RASSEGNA STAMPA 22.01.2003

 

MESSAGGERO
La discussione sulla raffineria. I Ds regionali si schierano con il sindaco e chiedono l’intervento del Governo per uno sviluppo ecocompatibile

«Concessione? L’Api ci dia più garanzie»

Oggi un’assemblea di sindacati e lavoratori deciderà iniziative di mobilitazione

FALCONARA - «Che il governo dia piena attuazione alla norma prevista dalla Finanziaria del 2001 che prevedeva (fatti salvi tutti gli obblighi di protezione della salute e dell’ambiente e di rispetto della sicurezza a carico delle singole aziende) a favore degli enti locali, sede di raffinerie, una compartecipazione ai tributi erariali da utilizzare per programmi di salvaguardia e di sviluppo ecocompatibile del territorio». Questa la strada da seguire, per i Democratici di Sinistra delle Marche, sul fronte Api. Lo hanno reso noto ieri in un comunicato in cui ribadiscono l’esigenza di un piano energetico regionale eco-sostenibile. «Sollecitiamo un confronto – scrivono i Ds - affinché la Regione possa, in tempi brevi, dotarsi di un nuovo Piano Energetico Regionale fortemente caratterizzato da un punto di vista ambientale in coerenza con le nuove politiche di sviluppo sostenibile già avviate dalla Regione. Una politica energetica regionale aperta al necessario contributo e confronto con gli enti locali, con le parti sociali, economiche e produttive della Regione. In questo contesto, anche in relazione alla necessità di un coordinamento tra i vari livelli istituzionali coinvolti, abbiamo valutato positivamente l’intesa sottoscritta recentemente tra Regione, Provincia, Comune, in cui, tra l’altro, si prevede la costituzione di un tavolo istituzionale permanente, con funzioni di coordinamento, dove costruire, in modo partecipato, le decisioni». Non manca, poi, il coinvolgimento del primo cittadino falconarese a cui i Ds sembrano dare fiducia, chiarendo le posizioni. «Sosteniamo l’attività dell’amministrazione comunale di Falconara impegnata affinché, da un lato, si perseguano con efficacia e determinazione gli obiettivi di medio-lungo periodo, inseriti nello strumento urbanistico generale e che attengono ad una riqualificazione e riconversione del proprio territorio, e dall’altro si realizzino a breve termine quegli interventi che sin d’ora possono consentire il raggiungimento di standard di sicurezza e vivibilità». Il partito, infine, vincola il rilascio del rinnovo all’Api ad alcune condizioni che l’azienda deve rispettare. «La valutazione della richiesta di rinnovo – si legge nella nota - non può prescindere dai seguenti elementi: la tutela diretta dell’integrità del territorio assicurando che gli enti preposti partecipino al monitoraggio all’interno della raffineria, al controllo, alla sorveglianza e messa a punto di prescrizioni e di interventi che rimuovano le condizioni di rischio a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e dei cittadini, alla realizzazione delle bonifiche sull’intera area. Ancora, la previsione di un nuovo tracciato della linea ferroviaria, della strada statale e dell’azzeramento dei costi per la comunità». Tutte queste condizioni – per i Ds - sono necessarie per offrire credibili garanzie alla comunità locale: il relativo costo sociale non può essere sopportato dalla comunità e va quindi finanziato dal soggetto che utilizza il territorio per fini produttivi ed economici, a maggior ragione laddove quel territorio subisce un continuo degrado. «Il concretizzarsi di tali impegni – concludono - sono per i Ds condizione imprescindibile per far sì che la conclusione del procedimento amministrativo sulla richiesta di rinnovo della concessione avanzata dall’Api possa conseguire una valutazione favorevole. E’ quindi necessario che il tavolo istituzionale di coordinamento, tra Regione, Provincia e Comune, venga subito convocato per affrontare insieme le problematiche». Sempre di tavolo di confronto, però allargato a tutte le parti coinvolte, parlano anche i sindacati, Cgil, Cisl e Uil, che annunciano per oggi un’assemblea dei lavoratori dove decideranno iniziative di mobilitazione, definite in una nota «necessarie e immediate». L’equilibrismo della Regione e il no al rinnovo del Comune li ha messi all’allerta, infatti si dicono «fortemente preoccupati per le possibili conseguenze del parere negativo già espresso dal Comune sul futuro occupazionale e produttivo della raffineria». Un segnale, probabilmente, che la posizione del Comune ha pesato anche in Regione. Per questo chiedono, come stabilito nell’incontro di lunedì con la Regione, «di avviare subito il tavolo tra gli enti, l’azienda e le associazioni di categoria per definire gli interventi di bonifica dell’area, di rispetto ed attuazione delle prescrizioni del Ctr, dell’elevazione degli standard di sicurezza e dell’attuazione di infrastrutture viarie per rendere più compatibile la raffineria al territorio». Di raffineria compatibile, invece, non vuole sentir parlare l’Area di iniziativa culturale per il risanamento della politica, secondo cui la concessione non deve essere prorogata per via dell’inquinamento provocato. «Le tesi sostenute dal sindaco – scrivono – devono essere accettate e sostenute. Mentre è inutile gonfiare fino a 2000 i lavoratori dell’Api quando sono solo alcune centinaia, comprensive dell’indotto, e si è invece in presenza di 30000 falconaresi che respirano tonnellate di inquinanti, solo di ossido di azoto sono 200».

«Congelate la pratica silos»

Magliola (Verdi): «Saremo intransigenti»

«La pratica per il rilascio della concessione alla Silos Granari Sicilia va congelata in commissione edilizia». Paola Magliola, consigliere comunale dei Verdi, ha avanzato questa richiesta non ritenendosi soddisfatta della risposta che le aveva fornita il vicesindaco Giaccaglia rispondendo a una sua interrogazione. «La pratica va sospesa fino a quando il consiglio comunale non avrà discusso la mia mozione» ha affermato la Magliola. Mozione in cui si chiede di non costruire più silos in area portuale sino a una distanza di cento metri dal mare. E annuncia: «Su questa vicenda saremo intransigenti perché non si può guardare all’insediamento specifico dei nuovi silos senza tener conto del quadro generale e dell’imminente arrivo del nuovo piano particolareggiato del porto». Sempre in tema portuale, legato stavolta all’arrivo delle petroliere, Paola Magliola è la prima firmataria di una mozione, sottoscritta sia da esponenti della maggioranza che dell'opposizione, in cui si chiede al sindaco «di promuovere, nell’ambito del Forum delle città dell’Adriatico e dello Jonio, l’istituzione di una commissione tecnica che verifichi all’ingresso dello stretto di Otranto la realtà fisica delle navi, l’eventuale riduzione dello spessore delle lamiere». E di richiedere un protocollo d’intesa tra i Comuni di Ancona e Falconara, Ap, Api e altre autorità marittime «per la verifica sul carico/scarico degli olii combustibili liquidi effettuati presso la raffineria Api».

 
IL RESTO DEL CARLINO
Acque di scarico, quattro a giudizio

FALCONARA — Alterazione e danneggiamento delle acque del fiume Esino con lo sversamento di sostanze pericolose attraverso uno scarico non autorizzato nel fosso 'scolatore'. E' questa l'accusa rivolta all'Api dalla procura della Repubblica che ha citato direttamente a giudizio — la prima udienza è stata fissata per il 30 aprile prossimo — l'ex direttore dell'Api Giovanni Saronne, quello attuale Franco Bellucci, il legale responsabile Clemente Napolitano e Francesco Rossi, progettista per conto dell'Api della ristrutturazione del fosso scolatore nonché responsabile della sezione operazioni e manutenzione dell'azienda. Nei confronti di quest'ultimo pende tra l'altro anche l'accusa di falso proprio nell'ambito di questo progetto finito nel mirino della procura. L'inchiesta scattò nel novembre di due anni fa quanto i carabinieri dell'ex Noe e tecnici dell'Arpam eseguirono un blitz alla raffineria ordinato dal sostituto procuratore Marco Mansi, ora non più ad Ancona. Carabinieri e tecnici controllarono la zona del piazzale della raffineria utilizzato per il parcheggio delle autobotti e lo scarico di un collettore che sbocca nel fiume Esino e chiamato fosso 'scolatore'. Vennero riscontrate alcune anomalie proprio a ridosso del fosso 'scolatore' e prelevati alcuni campioni d'acqua poi sottoposti ad analisi. L'ipotesi della procura, su cui ora si farà il processo, è quella dell'inquinamento ambientale per lo scarico di cui non sarebbe risultata certa la regolarità. Scarico che, secondo l'ipotesi investigativa, potrebbe aver danneggiato e deturpato un fosso della zona nonché dello stesso fiume Esino. L'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Mansi riguarda fatti compresi tra il 1998 e i primi mesi del 2001.

«Vogliamo subito un tavolo di confronto»

FALCONARA — Primi risultati dal giro di consultazioni delle organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl e Uil) unitariamente alle Rsu dopo gli incontri di ieri e dell'altro ieri. Il risultato quasi scontato soprattutto in assenza di «valide e credibili condizioni di riconversione industriale dell'area e del sito produttivo».

Timore per il futuro - All'unisono esprimono forte preoccupazione in ordine alle possibili conseguenze che il parere negativo già espresso dall'amministrazione comunale attraverso il 'no' definitivo della giunta, può determinare per il futuro occupazionale e produttivo della raffineria stessa. Insomma gli incontri sono stati concepiti per capire chiaramente le posizioni di tutti coloro che interagiscono o direttamente o indirettamente con la raffineria Api. Ognuno con le sue parti, ognuno con il suo modo di pensare e di vedere il futuro della città mantenendo gli stessi livelli occupazionali. L'idea del primo cittadino di Falconara di riconvertire l'attuale sito occupato dall'impianto e trasformarlo in un polo turistico, modificando totalmente la destinazione sembra non essere piaciuto. Al contrario soprattutto i sindacati non hanno ravvisato alcuna prospettiva, in quel modello, per i loro lavoratori, nessuna continuità o meglio nessun futuro. «Non ci sono valide e credibili condizioni di riconversione industriale — affermano le segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil — dell'area e del sito produttivo, occorre impegnarsi per affermare i presupposti per il prosieguo dell'attività lavorativa partendo dal rinnovo della concessione».

Le richieste - Le organizzazioni sindacali e le Rsu chiedono che venga attivata tempestivamente, così come stabilito nell'incontro di ieri con l'assessore regionale all'Ambiente, Marco Amagliani, il tavolo di confronto con il Comune, la Provincia, la direzione aziendale e il sindacato nell'ambito del quale vanno definiti gli interventi. Un vero e proprio vademecum per la convivenza che prevede innanzitutto il risanamento e la bonifica dell'area del sito produttivo e poi il rispetto e l'attuazione delle prescrizioni del Comitato tecnico regionale. Le segreterie territoriali non si fermano a questo ma chiedono anche che ci sia una costante e continua elevazione degli standard di sicurezza e l'attuazione delle infrastrutture viarie, ambientali e di sicurezza che consentano di rendere sempre più compatibile l'attività lavorativa della raffineria con il resto del territorio di Falconara. Formulano queste dichiarazioni sulla base del ruolo ricoperto dall'impianto fin dal momento del suo insediamento e a maggior ragione da quando la raffineria e la centrale Igcc (centrale per la produzione di energia elettrica), rappresenta una delle strutture strategiche nell'ambito della politica e dell'approvvigionamento energetico della regione Marche e più generale per le regioni del centro Italia.

Giorni intensi.- Settimana ricca di appuntamenti e di incontri che termineranno oggi con l'assemblea di tutti i lavoratori dell'Api. Poi, mercoledì 22 gennaio sarà il giorno in cui si riceveranno tutte le maestranze per definire e decidere tutte le iniziative di mobilitazione necessarie e immediate. Insomma il confronto non sembra essersi concluso. Si rivelano quindi due scenari, quello della resistenza dell'amministrazione e quindi di tutta la Giunta ad un'eventuale permanenza dell'impianto petrolifero sul territorio falconarese e dall'altro quello dei rappresentanti dei lavoratori pronti a scendere in piazza per protestare e far valere le loro ragioni. Cosa succederà e quali saranno gli scenari che si apriranno rimane ancora un mistero. La cittadinanza è letteralmente spaccata in due: da una parte chi non intende convivere per nessun motivo con l'industria e chi invece pur di assicurare i posti di lavoro è pronto a tollerarne la presenza. Questi ultimi mettono per inciso che un'eventuale permanenza renderebbe esplicito l'accrescimento delle misure di sicurezza e di impatto ambientale verso il territorio circostante. Un qualcosa di più delle ultime certificazioni rilasciate al petrolifero di Falconara, qualcosa che dia quel senso di vivibilità e di non pericolosità per quanto questo sia possibile. Negli ultimi giorni a scendere in campo per l'azienda c'è stato anche l'operaio rimasto ferito nell'ultimo incidente all'Api.

«Alternativa all'Api»

FALCONARA — «No al rinnovo della concessione e subito un progetto di alternativa all'Api». Così «L'area d'iniziativa culturale per il rinnovamento della politica» prende una netta e decisa posizione sul rinnovo della concessione all'Api e alla centrale Igcc. «Le tesi sostenute dal sindaco Carletti — scrivono nel documento Mario Bolzonetti, Uliano Giannini, Sergio Invernati e Mario Paglionico — devono essere accettate e sostenute da tutti i cittadini e dalla comunità provinciale e regionale. La raffineria Api ha provocato e continuerà a provocare inquinamento che interessa cielo, terra mare e pericolo per i lavoratori. E' giusto e sacrosanto difendere i posti di lavoro ma è inutile e controproducente 'gonfiare' fino a 2000 il numero dei lavoratori quando i posti realmente occupati sono alcune centinaia compreso l'indotto». Secondo "L'area d'Iniziativa culturale per il rinnovamento della politica" la concessione non deve in alcun modo essere prorogata perché «solo così si potrà aprire per la città di Falconara, anche attraverso il contributo pubblico-privato, una stagione di progresso economico, di sviluppo di tutti settori». 'L'Area' fa appello ai cittadini, ai comitati presenti in città, ai sindacati, ai partiti e in primo luogo ai Ds, affinché sostengano il primo cittadino nella sua battaglia per dire un 'no' deciso al rinnovo della concessione all'Api chiedendo alla Regione i finanziamenti necessari per organizzare uno studio di fattibilità per la dismissione.

Ds, solidarietà a Carletti

FALCONARA — Confronti e tavoli istituzionali sono al centro della programmazione di Regione, Provincia e Comune. La 'questione' Api ha spinto anche la segreteria regionale dei Democratici di sinistra ad avviare un confronto con i propri iscritti che ai vari livelli istituzionali, sindacali e di partito, sono interessati al problema. Una serie di raffronti quasi itineranti dove il pensiero finale è contenuto in un documento, approvato dalla stessa segreteria regionale una settimana fa. Due pagine dove si legge che è stato espresso sostegno all'attività dell'amministrazione comunale affinché si perseguano con efficacia e determinazione gli obiettivi strategici di medio-lungo periodo inseriti nello strumento urbanistico generale e che dall'altro si progettino e si realizzino a breve quegli interventi che sin d'ora possono consentire il raggiungimento di standard di sicurezza e vivibilità. I Ds pongono delle condizioni ad un possibile rinnovo della concessione: innanzitutto quella di garantire la tutela e l'integrità del territorio assicurando che gli enti partecipino al monitoraggio all'interno della raffineria, al controllo, alla sorveglianza nonché alla progettazione e alla realizzazione delle bonifiche sull'intera area. Contemporaneamente la rimozione di alcuni vincoli modulando l'assetto territoriale ottimizzando l'utilizzo degli spazi e prevedendo un nuovo tracciato della linea ferroviaria e della strada statale. E l'azzeramento dei costi per la città.

 
CORRIERE ADRIATICO
I sindacati chiedono sicurezza

"Subito un tavolo di concertazione sull'Api"

Sulla questione Api sindacati ed rsu sollecitano l'avvio del tavolo di concertazione, così come stabilito dalla Regione. Insieme si dicono soddisfatti per la decisione dell'esecutivo regionale di attivare quanto prima il confronto tra Comune, Provincia, azienda e sindacato. E' questo il senso del documento scaturito ieri dall'incontro tra le stesse rsu e Cgil, Cisl e Uil e con la direzione della raffineria. L'auspicio, come spiega il segretario provinciale Cgil Gilberto Zoppi, è che "il confronto produca una valutazione positiva sul rinnovo della concessione". Oggi, poi, toccherà ai lavoratori esprimere il proprio giudizio in merito: lo faranno in assemblea convocata per le 14,30, occasione propizia, annunciano Cgil, Cisl e Uil, anche per "decidere tutte le iniziative di mobilitazione necessarie ed immediate". Altro tassello del puzzle: venerdì prossimo si terrà la riunione di Regione, Provincia e Comune per fare il punto della situazione e stabilire la data dell'avvio del tavolo che dovrebbe partire già dalla prossima settimana. Insomma, si accelerano i tempi così da arrivare al 15 giugno, data fissata dalla Regione per sciogliere l'impasse del rinnovo della concessione. Nel documento sottoscritto assieme alle rsu, i sindacati mettono nero su bianco anche gli interventi da affrontare per giungere ad un accordo di massima nell'ambito del tavolo di concertazione. Si parte con il risanamento e la bonifica dell'area del sito produttivo, si prosegue con il rispetto e l’attuazione delle prescrizioni del Ctr, il Comitato economico regionale. Quindi Cgil, Cisl e Uil rimarcano la necessità di una "continua elevazione degli standard di sicurezza" e infine, sollecitano "la realizzazione delle infrastrutture viarie, ambientali e di sicurezza tali da rendere sempre più compatibile l'attività lavorativa della raffineria con il resto della città". Una posizione che si basa su una premessa fondamentale: la raffineria e l'Igcc sono "impianti strategici nell'ambito della politica e dell'approvvigionamento della regione e non solo". Opinione condivisa dai più, a partire dallo stesso sindaco Giancarlo Carletti nei confronti del quale, però, Cgil, Cisl e Uil ribadiscono le "proprie preoccupazioni rispetto alle possibili conseguenze che il parere negativo dell'amministrazione possa determinare per il futuro occupazionale e produttivo della raffineria". Tutto già detto come la considerazione che "non ci sono valide e credibili condizioni di riconversione industriale dell'area e del sito produttivo". Di qui. dunque, la "necessità per affermare i presupposti così da proseguire l'attività lavorativa partendo dal rinnovo della concessione". Da parte sua, l'azienda, per bocca del direttore Franco Bellucci, fa sapere che "in questo momento ognuno vede la questione a seconda delle proprie conoscenze sulla raffineria. L'auspicio, tuttavia, è che tutti possano conoscere a fondo al nostra realtà". Rispetto poi alle varie prese di posizione, Bellucci ribadisce di "essere d'accordo con l'idea del tavolo di concertazione purché la discussione sia su un piano razionale". Quanto al documento dei sindacati, con la premessa della diversità dei ruoli, Bellucci si dice "in linea con le loro affermazioni". Infine il direttore riconferma "la volontà dell'azienda di lavorare per il territorio nel pieno rispetto della città e dell'ambiente".

DS e Margherita sostegno al Comune

da tutelare l'integrità del territorio

La richiesta di rinnovo della concessione deve essere esaminata contestualmente all'attivazione, da parte dell'Api, delle prescrizioni previste dai periti del tribunale sulla sicurezza. Il tutto prendendo atto che "ad oggi il permanere della raffineria contrasta con le previsioni urbanistiche del Comune". E' il pensiero dei Ds espresso in un documento approvato dalla segreteria nei giorni scorsi. Un giudizio articolato in base al quale il rinnovo deve contemplare una serie di elementi. E cioè: la tutela dell'integrità del territorio, il controllo di interventi per rimuovere ogni condizione di rischio per la salute dei cittadini e la bonifica dell'intera area. Ma non solo. I Ds insistono anche sulla necessità di "rimuovere alcuni vincoli modulando l'assetto territoriale per ottimizzare l'utilizzo degli spazi" prevedendo, tra l'altro, un nuovo tracciato della linea ferroviaria e della strada statale. Il tutto sottolineando "l'azzeramento dei costi per la comunità intervenendo sui condizionamenti sociali e culturali". In questo contesto, i Ds valutano positivamente l'intesa sottoscritta da Regione, Provincia e Comune. Pur riconoscendo che "la raffineria svolge un ruolo strategico nell'attuale politica energetica". i Ds ammettono anche che "limita lo sviluppo del territorio". Per questo sollecitano "il Governo a dare piena attuazione alla norma della Finanziaria 2001 che prevedeva a favore degli enti locali sede di raffinerie la compartecipazione ai tributi erariali da utilizzare per programmi di salvaguardia e di sviluppo ecocompatibile". Si ribadisce dunque "il sostegno al Comune affinché da un lato si perseguano obiettivi di medio lungo periodo, dall'altro si realizzino a breve termine gli interventi per gli standard di sicurezza e vivibilità". Anche la Margherita va prendendo posizione nel dibattito. Ieri si è svolta la riunione dei gruppo regionale per stendere la prima bozza di un documento che sarà definito e discusso nei prossimi giorni. Intanto però, la coordinatrice regionale Stefania Benatti fa sapere di "essere concorde con la linea della Regione" che ha promosso il tavolo di concertazione istituzionale, "la sede più idonea per assumere le decisioni". Con una premessa significativa e cioè "ad oggi non esistono le condizioni per il rinnovo della concessione". Per la Margherita, come per i Ds, bisogna rendere compatibile l'impianto e il primo riferimento è la perizia del consulente tecnico del Tar.

"Area” dice no alla concessione

La posizione gruppo per il rinnovamento politico a Falconara

La concessione non deve essere prorogata in alcun modo. E’ quanto afferma l'Area di iniziativa culturale per il Rinnovamento della politica di Falconara che lancia un appello a cittadini, sindacati e partiti, in primo luogo ai Ds locali, affinché "sostengano Carletti nella sua battaglia per il no al rinnovo della concessione". Il tutto con la richiesta di un "progetto dì alternativa alla raffineria" sollecitando alla Regione i finanziamenti "necessari per organizzare uno studio di fattibilità per la dismissione e per organizzare un concorso europeo per un progetto di riqualificazione di tutta l’area interessata". Una posizione netta, quella di Area, in merito al dibattito che si è aperto sulla questione. Secondo Area, dunque, le tesi del sindaco Carletti devono "essere accettate e sostenute da tutti i cittadini nonché dalla comunità provinciale e regionale". Questo perché "la raffineria provoca e continuerà a provocare inquinamento, se dovesse continuare la produzione”. Per questo ''difendere l'Api in questa situazione significa portare avanti una politica miope di conservazione del territorio. L'opinione espressa da Area, in buona sostanza, é che è giusto “difendere il posto di lavoro ma e altrettanto doveroso difendere la salute dei lavoratori e dei cittadini".

 
LA SICILIA
Enichem: un dirigente ha «cantato»

Siracusa. «Non crederò mai che l'ingegnere Adamo possa aver dichiarato che all'Enichem di Priolo sono stati falsificati i formulari e, con l'inganno, trasferiti presso discariche non attrezzate rifiuti tossici, contenenti mercurio». E' la risposta che, all'unisono, avevano opposto i dirigenti Enichem Giuseppe D'Arrigo Genitori, Giuseppe Rivoli, Gaetano Claves, Giuseppe Farina, Luigi Russo e Franzo Miano, nel corso dei rispettivi interrogatori svoltisi all'interno del carcere di Cavadonna, al pubblico ministero Maurizio Musco, che li aveva messi di fronte al fatto compiuto della scelta di campo fatta dal loro collega di rendere ampia e circostanziata ammissione in relazione ad alcune delle 154 ipotesi di reato contestate nell'ordinanza di custodia cautelare a firma del Gip Monica Marchionni. Quella del pm non era nè una «bufala» nè una «trappola». In realtà, l'ingegnere Luciano Adamo, 30 anni, residente a Tremestieri, in provincia di Catania, difeso dall'avvocato Orazio Consolo, era crollato dinanzi al Gip e aveva candidamente confessato tutti i traffici che si sono per anni consumati nello stabilimento di Priolo. Per Adamo, addetto alla tenuta dei registri sui rifiuti, puntualmente, è arrivato il «premio»: i titolari dell'inchiesta, il procuratore capo Roberto Campisi ed il sostituto Musco, autonomamente, hanno chiesto al Gip di tramutare la misura della custodia in carcere in quella degli arresti domiciliari. La richiesta è stata accolta e l'indagato, nel pomeriggio di ieri, ha lasciato la casa circondariale di Cavadonna ed è stato accompagnato nella sua abitazione. La scelta di Adamo non è stata seguita dagli altri indagati raggiunti dalla misura della custodia in carcere, nè dai tre suoi colleghi finiti ai domiciliari, che sono stati interrogati ieri mattina dal Gip Marchionni. Infatti, Sebastiano Nicolosi, Francesco Ognibene e Piergiorgio Sedda, tutti assistiti dal professore Enzo Musco e dagli avvocati Ezechia Paolo Reale e Francesco Favi, hanno respinto le accuse e negato irregolarità e situazioni anomale all'interno dei reparti di ossido propilene e di etileni aromatici. Questa mattina verranno interrogati Sebastiano Basile, Pietro Calì, Corrado Rogas e Marcello Muzzicato, mentre domani toccherà a Giuseppe Naselli, Salvatore Terrana e Marcello Altavilla. Le indagini della Procura della Repubblica aretusea e degli uomini della Guardia di Finanza vanno intanto avanti senza sosta. Ieri, mattina, infatti, mentre a palazzo di giustizia avvenivano gli interrogatori dei tre indagati ai domiciliari, nella sede di Enichem Priolo era in corso una perquisizione da parte dei militari della Guardia di Finanza, a conclusione della quale sono stati acquisiti numerosi documenti, alcuni dei quali vengono considerati «molto interessanti» perché potrebbero contenere delle indicazioni idonee per fare estendere le indagini anche al vertice della società di San Donato Milanese. Il procuratore capo Campisi, nel corso di un incontro con i giornalisti, ha poi comunicato di avere commissionato una quarta consulenza sui possibili danni alla salute dei bagnanti e alla fauna marina per la presenza di acido solforico e mercurio nel tratto di mare di Fondaco Nuovo. Invece, l'avvocato Ettore Randazzo, nell'interesse del funzionario della Provincia di Siracusa, Alfio Caceci, si è rivolto al Tribunale del Riesame per ottenere la revoca della misura coercitiva emessa a carico del suo cliente dal Gip. Infine, alcuni sedicenti «amici degli operai» dell'Enichem di Priolo hanno inviato alla redazione di Siracusa del nostro quotidiano una lettera anonima in cui rivolgono ingiurie e minacce sia il pubblico ministero Musco che ai militari della Guardia di Finanza, perché «hanno fatto saltare in aria chi ci dava il lavoro».

Priolo «sposa» Termini: verso uno sciopero dell'industria

I sindacati. Affollatissima assemblea all'Enichem sulle crisi parallele del settore chimico e di quello metalmeccanico

Priolo. Raffica di iniziative sindacali per la crisi della chimica. E si va verso uno sciopero per l'industria in Sicilia. Punti caldi Priolo e Termini Imerese: la chimica e la metalmeccanica dell'automobile. Nella mensa Enichem si è tenuta un'assemblea così affollata e partecipata come non se ne vedeva dagli anni della prima grande crisi della chimica. Lo spettro aleggiante era la perdita di oltre un migliaio di posti di lavoro. Subito dopo l'assemblea un incontro fra i segretari provinciali della Fulc siracusana (Paolo Zappulla, Sebastiano Spagna ed Emanuele Sorrentino), i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil (Pippo Zappulla, Enzo Scatà e Stefano Munafò rispettivamente) e i responsabili regionali del settore industria di Cgil, Cisl e Uil (Giovanna Marano, Giorgio Tessitore e Salvatore La Terra). All'assemblea hanno partecipato i lavoratori di Enichem, Polimeri Europa e Dow Italy. Ha aperto Sebastiano Spagna, è intervenuto Paolo Zappulla, ha concluso Emanuele Sorrentino. Sono intervenuti anche il senatore Antonio Rotondo e il deputato regionale Roberto De Benedictis. E si è levata di nuovo l'accusa alla Regione: dove sono i 140 miliardi della prima tranche di finanziamento per il Piano di risanamento ambientale? Dov'è il piano di risanamento ambientale? Sono emerse iniziative in varie direzioni. La Fulc, le Rappresentanze sindacali unitarie di fabbrica, l'assemblea generale dei lavoratori lanciano innanzitutto una rivendicazione: si rimettano subito in marcia gli impianti della linea cloro-soda, naturalmente con tutte le garanzie necessarie alla sicurezza degli addetti e delle popolazioni e alla tutela dell'ambiente. Le professionalità per la conduzione degli impianti, si afferma, in fabbrica ci sono. Entro la settimana prossima sindacato e lavoratori vogliono garanzie su tempi e modalità della ripresa dell'esercizio produttivo. Per venerdì prossimo è convocato in seduta straordinaria il Consiglio provinciale. È stata invece rinviata a data da stabilire la riunione che era stata convocata per domani alla presidenza del Consiglio dei ministri per discutere la questione chimica nel suo complesso. Due le linee di tendenza per la interpretazione di questo rinvio: da una parte si teme un tentativo del governo di sfuggire al problema, almeno in questo momento così critico; dall'altra si vuol pensare piuttosto alla volontà di affrontare il problema con maggiori e più esaurienti argomenti, con un disegno strategico definito per superare la crisi e pensare invece al rilancio. Intanto i responsabili regionali del settore industria di Cgil, Cisl e Uil, dopo l'incontro di ieri a Siracusa, si riuniranno subito a Palermo con i rispettivi segretari generali Carmelo Diliberto, Paolo Mezzio e Claudio Barone. Insieme elaboreranno la strategia del sindacato siracusano in difesa del lavoro nell'industria. «Un tavolo di trattativa col governo nazionale – recita testualmente il comunicato diffuso ieri – per definire subito le misure necessarie al risanamento ambientale dell'area chimica siracusana e per uno sviluppo sostenibile: è questa la richiesta di Cgil, Cisl e Uil e della Fulc regionali e provinciali, che hanno tenuto una verifica a Siracusa. «La situazione dell'area chimica – prosegue il comunicato sindacale – ha spinto anche Cgil, Cisl e Uil di Siracusa a chiedere alle rispettive confederazioni regionali di fare della vicenda in questione un punto centrale dello sciopero unitario dell'apparato produttivo in programma». In chiusura di giornata, ieri sera, un collegamento televisivo dal palazzo del Senato con la partecipazione di Luca Sofri e del ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli. Una contestazione è stata ribadita al presidente dell'Eni, Vittorio Mincato: non si può porre la gente al bivio tra produrre inquinando o chiudere; si deve produrre senza inquinare. E infine la riconferma della strategicità della chimica per il Paese, che per questo settore è già pesantemente tributario dell'estero.

«Inquietante dossier sull'Enichem avvieremo indagine parlamentare»

Roma. «Inquietante»: così Paolo Russo, presidente della Bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso collegate ha definito il dossier-Enichem inviatogli dalla Procura Generale della Repubblica di Catania. Ed è proprio per avviare un'indagine conoscitiva sulle modalità di smaltimento delle scorie della lavorazione industriale degli stabilimenti del Paese che giovedì, nel corso dell'ufficio di Presidenza della Commissione d'inchiesta sarà delineato il programma dell'iniziativa parlamentare. «Non vogliamo sostituirci ai giudici - precisa Paolo Russo - il nostro obiettivo è piuttosto quello di prevenire distorsioni all'interno della procedura che porta allo smaltimento dei rifiuti speciali. Priolo dunque rappresenta il punto partenza di un viaggio all'interno di una scottante questione nazionale».

«La chimica non emigrerà»

«La chimica deve restare in Italia. Siamo uno dei Paesi più industrializzati del mondo e quindi non possiamo fare a eno della chimica». Ad affermarlo è stato il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, ieri sera nel corso di un collegamento televisivo al caso Enichem, andato in onda su «La7». Il sindaco Titti Bufardeci, ha invece invitato tutti «a venire a Siracusa e fare il bagno nelle limpide acque dello Jonio, infatti da questa vicenda giudiziaria si potrebbe avere un'idea distorta dell'inquinamento che riguarda solo una ben determinata zona del litorale, quella del petrolchimico». Il sindaco di Priolo, Massimo Toppi, ha ribadito che «questa non è una situazione sorta all'improvviso,ma è il risultato di 50 anni di industrializzazione selvaggia che ha colonizzato questa zona del Siracusano. Per tanti anni è stato consentito, anche per la carenza di leggi e controlli, di fare il buono e il cattivo tempo. Quando qualcuno ha cercato di alzare la voce, la risposta è stato il ricatto occupazionale e a volte si sono avuto anche scontri con i sindacati». Pippo Zappulla, della Cgil, infine, al ministro Matteoli ha chiesto garanzie sul futuro della chimica considerando che l'Eni ha manifestato l'idea di disimpegnarsi.

Il presidente Bandiera: «I maggiori enti locali dovrebbero costituirsi parte civile»

Dal coro «siamo innocenti, nulla di irregolare è avvenuto all'interno dello stabilimento Enichem di Priolo», intonato da dieci dei diciotto arrestati dalla Guardia di Finanza per ordine della magistratura, si è levata la voce «bianca» dell'ingegnere Luciano Adamo, 30 anni, residente a Tremestiere Etneo, addetto alla tenuta dei registri sui rifiuti. Le sue ammissioni, in ordine ai capi d'imputazione che gli vengono contestati riguardo alla indicazione di dati falsi nei certificati delle analisi, dei falsi dati nei formulari di identificazione dei rifiuti, del trasporto di rifiuti pericolosi con formulari falsi e di traffico illecito di ingenti quantitativi di rifiuti contenenti mercurio, sono state premiate dai magistrati della Procura della Repubblica, Roberto Campisi e Maurizio Musco, con la richiesta al Giudice per le indagini preliminari Monica Marchionni di voler tramutare la misura della custodia in carcere in quella meno afflittiva degli arresti domiciliari. La richiesta dei titolari dell'inchiesta sul traffico di rifiuti tossici da parte dell'Enichem di Priolo, è stata immediatamente accolta dal Gip e, un'ora dopo, l'ingegnere Luciano Adamo si è ritrovato fuori dalla struttura carceraria di Cavadonna e, sotto scorta, ha fatto rientro presso la sua abitazione di via Novaluce, 48. Adamo è il solo tra i dieci indagati sinora interrogati dal Gip ad avere confessato l'illecito traffico che si svolgeva da anni all'interno dello stabilimento di Priolo. Le sue confessioni hanno spinto il Pubblico Ministero Maurizio Musco, presente a tutti gli interrogatori, a manifestare soddisfazione per le conferme date dall'ingegnere Adamo alla tesi degli inquirenti. Diametralmente opposto era stato il commento dei difensori dei nove indagati che avevano invece, all'unisono, respinto gli addebiti. I difensori, infatti, nel ritenersi soddisfattissimi delle risposte date dai loro assistiti, si erano detti sorpresi del commento trionfale fatto dal pubblico ministero, puntualizzando con un pizzico d'ironia «a meno che non si riferisca ad un altro interrogatorio rispetto a quello a cui abbiamo partecipato noi». Il giovane magistrato della Procura, che si era visto riconoscere la bontà del lavoro fatto dalle ammissioni dell'ingegnere Adamo, con un pò di sarcasmo ha replicato ai difensori degli indagati, affermando «c'è qualcuno che ride per non piangere». Nel corso degli interrogatori di ieri mattina, svoltosi nell'aula del Gip, Sebastiano Nicolosi, 51 anni, Francesco Ognibene, 43 anni, e Piergiorgio Sedda, 44 anni, responsabili il primo del reparto di ossido di propilene e i rimanenti due di quello di etilene aromatici, hanno protestato la loro innocenza, negando che all'Enichem di Priolo siano stati commessi degli illeciti come quelli ipotizzati nell'ordinanza di custodia. I tre vengono assistiti dagli avvocati Ezechia Paolo Reale e Francesco Favi e dal professore Enzo Musco. Questa mattina verranno interrogati Pietro Calì, 46 anni, Corrado Rogas, 47 anni, Marcello Muzzicato, 59 anni e Sebastiano Basile, 55 anni, anche loro assistiti dallo stesso gruppo di penalisti. Intanto il procuratore capo Roberto Campisi ha annunciato l'affidamento di una quarta consulenza tesa ad accertare i danni arrecati alla flora e alla fauna marina per l'acido solforico e il mercurio fuoriusciti dai serbatoi di Enichem Priolo.

Alla Provincia seduta straordinaria

La grave situazione venutasi a creare nel polo petrolchimico, dopo lo scandalo che ha coinvolto i vertici dell'Enichem di Priolo, «approda» in un Consiglio provinciale straordinario. Il Consiglio, previsto per il prossimo ventiquattro gennaio non si terrà alle 9,30, come fissato di primo acchito, ma alle 16. Il presidente del consesso, Gaetano Bandiera, in un comunicato, a cui «affida» le ragioni della convocazione avvenuta di concerto con il numero uno dell'ente Bruno Marziano, analizza la situazione lanciando al contempo taluni suggerimenti. Il quadro accusatorio che in materia di inquinamento emerge dall'inchiesta Enichem, si legge nel documento, dovrebbe essere motivo di una profonda riflessione per le forze politiche e sindacali, per gli enti locali, nonché per i Governi regionale e nazionale. Penso che i maggiori enti locali debbano costituirsi parte civile nel procedimento avviato contro i dirigenti Enichem ed Eni, valutando la possibilità di avviare un'azione di risarcimento per i danni causati all'ambiente ed a quelle famiglie che ne hanno subito le drammatiche conseguenze».

Fondi destinati al risanamento «L'azienda deve sostituire le celle»

Regione parte civile

Palermo. La Regione Siciliana si costituirà parte civile nel procedimento che coinvolge i vertici dell'Enichem di Priolo. La volontà è stata espressa dal presidente della Regione, Totò Cuffaro, durante la seduta della giunta. La giunta, che ha ascoltato le relazioni degli assessori Marina Noè e Fabio Granata, ritiene che l'Enichem debba fare ripartire lo stabilimento riprendendo l'attività produttiva e sostituendo i dirigenti indagati. Il governo regionale ritiene «assolutamente prioritario e necessario l'investimento dei fondi destinati al piano di risanamento ambientale e chiede all'azienda la sostituzione delle celle al mercurio con quelle a membrana». «E' necessario - ha detto Cuffaro - che le aziende industriali prestino grande attenzione alla salvaguardia dell' ambiente e della salute pubblica. Non saranno più tollerate inosservanze delle norme ambientali».

 
LA STAMPA
Questa sabbia nera sostituirà il petrolio?

IDROCARBURI estratti non più con le trivelle ma con le ruspe, da cave a cielo aperto. Poi caricati (insieme con il terriccio cui sono mescolati) su mostruosi autocarri da 400 tonnellate, e avviati a una pre-lavorazione in enormi calderoni fumanti. E' già una realtà nella remota provincia canadese dell'Alberta, dalle cui sabbie imbevute di bitume si ottiene l'equivalente di 600 mila barili di petrolio al giorno, mentre si programma di arrivare a due milioni di barili nel 2010. «Per fare un paragone chiaro ai non esperti, è la stessa produzione attuale di un paese produttore importante come la Libia» dice Leonardo Maugeri, esperto di mercato energetico e autore del recente volume «Petrolio». Siamo appena agli inizi di una nuova avventura dall'enorme interesse economico e strategico: tanto più oggi, con il prezzo del barile che sale, le tensioni nel mondo arabo e l'incombere della guerra di Bush all'Iraq di Saddam Hussein, con tutte le sue incognite e gli inevitabili contraccolpi che avrà sul mercato. Uno studio del governo americano stima in 300 miliardi di barili le riserve canadesi di «oil sand» (sabbie bituminose, appunto) superiori ai 260 miliardi di barili accertati di greggio convenzionale dell'Arabia Saudita. La cifra sale oltre i 400 miliardi (ipotetici) se si considerano anche i greggi «extrapesanti» del Venezuela e del Messico, varietà finora non sfruttate perché lavorarle, cioè ripulirle, costava troppo, come nel caso delle sabbie. Ora invece le tecnologie economicamente convenienti ci sono. «La spesa per produrre un barile - dice Romolo Montanari della Snamprogetti, quindici anni di esperienza nel settore - è crollata dai venti-venticinque dollari del 1980 agli otto-nove attuali, rendendo competitiva la produzione. Un nuovo brevetto dell'Eni, con il quale Snamprogetti sta realizzando un impianto dimostrativo presso la raffineria Agip Petroli di Taranto, abbatterà ancora il costo migliorando la resa». E' facile immaginare come queste innovazioni potranno cambiare il panorama energetico. L'America di Bush cerca il petrolio in Alaska, in Russia e anche in un Iraq post-Saddam Hussein; l'Occidente ha bisogno di alternative al tradizionale fornitore saudita, la cui affidabilità futura suscita qualche inquietudine. I greggi extrapesanti potranno affiancare altre riserve energetiche finora snobbate (come i gas idrati nel permafrost) per diminuire la dipendenza dal greggio mediorientale. Per rifarsi a un esempio italiano, l'amministratore delegato dell'Enel Paolo Scaroni ha lanciato un piano di investimenti da tre miliardi di euro da qui al 2007 per convertire centrali termoelettriche tradizionali in impianti a carbone pulito o a «orimulsion», un composto bituminoso estratto nell'Orinoco, in Venezuela. Il settore è in fermento. Che cosa si intende per greggi extrapesanti? In termini tecnici sono quelli che misurano meno di 10 gradi sulla scala «Api» e dunque affondano nell'acqua (mentre in genere gli idrocarburi galleggiano). Noi la prendiamo da un altro verso. Tutti gli idrocarburi sono composti di idrogeno e carbonio ma in diverse combinazioni e con diverse strutture molecolari. I carburanti come la benzina e il gasolio sono più leggeri perché hanno un più alto rapporto idrogeno/carbonio, e dunque un peso specifico minore, rispetto alle componenti pesanti come gli oli combustibili (quelli che si bruciano nelle centrali termoelettriche). Ogni barile di petrolio (il cui Api può oscillare fra i 10 e i 45 gradi) è una miscela di molecole di vario peso, da separare per raffinazione. A parità di tecnologie, quanto più un greggio è pesante, tanto meno è possibile ricavarne componenti «leggere», le più richieste dal mercato, che sono la nafta (da cui poi si ottengono le benzine), il cherosene e i gasoli; dai greggi pesanti si ottengono invece soprattutto oli combustibili ad alto contenuto di zolfo, poco appetiti perché anche le centrali termoelettriche li richiedono sempre meno (vengono sostituiti dal metano) . Quanto ai greggi extrapesanti, parenti poveri della grande famiglia, con le tecnologie tradizionali non si riesce a raffinarli se non sottoponendoli a una pre-lavorazione che aumenta i costi. L'ing. Montanari di Snamprogetti spiega: «Questa operazione preliminare mira a trasformare le frazioni pesanti in frazioni con un più alto rapporto idrogeno/carbonio. Le tecnologie utilizzabili si dividono in due categorie principali: 1) a rimozione di carbonio e 2) ad aggiunta di idrogeno». La prima via consiste nel riscaldare a bassa pressione il bitume o greggio extrapesante; una parte del carbonio si deposita in forma di «coke» sulle pareti del recipiente; l'idrogeno che si libera reagisce con alcune delle residue molecole di idrocarburi, conferendo loro un peso molecolare inferiore. Naturalmente non è facile come dirlo. Inoltre il prodotto trasformato (fra il 65 e il 70 per cento; il resto è coke) è di qualità scadente. La seconda tecnica, che si avvale di opportuni catalizzatori, operando ad alta temperatura e ad alta pressione, punta a indurre reazioni di rottura delle molecole di più alto peso; dopodiché viene aggiunto idrogeno nella quantità necessaria a ottenere nei prodotti il rapporto idrogeno/carbonio richiesto. L'idrogenazione praticata finora dà una resa in prodotti pregiati vicina al 50 per cento del materiale di partenza (l'altro 50 per cento è olio combustibile); è costosa e ancora insoddisfacente. «La nuova tecnologia Est (Eni Slurry Technology) - spiega Montanari - appartiene alla categoria ad aggiunta di idrogeno, seguita da una fase di deasfaltazione con solvente». L'aspetto più innovativo è il catalizzatore. Non per la sua formula chimica - bisolfuro di molibdeno - ma per il modo d'uso. Finora il molibdeno era fissato su un supporto a struttura porosa, in modo da venire a contatto con la maggior quantità possibile di molecole di idrocarburi. Per quanto larghi fossero i «buchi» di questa spugna, il risultato era parziale, in quanto l'accesso al catalizzatore era via via ostacolato da depositi di materiale carbonioso e metalli (nichel, vanadio) ottenuti come sottoprodotto delle reazioni. La tecnologia Est si avvale invece di bisolfuro di molibdeno disperso in particelle inferiori ai 5 micron, che arrivano a contatto con tutto il prodotto da trattare. Dal momento che il catalizzatore viene continuamente riciclato, non c'è bisogno di fermare periodicamente gli impianti (come si doveva fare finora) per eliminare il bisolfuro di molibdeno disattivato né per aggiungerne di nuovo. Un nuovo tipo di solvente, immesso in una fase successiva della lavorazione, elimina poi quasi tutti gli «asfalteni», residui finora ritenuti non convertibili. A parte uno spurgo dell'uno per cento (asfalteni tenaci e impurità metalliche), il procedimento, dice Montanari, «permette una conversione del 100 per cento anche dei composti più difficili da trattare». Fra l'altro quel che si ottiene è tutto nafta e gasolio (e altre componenti che possono essere convertite in carburanti usando le tecnologie tradizionali), senza nemmeno una goccia dello sgradito olio combustibile. La tecnologia Est potrà dunque essere utilizzata anche per trasformare l'olio combustibile in componenti leggere più apprezzate dal mercato.

 
Econews (Verdi)
Petroliere. Turroni: norme italiane inconsistenti

"Un altro naufragio di una carretta dei mari: la chiatta 'Spabunker IV' nella baia di Algeciras, nei pressi di Gibilterra; l'ennesimo episodio che mette in evidenza le inconsistenti misure per la difesa del mare proposte da Lunardi e Matteoli". Il senatore dei Verdi, Sauro Turroni, commenta il naufragio nei pressi di Gibilterra domandando: "il sistema di controllo per le navi in transito proposto da Lunardi il 18 dicembre e le misure annunciate da Matteoli come avrebbero potuto impedire l'impiego in mare aperto di una chiatta rimorchiata per rifornire di combustibile le navi alla fonda?". I presidenti di Francia e Spagna "hanno deciso di affrontare la questione a livello internazionale, mentre - accusa Turroni - i nostri ministri propongono 'un paio di aspirine per un malato gravissimo'". Ormai il mare, insiste, "e' una sorta di far west nel quale accade di tutto, privo di regole e di controlli". Ecco perché, chiede il senatore dei Verdi, "servono nuove regole internazionali valide in tutti i mari, e in particolare queste regole devono essere severamente applicate nel Mediterraneo". Turroni ricorda che da tempo i Verdi hanno presentato una mozione: "oggi- dice- ne chiediamo l'immediata discussione in Senato". Nella mozione sono elencate le principali iniziative da assumere: "l'applicazione concreta del principio 'chi inquina paga', il riconoscimento del danno ambientale in sede comunitaria e la responsabilità solidale della proprietà del naviglio e degli utenti industriali, in caso di danni".

Naufraga petroliera a Gibilterra

Un cargo, Spabunker IV, con a bordo 1000 tonnellate di carburante, e' naufragato intorno alle 4 di ieri mattina, tra Gibilterra e Algeciras, sulle coste della Spagna. Due dei tre membri dell'equipaggio sono stati tratti in salvo, mentre il capitano risulta disperso. Greenpeace, che ha la nave "Esperanza" ancorata in porto, perché ieri aveva abbordato una petroliera monoscafo denunciando la pericolosità del passaggio di queste navi a Gibilterra, sta intervenendo nei soccorsi. "I nostri gommoni stanno collaborando nelle ricerche del capitano disperso-spiega Domitilla Senni, direttore di Greenpeace Italia almeno quelli che ci sono rimasti, perché la polizia di Gibilterra ci ha sequestrato i nostri due gommoni più grandi in seguito all'azione di protesta di ieri". Greenpeace ieri voleva segnalare il pericolo che delle navi che trasportano gasolio potessero incorrere in incidenti nelle operazioni di carico e scarico del carburante, esattamente quanto accaduto oggi: ci sono state perdite di carburante dall'imbarcazione, anche se non si e' in grado di quantificare il danno. 4 degli attivisti che hanno partecipato all'azione di protesta ieri sono ancora sotto arresto e compariranno oggi in tribunale a Gibilterra, 2 sono stati rilasciati.

 
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