RASSEGNA STAMPA 02.04.2003

 

MESSAGGERO
Arriva la petroliera a doppio scafo, è subito thrilling

L’episodio l’altra sera. Ci si è resi subito conto dell’inconveniente e sono stati così evitati guai peggiori. Per la “Cosmo" battesimo sfortunato

In mare circa 200 litri di gasolio (50 secondo la raffineria) durante le operazioni di carico

di ROBERTA MACCAGNANI

FALCONARA. Duecento litri, secondo quanto riferito dalla Capitaneria di Porto, 50 secondo le rilevazioni dell’Api, di gasolio leggero finiscono in mare, davanti alla spiaggia di Palombina Vecchia. Uno sversamento provocato da un malfunzionamento della nuova motocisterna, la Cosmo, al suo primo viaggio, di cui la raffineria aveva annunciato l’arrivo un paio di settimane fa, durante le operazioni di caricamento al pontile Api. Il guasto ad una manichetta che serve a caricare il prodotto ha causato l’inconveniente ambientale. Ricostruisce la scena Loris Calcina, residente a Villanova, aderente anche al comitato di quartiere che dalla sua casa ha seguito fin dall’inizio l’incidente. «Lunedì, erano circa le 21 - racconta - ero a cena quando dalla finestra ho notato una nave attraccata al pontile dell’Api circondata da nubi di vapore e fumo. Il fenomeno è durato per circa mezzora. L’abbiamo quindi segnalato alla Capitaneria di Porto, che ancora non era informata e ci ha parlato di probabili esercitazioni, e all’ufficio Ambiente del Comune di Falconara». Lo sversamento si è concentrato nella zona di Palombina Vecchia. La stessa raffineria conferma l’incidente spiegando che «il nostro pronto intervento ha permesso di contenere in pochi litri la fuoriuscita. E’ stata immediatamente avvertita la Capitaneria di Porto e fatto intervenire il sistema di possibile recupero di prodotto (rec-oil), attraverso l’utilizzo della motonave Api Grecale Primo. La quantità di gasolio finito in mare è stata talmente contenuta che non è risultato necessario ricorrere alla delimitazione del prodotto con le panne galleggianti, ma si è operato per la sua dispersione». Proprio un paio di settimane fa la stampa era stata invitata sull’isola dell’Api dove avviene il carico-scarico dei prodotti per constatarne da vicino l’operatività. Per integrarla anche con mezzi adeguati, la raffineria ha commissionato la realizzazione di questa nuova motonave, la Cosmo, per il trasporto del prodotto in modo sicuro. E’ infatti dotata di doppio scafo, ma al suo primo viaggio non si può dire sia stata fortunata. Ce ne parla in modo dettagliato il comandante della Capitaneria di Porto, Agostino Izzo, che si è recato in mare. «Il guasto verificatosi alla manichetta - spiega - è dovuto ad un picco pressorio durante l’operazione di trasbordo che non è prevedibile. La manichetta, infatti, è in regola: sottoposta a controllo nel 2002, deve affrontarne uno nuovo ad ottobre 2003. L’episodio comunque è di lieve entità. Siamo intervenuti sul posto con due motovedette, un battello dei Vigili del Fuoco, la supply vessel di città di Ravenna e un elicottero da Pescara. La corrente del mare era in direzione sud-est, quindi quel poco prodotto sversato non ha intaccato la costa e non causa danni all’ecosistema marino. La chiazza viene abbattuta grazie ai passaggi ad elica ed idrojet dei mezzi. Il prodotto viene quindi emulsionato per facilitarne l’evaporazione e la dispersione». Una procedura per Marco Moruzzi, consigliere regionale Verdi, non accettabile perché i «solventi che frazionano in micro-particelle le macchie di idrocarburi rendono più difficile la valutazione della quantità di dispersione danneggiando anche l’ambiente marino». L’assessore all’Ambiente del Comune di Falconara, Giancarlo Scortichini, sottolinea invece «la mancanza di tempestive informazioni da parte della raffineria Api all’ufficio ambiente del Comune, un atteggiamento che si ripete con preoccupante frequenza».

il comunicato stampa del Comune di Falconara

 

«Concessione Api, strada spianata per il disimpegno della Regione»

FALCONARA - Sulla decisione del rinnovo o meno della concessione alla raffineria (prevista per giugno) tornano a parlare i comitati di Villanova, Fiumesino e 25 Agosto. Il presidente della Provincia Enzo Giancarli sul Messaggero ha detto che mancano i presupposti per ipotizzare un mancato rinnovo della concessione. Troppi i ritardi accumulati. E anche se a decidere sarà la Regione tanto basta ai comitati per tornare ad allarmarsi. In premessa ricordano tra l’altro l’impegno assunto da Regione, Provincia e Comune in seguito al rogo del 25 agosto 1999 nel deliberare l'incompatibilità della raffineria con il territorio e la necessità di progettarne la dismissione con l'annesso piano di riconversione ambientalmente compatibile e garante dei livelli occupazionali. Che cosa è rimasto di quell’impegno? «A noi non piace affatto - scrivono - questo squilibrio di valutazione sulla presenza dell'Api: mancano le necessarie valutazioni sui costi causati da tale attività, costi che paga l'intera comunità. E' compito delle Amministrazioni mettere sul piatto della bilancia anche questi costi sociali e indicare alternative possibili che siano rispettose di tutti i diritti, tanto dei lavoratori quanto dei cittadini. E' un impegno che le Amministrazioni si erano assunte di fronte a tutta la comunità! Ma soprattutto la Regione Marche è pesantemente responsabile di questo vuoto di programmazione che, oggettivamente, ha sbilanciato vistosamente la sua volontà politica dalla parte dell'Api. Che cosa significa, infatti, promuovere uno studio (recentemente affidato alla Svim) relativo ad uno scenario produttivo ed occupazionale alternativo alla raffineria Api soltanto tre mesi prima della decisione sul rinnovo o meno della concessione alla raffineria stessa? Significa arrivare alla data della decisione “obbligati" a rinnovare la concessione per mancanza di alternative credibili! Di fronte a tale abdicazione al ruolo programmatico da parte della Regione Marche chi non si rende conto che la concessione alla raffinazione è già necessariamente rinnovata? Noi per primi ce ne rendiamo conto, soprattutto perché abbiamo sempre preso le distanze da salti nel buio che mettessero a rischio i livelli occupazionali! Ma la maniera, a nostro avviso, machiavellica cui la Regione Marche ha costretto la problematica non ci piace, come non ci piace che il coronamento di questo machiavellismo sia uno spostamento della linea ferroviaria che l'Api ha inglobato a tutto e solo vantaggio della stessa Api, scaricando ancora una volta sui cittadini ed il territorio i devastanti impatti che ne deriverebbero. Ecco perché ha ragione il Presidente della Provincia Giancarli, il quale ha rilanciato il ruolo di programmazione delle Amministrazioni pubbliche, una programmazione e una sfida il più possibile attenta proprio al reale sviluppo sostenibile del territorio. E' evidente che da tutto ciò dipende anche il futuro dei cittadini i quali vivono nei quartieri che negli anni sono stati aggrediti dall'espansione della raffineria Api. Attenzione! Noi non abbiamo né presentato formale documentazione né «chiesto alla Regione di favorire la delocalizzazione dei rioni di Falconara vicini all'Api» (Il Messaggero del 29 Marzo 2003). I Comitati hanno espresso, sia all'Assessore Amagliani che al Presidente Giancarli, fiducia e collaborazione in un operato delle Amministrazioni pubbliche che tenga conto e risolva il grave degrado ambientale e la pesante situazione di incertezza in cui vivono centinaia di famiglie dei quartieri aggrediti dall'Api. Famiglie che, se anche lo volessero, non hanno più la possibilità economica di andarsene dalle abitazioni in cui vivono poiché la svalutazione delle stesse, dalla data dell'incendio del 25 Agosto 1999, ha raggiunto livelli tali (dal 30 al 50%) da non permettere di affrontare l'avventura economica dell'acquisto di una abitazione in un'altra zona della città o addirittura in un'altra città fuori dell'Area ad elevato rischio di crisi ambientale».

il comunicato integrale inviato dai comitati

 

 
IL RESTO DEL CARLINO
Circa 200 litri di gasolio ...

FALCONARA — Circa 200 litri di gasolio si sono sversati in mare davanti alla Raffineria Api in seguito alla rottura, avvenuta l'altro ieri sera intorno alle 21.45, di una manichetta durante l'operazione di caricamento del liquido dagli impianti a una nave cisterna ormeggiata di fronte alla costa. Secondo quanto si è appreso dalla raffineria, dopo la rottura sono stati avvertiti i vigili del fuoco e la Capitaneria di porto di Ancona, accorsi con proprie motovedette insieme al natante dell'Api «Grecale I». I tre battelli sono stazionati sul punto dello sversamento senza attuare interventi di raccolta e attendendo, data l'esiguità di quanto finito in mare, che il gasolio evaporasse. Le operazioni sono proseguite fino a ieri mattina ma fioccano le prime polemiche.

Sversamento in mare di gasolio

di Maria Gloria Frattagli

FALCONARA — Un guasto ad una manichetta che trasferiva gasolio dalla raffineria Api alla nave 'Cosmo' ha procurato lo sversamento in mare, nella notte di lunedì, di 200 litri di gasolio. Una quantità che con il trascorrere delle ore e degli accertamenti si è notevolmente ridimensionata fino a raggiungere i 50 litri. Una quantità esigua, quindi, aggredita attraverso il pronto intervento degli addetti della raffineria che hanno allertato la Capitaneria di porto intervenuta con due motovedette e un battello. Lo sversamento, da come riferisce la stessa Capitaneria, è stato appunto causato da una rottura della manichetta che trasferiva il materiale dalla raffineria alla nave forse per un eccesso di pressione. A precedere quanto accaduto anche un black out che ha investito la raffineria tanto da creare un'oscillazione di tensione. «La causa — rende noto l'Api — è stata riscontrata in un problema temporaneo all'interruttore di un trasformatore di energia elettrica che alimenta la raffineria. Come da procedura sono entrati in azione i sistemi di sicurezza, fermando le unità interessate che sono state successivamente riavviate». Non ci sono state conseguenza né per l'interno né per l'esterno. «Siamo riusciti — rende noto l'azienda in un comunicato — a contenere in pochi litri la fuoriuscita di prodotto. Come da procedura — spiega — è stata immediatamente avvertita la Capitaneria di porto e fatto intervenire il sistema di possibile recupero di prodotto (rec-oil), attraverso l'utilizzo della motonave Api "Grecale primo"». L'industria petrolifera assicura anche che la quantità di gasolio finito in mare è stata talmente contenuta che non è stato necessario ricorrere alla delimitazione del prodotto con le panne galleggianti, ma si è operato per la dispersione dello stesso. «La manichetta — ha detto il comandante della capitaneria di porto, Agostino Izzo — era stata revisionata l'8 ottobre scorso ed aveva superato le prove di carico. Proprio per essere ancora più assidui nei controlli abbiamo fatto intervenire un rimorchiatore della città di Ravenna, un battello dei vigili del fuoco e un aereo da Pescara per tenere sotto controllo le piccole iridiscenze che si erano formate. Abbiamo effettuato un abbattimento meccanico attraverso l'ossigenazione dell'acqua fino al crepuscolo ed effettuato un ulteriore passaggio dell'aereo alle 18». Anche l'ufficio ambiente del Comune è intervenuto allertato da cittadini dei quartieri di Fiumesino e Villanova che ieri, riuniti in un'assemblea del rione, hanno seguito tutta la vicenda. «Denunciamo — ha detto l'assessore all'ambiente Giancarlo Scortichini — la mancanza di tempestive informazioni da parte della raffineria Api all'ufficio ambiente, un atteggiamento che si ripete con preoccupante frequenza». E il Wwf commenta con preoccupazione la notizia dello sversamento di gasolio: «L'ennesimo incidente — dicono — dimostra come il rischio di una catastrofe ecologica sia reale e concreto». Lapidario Marco Moruzzi capogruppo in Regione dei Verdi: «Quello che è accaduto è gravissimo, presenteremo una denuncia alla magistratura perché si indaghi sulla vicenda».

 
CORRIERE ADRIATICO

“Risposte precise per la concessione”

I lavoratori dell’impianto petrolifero dopo aver incontrato l’assessore Amagliani oggi vanno da Carletti

di Marina Minelli

Ieri mattina l'incontro con l'assessore all'ambiente della Regione Marco Amagliani, stamattina l'appuntamento con il sindaco Carletti e poi nel pomeriggio l'assemblea generale in preparazione dello sciopero e della manifestazione di venerdì 4 aprile e lunedì volantinaggio lungo via Bixio durante il mercato. Una settimana intensa per i lavoratori della raffineria Api, preoccupati per i livelli occupazionali e per l'incertezza legata ai dubbi sul rinnovo della concessione alla raffineria. "La nostra - dicono - è una lotta per garantire la sicurezza degli impianti, per il pieno e totale risanamento ambientale, per il continuo costante monitoraggio e controllo dei parametri e delle norme che rendano eco-compatibile le attività che si svolgono all'interno della raffineria". Queste, secondo i dipendenti del petrolchimico, le condizioni imprescindibili per continuare ad assicurare da un lato l'occupazione, dall'altro la piena e totale garanzia della tutela ambientale e della salute dei cittadini di Falconara. "Una battaglia - hanno scritto i lavoratori nel volantino distribuito lunedì scorso tesa a rimuovere l'attendismo dell'azienda e della proprietà, alla quale chiediamo impegni concreti sul versante della responsabilità sociale dell'impresa. Per il raggiungimento e l'affermazione di questi obiettivi, però, ognuno deve lavorare sulla base delle proprie competenze e responsabilità". Intanto lavoratori e sindacati tracciano un primo bilancio dell'incontro con l'assessore Amagliani il quale ha riaffermato il suo impegno per il mantenimento dei livelli occupazionali. “Il colloquio è stato positivo - commenta Daniele Paolinelli della Femca-Cisl - ma le preoccupazioni restano, perché quello di oggi è stato solo uno scambio di idee. Noi ancora una volta abbiamo chiesto garanzie in più a tutela dei dipendenti e faremo lo stesso discorso oggi a Carletti". Al primo cittadino di Falconara sindacati e dipendenti Api vogliono anche porre alcune domande legate alla questione del rinnovo della concessione. Da tutti questi incontri speriamo possano arrivare delle riposte precise - dicono i lavoratori - ne abbiamo bisogno noi perché non riusciamo più a vivere in questo stato di incertezza e ne hanno diritto i cittadini di Falconara”.

“Il rinnovo sarà viziato dall'assenza di proposte”

La polemica dei comitati

di Marina Minelli

Sul rinnovo della concessione alla raffineria Api i comitati di Fiumesino, Villanova e "25 agosto" hanno deciso di dire la loro, facendo notare, prima di tutto che “a tre anni e mezzo dalle deliberazioni di incompatibilità ed alla vigilia del rinnovo o meno della concessione, non esiste un progetto economico-produttivo alternativo alla raffineria Api mentre, paradossalmente, l'unica che ha prodotto dati sui benefici economici della presenza della raffineria è stata solo la stessa azienda". "Due giorni dopo il tragico rogo alla raffineria Api del 25 Agosto 1999 - ricordano i portavoce dei comitati - il Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente, dott. Corrado Clini, dichiarò alla stampa: “certo, se questo impianto fosse progettato oggi, in base alle direttive dell'Unione Europea, non potrebbe essere localizzato dove si trova”. Poco dopo la Regione Marche, la Provincia di Ancona e il Comune di Falconara deliberarono l'incompatibilità della raffineria con il territorio e la necessità di progettarne la dismissione con l’annesso piano di riconversione ambientalmente compatibile e garante dei livelli occupazionali. Noi appoggiammo con fermezza quelle deliberazioni". Dopo i comitati, consci che in gioco c'era un futuro migliore per i cittadini ed i lavoratori, tentarono, con il Piano del prof. Giorgio Cortellessa, "di gettare un sasso nello stagno della politica del “Palazzo". Ma non è accaduto nulla. E questo significa arrivare alla data della decisione obbligati a rinnovare la concessione per mancanza di alternative credibili!". 

Si rompe un tubo di carico gasolio in mare

Il guasto all’Api durante le operazioni di riempimento di una petroliera

Erano circa le 24. La manichetta di carico che stava immettendo gasolio nella nuovissima petroliera a doppio scafo dell’Api, che proprio ieri effettuava il primo attracco ai pontili è saltata. Il carburante ha cominciato a fuoriuscire ma, è stato un attimo. Infatti, il calo di pressione nel tubo ha fatto scattare subito le valvole di sicurezza e bloccata l'erogazione del carburante ma, quello contenuto ancora all'interno del tubo è finito in mare. Mentre i responsabili Api facevano entrare in funzione il Grecale I, il mezzo antinquinamento marino della società stessa. sono stati allertati Capitaneria di Porto e Vigili del fuoco. Immediatamente à scattato il piano di emergenza predisposto dal comandante, il capitano di vascello Agostino Izzo e nella zona di mare interessata dallo sversamento sono subito intervenute due motovedette e il battello dei vigili del fuoco. La situazione è stata tenuta sotto controllo fino alle prime luci dell'alba e data l'esiguità del carburante finito in mare non sono neanche state posizionate le panne antinquinamento. Di prima mattina, sul posto è intervenuto anche il rimorchiatore "Città di Ravenna" del ministero dell'Ambiente che è di stanza in Ancona. -Un problema - ha detto il comandante Izzo, che ha raggiunto con una motovedetta il posto delle operazioni - di portata di molto inferiore a quello causato dalla Nicole, il cargo naufragato sotto costa a Numana. Non abbiamo neanche dovuto utilizzare gli sbarramenti. E' stato sufficiente ossigenare il mare con continui passaggi dei battelli presenti sul posto. Una ossigenazione che ha consentito nel breve volgere di qualche ora a far volatilizzare la maggior parte del carburante sversato. E sul mare non è rimasta altro che una iridescenza simile a quella che causano i gas di scarico dei motoscafi che solcano l'Adriatico". D'altra parte, tutta la zona è stata monitorata da un aereo della guardia costiera che ha effettuato vari passaggi rilevando soltanto una striscia iridescente a mezzo miglio dalla costa lunga circa un chilometro e larga una ventina di metri. Una striscia che in serata è scomparsa definitivamente. E a controllare l'accaduto, in mare anche i tecnici dell'Arpam e lo stesso assessore regionale all'ambiente Marco Amagliani. Nessun problema per l'interruzione della corrente all'Api come anche per la nuvola di fumo proveniente dalla Cosmos. Quest’ultima, ed è stato accertato sempre dalla Capitaneria non era altro che lo spurgo delle linee di vapore di bordo della Cosmo. Lo ha affermato lo stesso comandante della nuovissima e supersicura motonave dell'Api. E la rottura del tubo? "Un evento imponderabile - ammette lo stesso Izzo - la manichetta era stata collaudata nell'ottobre del 2002 e il controllo doveva essere ripetuto a distanza di un anno dalla commissione formata da Capitaneria, Vigili del Fuoco e Genio Civile Opere Marittime".

Il Comune “bacchetta” e la raffineria replica

Monitorata tutta la zona fino a Palombina

E il Comune di Falconara, attraverso l'assessore all'Ambiente Giancarlo Scortichini non lesina critiche al comportamento dei vertici della Raffineria Api "colpevole", stando a Scortichini, che in prima persona ha seguito l’evolversi della situazione, di non aver tempestivamente informato l'ufficio Ambiente del Comune "un atteggiamento - afferma l'assessore - che si va ripetendo con troppa frequenza". Dopo la presa di posizione, lo stesso assessore ha affermato che l'ufficio ambiente ha monitorato per tutta la giornata il fenomeno odorigeno verificatosi all’altezza di Palombina Vecchia utilizzando le attrezzature comunali e quelle dell'Arpam. Pronta la replica dell'azienda che puntualizza anche la dimensione del fenomeno. Secondo l'Api, la consistenza dello sversamento in mare di gasolio sarebbe di 50 litri soltanto e non di 100. L'estensione della macchia oleosa sarebbe di 60 per 30 metri e lo spessore di pochi centesimi di millimetri. Quanto alle accuse rivolte in particolare dall'assessore all'ambiente Marco Amagliani e dal Comune di Falconara sul ritardo con cui è stata data la notizia, l'Api afferma che dell'accaduto sono stati subito informati la Capitaneria di porto e i vigili del fuoco.

“Nessuno ha avvertito”

L’assessore regionale all’ambiente e i verdi critici verso l’azienda

Hanno saputo dell’accaduto molto tempo dopo

"E' doveroso da parte dell'Api comunicare immediatamente alle autorità preposte, oltre che alla Capitaneria di porto e ai vigili del fuoco anche all'assessorato regionale e provinciale all'ambiente, all'Arpam e alla Protezione civile, eventuali incidenti. Lo afferma l’assessore regionale all'ambiente Marco Amagliani. Amagliani riferisce di aver saputo del fatto durante la riunione di giunta, e quindi "a circa 10-11 ore” dall'accaduto, e sì è subito attivato contattando il direttore generale dell'Arpam Gisberto Paoloni e la Protezione civile per avere informazioni in merito. Sia l'Arpam che la Protezione civile, però, hanno informato l'assessore di non essere a conoscenza dell'episodio e che si sarebbero subito attivati a loro volta sentendo la Capitaneria di porto. L’Arpam è poi intervenuta con i propri tecnici, che hanno notato delle macchie oleose e avvertito odori anche a una distanza “non irrilevante" daI luogo in cui è avvenuto lo sversarnento. Presa di posizione anche del capogruppo dei Verdi alla Regione Marche, Marco Moruzzi che annunciando un esposto-denuncia alla magistratura, giudica “gravissimo” l'episodio ipotizzando che l’Api abbia voluto ”eliminare unilateralmente una situazione di grave irregolarità”. Tutto ciò - osserva iI consigliere regionale riguardo alla condotta dell'Api - "mina la credibilità di una raffineria che ha appena richiesto il rinnovo della concessione ventennale di occupazione del demanio costiero, vantando correttezza e trasparenza". E sulla questione interviene anche il Wwf che “commenta con preoccupazione la notizia dello sversamento in mare del carburante e chiede un programma per la tutela dell’ eco-sistema marino dell'Adriatico e delle economie che sul mare sono fondate, pesca e turismo per primi. Nel programma di tutela si chiede anche una piena assunzione di responsabilità degli organi competenti sul futuro dell'Api”. 

 
LA NAZIONE
Medicina democratica lancia l'allarme tumori

LIVORNO — La situazione sanitaria ed ambientale di Livorno è allarmante. Sempre più persone muoiono di tumore nei quartieri dell'area industriale, mentre gli organi di controllo mostrano inadeguatezza e reticenza. A dire tutto questo è Medicina Democratica (Md), il movimento di lotta e la salute che nella provincia di Livorno e della Val di Cornia è rappresentato da Maurizio Marchi. Non solo dunque alcune zone di Livorno sono ad alto rischio di malattie tumorali a causa della cattiva qualità dell'aria, ma spesso chi dovrebbe controllare non informa abbastanza dei pericoli, minimizzando i dati delle malattie. «L'analisi della popolazione — dice Md — svolta dal Comune dice testualmente che la zona industriale mostra rischi relativi più alti per entrambi i sessi per quasi tutte le cause di decesso (malattie all'apparato circolatorio e tumori)». E in effetti questa fetta di popolazione, stretta fra l'inquinamento dell'inceneritore (diossina, polveri fini e altri), della centrale elettrica (polveri fini, ossido di azoto e polveri) e della raffineria, è in testa nel comune per tutti i tipi di tumore, dice Md. Ma anche l'area del cantiere navale contribuisce, con l'inquinamento da amianto. Complessivamente Livorno è a livelli molto alti per tutti i tipi di tumore. «C'è da notare — afferma Md — che molte morti vengono attribuite ad arresto cardiaco, anche se la persona è stata debilitata da un tumore ». Il quadro è per Md preoccupante. «Livorno — conclude Md — ha bisogno di una forte cura disintossicante. Chi pensa di aumentare l'inquinamento è fuori dal mondo. Abbiamo bisogno di buona occupazione e produzione, non di occupazione e produzione purchessia. Il petrolio non ha futuro, e negli anni ha prodotto un sistema con i risultati appena letti».

 
IL GAZZETTINO
Fiamme in raffineria, torna la paura

Alta colonna di fumo all'Eni sprigionata durante l'intervento di manutenzione a un serbatoio

Centralini in tilt, scuola sigillata per precauzione, ma pochi minuti dopo l'allarme finisce

di Paolo Navarro Dina

Un alta colonna di fumo nero visibile da Mestre e da Venezia. Il pensiero è andato subito alla notte del 28 novembre scorso e al drammatico incendio al Td5 del Petrolchimico. E anche ieri, per alcuni minuti, si è pensato che a Marghera si fosse verificato un nuovo incidente ambientale. L'alta colonna di fumo che si è levata per parecchi metri al cielo ha spaventato tantissima gente. I centralini della Polizia, dei Vigili del fuoco e anche del Gazzettino sono stati bombardati di chiamate che avvisavano o solamente volevano sapere il motivo di quell'alto fumo denso e nero sprigionatosi dallo stabilimento Eni di via dei Petroli proprio di fronte a Venezia. Tutto è accaduto attorno alle 15.30 durante alcuni lavori di manutenzione di un serbatoio, fuori servizio da un mese, utilizzato per lo stoccaggio delle acque reflue. Per cause in corso di accertamento si è improvvisamente innescato un incendio che ha interessato alcune tavole di legno dei ponteggi predisposti per la manutenzione dell'impianto, ma per fortuna non è stato registrato alcun ferito. Immediato è scattato l'allarme che ha visto giungere sul posto nove squadre dei Vigili del fuoco, alcuni funzionari dell'Arpav che hanno effettuato alcune campionature dell'aria, e anche un vero spiegamento di forze dell'ordine (Polizia, Carabinieri, Guardia Costiera, e dal mare una motovedetta della Capitaneria di Porto). Non è escluso che la magistratura intenda aprire un'inchiesta sull'episodio. Ma anche in questo caso, peraltro risoltosi nel giro di pochi minuti, sono state numerose le proteste. «Stavo raggiungendo Venezia - dice il prosindaco di Mestre, Gianfranco Bettin - e sono rimasto impressionato da quell'alta colonna di fumo. Questo incidente ci ricorda che anche quella raffineria se ne dovrebbe andare...». Ma in assenza di un efficace sistema di allerta e, evidentemente, anche di procedure fin troppo burocratiche che impediscono notizie immediate alle popolazione come era accaduto il 28 novembre scorso, ha funzionato bene invece il tam-tam tra i cittadini con telefonate e sms. Ne sa qualcosa il preside della scuola media Giulio Cesare, Antonio Gumina che, avvisato via telefono da un genitore, ha letteralmente "sigillato" l'edificio con 150 persone tra docenti, personale e ragazzi, fino a quando non si è sincerato del cessato allarme. «Mi ha avvisato un genitore - racconta - e già in passato avevo fatto sapere che in presenza di episodi come questi avrei bloccato ogni uscita dall'edificio. Ho agito in via precauzionale. Poi quando il 113 ci ha avvisato che tutto era finito. Abbiamo dato il rompete le righe». La parlamentare Verde, Luana Zanella ha chiesto al capo dipartimento della Protezione civile di ottenere dal governo più elicotteri per le emergenze di carattere ambientale a Porto Marghera. E sulla vicenda prende posizione anche la Eni spa. «Il serbatoio, già svuotato e fuori servizio da un mese - dice la nota - ha visto l'innesco di un principio di combustione durante i lavori di manutenzione dell'impianto. La causa del fenomeno è da attribuire probabilmente alla presenza di tracce residue di idrocarburi sulle pareti interne del serbatoio. La visibilità esterna dell'evento della durata di 3-4 minuti è stata probabilmente esaltata da un fenomeno di "tiraggio naturale" all'interno dell'impianto a cielo aperto. Al riguardo evidenziamo l'immediata attuazione delle procedure di sicurezza della Raffineria tra cui anche la contestuale comunicazione agli enti esterni preposti che ha consentito in poco tempo di ripristinare le condizioni normali».

Per alcuni minuti si ...

di Paolo Navarro Dina

Mestre - Per alcuni minuti si è temuto il peggio. Un'alta colonna di fumo denso e nero si è alzata dalla zona di Porto Marghera.In molti hanno pensato subito a quella drammatica notte del 28 novembre scorso quando prese fuoco l'impianto Tdi5 del Petrolchimico. E ieri si sono vissuti momenti di tensione quando si è capito che il fumo si stava alzando da un serbatoio adibito allo stoccaggio delle acque reflue all'interno della Raffineria Eni di via dei Petroli a Marghera. All'interno dell'impianto, svuotato e fuori servizio da circa un mese, si stavano svolgendo dei lavori di manutenzione quando improvvisamente si sono alzate le fiamme che hanno bruciato alcune tavole in legno usate per i ponteggi. Sul posto si sono recate nove squadre dei Vigili del fuoco, alcuni funzionari dell'Arpav e le forze dell'ordine. Non è escluso che la magistratura possa aprire un'inchiesta sull'episodio. Ma in assenza di un sistema di allerta, ieri ha funzionato bene il tam-tam tra i cittadini con telefonate e sms. Il preside di una scuola media di Mestre avvisato dell'episodio, ha "sigillato" l'edificio con 150 persone tra insegnanti, personale e ragazzi, fino al cessato allarme. Sulla vicenda ha preso posizione anche l'Eni spa. «Il serbatoio - dice la nota - ha visto l'innesco di un principio di combustione durante i lavori di manutenzione dell'impianto. La causa del fenomeno è da attribuire probabilmente alla presenza di tracce residue di idrocarburi sulle pareti interne del serbatoio.

L'azienda: «L'incendio causato forse da tracce di idrocarburi sulle pareti interne»

di Paolo Navarro Dina

Mestre - Un'alta colonna nera di fumo a Porto Marghera. Il pensiero è andato subito al 28 novembre scorso e all'incidente all'impianto Tdi5 del Petrolchimico. Ed è stato un pomeriggio di tensione ieri alla Raffineria Eni di via dei Petroli quando si è capito che il fumo si stava alzando da un serbatoio adibito allo stoccaggio delle acque reflue. All'interno dell'impianto, svuotato e fuori servizio da circa un mese, si stavano svolgendo dei lavori di manutenzione quando improvvisamente si sono alzate le fiamme che hanno bruciato alcune tavole in legno usate per i ponteggi. Sul posto Vigili del fuoco, funzionari dell'Arpav che hanno effettuato alcune campionature dell'aria, Polizia, Carabinieri, Guardia Costiera e Capitaneria di Porto. Non è escluso che la magistratura possa aprire un'inchiesta. Ancora una volta in assenza di un sistema di allarme ha funzionato il tam-tam tra i cittadini con telefonate e sms. Il preside della media "Giulio Cesare" di Mestre ha "sigillato" l'edificio con all'interno 150 persone tra insegnanti, personale e ragazzi, fino al cessato allarme. Sulla vicenda ha preso posizione l'Eni. «Il serbatoio - dice la nota - ha visto l'innesco di un principio di combustione durante i lavori di manutenzione dell'impianto. La causa del fenomeno è da attribuire probabilmente alla presenza di tracce residue di idrocarburi sulle pareti interne del serbatoio».

 
LA NUOVA di  Venezia e Mestre
Fiamme in raffineria, è psicosi

Incendio durante i lavori di manutenzione di un serbatoio dell'Eni, nessun pericolo per la popolazione e i lavoratori

La colonna di fumo nero ha allarmato centinaia di cittadini

di Carlo Mion

MESTRE. Per mezz'ora è stato il panico totale: centinaia di telefonate ai centralini delle forze dell'ordine per colpa di una colonna di fumo nero alto e denso che si levava da Porto Marghera. Colpa un incendio che si è sviluppato in un serbatoio della raffineria Eni. Sul serbatoio, momentaneamente non in uso, erano in corso dei lavori di manutenzione. In molti hanno temuto una nube tossica. Per fortuna tanto fumo ma poco pericolo. Comunque il panico è stato grande anche perché il passaparola tra i cittadini è stato uno solo: «Una nube tossica su Porto Marghera». Ecco allora che alle 15 i centralini di vigili del fuoco, polizia, carabinieri, vigili urbani e persino Suem, sono stati tempestati dalle chiamate di cittadini, responsabili di scuole e asili, automobilisti. Tutti volevano sapere cosa stava succedendo e cosa dovevano fare. Soprattutto telefonavano gli abitanti del centro storico e di Campalto da dove la colonna e la successiva nube di fumo si vedevano distintamente. I lavoratori del porto hanno visto una nube chiara anche le fiamme levarsi alte dalla raffineria e a quel punto si è temuto il peggio. L'incendio è avvenuto durante alcuni lavori sul fondo del serbatoio, all'interno dell'impianto per il trattamento degli effluenti. In quel serbatoio - come ha spiegato l'azienda in una nota - finiscono tutte le acque reflue provenienti dalla raffineria. Acque che in passato venivano scaricate in laguna e che ora sono raccolte per poi essere trattate e smaltite. Naturalmente all'interno del serbatoio ci finiscono anche idrocarburi. Ieri alcuni operai erano impegnati a lavorare sul serbatoio in precedenza bonificato quando, per cause ancora in via di accertamento, ha preso fuoco un'impalcatura di legno all'interno dello stesso serbatoio, mandando in combustione i vapori dei residui di carburante presenti. Oltre alle fiamme si è alzata una colonna di fumo alta e che ha subito richiamato l'attenzione della popolazione. Scattato l'allarme sul posto sono arrivati i vigili del fuoco di Marghera e Mestre, nove squadre e un elicottero dei pompieri. Il loro intervento è durato complessivamente poco più di un'ora e mezza. Sul posto è giunto anche un tecnico dell'Arpav per effettuare le campionature delle sostanze gassose fuoriuscite nel corso dell'incendio. Durante l'incendio - assicura Eni - la raffineria ha mantenuto le normali condizioni di funzionamento senza nessun problema di carattere ambientale.

Luana Zanella: «Protezione Civile e Vigili senza elicotteri»

MESTRE. «Irresponsabile sottovalutare i continui rischi rappresentati dal polo chimico e petrolifero e dal fatto che i Vigili del Fuoco non hanno strumenti adeguati per intervenire in caso d'incidente». Lo denuncia la deputata Verde veneziana, Luana Zanella, dopo la notizia che un principio di incendio si è verificato nel pomeriggio di ieri all' interno di un serbatoio bonificato della raffineria Eni (ex Agip-Petroli) di Porto Marghera. La Zanella si appella a Guido Bertolaso - capo dipartimento della Protezione Civile nazionale -, affinché ottenga dal Governo degli elicotteri per i Vigili del Fuoco «adeguati a fronteggiare i pericoli derivanti dalla vera e propria bomba del petrolchimico». «Bertolaso - spiega Zanella in una nota stampa - ha ottenuto poteri speciali per fronteggiare la lotta al terrorismo biochimico: li utilizzi anche per la sicurezza dei cittadini di Marghera, sostituendo l' elicottero monomotore AB 204 in dotazione dei nostri Vigili del Fuoco, con mezzi adeguati ad una zona che oltre all' area del petrolchimico presenta una viabilità e frequenti condizioni metereologiche rischiose».

 
ECONEWS (Verdi)
Idrocarburi in mare. Verdi: sversamento notturno dalla raffineria Api di Falconara

La notte di lunedì poco dopo le ore 21,30 il consigliere regionale dei Verdi Marco Moruzzi ha telefonato alla Capitaneria di Porto di Ancona per chiedere cosa fosse accaduto al pontile della raffineria Api di Falconara (AN), da dove per almeno una mezz’ora si erano alzate nubi di vapore a ridosso della nave cisterna attraccata al punto di carico e scarico petroli. La Capitaneria di Porto, nonostante fosse trascorso parecchio tempo dall’evento, non era a conoscenza di alcun che. Contemporaneamente i cittadini di Falconara, che per primi avevano individuato gli strani movimenti di navi e mezzi al pontile, avevano interpellato Capitaneria di Porto di Ancona, la Protezione Civile, l’Ufficio Ambiente del Comune di Falconara e l’Ufficio Distaccato di Falconara della Capitaneria di Porto. Nessuno aveva ricevuto alcuna segnalazione, solo in un secondo momento l’Ufficio Distaccato di Falconara della Capitaneria di Porto ha comunicato telefonicamente la notizia che non c’era alcun problema e che sulla nave si stava eseguendo una “prova vapore”, una normale esercitazione. In realtà nella giornata di ieri dopo l’avvistamento di una macchia di idrocarburi a ridosso della costa di Falconara si è capito che c’era ben altro. Il vapore acqueo ad alta pressione viene normalmente utilizzato per far scomparire le tracce di petrolio da dove questo si appiccica. La legge prevede l’obbligo di segnalazione immediata degli sversamenti di petrolio in mare, ma questa evenienza in un primo momento è stata tassativamente negata. Ieri mattina si è intervenuto con i solventi a ridosso della costa, un metodo non accettabile perché fraziona in micro particelle le macchie di idrocarburi, rende più difficile valutare le quantità disperse e dal punto di vista ecologico è negativo affondare ed emulsionare con l’acqua il gasolio anziché asportarlo. Inoltre i solventi apportano al mare altre sostanze chimiche estranee all’ambiente marino che si aggiungono all’inquinamento provocato dal petrolio. Il consigliere Regionale dei Verdi Marco Moruzzi ha dichiarato: “ Quello che è accaduto è gravissimo, presenteremo una denuncia alla Magistratura perché si indaghi sulla vicenda. Emergono indizi che l’azienda abbia voluto eliminare unilateralmente una situazione di grave irregolarità, tutto ciò mina la credibilità di una raffineria che ha appena richiesto il rinnovo della concessione ventennale di occupazione del demanio costiero, vantando correttezza e trasparenza”.

Incendio Marghera. Verdi: dotare Vigili del Fuoco di strumenti adeguati

"Irresponsabile sottovalutare i continui rischi e i Vigili del Fuoco non hanno strumenti adeguati". Lo denuncia la Verde Luana Zanella, dopo la notizia che un principio di incendio si e' verificato nel pomeriggio di ieri all'interno di un serbatoio bonificato della raffineria Eni di Porto Marghera. Zanella si appella a Guido Bertolaso, capo dipartimento della Protezione Civile, perché ottenga dal Governo elicotteri adeguati a fronteggiare i pericoli derivanti dalla vera e propria bomba del petrolchimico. "Bertolaso - spiega Zanella - ha ottenuto poteri speciali per fronteggiare la lotta al terrorismo biochimico: li utilizzi anche per la sicurezza dei cittadini di Marghera, sostituendo l'elicottero monomotore AB 204 in dotazione dei nostri Vigili del Fuoco, con mezzi adeguati ad una zona che oltre all'area del petrolchimico presenta una viabilità e frequenti condizioni meteorologiche rischiose".

 
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