RASSEGNA STAMPA 28.06.2003

 

MESSAGGERO
Api, comitati in piazza

“Un futuro senza rimpianti” è la manifestazione pubblica organizzata dai comitati cittadini per oggi alle 18,30, in piazza F.lli Bandiera, per dire no al rinnovo della concessione all’Api, così come impostata dalla Regione Marche.

Ma la concessione Api è ormai pronta

L’assessore Amagliani: «Avanti anche senza l’accordo del Comune»

di ROBERTA MACCAGNANI

FALCONARA - Caso Api in dirittura d’arrivo: tra due giorni la verità. La Regione ha, infatti, convocato per lunedì pomeriggio il tavolo istituzionale con Provincia e Comune per firmare le prescrizioni e il protocollo d’intesa con cui si dovrà rinnovare la concessione Api per altri venti anni. «Giovedì sera - dice Marco Amagliani, assessore regionale all’ambiente - abbiamo avuto l’ultimo incontro con la delegazione del Comune di Falconara che ancora non ha sciolto le sue riserve sui due documenti. Ci auguriamo però che lunedì arrivi l’assenso. La Regione ha lavorato per andare incontro alle esigenze dei tre enti e sia nelle prescrizioni che nel protocollo sono comprese le principali volontà del Comune di Falconara». E se alla fine il Comune dirà di no? «Noi abbiamo cercato di trovare un punto di incontro, ma alla fine la competenza è regionale». Decisive, quindi, le ultime ore rimaste: il Comune è riuscito a far inserire nei documenti preparati dalla Regione, oltre alla possibilità di realizzare il porto e il contratto di quartiere di Fiumesino, il riconoscimento delle scelte del prg del Comune. Tutti elementi su cui l’Api era contraria e su cui, quindi, sembra aver ceduto. Ma per Giancarlo Carletti, primo cittadino, questo non basta. Cosa manca ancora? Una delle tante questioni sollevate era stato il sostentamento dell’ufficio ambiente del Comune, attivo ormai da oltre tre anni, e che all’ente locale costa qualcosa come 500 mila euro l’anno tra dipendenti, consulenti e macchinari. Un supporto in questa direzione sarebbe senz’altro ben accolto dal Comune, soprattutto perché le sue casse ne trarrebbero un giovamento considerevole. Tra le ipotesi era stata anche ventilata l’idea di inserire l’ufficio ambiente all’interno dell’Arpam, facendo così ricadere oneri ed onori sulle spalle della Regione che finora non sembra però avere manifestato interessi in questo senso, almeno di sua spontanea iniziativa.

 
RESTO DEL CARLINO
Api, le regole per la convivenza

di Maria Gloria Frattagli

FALCONARA — Sono stati lunghi mesi di «agonia» per una parte della cittadinanza, giorni trascorsi ascoltando paroloni, in certi momenti enfatizzati, dal significato sconosciuto alla maggior parte dei falconaresi: prescrizioni e protocollo d'intesa, quelle più ricorrenti. Il risultato è quello ipotizzato più volte e quello paventato fin dalle prime battute della interminabile diatriba: «La concessione alla raffineria Api avrà una durata di 20 anni decorrenti dal primo febbraio 2000 con conseguente scadenza il 31 gennaio 2020». Questo si legge nelle cinque pagine della «bozza del sistema prescrittivo per il rilascio della concessione petrolifera di Api raffineria di Ancona, stabilimento di Falconara Marittima». Il documento E' in quest'ultima data il risultato di un tragitto tortuoso che come epilogo ha visto l'uscita dei Verdi dalla maggioranza regionale. C'é chi ha definito questa presa di posizione come un gesto dovuto e chi, invece, l'ha considerata eroica, quasi ad intendere che se ne vedono pochi di politici pronti a rinunciare alla propria «poltrona» per passare nelle file dello schieramento di opposizione. I Verdi hanno contestato fin dall'inizio il rinnovo, come era normale che fosse, ma solo vedendo, nero su bianco, quelle che considerano «flebili prescrizioni» hanno detto basta. Nel documento si legge che saranno effettuati step periodici di verifica correllati agli esiti delle istruttorie tecniche dei rapporti di sicurezza: il primo dovrà essere presentato entro giugno 2004. In caso di riscontro positivo, l'attività concessionata procederà in modo ordinario, negli altri casi la Regione procederà ad approfondimenti tecnico istruttori finalizzati al superamento delle criticità. Per quanto riguarda l'aspetto energetico, l'«Azienda dovrà utilizzare per l'impianto di gassificazione e relativa centrale Igcc, esclusivamente prodotti derivanti dal ciclo di produzione della raffineria di Falconara. Le condizioni Innanzitutto l'adempimento entro i termini indicati dall'autorità competente, delle eventuali prescrizioni che deriveranno dal decreto ministeriale sui porti industriali e petroliferi; l'integrale ottemperanza alle vigenti disposizioni in materia di aree demaniali e quella delle disposizioni relative ai collaudi e alle ispezioni periodiche. «Il cattivo uso delle aree concessionate, l'eventuale inadempienza alle prescrizioni comporta la decadenza della concessione demaniale. Per tutto il periodo di validità della concessione sono esclusi utilizzi diversi da quelli autorizzati, qualsiasi ampliamento della aree terrestri e marine, e l'uso di aree del demanio pubblico. Fiume Esino Questa sarà limitata ad un periodo di due anni dalla data di rilascio della concessione petrolifera, e sarà comunque rinnovabile sulla base degli esiti di specifici studi finalizzati, a verificare la delocalizzazione dell'opera di presa che si trova nella sponda sinistra e della fattibilità di risorse idriche alternative. Per ciò che concerne la prevenzione degli incendi, l'attuale confine con l'area degli impianti ferroviari (lato mare), rappresenta il limite entro il quale collocare eventuali nuovi impianti e depositi. Qualsiasi futuro sviluppo dell'impianto, non potrà prescindere dalla disponibilità di adeguati spazi. Vanno, inoltre, verificate ipotesi di razionalizzazione degli stoccaggi di prodotti infiammabili, nel rispetto della creazione di una fascia di rispetto lungo la statale 16. Le emissioni Quelle in atmosfera non dovranno superare quelle conseguite nell'anno 2002. In relazione al sistema di abbattimento DeNox, l'efficienza dovrà essere garantita ad un livello non inferiore al 30% massimizzandone la performance nei periodi estivi. L'Azienda dovrà presentare rapporti semestrali sugli inconvenienti e, parlando di inquinamento acustico, l'Api dovrà continuare ad effettuare con periodicità annuale campagne di misure. Entro 6 mesi dall'approvazione della zonizzazione acustica, l'Azienda dovrà presentare una nuova valutazione di impatto acustico.

COMMENTANDO l' uscita dei Verdi dalla

COMMENTANDO l' uscita dei Verdi dalla maggioranza di centro sinistra, la consigliera regionale Cristina Cecchini (Sinistra Democratica) ha affermato che «la volontà della giunta di rinnovare anticipatamente la concessione all'Api di Falconara ha indotto i Verdi ad assumere un importante gesto di responsabilità». «Ora — aggiunge — l' impegno è individuare le forme per impedire che tale atto (decreto dei dirigenti) possa produrre gli effetti giuridici voluti, insieme ai cittadini di Falconara e a tutte le realtà del territorio che si sono espresse contro il rinnovo». «Sinistra Democratica — sottolinea Cecchini — è impegnata a costruire insieme a quelle forze di sinistra e democratiche della regione che hanno volontà di rinnovamento, una politica regionale più adeguata ai bisogni dei marchigiani e a rappresentare agli elettori di centrosinistra un modo realmente alternativo di gestire il potere e gli interessi pubblici, rispetto al permanere di logiche conservative e contrarie — conclude — ad un qualificato sviluppo della regione Marche nell'attuale schieramento governativo del centro sinistra».

D'Ambrosio: «Mi spiace, ma non ho rimorsi»

ANCONA — Inevitabili reazioni alla decisione dei Verdi di mollare la giunta D'Ambrosio. L'uscita dei Verdi dalla maggioranza che sostiene la giunta regionale delle Marche dovuta al rinnovo della concessione alla raffineria Api per continuare nella sua attività fino al 2020 in comune di Falconara Marittima, che gli ambientalisti ritengono non eco-compatibile con il territorio e che l'accordo di programma ne prevedeva la delocalizzazione, ha fatto dire al presidente della Regione Marche, Vito D'Ambrosio, di «non essere venuto meno agli impegni sottoscritti nel programma della maggioranza, al contrario ci siamo adoperati per una soluzione di alto profilo, garantendo sviluppo, occupazione, salute, sicurezza ed ambiente». «La giunta — ha poi ricordato D'Ambrosio — ha lavorato, d'accordo con la maggioranza, insieme alle istituzioni locali e alle parti sociali, per trovare, attraverso il sistema delle prescrizioni tecniche e un protocollo d'intesa, il più avanzato ed utile punto di equilibrio tra le ragioni delle comunità locali e dell'intera regione e quelle di uno sviluppo economico ecosostenibile». «La nostra preoccupazione — ha proseguito — è stata sempre quella di salvaguardare la salute dei cittadini, la tutela e la valorizzazione dell'ambiente, il posto di lavoro di alcune migliaia di persone, nonchè il fabbisogno energetico della regione, gravemente deficitario». «Auspico, quindi — ha concluso il presidente della giunta — che il gruppo dei Verdi possa riprendere al più presto un rapporto di collaborazione sereno e costruttivo accogliendo anche la proposta da me avanzata di un impegno sottoscritto dall'intera maggioranza a definire l'attività di monitoraggio e l'approfondimento delle questioni poste dal complesso, ma utile processo avviato».

Wwf: 'Nessuna... Concessione'

ANCONA — Il Wwf delle Marche conferma la sua opposizione al rinnovo della concessione alla raffineria Api, «in assenza — dice — di garanzie per la sicurezza e la tutela dell'ambiente». L'inquinamento pregresso, la gestione passata e l'opposizione della cittadinanza di Falconara, ma soprattutto la mancanza di una prospettiva di dismissione o di una reale riconversione ecosostenibile dell'impianto, rendono secondo il Wwf «insostenibile ogni ulteriore azione per accettare l'Api sul territorio marchigiano». Dalla dichiarazione della giunta regionale, che ha istituito l'Area ad elevato rischio di crisi ambientale, nella quale si è stabilito di valutare la compatibilità della raffineria con il territorio attraverso tre studi (Enea, Arpam e Svim), «poco o nulla è stato fatto — afferma nella nota — , con la conseguenza che oggi non sembrano esserci più ostacoli al rinnovo della concessione». E, nonostante l'apprezzabile impegno della Regione Marche (anche se tardivo), delle sue strutture tecniche, e l'operato dell'assessore Amagliani manca ogni strategia politica per una risoluzione definitiva dell' impatto ambientale causato dalla raffineria».

 
CORRIERE ADRIATICO
In rete la bozza della concessione

Le prescrizioni della Regione divulgate sul sito dei comitati

E oggi manifestazione di protesta in piazza Chiesta inoltre alla Provincia un'assemblea pubblica su by pass ferroviario e impatto ambientale

di Marina Minnelli

La "Bozza del sistema prescrittivo per il rilascio della concessione petrolifera di Api Raffineria di Ancona, stabilimento di Falconara" da ieri pomeriggio è in rete sul sito dei comitati cittadini di Villanova, Fiumesino e 25 agosto. La decisione di pubblicare il documento, ricevuto per "autonoma decisione dai consiglieri Verdi" è stata presa - spiegano i portavoce Loris Calcina, Franco Budini ed Elisa Grifoni - "con l'obiettivo di fornire all'opinione pubblica un altro strumento per valutare su che basi e con quali prospettive la Regione Marche si appresta a rinnovare la concessione alla raffineria Api". "Noi - proseguono i rappresentanti dei comitati - ci stiamo impegnando per informare nel modo più ampio i cittadini in merito all'operato delle amministrazioni locali le quali, spesso, non fanno altrettanto. La questione del by-pass ferroviario ne è un esempio eclatante" aggiungono i rappresentanti dei comitati. Che aggiungono: "Migliaia di cittadini falconaresi sono stati tenuti all'oscuro rispetto allo stravolgimento del territorio e della qualità della vita che determinerà quell'opera. Decine e decine di famiglie si vedranno espropriata la propria abitazione senza prima aver potuto sapere poco o nulla, se non a cose fatte". "Anche se non piacerà a qualcuno - affermano Calcina, Budini e Grifoni - la pubblicazione sul nostro sito (www.comitati-cittadini.net) della bozza delle prescrizioni, corredate da nostre annotazioni basate su documenti ufficiali, è l'ennesimo tentativo di capire, informare e spiegare in tempo utile ciò che ogni cittadino dovrebbe essere messo in condizione di sapere tempestivamente". L'accordo prevede una durata ventennale della concessione (a decorrere dal 2000 e quindi con scadenza nel 2020) e "ai fini della verifica periodica dell'effettiva attuazione dei migliori accorgimenti tecnologici e gestionali finalizzati a prevenire incidenti rilevanti connessi alle sostanze pericolose stoccate e lavorate nell'impianto, a limitarne le conseguenze per l'uomo e per l'ambiente, saranno effettuati step (il primo entro giugno 2004) periodici di verifica". L'azienda, secondo quanto stabilito dalla Regione, dovrà utilizzare per l'impianto di massificazione e la relativa centrale termoelettrica Igcc "esclusivamente prodotti derivanti dal ciclo di produzione della raffineria di Falconara". Quanto alle aree in concessione è escluso qualsiasi ampliamento ed il cattivo uso delle stesse comporta la decadenza dell'accordo, mentre l'attuale confine con l'area di sedime degli impianti ferroviari (lato mare) e quest'ultima, in caso di delocalizzazione della linea ferroviaria, rappresenta il limite entro il quale collocare eventuali nuovi impianti e depositi aventi caratteristiche operative critiche. Andranno poi verificate ipotesi di razionalizzazione degli stoccaggi di prodotti infiammabili che possano portare alla creazione di una fascia di rispetto lungo la Statale 16. Le prescrizioni danno indicazioni precise anche in merito alle emissioni in atmosfera ed all'inquinamento acustico, alle acque ed al suolo per il quale l'azienda dovrà accelerare i processi di bonifica. Intanto i comitati in questi giorni hanno rinnovato al presidente della Provincia Enzo Giancarli la richiesta di un'assemblea pubblica "necessaria per discutere i problema legati alla questione del by-pass Fs ed al suo impatto sulla città". E oggi, a partire dalle 18.30, i comitati cittadini insieme a Legaambiente, Wwf e Il Falco Azzurro, ai consiglieri comunali, provinciali e regionali dei Verdi e di An saranno in piazza Fratelli Bandiera per manifestazione contro il rinnovo della concessione.

Il Wwf: no al rinnovo "Mancano strategie per una futura dismissione"

Favorevoli e contrari. Cesaroni critica l'atteggiamento di Carletti

Il rinnovo della concessione all'Api continua a dividere. Da una parte il Wwf, che conferma la sua opposizione, "in assenza di garanzie per la sicurezza e per la tutela dell'ambiente". L'inquinamento pregresso, la gestione passata "ma soprattutto la mancanza di una prospettiva di dismissione o di una reale riconversione ecosostenibile dell'impianto, rendono insostenibile ogni ulteriore azione per accettare l'Api sul territorio marchigiano" sostiene il Wwf in una nota. "Dalla dichiarazione della giunta regionale, che ha istituito l'Area ad elevato rischio di crisi ambientale, nella quale si è stabilito di valutare la compatibilità della raffineria con il territorio, attraverso l'elaborazione di 3 studi (Enea, Arpam e Svim), poco o nulla è stato fatto, con la conseguenza che non sembrano oggi esserci più ostacoli al rinnovo della concessione" si legge ancora. Nonostante "l'apprezzabile impegno della Regione (pure se tardivo), anche con l'utilizzo delle proprie competenti strutture tecniche, attraverso l'operato dell'assessore Amagliani per rendere il processo decisionale trasparente e partecipato, nella sostanza si rileva la mancanza di ogni strategia politica per una risoluzione definitiva dell'impatto ambientale causato dalla raffineria". La raffineria, sostiene il Wwf, "condiziona e sostiene da anni l'economia e l'occupazione". Per il rinnovo della concessione il consigliere regionale Enrico Cesaroni. Una posizione che l'esponente di Forza Italia ribadisce. E torna a puntare il dito contro il sindaco Giancarlo Carletti "che ritiene di poter decidere autonomamente le sorti della raffineria. E invece "tale competenza spetta alla Regione", dunque "non al sindaco né tantomeno al consiglio comunale da lui guidato e che in più occasioni ha cercato di coinvolgere in posizioni fuori luogo poiché non di sua competenza". Cesaroni nella nota tra l'altro riafferma "il valore della struttura per l'intero territorio regionale", "l'Api in questi anni infatti ha prodotto ricchezza e sviluppo socioeconomico" conclude Cesaroni dicendosi certo del prossimo rinnovo della concessione.

La "frattura" sul tavolo nazionale

L'uscita dei Verdi dalla maggioranza divide ancora di più l'Ulivo

di F.B.

ANCONA - L'uscita dei Verdi dalla maggioranza continua a far discutere. E mentre lo stesso Moruzzi annuncia che la vicenda finirà sul tavolo dell'Ulivo a livello nazionale, sulla questione torna il presidente D'Ambrosio. Il suo auspicio è che "il Sole che ride" possa rivedere la propria posizione nel vertice del partito" in programma oggi. Comunque, il Governatore non teme che i Verdi si dissocino dalla coalizione in occasione del voto sul piano sanitario. "Lo hanno fatto capire le dichiarazioni dei consiglieri Moruzzi e D'Angelo", spiega il presidente. La conferma giunge da Moruzzi che "sì voterà il Piano ma solo per conservare la sanità pubblica e non come atto di fiducia a D'Ambrosio che sulla questione ha spaccato il centrosinistra". Secondo il Governatore, però, "la loro valutazione sull'impegno della Giunta e della maggioranza sul rinnovo della concessione all'Api mi è parsa eccessivamente minimalista e sbagliano a considerare il rinnovo un cammino finito". Ma intanto il consigliere Moruzzi e Domenico Lo Melo, responsabile nazionale enti locali per i Verdi, promettono che la vicenda avrà conseguenze sulla politica nazionale del centrosinistra perché, "sin dall'inizio della legislatura, i Verdi sono stati esclusi dalla partecipazione alla Giunta". Un' esclusione, fa sapere Moruzzi, "confermata anche in occasione della verifica politica". Di gesto di "responsabilità", riferendosi alla scelta dei Verdi, parla il consigliere di Sinistra democratica, Cristina Cecchini. "Ora - aggiunge - l'impegno è di individuare le forme per sostenere quanti sono contro il rinnovo".

 
LA SICILIA
Smog industriale al toluene

MELILLI. L'Arpa ha accertato l'eccessiva concentrazione della sostanza nell'atmosfera

di Paolo Mangiafico

Melilli. Durante la notte del 17 giugno scorso, nell'atmosfera del centro ibleo, c'era una eccessiva concentrazione di toluene. A ribadirlo è stato il sindaco Pippo Sorbello in base alla relazione che gli è stata trasmessa dell'Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente) di Siracusa. Sarebbe stata, quindi la presenza di questo carburo dell'idrogeno a rendere irrespirabile l'aria di Melilli, tant'è che parecchi cittadini, in piena notte, hanno preferito lasciare la loro abitazione e trasferirsi in zone meno colpite dallo smog industriale. Comincia a dare già i primi frutti il monitoraggio dei composti organici volatili e delle sostanze odorigene nell'area industriale di Siracusa, condotto dall'Arpa e che è scattato lo scorso mese di maggio, ed attualmente interessa la zona di Melilli. Nel corso della «notte di smog», i tecnici dell'Arpa di Siracusa, sono intervenuti sul posto ed hanno prelevato dei campini d'aria che poi sono stati analizzati in laboratorio. E' stato possibile, attraverso l'apparecchiatura, che proprio il Comune di Melilli ha dato in gestione al'Arpa di Siracusa, sapere che quella notte nell'aria del centro ibleo la gente ha respirato toluene. Però, anche per non creare allarmismi, si deve puntualizzare che questa sostanza non è cancerogena, tutto al più, come è accaduto, può provocare difficoltà nella respirazione. Il toluene, infatti, è un indicatore che si forma attraverso delle reazioni chimiche. Quindi, sarebbe molto utile sapere del perchè si è formato e quali sono state le sostanze che hanno determinato la reazione fino a farlo diventare eccessivamente presente nell'atmosfera melillese. Un «giallo», questo che difficilmente si riuscirà a chiarire, anche perchè tutte le aziende che in piena notte sono state interpellate dai responsabili dell'ufficio comunale della Protezione civile, hanno dichiarato che le emissioni dai loro camini erano perfettamente entro i parametri di legge.

L'energia che verrà, progetti in Sicilia

Lo scenario. Entro il 2005 l'Enel investirà 220 milioni di euro. Nuova centrale a Priolo, ostacoli per quella di Termini Imerese

di Michele Guccione

Palermo. Ieri in Sicilia l'Enel non ha ripetuto il piano di blackout a rotazione che giovedì – alla stessa stregua di quanto accadeva nel resto del Paese – ha provocato disagi a 650 mila utenti divisi in sei fasce orarie di 90 minuti ciascuna. Qualche interruzione sempre a danno delle aziende ittico-conserviere di Mazara del Vallo, la possibilità annunciata nei prossimi giorni di interruzioni nel territorio di Gravina di Catania dalle 15 alle 16,30. Niente più. L'ing. Sergio Volpato, responsabile di Enel distribuzione spa per Sicilia e Calabria, ieri si è limitato a dire: «Dal Gestore della rete nazionale non è giunta l'indicazione di ripetere le interruzioni. La tensione della rete sta andando molto bene, c'è energia a sufficienza. Non penso che scatterà l'emergenza». Non si sa se perché i consumi al Nord Italia siano tornati entro limiti normali, o perché le roventi polemiche abbiano indotto il Gestore della rete nazionale a desistere. L'ing. Volpato si lascia scappare un solo commento: «Spero che non dovremo mai più parlare di queste cose». Bisognerebbe, però, potenziare la produzione energetica in Sicilia, avere una riserva più abbondante da esportare nel resto del Paese in caso di deficit. Enel produzione spa, che gestisce le centrali elettriche, ha già programmi di sviluppo in Sicilia. Le centrali di Termini, Porto Empedocle, Priolo e Augusta nominalmente possono coprire i consumi attuali e dare qualcosa in più. Ma vi sono lavori in corso, alcuni elementi vengono spenti. L'ufficio stampa dell'Enel, a nome di Enel produzione, ha fornito questo quadro: «Enel non può aumentare la sua capacità produttiva complessiva in Italia, per cui gli interventi in corso o previsti sono tesi a migliorare l'efficienza e la compatibilità ambientale degli impianti senza aumenti della potenza totale e quindi senza la realizzazione di nuove grandi centrali. I progetti più significativi in Sicilia sono due. Il primo – prosegue la nota – riguarda Priolo Gargallo, dove è in fase di ultimazione la conversione in ciclo combinato delle due sezioni di produzione della Centrale, che con questa trasformazione passa da 640 MW di potenza (con alimentazione ad olio combustibile e rendimento del 39%) a 760 MW (con alimentazione a metano e rendimento del 56%). Un investimento da 255 milioni di euro». Il ciclo combinato al momento prevede solo il metano, ma in futuro l'Enel potrebbe utilizzare anche l'«orimulsion», una miscela prodotta in Venezuela e ritenuta dagli ambientalisti inquinante. Proprio l'«orimulsion» blocca il secondo progetto: «A Termini – spiega l'Enel – è già stata autorizzata la conversione a ciclo combinato di uno dei gruppi di produzione oggi alimentati a olio e gas, ma Enel ha anche presentato un progetto più ampio, che consente di valorizzare le infrastrutture esistenti e prevede la trasformazione di due gruppi produttivi alla tecnologia del ciclo ibrido (che utilizza sia il gas naturale sia l'“orimulsion”), a fronte di un investimento di 450 milioni di euro in due anni, una grande cifra a beneficio dell'economia termitana». Il miraggio degli investimenti non ha, però, colpito più di tanto la classe politica locale. Il Consiglio comunale di Termini ha espresso parere negativo alla conversione degli impianti a «orimulsion». Una decisione apprezzata dal coordinatore della Margherita Franco Piro, ma che ha suscitato «stupore» da parte dell'Enel «che più volte ha chiesto di potere illustrare il progetto al Comune, senza risposta». «Il problema non è il tipo di alimentazione – spiegano fonti vicine ai vertici Enel – ma cosa viene immesso nell'aria dai camini. Qualche anno fa, ad esempio, il gasolio delle auto era altamente inquinante e dava basse prestazioni, poi la tecnologia ha risolto il problema portando il gasolio ai medesimi standard della benzina. Ecco, la tecnologia ha prodotto gli stessi risultati con l'“orimulsion”». Se è così, perché utilizzarlo, quando il metano è poco inquinante e accettato dall'opinione pubblica? «E' un problema di costi – spiegano le stesse fonti – fra poco entrerà in funzione la Borsa elettrica, nella quale sarà venduta solo l'energia prodotta ai costi più bassi. L'Enel ha venduto la centrale di San Filippo del Mela perché produceva a costi elevati. Oggi Termini produce a costi non competitivi e, se non si potrà convertirla per produrre a costi inferiori, dovrà essere chiusa». Quanto all'energia prodotta da fonti rinnovabili, nel rispetto dell'ambiente, c'è ancora molto da fare nell'Isola. «In questo settore – è la risposta di Enel produzione – Enel in Sicilia dispone già di circa 700 MW operativi, ma entro il 2005 investirà 220 milioni di euro per altri 220 MW di capacità “verde”. In particolare, dopo le recenti inaugurazioni di impianti eolici a Carlentini, Sclafani Bagni e Caltabellotta, sono già in costruzione altri impianti eolici per 86 MW con un investimento di 85 milioni di euro». Molto lontana, invece, la produzione di elettricità dall'idrogeno: «Enel è attivamente impegnata nella ricerca sulla produzione a idrogeno, ma siamo ancora in fase di sperimentazione preliminare: al momento non ci sono progetti realizzativi già definiti». Né esistono ipotesi di costruzione di centrali a combustione nucleare. A livello nazionale, l'A.d. di Enel, Paolo Scaroni, contro l'emergenza ha annunciato «un programma importante che darà un contributo decisivo per evitare fenomeni di blackout. Si tratta di investimenti tali da poter generare nell'arco dei prossimi 8 mesi 500 MW e, in totale 1200 MW aggiuntivi nei prossimi 12 mesi». Il viceministro Adolfo Urso se l'è presa con i Verdi «che hanno praticato per vent'anni la politica dei ricatti costringendo di fatto l'Italia a rinunciare ad una vera politica energetica».

 
IL GAZZETTINO
«Tdi, serve una valutazione d'impatto ambientale»

Si accende la polemica mentre la Dow Chemical attende le richieste ufficiali del Comune per riaprire lo stabilimento

di Fabrizio Conte

Mestre "Aspettiamo che il Comune di Venezia verbalizzi le richieste e poi saremo in grado di dire quando e come l'impianto Tdi ripartirà". Dalla direzione della Dow Poliuretani Italia non arrivano altre notizie sul riavvio dell'impianto di toluendisocianato, di nuovo bloccato dopo l'ennesimo incidente di qualche giorno fa. Un incidente che ha riacceso la polemica e che potrebbe coinvolgere per il futuro anche gli altri stabilimenti che operano nel ciclo del cloro. "Non ci sono dubbi sul fatto che questo incidente coinvolge, a livello d'immagine, tutto il petrolchimico" dice l'assessore Luciano De Gasperi. Dopo le prescrizioni del Comune, che ha invitato la Dow a presentare un progetto completo con tutte le operazioni per il riavvio, c'è chi insiste che a questo punto sarebbe utile anche una valutazione d'impatto ambientale. "Credo che sarebbe quantomeno necessaria per tranquillizzare la cittadinanza - dice Andreina Zitelli per anni componente della Commissione nazionale che valuta gli impianti industriali - l'unico dubbio riguarda la validità. Di solito la valutazione viene fatta per impianti nuovi o da modificare ma a norma. A Porto Marghera gli impianti non lo sono e dunque sarebbe una sciagura far ripartire un ciclo che ha dimostrato di avere più di qualche problema". Un ragionamento che non convince i dirigenti Dow: "Per noi la valutazione d'impatto ambientale non è necessaria, non lo prevede la legge. Adesso aspettiamo di capire come muoverci nei prossimi giorni. È chiaro che nulla verrà riavviato fino a quando non avremo la certezza che tutto sia a posto. Da parte nostra non c'è nessuna speculazione, siamo fermi da sette mesi eppure continuiamo a comprare tdi da altri produttori per accontentare i nostri clienti". Sui tempi nessuna previsione: "Aspettiamo di conoscere il contenuto delle richieste del Comune". Martedì, nel frattempo, il governo riferirà in commissione Ambiente (sarà presente il sottosegretario Nucara) sull'incidente avvenuto alla Dow poliuretani. Lo rende noto la deputata Verde Luana Zanella, che ha già presentato una interrogazione per chiedere l'istituzione di una Commissione in grado di assicurare la città contro i pericolosissimi rischi della chimica. "Il governo non può limitarsi a guardare. Mi auguro - sottolinea Zanella - che la prossima settimana il sottosegretario Nucara possa illustrare al parlamento elementi di chiarezza rispetto alle prospettive di rendere sicura Marghera dalla chimica. Non vorremmo davvero che a fronte di una drammatica emergenza, il governo non avanzi proposte credibili e di lungo periodo". In questi giorni stanno arrivando anche le prime testimonianze di chi, proprio in quel momento, stava passando nelle vicinanze dello scarico Sm15. "Un mio amico, un noto commercialista di Venezia, transitava con la barca sul canale, quando la massa di toluendisocianato è fuoriuscita dallo scarico - racconta la Zitelli - la barca è stata investita da un'onda anomala, puzzolente e l'acqua ha cambiato colore improvvisamente. Il mio amico mi ha subito chiamato terrorizzato perché temeva per la sua salute visto che aveva respirato le esalazioni che provenivano dal toluendisocianato".

Chi paga i danni all'ambiente e alla gente?

di Renato Brunetta (europarlamentare)

Sul quarto incidente al Dow Chemical nell'impianto Tdi abbiamo analizzato le posizioni degli operatori istituzionali e del Comitato popolare di vigilanza ambientale di Marghera. Abbiamo rinunciato alla tradizionale gara per l'esternazione, assumendo una posizione meditata, ma inattaccabile. In primo luogo tutto si tiene a Porto Marghera: un legame strettissimo collega l'inaffidabilità di questi impianti (vedi i recenti incidenti e soprattutto l'incendio del novembre 2002) con l'inquinamento da diossine dell'impianto Vesta di Fusina. Che gli inquinanti venissero distribuiti con i concimi agricoli ha superato la nostra capacità di comprensione e la più macabra delle fantasie. Riteniamo che vadano indagate altre sorgenti inquinanti nell'area, dal momento che nell'impianto Vesta si rilevano concentrazioni di diossine 10 volte più elevate di altri impianti simili. Abbiamo richiesto una Commissione d'inchiesta che determini, non certo le responsabilità penali di cui si dovrà occupare la Magistratura, ma il quadro tecnico ed organizzativo in cui opera il grande polo chimico. Il sindaco Costa e la sua maggioranza avevano appena consegnato le stelle al merito a Vesta quando l'impianto Dow Chemical ha dato un segno inequivocabile di una situazione precaria sul piano impiantistico e organizzativo. Ora la Commissione d'inchiesta diviene irrinunciabile per la sicurezza delle persone vivono nell'area del Petrolchimico. Il presidente Galan ha commentato l'incidente come la riprova della necessità di avviare lo smantellamento della chimica da Porto Marghera. Il Comitato popolare di Marghera, sottostimando forse la gravità tecnica dell'incidente per il futuro, ha presentato denuncia alla Procura alla ricerca delle responsabilità del passato. L'assessore della Provincia Da Villa, continua con molteplici dichiarazioni "di depistaggio": cerca sempre altri responsabili nei controlli e altre responsabilità remote - per l'inquinamento ambientale. Quale sia il seguito della vicenda Dow il Presidente Galan e il Sindaco, pur operando in direzioni opposte, dovranno convenire sulla seguente proposta: si deve costituire un organo terzo tecnologico che valuti la funzionalità degli impianti e la loro eventuale messa in marcia. Sembra inutile e ridicolo riproporre le tradizionali Commissioni che hanno portato a questi risultati. L'Ente terzo, che ho proposto, viene costituito, sull'esempio di altri già esistenti in Europa, da un gruppo di esperti in grado di giudicare la funzionalità dell'impianto. In questo caso il gruppo tecnico, rappresentato da una o più società del settore, si tutela e tutela gli interessati dell'area, con coperture assicurative. Se si deciderà, dopo il congelamento annunciato dal Sindaco, il fermo a tempo indeterminato dell'impianto, si porranno ancora elevati problemi di sicurezza risolvibili dalla stessa struttura tecnica che abbiamo proposto. Gran parte dell'inquinamento diffuso in passato nell'area industriale di Marghera è dovuto all'abbandono senza precauzione degli impianti e dei depositi. Sul piano politico l'istituzione della Commissione d'inchiesta è ineludibile: si devono chiarire le connessioni tra l'inquinamento di Vesta e quello derivante dal Petrolchimico nella ordinaria gestione e quello provocato dagli incidenti di ricaduta ambientale. Infine, si deve decidere chi paga i danni all'ambiente e alle persone e, sul piano politico, il Sindaco, il Presidente della Provincia (il suo Assessore all'Ambiente) dovranno rispondere per un insieme di risultati devastanti nella gestione dell'accordo per la chimica.

Fuga di acido cloridrico: cinque sotto accusa

Il pm Felice Casson ha chiuso l'inchiesta con una richiesta di rinvio a giudizio per l'incidente del 9 marzo 2001 nello stabilimento Evc

Ipotizzati i reati di rimozione od omissione di cautele contro infortuni sul lavoro e getto pericoloso di cose

Venezia Anche l'incidente del 9 marzo 2001 all'Evc di Porto Marghera è destinato a finire a processo. Il sostituto procuratore Felice Casson ha chiuso l'inchiesta chiedendo il rinvio a giudizio di cinque tra dirigenti e responsabili dello stabilimento, nei confronti dei quali ha formulato l'ipotesi di rimozione od omissione di cautele contro infortuni sul lavoro e getto pericoloso di cose, reati che prevedono pene fino a cinque anni di reclusioni, che possono diventare dieci in caso di disastro od infortunio. Ora spetterà al giudice il compito di fissare la data dell'udienza preliminare nella quale fare un primo vaglio delle accuse. I cinque indagati sono difesi dagli avvocati Guido Carlo Alleva, Debora Padoan e Domenico Giuri. L'inchiesta riguarda la fuoriuscita di poco più di trenta chilogrammi di acido cloridrico: attorno alle 9.45, in una tubatura di circa 12 pollici utilizzata per le sostanze in esubero nei cicli di lavorazione, a circa 5 metri dal suolo, si apre un foro di 3-4 centimetri, causato dall'erosione del metallo. I rilevatori di monitoraggio danno subito l'allarme, e la squadra di primo intervento dell'Enichem cerca di tamponare la falla. Per la gente sono ore di grande paura: gli alunni delle scuole delle vicinanze vengono tenuti all'interno delle aule con le finestre chiuse, mentre centinaia di persone intasano i centralini di vigili del fuoco e forze dell'ordine per avere notizie sull'incidente. L'impianto viene subito messo in sicurezza, ma intanto si forma una piccola nube che, fortunatamente, si diffonde in un'area limitata, grazie alla leggera pioggia che cade su Porto Marghera in quel momento e che aiuta i vigili del fuoco nell'opera di abbattimento dei vapori. Solo alle 11 il cessato allarme. Sull'episodio il pm Casson ha disposto una perizia sulla base della quale ha formulato il capo d'imputazione

 
inizio pagina   rassegna stampa