RASSEGNA STAMPA 28.03.2003

 

MESSAGGERO
«L’Api? Troppi ritardi, finirà col restare»

Il presidente della Provincia spiega la scelta del “non parere" sul rinnovo della concessione. E prefigura uno scenario a lunga scadenza

Giancarli: «Vedo un sì pluricondizionato, per la dismissione mancano i presupposti»

di GIAMPAOLO MILZI

«Il nostro mancato parere sul rinnovo della concessione Api? Un parere sollecitatoci in quei termini avrebbe potuto assumere un mero significato burocratico. Ecco perché ci siamo espressi in quel modo...». Un modo, quello scelto dal presidente della Provincia Enzo Giancarli per rispondere alla richiesta avanzatagli dalla Regione per aiutarla a sciogliere il "nodo raffineria", che deve essere risuonato “sibillino" e di “malaugurio" alle orecchie del sindaco di Falconara. Carletti aveva già risposto con un no a ogni compatibilità tra il nuovo Prg cittadino e il complesso Api. No perentorio dal Comune di Falconara, "ni" equivoco dalla Provincia: l'ennesima incomprensione, l'ultima divergenza capace di spezzare il rinnovato feeling fra i due numeri uno degli enti locali, oltre che le fragili gambe del tavolo di concertazione istituzionale “apparecchiato" dalla Regione per metabolizzare la “madre di tutte le decisioni" sulla nuova vivibilità ecocompatibile? Né equivoci, né intenti di rottura nel Giancarli-pensiero. Al contrario. Il rilancio di una “concertazione allargata", una “riaffermazione della validità del tavolo, perché la Provincia vuol partecipare fino in fondo alla costruzione delle decisioni su un atto di così grande impatto». E molto di più. Su quell'atto, la questione rinnovo-non rinnovo, ecco l'orientamento della Provincia: no alla dismissione della raffineria, al massimo un sì di lunga prospettiva e pluricondizionato.

Ma come, presidente... nel rispondere alla richiesta di parere della Regione, lei invita D'Ambrosio a rileggersi il Piano territoriale di coordinamento della Provincia. Quel piano punta alla “dismissione" senza se e senza ma. Non le sembra di essere in contraddizione?

«No. Quel piano fu varato nel 1999. Abbiamo usato termini drastici, ma già allora la parola dismissione andava intesa in senso programmatico, non nel breve periodo. E ora va interpretata in modo diverso».

Perché? E come?

«Ripeto, parliamo di 4 anni fa e della necessità di decidere in base a un accordo di programma. All'epoca esistevano i tempi per acquisire tutti i dati per valutare sul futuro dell'Api. Quell'accordo non c'è stato, né esistono quei dati. E ora la questione del rinnovo della concessione è troppo complessa per poter essere liquidata con una formuletta. Ecco perché il parere alla Regione l'abbiamo dato in quel modo, o se preferisce non l'abbiamo dato. Diversamente sarebbe stato riduttivo».

Si spieghi meglio.

«Politica significa decidere per il bene comune. Occorrono molti passaggi, e di massima trasparenza. La decisione sulla concessione va preceduta da un percorso molto più articolato, attraverso un tavolo molto concertato, allargato. Che coinvolga tutti i soggetti interessati: Api, sindacati, Confindustria, ambientalisti, comitati dei cittadini».

Insomma, tutti soggetti esclusi finora da un tavolo di soli enti locali. E comunque Comune di Falconara e comitati si battono per un no secco al rinnovo della concessione...

«Un no secco, un no per il “domani-dopodomani" sarebbe assurdo. Ripeto, non abbiamo gli elementi per decidere in quel senso. E comunque, per decidere in qualsiasi senso, anche per un rinnovo legato a una dismissione di lungo termine, occorrono solidi presupposti: alti investimenti per il risanamento ambientale, e in termini tecnologici per garantire da subito sicurezza ai cittadini; un approfondito progetto di produzione energetica; un serio studio su rischi industriali e inquinamento; una ricerca su scenari economici e sociali. Un percorso lungo, che tra l'altro non si esaurirebbe col rinnovo della concessione».

Il tavolo si è riunito pochissimo, sembra aver prodotto solo equivoci e incomprensioni. Ora lei dice che va allargato, che non avete gli elementi. E a cosa sono serviti gli studi da centinaia di milioni di lire di Arpam ed Enea? E che senso ha quello appena affidato alla Svim? La scadenza del 15 giugno per la decisione della Regione si avvicina. La Provincia non poteva parlare chiaro prima? Non avete contribuito a perdere tempo?

«Noi queste coste le avevamo dette da un pezzo. Già nel novembre '99, pochi mesi dopo l'incidente mortale alla raffineria, andai a Roma e mi incontrai col ministro all'Ambiente Ronchi. Gli chiesi di favorire la costituzione di un comitato tecnico-scientifico ad alto livello capace di agevolare una decisione su tutto: sul futuro energetico delle Marche, sulle prospettive ambientali e socio-occupazionali legate all'Api. Quel comitato non nacque».

Foste lasciati soli? «Restò un'iniziativa esclusiva della Provincia».

E ora che il tempo stringe?

«Il 30 dicembre 2002 scrissi a D'Ambrosio e Carletti avvertendoli: il tavolo istituzionale non aveva bisogno di pareri o audizioni, ma di una partecipazione allargata per costruire una decisione collegiale su basi approfondite. Siamo ancora in tempo. Il nuovo tavolo può riunirsi in modo permanente».

Carletti: «Provincia disimpegnata? Solo un atto formale»

Parla il sindaco. E sullo sciopero Api: «I lavoratori cercano giustamente di coinvolgere l’azienda»

di ROBERTA MACCAGNANI

FALCONARA - Carletti il giorno dopo il doppio annuncio. Il parere “non parere" della Provincia sul rinnovo della concessione all'Api che a sorpresa ha rimandato ogni decisione al tavolo istituzionale e lo sciopero generale del 4 aprile indetto dai lavoratori della raffineria contro il Comune, ma anche l'azienda stessa. E' la prima volta che gli operai scendono in piazza, criticando aspramente l’azienda sul suo atteggiamento nella gestione della questione del rinnovo. Calmo e sereno il sindaco di Falconara, Giancarlo Carletti, rompe il silenzio.

Che della posizione assunta dalla Provincia riguardo alla concessione Api?

«Effettivamente non era obbligata a dare un parere sulla vicenda e ha ritenuto opportuno esprimere una valutazione solo nell'ambito del tavolo istituzionale».

Se l'aspettava?

«Eravamo d'accordo che il parere sarebbe stato espresso, per questo si era accumulato anche il ritardo nella consegna del documento alla Regione. Ora si prospettano soluzioni più negoziabili».

Quindi, secondo lei è grave quello che ha fatto la Provincia?

«No, è legittimo. Comunque si tratta di un momento tecnico, un punto di partenza. Devo confidare nel tavolo istituzionale dove ci presenteremo con un'elaborazione di un piano in base a cui discutere del problema per trovare delle soluzioni».

Si può dire che la Provincia se ne sia lavata le mani?

«Ha interpretato in modo estensivo la legge. Non penso si tratti di essersene lavati le mani. Devo essere fiducioso che non sia così».

A proposito, invece, dello sciopero annunciato dai lavoratori sia contro il Comune che l'Api, quale il suo atteggiamento?

«Potrebbe rappresentare una svolta. Appoggio questa iniziativa e non perché sia anche contro la raffineria, ma solo perché è una presa di coscienza che nasconde diverse sfaccettature di una vicenda così complessa. La risoluzione della situazione interessa, è vero, Regione, Comune e Provincia, ma anche la raffineria. E non è giusto che l'Api resti immobile, attendendo le decisioni delle Istituzioni».

 
IL RESTO DEL CARLINO
Binci: «La Provincia è per l'incompatibilità»

di Maria Gloria Frattagli

FALCONARA — «Gli atti già deliberati dalla Provincia, nel corso degli anni, danno un parere di incompatibilità della raffineria Api con il territorio. Prevedono un percorso che porta alla dismissione dell'impianto, alla bonifica dell'area, alla riconversione economica per il mantenimento dei livelli occupazionali». Così l'assessore provinciale all'ambiente, Massimo Binci, ex capogruppo dei Verdi a Falconara interviene dopo che la giunta provinciale ha rimesso la questione relativa al rinnovo della concessione nelle mani del tavolo istituzionale che si è formato lo scorso novembre. «E' compito di questo tavolo — ha spiegato Massimo Binci — delineare il percorso verso l'incompatibilità dell'impianto petrolifero, prevedendo tempi, modi e risorse anche avvalendosi del piano di risanamento che la Svim sta redigendo per la Regione Marche in base a quanto previsto nella dichiarazione di area ad elevato rischio di crisi ambientale». Se da un lato Binci è sicuro dell'intenzione dell'amministrazione provinciale dall'altro il presidente della Provincia Giancarli torna a sottolineare che «l'Ente è partecipe e responsabile e che il rinvio al tavolo istituzionale vuole riaffermare la validità del tavolo stesso come lo strumento più idoneo per dare adeguate risposte al di sopra dell'espressione di un qualsiasi parere che potrebbe assumere mero significato burocratico». In sostanza la Provincia rimarca l'importanza del tavolo istituzionale e che la decisione deve essere assunta contestualmente dai tre Enti, proprio per evitare che un parere, come quello richiesto dell'assessore regionale Amagliani, possa essere ritratto in modo riduttivo tanto da considerarlo un semplice dovere burocratico. Non c'è dubbio che la presa di posizione della Provincia abbia destato stupore e che in tal modo, se la si vuole leggere in chiave maliziosa, la patata bollente è tutta nelle mani della Regione.

(il comunicato stampa integrale)

 
 
 
 
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