoro. Questo vale soprattutto quando ci si addentra nel mondo dei fenomeni subatomici, dove le normali leggi fisiche, che fanno riferimento alla meccanica classica, perdono ogni validità.

Dopo molti tentativi infruttuosi, gli scienziati sono pervenuti a nuove teorie che sembrano far violenza alla nostra esperienza quotidiana, tanto appaiono assurde; ma esse funzionano, cioè riescono a descrivere i fenomeni in maniera molto puntuale.

In una sua recente opera, Richard P. Feynman, fisico di spicco nella ricerca internazionale, premio Nobel nel 1965, ci parla dello strano comportamento della luce 8, guidandoci con grande maestria nel dominio dei fenomeni quantistici, mostrandoci come la scienza sia sempre più orientata a descrivere i fenomeni di cui si occupa piuttosto che cercar di spiegare perché essi si svolgono in quel particolare modo. Egli osserva che ormai «i fisici hanno imparato a convivere con questo problema: hanno cioè capito che il punto essenziale non è se una teoria piaccia o non piaccia, ma se essa fornisca previsioni in accordo con gli esperimenti» 9. In definitiva, una teoria descrive come funziona la Natura, ma non è detto che sia in grado di spiegare per quale motivo la Natura funzioni così 10.

Il rifiuto di certi scienziati per quei fatti (o presunti tali) che non trovano adeguate spiegazioni all’interno del sistema di teorie scientifiche consolidate, o che si trovano addirittura in conflitto con esso, assume spesso connotati che lo accomunano più a un meccanismo psicologico di difesa, che a un procedimento di confronto razionale. Andando a osservare più da vicino l’attivismo di certi scettici, scopriamo spesso che essi non sono critici soltanto nei confronti dell’astrologia, ma anche verso tutti quei campi fenomenici che, se accettati, creerebbero, per un motivo o per un altro, qualche problema alla loro visione scientifica del mondo.

Questi signori non credono nell’esistenza della telepatia, perché non riescono a immaginare quale tipo di energia possa essere chiamato in causa per spiegare la trasmissione del pensiero a distanza. Addirittura patetici appaiono i tentativi di misurare l’intensità del campo elettrico prodotto dal funzionamento dei neuroni cerebrali per dimostrare che essa è troppo esigua per poter render conto del fenomeno 11.

 

    

    Per motivi analoghi, essi tentano di negare ogni validità all’omeopatia e all’agopuntura, non essendo sufficientemente chiari i meccanismi secondo i quali tali metodi di cura agiscono. Peccato che questi siano ormai talmente diffusi tra la gente d’ogni ceto sociale, al punto che il mancato riconoscimento da parte di certi settori della scienza ufficiale non turba più di tanto!

Le resistenze sono ancora maggiori nei confronti della precognizione. Qui, non solo ci si trova ancora una volta alle prese col problema della mancata conoscenza della natura delle energie coinvolte, ma, ancor peggio, l’accettazione della realtà del fenomeno costringerebbe a prendere in considerazione l’ipotesi che certi eventi (quelli oggetto di predizione) possano in qualche modo influenzare l’individuo che li percepisce ancor prima di essere accaduti, con un totale capovolgimento del nesso causa-effetto.

Un discorso a parte meritano i cosiddetti oggetti non identificati (UFO). In questo caso, non viene negata la possibilità dell’esistenza di forme d’intelligenza provenienti da altri pianeti, bensì quella che esse possano disporre di mezzi tecnici per giungere fin sulla Terra. Infatti, alla luce della teoria della relatività, i tempi di viaggio risulterebbero troppo lunghi in rapporto alla durata della vita di un essere vivente. Di qui la lotta senza quartiere contro tutti coloro che dichiarano di essere stati testimoni di avvistamenti, attuata sistematicamente sia negando la realtà degli avvistamenti stessi, che utilizzando spiegazioni alternative, coerenti con le leggi fisiche conosciute.

Sono dell’idea che Grazia Bordoni, nel suo ultimo articolo su “Ricerca ‘90”, abbia toccato un aspetto molto importante delle motivazioni che spingono molti scienziati a criticare l’astrologia. «E’ curioso […]», ella scrive, «che persone dotate di cultura e di credito scientifico perdano il loro tempo a parlare di qualcosa a cui non credono e che, per di più, conoscono poco e male. Non sarà che tutto sommato, sotto sotto, dell’astrologia hanno un po’ paura e cercano di esorcizzarla facendola apparire come una faccenda per gonzi o per stupide donnicciole?» 12.

  Si tratta di un aspetto che meriterebbe di essere approfondito maggiormente: potremmo forse scoprire che certi comportamenti e certe argomentazioni non hanno una base poi così razionale come si vorrebbe dare a intendere.

 3. L’astrologia è, nel migliore dei casi, in grado di fare affermazioni controllabili sul piano empirico, ma spesso i nessi che essa dichiara esistere tra certe configurazioni zodiacali/planetarie e caratteristiche personali non sono verificati nella pratica; allo stesso modo, molte delle sue previsioni si rivelano un totale fallimento.

Molti scienziati hanno facile gioco nel mostrare l’abisso che esiste tra l’astrologia e scienze come l’astronomia, in grado di prevedere un’eclissi di Sole o di Luna, o il passaggio di una determinata cometa, con grande precisione anche con un anticipo di centinaia di anni; o la fisica, in base alla quale è possibile inviare sonde interplanetarie capaci di passare, dopo mesi, a una distanza prestabilita da un dato pianeta, situato magari, al momento del lancio, in tutt’altra zona del cielo.

Chi cerca di screditare l’astrologia, mostrando quanto essa sia lontana dall’ideale metodologico delle scienze naturali, dimentica (o fa finta di non sapere) che esistono altre discipline, alle quali è da tempo riconosciuto lo statuto di scienze, in special modo quelle che si occupano del comportamento dell’uomo, come l’economia, la psicologia, la sociologia e l’antropologia, le quali non posso vantare una tale accuratezza nelle previsioni. Dette scienze utilizzano per lo più teorie probabilistiche dove, in presenza di determinate condizioni, l’accadimento di un dato evento è atteso all’interno di un certo spettro di probabilità. Non ci sono certezze, né nessi causali necessari, nelle scienze umane, bensì una probabilità definita che i fatti previsti dalla teoria si verifichino.

 

Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) e gli studiosi che si riconoscono in esso sono pronti a puntare il dito sulle predizioni astrologiche che non si avverano, ma poi non si stracciano le vesti quando i maggiori esperti mondiali non riescono a prevedere, sulla base delle teorie maggiormente accreditate, l’evoluzione di fenomeni macroeconomici a distanza di pochi mesi. Nessuno, per esempio, aveva previsto nelle sue devastanti dimensioni, la recente crisi economica e finanziaria che ha colpito i cosiddetti Paesi emergenti, con pesanti ripercussioni in tutto il mondo occidentale. Come nessuno, oggi, è in grado di fare previsioni attendibili sugli sviluppi futuri della situazione economica negli USA, caratterizzata da un periodo di floridità insolitamente lungo.

 

Sono anni, ormai, che le cassandre - guru mondiali dell’economia - prevedono crolli rovinosi della borsa con conseguente avvitamento su se stesso di tutto il sistema produttivo e finanziario. Ma nulla di tutto questo è accaduto finora. Né si sa con certezza se accadrà nell’immediato o in un futuro più lontano, oppure se si profili un raffreddamento graduale dell’economia, senza gravi conseguenze per le condizioni di vita della gente. Si prospettano, invece, tanti scenari possibili, all’incirca quanti sono gli studiosi che se ne occupano, alcuni dei quali insigniti addirittura del premio Nobel per l’economia.

In una condizione molto simile si trovano la psicologia e la sociologia. Non solo esse vengono poste in serie difficoltà quando si chiede loro di effettuare previsioni a breve o media scadenza su determinati fenomeni sociali oppure sul comportamento di un dato individuo, ma, molto spesso, più studiosi, posti di fronte allo stesso evento, ne danno spiegazioni nettamente divergenti tra loro.

Forse per questa ragione, diciamo che l’economia, la psicologia o la sociologia sono un cumulo di superstizioni da non meritare alcuna considerazione scientifica?

L’astrologia, occupandosi, in definitiva, di eventi umani, dovrebbe essere considerata in maniera simile. Ciò non significa che le sue affermazioni non siano suscettibili di alcun controllo, che non sia possibile costruire situazioni sperimentali che potrebbero “falsificare” certe sue affermazioni, bensì che non bisogna aspettarsi un legame necessario, deterministico, tra configurazioni astrali e caratteristiche individuali o eventi in cui il soggetto si troverà coinvolto. Un legame esiste, naturalmente, ed è quello che da fondamento all’astrologia. Tuttavia, esso è di tipo probabilistico, esattamente come si verifica in tutte le scienze che studiano l’uomo e il suo comportamento.

Del resto, l’esigenza di un allentamento del rapporto di necessità tra condizioni ed eventi, che solleva subito critiche da parte degli avversari, i quali vi leggono una prova della malafede degli astrologi, non è una situazione che riguarda esclusivamente le scienze umane. Basti pensare alla meteorologia, la quale non è in grado di stabilire con esattezza che tempo farà in un dato luogo con più di due o tre giorni di anticipo, e anche in questo caso commette spesso notevoli errori. Se però consideriamo le previsioni meteorologiche sotto il profilo statistico, appare subito evidente che quelle corrette sono incomparabilmente più frequenti di quelle errate, e comunque in numero maggiore di quelle ottenute basandosi solo sul senso comune.

L’astrologia, a mio avviso, può ragionevolmente aspirare a risultati analoghi a quelli ottenuti dalle scienze umane, nelle quali l’indeterminismo introdotto dal libero arbitrio e della creatività degli individui non permette, e non permetterà mai, la costruzione di una sociologia scientifica (analoga alle scienze naturali), come quella vagheggiata da Augusto Comte nell’ ‘800, o di una psicologia basata sulla relazione stimolo-risposta, come pretendevano, in periodi molto più recenti, i cosiddetti comportamentisti.

 I tempi sono ormai maturi perché gli astrologi più impegnati e sensibili al problema del riconoscimento ufficiale della propria disciplina, intensifichino gli sforzi per dimostrare che il loro lavoro si basa su elementi obiettivi, verificabili da chiunque voglia prendersi la briga di farlo. Ciò non significa voler racchiudere tutta la ricchezza dell’astrologia in un numero, necessariamente limitato, di formulazioni standard. Quel che si richiede, e in maniera non più rinviabile, è di fornire prove inequivocabili circa la realtà degli influssi astrali sugli esseri umani.

Si è perso sin troppo tempo in sterili disquisizioni tra i sostenitori dell’astrologia e coloro che, richiamandosi alle conoscenze scientifiche consolidate, si sentono in diritto di opporre un rifiuto a priori. Per uscire da questa palude, non c’è che una strada: lasciar parlare i fatti, ponendo in atto un gran numero di indagini sperimentali di alto profilo - molto più di quanto si sia fatto finora - i cui risultati non possano più essere ignorati dalla scienza ufficiale. Oggi, l’informatica mette a disposizione strumenti formidabili per compiere studi statistici su grandi numeri, che coinvolgano una pluralità di fattori: possibilità impensabili fino a venti o trenta anni fa.

Si tratta semplicemente di stabilire con chiarezza i passi da compiere e successivamente impegnarsi per realizzarli concretamente. Sono d’accordo con Francesco Maggiore sugli aspetti da affrontare prioritariamente, e cioè:

            - la definizione dell’oggetto di studio dell’astrologia, raggiunta attraverso un serio confronto tra le persone maggiormente impegnate nel settore;

            - la realizzazione di ricerche sul campo, basate magari su un numero ristretto di fattori, purché altamente significativi;

            - la presa di distanza, senza tentennamenti, da coloro che si fregiano del titolo di astrologo per pavoneggiarsi in televisione o ingrassare il proprio portafoglio con interventi che gettano discredito sull’intera categoria 13.

      Mi sento di sottoscrivere pienamente l’affermazione, veramente coraggiosa, secondo la quale l’accordo sull’oggetto e la metodologia va raggiunto «anche se ciò dovesse significare disconoscere del tutto o in parte la tradizione» 14.

            E’ una lodevole enunciazione di propositi che fa ben sperare per il futuro. Non resta che rimboccarsi le maniche e lavorare per tradurla in pratica.

 

Note e riferimenti bibliografici

(1) Karl R. Popper, Logica della scoperta scientifica, Torino, Einaudi 1970, pagg. 9-10; cfr. anche K. Popper, Congetture e confutazioni, il Mulino, Bologna 1972, pag. 322. Non bisogna dimenticare che Popper critica l’astrologia in più occasioni per l’incapacità da essa dimostrata, secondo l’autore, di formulare previsioni scientificamente controllabili (cfr. K. Popper, Congetture e confutazioni, cit., pag. 63, pag. 67, pag. 324, pag. 392, pag. 436 e pag. 574). E’ vero anche, tuttavia, che la conoscenza astrologica dello stesso Popper, almeno da quanto si può dedurre dai suoi scritti, non sembra andare al di là di quella ricavata leggendo qualche oroscopo sui giornali.

(2) K. Popper, Logica della scoperta scientifica, cit., pagg. 307-8.

(3) Giulio Preti, Storia del pensiero scientifico, Mondadori, Milano 1975, pagg. 148-152; Thomas Kuhn, La rivoluzione copernicana, Einaudi, Torino 1972, pag. 175 e pag. 297.

(4) Michel Gauquelin, Il dossier delle influenze cosmiche, Astrolabio, Roma 1974.

(5) Ciro Discepolo e altri, Osservazioni politematiche sulle ricerche Discepolo/Miele, Ed. Ricerca ’90, Bologna 1992.

(6) Pochi, semplici, calcoli chiariranno meglio il concetto: la distanza minima di Marte dalla Terra è di circa 56 milioni di Km, quella massima pari a 400 milioni di Km, con un rapporto tra di loro superiore a 1:7, il che corrisponderebbe, in base alle leggi sui campi gravitazionali o elettromagnetici (la cui validità non è qui in discussione), a una variazione d’intensità pari a più di 50 volte tra aspetto di opposizione Marte-Sole e quello di congiunzione. Cfr. anche Ciro Discepolo - Fausto Passariello, Astrologia sì, astrologia no, Ed. Capone, Torino 1982, pag. 16.

(7) Andrew Fraknoy, “Dieci domande per l’astrologo”, in Scienza e paranormale, anno 2, N. 1.

(8) Richard P. Feynman, QED. La strana teoria della luce e della materia, Adelphi, Milano 1989. Si tratta di un’opera la cui lettura è vivamente consigliabile a tutti coloro che considerano la scienza come un’avanzata trionfale, capace di dare risposte a tutte le nostre domande, accrescendo passo passo le nostre certezze sul mondo.

(9) Op. cit., pag. 25.

(10) Op. cit., pag. 24.

(11) Piero Angela, Viaggio nel mondo del paranormale, Garzanti, Milano 1978, pagg. 16-18.

(12) Grazia Bordoni, “Chi ha paura dell’astrologia?”, in Ricerca ’90, N. 39, Luglio 1999.

(13) Francesco Maggiore, “Per una rifondazione dell’astrologia”, in Ciro Discepolo e altri, Osservazioni politematiche sulle ricerche Discepolo/Miele, op. cit., pag. 141.

(14) Ivi.

 

 

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