RASSEGNA STAMPA 11.10.2003

 

MESSAGGERO
Ex Montedison, niente rilancio senza bonifica

Siglata l’intesa Ma il futuro dell’area è ancora a rischio

I privati devono risanare la spiaggia dei veleni, poi potrà partire il piano Bohigas

di GIAMPAOLO MILZI

Si chiama "Apu 3", Area Progetto unitario. Ed è un vero rebus per la rinnovata vivibilità di un pezzo importante di Falconara. La soluzione, sulla carta, sembrerebbe tutta affidata all'architetto Oriol Bohigas. In pratica, però, trattandosi soprattutto di un "eco-rebus", il nocciolo è duro, velenoso, rischioso. E solo una coraggiosa e impegnativissima disponibilità tecnica e finanziaria privata potrà affrontarlo con successo. Tale nocciolo è costituito dall'area contaminata da scorie chimiche dell'ex Montedison. E se si scava sotto il formale protocollo con cui ieri il sindaco Carletti, il primo cittadino di Montemarciano Cingolani e il presidente della "Azienda Agricola Poggio" Aldo Pollarini hanno annunciato di aver affidato al super-saggio la realizzazione di un «progetto preliminare urbanistico per la riqualificazione e la riabilitazione del sito e dei territori circostanti», si scopre che le chiavi risolutive del caso ambientale sono in mano alla parte imprenditoriale del patto. La triplice firma apposta alle 11 a Falconara Alta, sottende infatti, legge alla mano, che è la società emiliana "Agricola del Poggio" che deve sobbarcarsi il gravoso onere alla base della vocazione "commerciale e turistica" che il Prg falconarese del '99 destina alla zona comunale nord ai confini con Marina di Montemarciano. Ovvero: poco potranno le capacità pianificatorie del luminare che sta già ridisegnando il futuro di sviluppo eco-compatibile di tutto il territorio governato da Carletti, se l'azienda che qualche mese ha acquistato dalla "Agricola '92" (finita nei guai giudiziari per la contaminazione) lo "scatolone di sabbia velenosa" non scioglierà il nodo di una bonifica scientificamente complicatissima. Non a caso Pollarini ieri era accompagnato alla cerimonia da Norberto Magnini, consulente tecnico dell’Agricola Poggio. Ma del nodo bonifica non c'è espressa menzione nel protocollo d'intesa. C'è invece nelle parole con cui tre giorni fa l'architetto Riccardo Picciafuoco, redattore del Prg 99, ha spiegato come si tratti «in sostanza di utilizzare il valore aggiunto dato dalle destinazioni di piano per avviare una profonda riqualificazione sia degli assetti infrastrutturali che di quelli urbanistici ed ambientali». E che solo le destinazioni per il «riuso con funzioni turistiche e commerciali possono garantire anche economicamente le necessarie e preliminari operazioni di bonifica». Fuori dal burocratese: il gioco vale la candela - per i due Comuni (in particolare per Falconara) come soprattutto per l'azienda privata che investe per risanare - solo se la spiaggia si trasformerà, da rospo velenoso, in un principe azzurro dal forte impatto e indotto economico balneare e terziario. Prima dell'atto di firma, a cui ha presenziato Furio Durpetti, dirigente del settore urbanistica del Comune, ci ha illuminato su intesa e relativo nodo: «La Agricola del Poggio ci ha manifestato la volontà di ottenere uno studio urbanistico che le consenta di mettere finalmente mano alla zona e agli immobili che ha acquisito. Volontà che abbiamo ben accolto in vista di una valorizzazione dell'area ex Montedison che può concretizzarsi nella realizzazione di grandi contenitori commerciali, stabilimenti balneari, villette, hotel e altre strutture turtistiche. Ma per la bonifica il Comune non mette un euro». E Durpetti è ben consapevole di difficoltà la cui "madre" è stata già da un pezzo identificata: lo studio peritale sul posto effettuato dal consulente Nedo Biancani che boccia qualsiasi ipotesi di mega-bonifica finalizzata al alberghi o villette (perché le fondamenta potrebbero determinare nuovi smottamenti inquinanti in profondità) e auspica solo verde pubblico e strutture leggere. Senza contare il procedimento di vincolo aperto dalla Soprintedenza sul capannone ex Montedison, tutelato come "bene di archeologia industriale" e quindi da trattare con le pinze. Durpetti mette le mani avanti: «Siamo consapevoli che qualsiasi opera di valorizzazione del sito non può prescindere da una soluzione di questi aspetti. Si tratta di metterli in fila e affrontarli. Bohigas si occuperà anche del capannone industriale. E la Agricola Poggio dovrà accollarsi il tipo di bonifica e gli studi preliminari relativi, attingendo ad appositi fondi ministeriali. Certo, se alla fine dagli studi per la bonifica emergeranno ostacoli ,insormontabili, potremmo anche cambiare le previsioni urbanistiche del Prg».

Un giorno alla scoperta della raffineria

Scatta oggi l’iniziativa Apinforma, visite guidate dalle 10.30 alle 17

FALCONARA - Scatta Apinforma. Oggi, dalle 10.30 sino alle 17, sarà possibile visitare la raffineria così da poter approfondire la conoscenza di quella che rappresenta una realtà ormai consolidata sul territorio. «Vogliamo che la gente veda con i propri occhi - ha sottolineato il presidente Aldo Brachetti Peretti - il lavoro che centinaia di tecnici e operai svolgono ogni giorno per produrre carburanti ed energia, il tutto nella massima sicurezza e nel rispetto ambientale». Un’iniziativa che sarà anche l’occasione per constatare se i rapporti tra il sindaco di Falconara Carletti e la raffineria continueranno ad essere tesi, come avvenuto in questi ultimi giorni, o se vi sia la possibilità di un disgelo tra le parti. Un primo segnale di avvicinamento arriva da due scuole cittadine, il “Cambi” e il “Serrani”, che hanno già aderito all'iniziativa, insieme ad un nutrito gruppo di studenti dell'Itis di Torrette. Quanto al programma della giornata, il momento clou sarà rappresentato dall'incontro con le istituzioni, fissato per le 11.30. Ci saranno anche l'assessore regionale all'ambiente Marco Amagliani e il presidente della Provincia Enzo Giancarli. «Nella giornata Apinforma - ricorda la raffineria - saranno a disposizione bar, buffet, area giochi attrezzata per i bambini, parcheggio interno. In più per tutti i visitatori della raffineria punti in omaggio per apicard». E’ previsto inoltre un servizio di bus navetta che collegherà Falconara con l’impianto. Il bus partirà alle 11 da Le ville e proseguirà per piazza Mazzini, Case Urra, Castelferretti, Villanova sino all’arrivo alla raffineria

«Nessuna fusione di Comuni»

Il sindaco di Camerata: «Puntiamo solo a unire i servizi con Falconara»

F.Ca.

CAMERATA PICENA - Una sorta di provocazione per dare uno scossone ai comuni "addormentati" nelle dichiarazioni del sindaco Tittarelli di Camerata Picena e Giancarlo Carletti di Falconara sull’unione dei Comuni della media vallesina. In realtà una forte collaborazione unisce già i due Comuni capofila dell'iniziativa. «Quello che manca - fa sapere Tittarelli - è lo stimolo degli altri comuni, cinque in tutto, oltre a Camerata e Falconara, Chiaravalle, Monte San Vito e Montemarciano di portare avanti un discorso iniziato già diversi anni fa. Siamo il centro delle Marche, una zona con delle potenzialità enormi da gestire e rilanciare tutti insieme. L'ipotizzata fusione avrà probabilmente tempi lunghissimi - continua il sindaco - stiamo sognando il futuro dei nostri comuni per sfruttare al massimo le potenzialità e le risorse che possediamo. Il comune di Camerata è solido soprattutto dal punto di vista economico, non cerchiamo quindi una fusione perché siamo in difficoltà, al contrario. Quello che vogliamo è trovare una collaborazione sempre più forte per dare soluzioni sempre migliori ai problemi sociali, ambientali, urbanistici. Una rete di comuni per una rete di servizi da gestire al meglio - afferma il sindaco Tittarelli - Vogliamo volare alto ipotizzando la politica dei prossimi 10-12 anni. Un'unione solida che nasca per i servizi più elementari come ad esempio la gestione dei canili e delle mense scolastiche, ma pronta a recepire anche i servizi più importanti. I Comuni devono diventare degli imprenditori e mettere insieme le risorse per creare la realtà di domani. In tutto questo sarà sempre di primo piano la parola dei cittadini per i quali stiamo studiando servizi e città sempre più vivibili. Potremmo certamente valere di più mettendo in rete i servizi e collaborando in tutti gli ambiti, dall'urbanizzazione alle risorse energetiche, dal settore sociale a quello scolastico».

Energia, Regione indietro anche con tre incarichi

Viventi (Udc)

ANCONA - Dopo il black out, «che ha fatto riemergere i problemi legati alla produzione e al consumo di energia elettrica», in particolar modo nelle Marche «una delle ultime regioni a normalizzare la situazione sul proprio territorio», il consigliere regionale dell'Udc Viventi ha presentato un'interpellanza per conoscere le motivazioni che anno impedito l'approvazione del piano energetico regionale. La mancanza di questo strumento è «particolarmente grave» alla luce dello «squilibrio tra produzione e consumo pari ad oltre il 50% del proprio fabbisogno». La Regione ha inoltre conferito nel giro di dieci anni tre incarichi esterni, che hanno prodotto studi di piano non utilizzati e «da ciò deriva una evidente responsabilità politica amministrativa della maggioranza di centrosinistra». Per l'esponente dell'Udc, l'approvazione del piano energetico «non è più rinviabile per poter programmare correttamente la distribuzione di nuove centrali sul territorio regionale, evitando concentrazioni anomale come attualmente avviene nella bassa Vallesina, in cui nel giro di pochi chilometri insistono tre impianti di produzione di energia elettrica (Enel di Camerata in corso di manutenzione, Sadam Zuccherificio e Api di Falconara). Il consigliere Udc chiede inoltre di sapere «quante e quali iniziative relative alla realizzazione di impianti energetici nelle Marche siano state autorizzate e quante siano in attesa dei permessi».

 
RESTO DEL CARLINO
Firmata l'intesa tra enti per l'area ex Montedison

FALCONARA — Soddisfatto il sindaco di Montemarciano, Cingolani, per l'accordo siglato ieri mattina con Carletti ed il rappresentante dell'Azienda Agricola del Poggio, cooperativa romagnola proprietaria del sito ex Montedison. Il protocollo d'intesa dà avvio alla progettazione di un'area che coinvolge entrambi i Comuni e, anche se l'architetto Bohigas deve ancora studiarci sopra, il terreno dovrebbe ospitare, lungo la costa, un grosso insediamento residenziale, oltre ad infrastrutture per commercio e turismo. «Ci spaventava l'idea di un grosso insediamento abitativo a ridosso di Marina — spiega Cingolani — perché avremmo dovuto sostenere spese per servizi come scuole e trasporti a beneficio di Falconara. In pratica, avremmo avuto gli oneri senza gli onori. Così concerteremo un recupero che coinvolgerà anche porzioni del nostro territorio».

Viventi e l'energia: «Dopo il black out il piano regionale non è più rinviabile»

ANCONA — Dopo il black out, «che ha fatto riemergere i problemi legati alla produzione e al consumo di energia elettrica», in particolar modo nelle Marche «una delle ultime regioni a normalizzare la situazione sul proprio territorio», il consigliere regionale dell'Udc Luigi Viventi (nella foto) ha presentato un'interpellanza per conoscere le motivazioni che anno impedito l'approvazione del piano energetico regionale. La mancanza di questo strumento — osserva — è «particolarmente grave» alla luce dello «squilibrio tra produzione e consumo pari ad oltre il 50% del proprio fabbisogno». L'amministrazione ha inoltre conferito nel giro di dieci anni tre incarichi esterni, che hanno prodotto studi di piano non utilizzati e «da ciò deriva una evidente responsabilità politica amministrativa della maggioranza di centro-sinistra». Per l'esponente dell'Udc, l'approvazione del piano energetico «non è più rinviabile per poter programmare correttamente la distribuzione di nuove centrali sul territorio regionale, evitando concentrazioni anomale come attualmente avviene nella bassa Vallesina, in cui nel giro di pochi chilometri insistono tre impianti di produzione di energia elettrica (Enel di Camerata in corso di manutenzione, Sadam Zuccherificio e Api di Falconara). «Senza piano — ammonisce Viventi — c'è il rischio che qualunque richiesta di costruzione di centrali elettriche debba essere autorizzata». Il consigliere Udc chiede inoltre di sapere «quante e quali iniziative relative alla realizzazione di impianti energetici nelle Marche siano state autorizzate e quante siano in attesa dei permessi e suggerisce di valutare la possibilità di ricorrere a fonti alternative, predisponendo anche una mappa eolica regionale». Una questione ancora aperta e che trova anche la grande attenzione del movimento ambientalista.

Fiumesino, il comitato ribatte al sindaco: «Solo promesse»

FALCONARA — Delusione e amarezza nella lettera aperta inviata al sindaco dal comitato di Fiumesino in risposta alle esternazioni apparse sui giornali. Che dietro l'associazione non ci sia alcuna logica di partito è testimoniato, sostiene il comitato, dal plauso dei residenti alle iniziative comunali intraprese in passato a favore del quartiere. Tutto è poi sfociato in polemica perché la richiesta di un incontro diretto con il sindaco per risolvere i problemi della zona è da mesi disattesa. «Da quando la sua Giunta si è insediata al Castello — si legge nella lettera — abbiamo ricevuto molte promesse: “ci sarà un Fiumesino 2000”. Abbiamo visto disegni per la realizzazione di barriere tra noi e l'Api, abbiamo sentito progettare palestre, piazze, spazi verdi. Ma dopo sette anni siamo ancora accerchiati ed ora minacciati da un by pass che ci schiaccerà». Si teme poi che il Contratto di Quartiere, stilato senza interpellare i residenti, rischi di trasformare il degrado urbanistico in degrado sociale, dato che i futuri alloggi di edilizia popolare verranno assegnati ai Rom.

La fusione? Conviene solo a Falconara

Alessandra Pascucci

FALCONARA — Falconara Marittima e Camerata Picena si fondono? Sarebbe un vantaggio per la prima, una forma di “harakiri” per la seconda. E' quanto emerge da un sondaggio tra i rappresentanti politici delle rispettive amministrazioni. Con oltre 28mila abitanti Falconara, già un potente nodo infrastrutturale, sta crescendo dal punto di vista dei servizi, che la pongono a capofila dell'ambito territoriale. Il bilancio registra però un forte indebitamento ed il territorio, proprio a causa delle infrastrutture, deve affrontare un complicato intreccio di effetti collaterali. L'emigrazione dalla città ha recentemente subito un'impennata (circa 5mila unità) e alle prossime elezioni l'amministrazione vedrebbe decurtati consiglieri e assessori. Camerata Picena, dal canto suo, conta meno di 3mila abitanti ed è una sorta di Montecarlo della Vallesina: l'economia è in fermento e l'indebitamento dell'amministrazione è di soli 450 euro procapite; i cameratesi, in ambito marchigiano, sono terzi per incremento percentuale della popolazione. Di fronte alla proposta di fusione, i politici falconaresi esultano, pur ribadendo l'obbligo di una consultazione popolare. «Personalmente non la ritengo una brutta idea — dice Conte di Fi —. Anche a livello nazionale si tende a favorire l'accorpamento». «Il territorio diventerebbe più produttivo per entrambe le realtà», fanno eco Bruciaferri e Capogrossi dello Sdi. «Sarebbe vantaggioso per Falconara, ma sembra solo propaganda», dice Brandoni di Fi, che si chiede se questo non sia un escamotage di Carletti per prolungare il mandato elettorale. Per Matteo Astolfi di An la fusione converrebbe solo a Falconara, opinione condivisa dallo zio Luciano, consigliere comunale, sempre per An a Camerata Picena. In realtà Carletti e Tittarelli, più che ad una fusione, mirano alla «provocazione». «Vogliamo sollecitare una presa di posizione dei Comuni della bassa Vallesina sul problema della gestione collegiale dei servizi sociali, sempre più onerosi ed in crescita. — spiega il sindaco cameratese —. Ciò non esclude, nel lunghissimo periodo, un'eventuale accorpamento».

 

 
CORRIERE ADRIATICO
Un giorno a spasso dentro la raffineria

Le tecnologie dell'azienda per produrre energia elettrica consentiranno di dare una risposta alle esigenze di crescita dell'intero tessuto economico marchigiano Massicci investimenti per la sicurezza dei lavoratori e la tutela dell'ambiente Attese nell'impianto almeno mille persone Visite guidate e parco giochi per i piccoli

FALCONARA - Porte aperte all'Api. E' la strada della trasparenza, come l'ha definita Aldo Brachetti Peretti, presidente dell'Api, presentando un'iniziativa che mira da un lato ad avviare il dialogo tra le istituzioni per ribadire il ruolo della raffineria come motore propulsore dello sviluppo imprenditoriale regionale; dall'altro a far vedere da vicino, e per quanto possibile, toccare con mano, l'impegno per la sicurezza dei lavoratori e dell'ambiente profuso dall'azienda. Una giornata che si aprirà ale 9 e 30 e che terminerà alle 17 con una serie di appuntamenti: innanzitutto istituzionali (alle 11 e 30) per proseguire il dialogo avviato dall'azienda con gli enti locali che ha portato al rinnovo della concessione fino al 2020 ma anche ricreativi, per far trascorrere qualche momento di svago alle famiglie. La giornata era nata come momento di incontro tra i dipendenti dell'azienda. Furono 900 nell'edizione scorsa; oggi si attende più di un migliaio di persone. Visto il successo, è stata estesa a tutti i marchigiani. Perché - come ha spiegato Brachetti Peretti - il know how nel settore dell'energia dell'azienda è ora diventato il motore dello sviluppo economico dell'intera regione grazie alla produzione di energia elettrica. Il tessuto produttivo marchigiano, fatto di piccole imprese diffuse accanto a grandi colossi industriali, ha fame di energia elettrica. A costi competitivi e con la necessità di non dover dipendere da altri paesi che possono essere concorrenti. La crescita di questa regione passa anche per l'autonomia energetica. Vanno proprio in questa direzione, gli impegni assunti tra Regione e azienda in sede di rinnovo della concessione. "La rinuncia al nucleare - ha affermato Brachetti Peretti - è stata una buona scelta. Ma non si può restare fermi in un settore che determinerà sempre più la competitività dei territori industriali. Api ha tecnologie e competenze per sviluppare, oltre alla centrale Igcc che già opera nella raffineria, anche sistemi con fonti energetiche alternative". Tra le altre il presidente dell'Api ha citato le esperienze con le biomasse e con l'eolico che vengono fatte in Calabria e in Puglia. Sistemi tuttavia difficili da applicare in sede locale per le peculiarità del territorio marchigiano e che comunque necessitano di ricerche e sviluppo. Altrettanto interessante, ma, al momento, futuribile tutto il discorso che riguarda l'idrogeno. "Non so - ha detto Brachetti Peretti - se i nostri figli potranno vedere le prime applicazioni concrete di idrogeno utilizzato come combustibile sicuro. Al momento si può dire che pensare all'idrogeno come combustibile è come pensare di avere una bomba atomica accanto". Ma che raffineria troveranno davanti oggi i visitatori? "Oggi la raffineria è diversa rispetto a vent'anni fa". Le parole, convinte, sono del direttore Franco Bellucci, rilasciate in un'intervista di quale tempo fa. Perché oggi, spiega Bellucci, "non produciamo più un chilo di olio combustibile". Perché sicurezza fa rima con centrale Igcc, e pure con tecnologia. Il passaggio ai computer ha garantito passi in avanti sul cammino della compatibilità ambientale della raffineria. La certificazione Ohsas 18001, la Iso 9002, la Iso 14001, non si ottengono con un colpo di bacchetta magica, fanno capire i vertici dell'Api. Ad allontanare dalla città la spada di Damocle dei rischi connessi all'attività della raffineria, non sono solo numeri e sigle ai più inaccessibili. "Da anni non ci sono puzze", sottolinea ancora il direttore. E' il frutto di importanti risorse investite: in vecchie lire fanno cento miliardi negli ultimi 4-5 anni. Ma ovviamente non basta. La convivenza dell'Api con la comunità circostante passa per un continuo sviluppo delle tecnologie applicate in sicurezza. Perché la tutela dell'ambiente è un lavoro sempre "in progress". Per esempio prosegue l'opera di prosciugamento del natante, dove si sono sversati idrocarburi nel passato. Oggi l'80% del suolo è cementato. Che significa che se dovesse fuoriuscire il prodotto da una pompa rimarrebbe confinato e trasportabile. Oggi l'Api è diversa rispetto a quella di un ventennio fa. E in futuro cambierà ancora, in nome dell'applicazione della scienza in funzione di un rapporto finalmente convinto e convincente con la città. Perché in fondo, sono ancora parole di Bellucci, "l'Api è il faro dello sviluppo di questo territorio".

La grande risorsa della trasparenza

Quando l'azienda si mette in vetrina

FALCONARA - Un rapporto trasparente con la comunità in cui la raffineria insiste. E' questo lo spirito che informa "Apiincontra", la giornata di oggi che consente di poter vedere da vicino l'impianto di Falconara. Un impianto per il quale sono stati investiti ingenti capitali per consentire una piena sicurezza: sia per chi vi lavora sia per l'ambiente circostante. Un'operazione onerosa ma necessaria - come ha detto Aldo Brachetti Peretti - perché Api guarda sempre di più al territorio in cui opera. Sia quello cittadino, sia quello dell'intera regione, a cui ora l'azienda vuole mettere ancora di più le ali grazie alla produzione di energia elettrica necessaria alle imprese. A questa operazione, si aggiunge ora l'appuntamento di oggi, nel nome della trasparenza e della volontà di dialogare con istituzioni e i cittadini nella consapevolezza che più delle chiacchiere contano i fatti. "Il mostro con gli unghioni", parole di Brachetti Peretti, non esiste più e per rendersene conto basterà oggi recarsi all'impianto di Falconara. Una apertura e una volontà di dialogo che vanno sottolineate nel momento in cui lo sviluppo delle Marche, terra di forte vocazione imprenditoriale e di altrettanto valore ambientale e paesaggistico, è al bivio cruciale. Serve energia. Ma serve anche trasparenza. Due risorse che l'Api possiede.

 
LA SICILIA
Incendio al Topping: rito immediato per i 4 imputati

Il rogo provocò danni per oltre 20 milioni di euro

Rinunciano all'udienza preliminare e chiedono il giudizio immediato i quattro vertici di Agip Petroli chiamati a rispondere dello spaventoso incendio divampato il 28 giugno dello scorso anno all'isola sette dell'impianto «Topping 1»: un incendio colposo - secondo la Procura - che, oltre a causare danni per 20 milioni e 100 mila euro all'impianto andato in fumo, ha avuto serie ripercussioni sull'ambiente. Per questi fatti il Pm Alessandro Sutera Sardo lo scorso 7 maggio ha chiesto al Gip Lirio Conti il rinvio a giudizio dell'ing. Andrea Frediani, direttore della Raffineria Agip Petroli di 57 anni; dell'ing. Gaetano De Santis, responsabile esercizio raffinazione di 39 anni; dell'ing. Giuseppe Di Pisa, responsabile produzione raffineria primaria e conversione, di 37 anni; e di Nicola Vasile, di 53 anni e responsabile dell'impianto Topping 1. L'udienza preliminare a carico dei quattro era stata fissata per il prossimo 5 novembre, ma gli imputati (difesi dagli avv. Luigi Autru Ryolo, Salvatore Panagia e Gualtiero Cataldo), ricevuto il decreto di fissazione dell'udienza camerale davanti al Gup Conti, avvalendosi dell'art. 419 comma 5, hanno rinunciato all'udienza preliminare ed hanno chiesto di essere giudicati col rito immediato. Al processo che si celebrerà verosimilmente entro la fine dell'anno, le associazioni ambientaliste «Italia Nostra» ed «Amici della Terra» rappresentate dagli avv. Salvatore Morreale e Salvo Macrì, saranno parte civile. Secondo l'ipotesi accusatoria alla base dell'incendio al Topping 1 ci sarebbe stata una condotta negligente da parte degli imputati i quali per arrestare alcune perdite agli scambiatori ed alle pompe di calore, anziché predisporre interventi risolutivi ed una manutenzione programmata dell'impianto avrebbero fatto ricorso a delle «strette a caldo». Interventi tampone che non risolvevano le anomalie. Il contatto tra le fuoriuscite di gasolio provenienti dagli scambiatori di calore e le superfici esterne di altri scambiatori di calore avrebbe generato il maxirogo con emissioni di fumo e vapori in atmosfera superiori ai limiti di tollerabilità per l'organismo umano. Agli imputati vengono contestate anche le accuse di avere distrutto ed alterato bellezze naturali della flora e della fauna marina, del suolo e del sottosuolo per lo sversamento di greggio nel fiume Gela; di avere smaltito a mare, senza autorizzazione, idrocarburi (antracene, crisene, fenantrene, fluorene e naftalene) e di avere immesso in atmosfera idrocarburi polinucleari aromatici per una quantità complessiva pari a 522,79 nanogrammi/mc a fronte di un limite inferiore a 10ng/mg.

 
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