CONFERENZA STAMPA

 

Oggetto : Rinnovo concessione a Api raffineria

 
Data : 16 Giugno 2003
 
Due giorni dopo il tragico rogo alla raffineria API del 25 Agosto 1999 il Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente, dott. Corrado Clini, dichiarò alla stampa: « Certo, se questo impianto fosse progettato oggi, in base alle direttive dell'Unione Europea, non potrebbe essere localizzato dove si trova ».
La Regione Marche, la Provincia di Ancona e il Comune di Falconara deliberarono l'incompatibilità della raffineria con il territorio e la necessità di progettarne la dismissione con l'annesso piano di riconversione ambientalmente compatibile e garante dei livelli occupazionali.
Noi appoggiammo con fermezza quelle deliberazioni. Dopo un anno di immobilismo delle Istituzioni, i Comitati, consci che in gioco c'era un futuro migliore per i cittadini ed i lavoratori, tentarono, con il Piano del Prof. Giorgio Cortellessa, di gettare un sasso nello stagno della politica del "Palazzo".
Fummo ignorati da tutti, attaccati duramente dai lavoratori, talvolta beffeggiati.
Oggi, Giugno 2003, dopo quattro anni dalle Deliberazioni menzionate, a ridosso di un frettoloso rinnovo anticipato della concessione, abbiamo le prime valutazioni economiche ed urbanistiche prodotte dal gruppo di tecnici coordinati dalla SVIM, il quale, non è un progetto economico - produttivo alternativo alla raffineria API ma, intanto, è il primo e unico approccio valutativo pubblico, non di parte, che va a bilanciare quanto esposto in questi anni soltanto dalla Società API relativamente alle ricadute economiche, ambientali ed urbanistiche della attività petrolifera.

Non paga di aver promosso lo studio relativo ad uno scenario produttivo ed occupazionale alternativo alla raffineria API soltanto tre mesi prima della decisione sul rinnovo o meno della concessione alla raffineria stessa, la Regione Marche, oggi che comincia ad avere quegli strumenti su cui ha investito denaro pubblico, sembra far finta di niente o ci dice che è troppo tardi per prenderli in considerazione e cominciarne a discutere.

Dunque si procede a vele spiegate verso il rinnovo della concessione con un grave e pesante squilibrio di valutazione sulla presenza dell'API: senza considerare le necessarie valutazioni sui costi causati da tale attività altamente inquinante e ad alto rischio di incidente rilevante, la dequalificazione del territorio e del patrimonio, i costi che paga l'intera comunità ed i possibili scenari alternativi a tale attività.

E' compito delle Amministrazioni pubbliche mettere sul piatto della bilancia anche questi costi sociali e indicare alternative possibili che siano rispettose di tutti i diritti, tanto dei lavoratori quanto dei cittadini.
E' un impegno che le Amministrazioni si erano assunte di fronte a tutta la comunità! Soprattutto la Regione Marche è pesantemente responsabile di questo vuoto di programmazione che, oggettivamente, ha sbilanciato vistosamente la sua volontà politica dalla parte dell'API determinando un tradimento del mandato elettorale ed una retrocessione della sua politica da rappresentanza a gestione.

Il gruppo di studio coordinato dalla SVIM evidenzia che tutti gli strumenti urbanistici vigenti evidenziano la sostanziale incompatibilità dell'API e scrive che « una condizione per il risanamento e riprogrammazione dell'Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale è quella di cercare di controbilanciare il peso delle decisioni e dei condizionamenti esogeni, riconducendo la strategia complessiva e a lungo termine dell'area sotto il controllo degli agenti collettivi del territorio (pubblici e privati), approfondendo l'analisi (così come con questo studio si è iniziato a fare) e costruendo, a partire da queste basi, tavoli negoziali complessivi ».
A nostro avviso la Regione Marche sta andando in tutt'altra direzione, come ha già fatto con la mancanza di un Piano Energetico Regionale che ha lasciato mano libera proprio a quei condizionamenti ed appetiti esogeni, anche per i quali, oggi, paghiamo i prezzi elevati ed ancora non quantificati di un'Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale.
La Regione Marche sta scegliendo di non riprogrammare complessivamente le funzioni e le dotazioni dell'Area ad Alto Rischio seguendo necessariamente una gradualità e tempi di riferimento adeguati. Dunque, si sta mettendo nelle mani di interessi esogeni, in questo caso della Società API la quale, invece di essere coinvolta in un tavolo negoziale complessivo che abbia come obbiettivo un progressivo adeguamento e cambiamento del sistema produttivo che oggi determina l'Area ad Alto Rischio, viene considerata come faro di ogni possibile scenario futuro.

Noi non ci stiamo.

Infatti rendersi conto, come abbiamo sempre detto ai Sindacati e all'Assessore Amagliani, che, alle condizioni in cui ci ha trascinato la Regione Marche, un rinnovo della concessione è inevitabile non significa però dover ipotecare il futuro di Falconara e della Bassa Valle dell'Esino per altri trenta anni.
Poiché è' di questo che si tratta oggi.
Qualsiasi programmazione sul futuro ha indubbiamente scenari attuabili tra venti anni, ma non programmare significherebbe condannare il territorio ed i cittadini molto oltre i venti anni!
Ed a tale proposito va citato quanto il Gruppo di studio della SVIM ha scritto: « Minimizzare i rimpianti, questo potrebbe essere il principio guida dell'azione pubblica (e privata) per il risanamento e la riprogrammazione dell'AERCA ».

I Comitati, allo stato attuale, ritirano la fiducia e la collaborazione a suo tempo accordata all'Assessore Amagliani ed alla Regione Marche, in quanto ritengono che non vogliono risolvere il grave degrado ambientale e la pesante situazione di incertezza in cui vivono centinaia di famiglie dei quartieri aggrediti dall'API.
Famiglie che, se anche lo volessero, non hanno più la possibilità economica di andarsene dalle abitazioni in cui vivono poiché la svalutazione delle stesse, dalla data dell'incendio del 25 Agosto 1999, ha raggiunto livelli tali (dal 30 al 50%) da non permettere di affrontare l'avventura economica dell'acquisto di una abitazione in un'altra zona della città o addirittura in un'altra città fuori dell'Area ad elevato rischio di crisi ambientale.

Hanno partecipato all'iniziativa ed al dibattito:
  Emanuele Bianconi (Vicepresidente dell'Ass. "Falco Azzurro");
  Luigino Quarchioni (Presidente regionale Legambiente);
  Cristina Cecchini (Consigliere Regionale Sinistra Democratica);
  Ennio Mencarelli (Consigliere Provinciale Alleanza Nazionale);
  Massimo Bello (Consigliere Provinciale Alleanza Nazionale);
  Massimo Binci (Assessore Provinciale ai Trasporti);
  Sergio Badialetti (Consigliere comunale Verdi);
  Giampiero Pelagalli (CGIL - Segreteria Provinciale);
  Lucio Virgulti (Consigliere comunale Alleanza Nazionale).

Hanno aderito:
  Pietro D'Angelo (Consigliere Regionale Verdi);
  Marco Moruzzi (Consigliere Regionale Verdi).

 

COMITATO 25 AGOSTO

COMITATO DEL QUARTIERE VILLANOVA

COMITATO DEL QUARTIERE FIUMESINO

 
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