RASSEGNA STAMPA 05.05.2005

 

CORRIERE ADRIATICO
Rogo all’Api, condannato un operaio

Assolti i dirigenti e gli altri imputati per non aver commesso il fatto

REMO QUADRI

ANCONA - Un operaio condannato; gli altri cinque imputati - fra operai e dirigenti - assolti per non aver commesso il fatto, ma in base al secondo comma dell’art. 530, ossia la vecchia formula dubitativa relativa alla carenza di prove. E’ la sentenza per il rogo del 25 agosto 1999 all’Api di Falconara marittima, costata la vita a due operai, Mario Gandolfi e Ettore Giulian, emessa dopo meno di quattro ore di camera di consiglio dal giudice monocratico di Ancona Vincenzo Capezza. L’operaio condannato a un anno e sei mesi di reclusione (pena sospesa) è Gaetano Bonfissuto, che allestì la linea di carburante e manovrò la valvola sotto accusa. Sono stati invece assolti l’ex direttore della raffineria Giovanni Saronne, l’attuale dirigente Franco Bellucci, il capo manutenzione Sergio Brunelli, il responsabile manutenzione off-site Claudio Conti, e l' operaio Pierfrancesco Carletti. Il giudice ha inoltre riconosciuto un risarcimento danni alle parti civili, da definire in separata sede. Dovrà essere corrisposto dall’Api e dall’unico imputato condannato. Il pm Cristina Tedeschini aveva sollecitato condanne a due anni e sei mesi di reclusione per l’ex direttore della raffineria Giovanni Saronne e per l’attuale dirigente Franco Bellucci, allora capo servizio operativo dello stabilimento. Pene più lievi erano state chieste per gli altri imputati: il capo servizio manutenzione Sergio Brunelli e il responsabile manutenzione off-site Claudio Conti (per entrambi un anno e quattro mesi); gli operai Pierfrancesco Carletti (un anno) e Gaetano Bonfissuto (nove mesi). Erano già usciti dal processo l' operaio Ivan Giacchetti, assolto, e il funzionario fiscale Silvio Re condannato a dieci mesi di reclusione. Erano le 5.37 del 25 agosto di sei anni fa quando nell’area delle pompe di trasferimento carburante del petrolchimico si scatenò l’inferno. Un vasto incendio dovuto ad una perdita di benzina, seguito da tre esplosioni, costò la vita ai due dipendenti della raffineria, deceduti a distanza di alcuni giorni dall’incidente a causa delle gravissime ustioni che avevano riportato. Le esplosioni e i conseguenti spostamenti d’aria crearono scene di panico tra i residenti, mentre gli altoparlanti invitavano la gente a restare in casa e sbarrare porte e finestre. Dopo l’allarme vennero chiusi l’aeroporto 'Sanzio’, la statale e la linea ferroviaria Adriatica. Lo stato d’allerta cessò solamente poco dopo le 8, quando l’incendio venne domato dai vigili del fuoco. Secondo i due esperti nominati dal gip, ad innescare le fiamme sarebbe stata una serie di concause cominciata con il trasferimento di benzina verde al deposito nazionale lungo una linea anomala, e proseguita con la mancata chiusura di alcune valvole di sicurezza - come impone invece una prassi corretta di gestione del servizio - e con il cedimento di una pompa nella quale fu trovato anche un pezzo di calcestruzzo. La difesa ha sempre negato ogni responsabilità a carico degli imputati, sostenendo che il collasso della pompa sarebbe stato causato da un prelievo fraudolento di carburante.

Sul RISARCIMENTO decide il tribunale civile

ANCONA - Il giudice ha condannato Bonfissuto e l’Api (come responsabile civile, in quanto datore di lavoro dell’operaio) a risarcire le parti civili: il Comune di Falconara, i comitati di Fiumesino e Villanova e undici cittadini che si erano costituiti in proprio. Ma nel verdetto non ha assegnato alcuna provvisionale (un acconto del risarcimento) rimettendo al tribunale civile la determinazione del danno. Il Comune di Falconara chiede un risarcimento di venti milioni di euro per il danno d’immagine alla sua vocazione turistica, le spese sostenute per potenziare l’ufficio Ambiente e il freno alle scelte urbanistiche. “L’amministrazione ha dovuto rivedere il Prg, che prevedeva un’espansione residenziale nella zona accanto all’ex caserma Saracini”, aveva fatto notare l’avvocato del Comune Rino Pirani. Le famiglie dei due tecnici morti sono già state risarcite.

Gli avvocati dell’azienda “Sentenza coraggiosa”

La vedova Gandolfi: “Sapevo già che finiva così”

L.S.

ANCONA - “E’ veramente una sentenza coraggiosa, siamo soddisfatti per il riconoscimento dell’estraneità dei dirigenti e tecnici dell’Api”. L’avvocato Giacomo Vettori, che ha difeso i vertici dell’Api in questo processo spinoso, cerca di trattenere la felicità ricordando che per quella disgrazia “tutti hanno avuto moti di commozione e partecipazione”. “Il giudice ha dovuto e voluto prendere atto dei risultati del dibattimento - è il suo commento - concludendo che l’incidente non era assolutamente collegabile a manchevolezze nella manutenzione o trascuratezze imputabili ai dirigenti dell’Api. Gli accadimenti furono autonomi e indipendenti dalla condotta degli ingegneri dell’azienda a cui non può essere imputato nulla”. “Valuteremo dopo aver letto la motivazione della sentenza - ha concluso il legale - se tentare di ottenere in appello un risultato più ampiamente liberatorio”. Il difensore del responsabile civile Api, avvocato Luigi Matteo, ha “preso atto” della decisione del giudice, riservandosi di “leggerne la motivazione”. Sul fronte delle parti civili, il legale del Comune di Falconara Rino Pirani, pur avendo “ottenuto il diritto al risarcimento dei danni”, ha sollevato “perplessità sull’assoluzione di chi doveva mantenere in efficienza la pompa collassata, essendo stata questa l’effettiva causa diretta dell’incendio”. Attende di conoscere la motivazione della condanna anche l’avvocato Franco Boldrini, difensore dell’operaio Gaetano Bonfissuto. Il dipendente era accusato di aver materialmente lasciato aperta la valvola attraverso la quale il carburante affluì verso la pompa poi collassata. La difesa ha sempre sostenuto che non c'erano prove che Bonfissuto l’avesse lasciata aperta e che, in ogni caso, ciò non sarebbe stato determinante per causare l’incendio. Per i comitati di residenti (Villanova e Fiumesino), i rappresentanti Loris Calcina e Massimo De Paolis, hanno sottolineato come “non sia stata la migliore sentenza”, nonostante sia stato riconosciuto il loro diritto ad essere risarciti così come a 11 cittadini. “Me l’aspettavo, sapevo che finiva così - commenta dalla sua casa di Montemarciano Elsa Mattioni, la vedova di Mario Gandolfi -. Ma non mi pare giusto che paghi solo un operaio. Al di là di tutto, questi sono dei poveretti che si sono trovati nell’ingranaggio”. Finisce per lei un processo doloroso. Sentir parlare di condotte avventate o di retroscena loschi ovviamente ha ferito i familiari dei due tecnici morti nell’incidente. Elsa Mattioni difende la memoria del marito e del suo collega Ettore Giulian. “Troppo facile prendersela coi morti - dice riferendosi ai passaggi del processo in cui s’è parlato di furti di carburante -. Mio marito sapeva quanto fosse pericoloso lavorare all’Api, ma ci teneva tanto, ci pensava tutti i minuti, era la sua vita. Quando scattò l’emergenza, chi doveva andare se non lui?”.

L’alba di fuoco Falconara restò col fiato sospeso

ANCONA - All’alba del 25 agosto’99 Falconara si svegliò scossa da una serie di esplosioni e dal suono di una sirena. Alle 5 e 20 una nube di vapori di benzina verde s’era addensata nell’area di trasferimento del carburante e un quarto d’ ora dopo esplose per una scintilla, investendo due tecnici accorsi sul posto per fronteggiare l’emergenza: il capofabbrica Mario Gandolfi, 54 anni, e il capoturno dell’area movimentazione prodotti Ettore Giulian, 37 anni, che morirono per le ustioni dopo alcuni giorni di agonia. Il fuoco si propagò in pochi secondi alle pompe e a due serbatoi sollevando fiamme altissime e una nube di fumo nero visibili anche a decine di chilometri. Falconara visse due ore di panico per il timore che l’incendio si propagasse con un devastante “effetto domino” a tutta la zona circostante, vicina al centro abitato, attraversata da arterie stradali e ferroviarie e in prossimità dell’aeroporto. Era la fine della “pax” ambientalista, sancita da un protocollo di intesa con Legambiente. La raffineria Api di Falconara era stata la prima a mettersi in regola con la legge Seveso e a dotarsi di un piano di emergenza. La procura aprì subito un’inchiesta indagando 13 persone tra dirigenti, tecnici e operai. La tragedia acuisce le polemiche sul petrolchimico. Da un lato l’azienda, supportata a volte dai sindacati che si battono per i posti di lavoro, dall’altro i comitati di residenti, soprattutto dei quartieri limitrofi di Villanova e Fiumesino, le organizzazioni ambientaliste e alcuni partiti (come Rifondazione e i Verdi) che chiedono la delocalizzazione dell’impianto e il risanamento dell’area. Pochi mesi dopo quel tragico 25 agosto, all’Api entrò in funzione un impianto Igcc per trasformare i residui pesanti in energia. Nel marzo 2000 la Regione Marche dichiarò la zona di Falconara e della bassa Vallesina “area ad alto rischio ambientale”.

Scoperto il mercato nero della benzina

Denunciati per contrabbando due privati che si scambiavano quattro taniche a metà prezzo

L.S.

FALCONARA - C’è un mercato nero del carburante che succhia benzina e diesel dai serbatoi dell’Api, merce quanto mai preziosa che poi viene rivenduta sottobanco esentasse, a prezzi stracciati. Ne hanno scoperto un piccolo assaggio i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile, che l’altro ieri, durante un normale pattugliamento, hanno sorpreso in via Fossatello, proprio accanto alla raffineria, due persone che stavano passandosi di mano quattro taniche di benzina da cento litri l’una, venduta a 60-70 centesimi euro il litro, più o meno la metà dei prezzi attualmente praticati al distributore per la ”verde”. Il venditore, un falconarese di quarant’anni, e l’acquirente, un 25enne di Montemarciano, hanno provato a giustificarsi con una storiella piuttosto infantile, ma poi si sono arresi all’evidenza raccontando la verità. Quella benzina era appena uscita dallo stabilimento petrolchimico, regolarmente prelevata da un autotrasportatore che però all’uscita ne aveva veduta una parte in nero, approfittando del fatto che spesso - in certe condizioni di temperatura e pressione atmosferica - nelle autocisterne entra un po’ di benzina in più di quella che è l’esatta capienza dei serbatoi mobili. C’è dunque la tentazione, per qualche trasportatore meno onesto della media, di rivendersi quel surplus che non viene contabilizzato ed è dunque esentasse, al netto delle pesanti “accise” che attualmente pesano per circa un 60% nel prezzo finale della benzina. Per questo il falconarese e il giovane di Montemarciano sorpresi dai carabinieri a scambiarsi le taniche - entrambi operai, ma non dipendenti dell’Api - sono stati denunciati per contrabbando e ricettazione e ora gli investigatori del Norm al comando del tenente Enzo Marinelli stanno cercando di rintracciare l’autotrasportatore “fornitore” della benzina. Ma l’inchiesta è soltanto all’inizio e i carabinieri indagheranno insieme alla Guardia di finanza per capire le dimensioni del fenomeno, che potrebbero essere rilevanti visti i grandi numeri della raffineria falconarese, dove ogni anno si lavorano circa 3,9 milioni di tonnellate di greggio.

 
MESSAGGERO
«Dimostrato che fu un incidente occasionale»

La difesa dei dirigenti prosciolti: «Un verdetto che allontana l’ombra della trascuratezza»

di GIAMPAOLO MILZI

ANCONA Sorride, a nome dell'azienda, dopo «che ci siamo commossi per questa disgrazia». Sorride, l'avvocato Giacomo Vettori, perché la sentenza, come il dibattimento, certificano che da quella disgrazia «sono completamente estranei, dal punto di vista giuridico, i dirigenti della raffineria, ai quali nessuna responsabilità viene addebitata quanto a trascuratezze su manutenzioni o mancati controlli». Del resto le cause dell'incendio mortale «attengono a una serie di accadimenti del tutto autonomi rispetto alle professionalità degli ingegneri della raffineria». E sono proprio la professionalità, la chiacchierata gestione made in Api che escono avallate - sebbene con formula dubitativa, sebbene esclusivamente dal punto di vista delle giustizia penale, e solo sulla tragedia del 25 agosto 1999 - da un verdetto di cui si attendono con curiosità le motivazioni. Comprensibile, quindi, il riserbo a caldo dei rappresentanti dei comitati dei rioni falconaresi Villanova e Fiumesino, sugli aspetti penali della vicenda. Loro, Loris Calcina e Massimo De Paolis, incamerano invece «con grande soddisfazione un risultato storico: a noi e ai cittadini è stato riconosciuto il diritto di costituirci parte civile, e abbiamo ottenuto giustizia, perché l'Api pagherà i danni». E «soddisfazione ha ottenuto il Comune da me rappresentato (anch'esso come parte civile, ndr.), dice l'avvocato Rino Pirani, che però non nasconde «gravi perplessità su chi aveva la responsabilità gestionale della pompa in area Sif, quella che collassando originò il rogo». Responsabilità non certo addebitabili all'operaio Gaetano Bonfissuto, l'unico colpevole per altre responsabilità: l'errore nell'allestimento scorretto della linea 29 che trasporta la benzina verde al tank nazionale e l'anomala apertura lungo quella linea della valvola 279. «Nessuna prova che la lasciò aperta, e anche se l'avesse fatto ciò non avrebbe influito sull'incidente», spiega l'avvocato difensore Franco Boldrini, che ricorrerà in appello. Imputato di corresponsabilità in quell'allestimento scorretto l'altra tuta blu, Pierfrancesco Carletti, ne è invece uscito assolto. «Nessun nesso di casualità tra lo scoppio, avvenuto alle 5.25 del mercoledì, e la sua condotta» ha sottolineato l'avvocato Alberto Simeone.

Api: vertici assolti, condannato un operaio

Rogo del 25 agosto . La raffineria dovrà comunque pagare in sede civile i danni prodotti al Comune e ai comitati di Villanova e Fiumesino. Un anno e mezzo a Bonfissuto. “Non commisero il fatto” gli altri cinque imputati

di GIOVANNI SGARDI

ANCONA Condannato l’operaio addetto all’allestimento della linea di benzina esplosa, assolti “per non aver commesso il fatto” i vertici dell’Api. Il gruppo petrolifero dovrà comunque risarcire i danni provocati dallo scoppio al Comune di Falconara, ai comitati di Villanova e Fiumesino e a undici residenti: un risarcimento senza provvisionali, che dovrà essere quantificato dal giudice civile. Si è concluso così, dopo quasi sei anni di indagini, il processo per il rogo del 25 agosto 1999 alla raffineria che costò la vita agli operai Mario Gandolfi ed Ettore Giulian. Una sentenza, quella emessa alle 19,10 dal giudice monocratico di Ancona Vincenzo Capezza dopo quattro ore di camera di consiglio che sembra limitare le presunte responsabilità per lo scoppio (da non dimenticare che è sempre possibile ricorso in appello) al solo tecnico, Gaetano Bonfissuto 56 anni di Ancona, che predispose la linea di collegamento tra due serbatori di benzina verde quando il Pm Cristina Tedeschini aveva ipotizzato manchevolezze in serie alla base dell’incidente: la conduttura anomala sì, ma anche valvole lasciate aperte e il cedimento della pompa dell’area Sif da cui si verificò la perdita di carburante per colpa di una cattiva manutenzione; tanto è vero che al suo interno fu trovato un pezzo di calcestruzzo. Solo le motivazioni della sentenza, che saranno depositate tra due mesi, spiegheranno in base a quale ragionamento il giudice Capezza ha inflitto un anno e sei mesi con le attenuanti generiche (otto mesi in più della pena chiesta dal pubblico ministero) a Gaetano Bonfissuto. Tanto più che è stato assolto il collega di Bonfissuto, Pierfrancesco Carletti, addetto alla stessa linea di trasferimento del carburante. Scagionati invece gli altri cinque imputati (le accuse erano incendio e omicidio colposi) tra i quali l’attuale direttore della raffineria Franco Bellucci, allora capo servizio operativo dello stabilimento, il direttore dell’epoca Giovanni Saronne, il capo servizio manutenzione Sergio Brunelli, il capo manutenzione off-side Claudio Conti e appunto l’operaio Pierfrancesco Carletti. Nessuno era presente alla lettura della sentenza, accolta invece da una folta delegazione dei comitati cittadini. Da ricordare che in un processo stralcio, definito con il rito abbreviato, era stato assolto il tecnico Ivan Giacchetti e condannato a dieci mesi il funzionario fiscale Silvio Re. Con la sentenza di ieri, per quanto emessa con la vecchia formula dubitativa della carenza di prove (articolo 530, secondo comma) sembra cadere l’impianto accusatorio della Procura che aveva chiesto le condanne per tutti gli imputati, calcando la mano (due anni e sei mesi) su Bellucci e Saronne basandosi su una perizia estremamente pesante per l’Api. L’esplosione infatti, secondo un pool di ingegneri, era attribuibile ad una catena di eventi che comprometteva, salendo progressivamente nei vari livelli di responsabilità, i vertici operativi della raffineria, poco attenti alla sicurezza complessiva dell’impianto. «No, qualcuno fece un errore specifico» sembra dire il giudice, condannando in primo grado il solo operaio. Come e quando, lo si capirà appunto dalle motivazioni del dispositivo. Da ricordare che le famiglie delle due vittime del rogo, morte dopo un’agonia di qualche giorno per le conseguenze di ustioni su tutto il corpo, sono già state risarcite dall’Api con 800 milioni di vecchie lire ognuna.

Api: dopo sei anni assolto il vertice e condannato solamente l’operaio

Il rogo del 25 agosto 1999

di GIOVANNI SGARDI

ANCONA Condannato l’operaio addetto all’allestimento della linea di benzina esplosa, assolti “per non aver commesso il fatto” i vertici dell’Api. Il gruppo petrolifero dovrà comunque risarcire i danni provocati dallo scoppio al Comune di Falconara, ai comitati di Villanova e Fiumesino e a undici residenti: un risarcimento senza provvisionali, che dovrà essere quantificato dal giudice civile. Si è concluso così, dopo quasi sei anni di indagini, il processo per il rogo del 25 agosto 1999 alla raffineria che costò la vita agli operai Mario Gandolfi ed Ettore Giulian. Una sentenza, quella emessa alle 19,10 dal giudice monocratico di Ancona Vincenzo Capezza dopo quattro ore di camera di consiglio che sembra limitare le presunte responsabilità per lo scoppio (da non dimenticare che è sempre possibile ricorso in appello) al solo tecnico, Gaetano Bonfissuto 56 anni di Ancona, che predispose la linea di collegamento numero 147 tra due serbatori di benzina verde quando il Pm Cristina Tedeschini aveva ipotizzato manchevolezze in serie alla base dell’incidente: la conduttura anomala sì, ma anche valvole lasciate aperte e il cedimento della pompa dell’area Sif da cui si verificò la perdita di carburante per colpa di una cattiva manutenzione; tanto è vero che al suo interno fu trovato un pezzo di calcestruzzo. Solo le motivazioni della sentenza, che saranno depositate tra due mesi, spiegheranno in base a quale ragionamento il giudice Capezza ha inflitto un anno e sei mesi con le attenuanti generiche (otto mesi in più della pena chiesta dal pubblico ministero) a Gaetano Bonfissuto. Tanto più che è stato assolto il collega di Bonfissuto, Pierfrancesco Carletti, addetto alla stessa linea di trasferimento del carburante. Scagionati invece gli altri cinque imputati (le accuse erano incendio e omicidio colposi) tra i quali l’attuale direttore della raffineria Franco Bellucci, allora capo servizio operativo dello stabilimento, il direttore dell’epoca Giovanni Saronne, il capo servizio manutenzione Sergio Brunelli, il capo manutenzione off-side Claudio Conti e appunto l’operaio Pierfrancesco Carletti. Nessuno era presente alla lettura della sentenza, accolta invece da una folta delegazione dei comitati cittadini. Da ricordare che in un processo stralcio, definito con il rito abbreviato, era stato assolto il tecnico Ivan Giacchetti e condannato a dieci mesi il funzionario fiscale Silvio Re.

Due denunce per contrabbando di carburante

Le.La.

FALCONARA Potrebbe nascondersi un grosso giro di contrabbando di benzina a prezzi stracciati dietro la denuncia di due persone, sorprese dai carabinieri del radiomobile di Ancona mentre tentavano di smerciare quattro taniche da cento litri prelevate da un autotrasportatore durante un carico alla raffineria Api. Intorno alle 23 di martedì i militari hanno sorpreso due uomini, un falconarese di 40 anni e un venticinquenne di Montemarciano, operai ma non dipendenti del petrolchimico, l'uno intento a vendere e l'altro ad acquistare benzina verde a 60-70 euro al litro, la metà del prezzo alla pompa, in via del Fossatello. Entrambi sono stati denunciati per concorso in contrabbando e ricettazione. Il venditore avrebbe acquistato la benzina da un autotrasportatore che si era appena rifornito nello stabilimento Api. Il trucco è semplice: una volta immessa nell'autocisterna, la benzina con il caldo aumenta di volume. Quindi l'autotrasportatore, ancora non identificato, ha ceduto la parte in eccesso, convinto di non destare sospetti. E così sarebbe stato se i carabinieri durante i normali giri di controllo non avessero notato due macchine ferme lungo la strada verso l'aeroporto con accanto due uomini che stavano trasbordando alcune taniche. Un fatto del genere non si era mai verificato prima, ma alla luce di quanto accaduto gli inquirenti non escludono l'esistenza di un mercato clandestino all'ombra della raffineria.

A Jesi e Falconara centrali aperte per la giornata del 7

I segreti dell’energia

Una giornata interamente dedicata all’energia elettrica, per capirne il valore e discuterne il ruolo nei luoghi in cui essa viene prodotta: le centrali. Assoelettrica, in collaborazione con le imprese associate promuove per sabato 7 la “Giornata nazionale dell’energia elettrica”, che vedrà 75 centrali di tutta Italia aprire le porte alla cittadinanza, alle scuole e alle istituzioni. Nelle Marche saranno aperte a Jesi la Edison Spa-Energia in via della Barchetta, e a Falconara Api Energia Centrale presso la Raffineria Api. Quel giorno le centrali diventeranno uno spazio di informazione, di divulgazione e di educazione sul ruolo e sull’importanza dell’energia elettrica nella società contemporanea. «Un modo – dice Giordano Serena, presidente di Assoelettrica - per capire meglio come dietro la semplice accensione di un interruttore ci sia il lavoro incessante di migliaia di persone, tecnologie avanzate e infrastrutture costruite per operare nel pieno rispetto dell’ambiente circostante». La prenotazione della visita non è obbligatoria, ma il cittadino che vorrà prenotare potrà chiamare il numero 199201201, attivo dal 28 aprile al 7 maggio. Gli orari di massima di apertura degli impianti, dalle 9 alle 17, potranno subire delle variazioni a livello locale, da centrale a centrale.

 
ANSAweb
GENOVA: USTIONATI ALLA IPLOM DUE TECNICI DITTA ESTERNA

Colpiti da getto idrocarburi, ricoverati in ospedale

GENOVA, 5 MAG - Infortunio sul lavoro oggi pomeriggio alla raffineria Iplom di Busalla. Poco prima delle 17, due tecnici della Finintra, ditta si occupa di effettuare manutenzione nella raffineria, mentre intervenivano su una tubazione sono stati colpiti da un getto caldo di idrocarburi pesanti. La squadra interna di sicurezza e' intervenuta immediatamente. Sul posto sono poi giunti i militi della Croce Verde di Busalla. I due operai sono stati trasferiti in ospedale con un elicottero dei vigili del fuoco.

 
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