ITANES 01
Perché ha vinto il centro-destra

Oltre la mera conta dei voti:
chi, come, dove, perché
Ed. il Mulino - Contemporanea / 127
ISBN 88-15-08366-9 - 2001 -- il Mulino

Indice

Introduzione
I. Chi ha vinto, chi ha perso
II. Da una generazione all'altra
III. Le casalinghe di Berlusconi
IV. Operai, insegnanti, e partite IVA
V. Religione, materialismo e solidarietà
VI. Coalizioni impermeabili e voto diviso
VII. Comunicare porta voti?
VIII. Silvio, Francesco e gli altri
IX. Candidati, partiti e coalizioni
X. Problemi, proposte e promesse
Conclusioni

Conclusioni

Il titolo di questo libro, Perché ha vinto il centro-destra, promette una risposta chiara e univoca all'interrogativo più importante delle elezioni politiche del 13 maggio 2001. La conclusione, che giunge al termine di un'analisi ampia, articolata e approfondita, non può esimersi dall'offrire, con tutte le cautele del caso, la risposta richiesta. Lo faremo confrontandoci anche con le altre risposte che sono state variamente formulate in sede di commento alla vittoria di Berlusconi.

In un certo senso, la risposta più semplice, ma non per questo meno fondata, è che il centro-destra ha vinto grazie alla superiore abilità di Berlusconi come costruttore della coalizione denominata Casa delle libertà. La somma dei voti per Forza Italia e Alleanza nazionale più quelli per la Lega Nord era già superiore ai voti ottenuti dall'Ulivo nell'aprile 1996 e avrebbe consentito loro, almeno dal punto di vista numerico, di vincere anche cinque anni fa. Allora, non fu possibile per le troppo recenti ferite non cicatrizzate prodotte dal «ribaltone». Invece, non soltanto nel maggio 2001 Berlusconi giungeva alle elezioni politiche avendo ricostruito quella coalizione potenzialmente vincente, ma sia le elezioni europee del 1999 che le elezioni regionali dell'aprile 2000, già in coalizione con la Lega, avevano segnalato che il vantaggio della Casa delle libertà era e rimaneva reale e cospicuo. Per di più, sul versante opposto, non soltanto l'Ulivo non era riuscito a ripetere gli accordi di desistenza con Rifondazione comunista, che erano stati determinanti per la sua vittoria nel 1996, ma aveva anche perso una componente, se non essenziale, certamente molto importante, come l'Italia dei valori di Antonio Di Pietro. Dunque, dal punto di vista dell'ingegneria delle coalizioni, la vittoria di Silvio Berlusconi e della Casa delle libertà era annunciata. Semmai, è risultata di proporzioni inferiori al previsto, limata da un'effettiva rimonta di Rutelli. Questa spiegazione coglie nel segno, ma dà per scontato un fenomeno che merita di essere spiegato. Inoltre, può e deve essere arricchita con alcuni approfondimenti, alcune integrazioni e alcune precisazioni.

Il fenomeno da spiegare è la relativa stabilità del comportamento elettorale degli italiani. È vero, come abbiamo messo in rilievo, che dal 1996 al 2001 si produce un po' di movimento di voto, anche fra le coalizioni e anche perché entrano in campo nuovi attori partitici, ma questo movimento non intacca che minimamente il consenso elettorale della Casa delle libertà. Incidentalmente, questo consenso non è che molto parzialmente convogliato dalle caratteristiche personali del suo leader. Anzi, i nostri dati ci permettono di smentire un'ipotesi largamente diffusa. Le elezioni politiche del maggio 2001 non sono state un referendum pro o contro Berlusconi, poiché le motivazioni delle scelte dell'elettorato non mettono in primo piano le qualità della sua leadership che, comunque, sono risultate di poco preferibili a quelle di Rutelli. Semmai, comprensibilmente e inevitabilmente, come segnalano i dati, i due candidati alla carica di presidente del consiglio hanno esercitato un effetto di trascinamento positivo del voto sulle loro rispettive organizzazioni politiche di riferimento.

Quanto agli approfondimenti, il primo è relativo al governo dell'Ulivo. Nell'introduzione scrivevamo che, abitualmente, un governo in carica gode di qualche vantaggio e, se ha ben governato, dovrebbe logicamente aspettarsi una ricompensa dall'elettorato. Il governo uscente dell'Ulivo poteva effettivamente offrire all'elettorato un bilancio di realizzazioni, anche se con qualche omissione, mentre l'opposizione che lo sfidava poteva fare affidamento soltanto sulle promesse. I nostri dati danno una visione relativamente inaspettata di questa combinazione di prestazioni-promesse. Anzitutto, la valutazione complessiva dell'elettorato relativamente all'operato del governo dell'Ulivo non è positiva, contrariamente alle aspettative, non unicamente nostre, che sono fondate sui successi dell'ingresso nell'euro e del sostanziale risanamento dell'economia. Inoltre, le previsioni dell'elettorato sulle capacità del governo di risolvere i problemi più importanti si sono rivelate tutte più favorevoli, in qualche caso persino da parte di elettori dell'Ulivo, alla coalizione della Casa delle libertà. Sui temi importanti della campagna elettorale: criminalità, immigrazione, occupazione, l'elettorato ha avuto pochi dubbi nel preferire, spesso di gran lunga, le soluzioni della Casa delle libertà rispetto alle capacità, non tradotte in azioni di governo, dell'Ulivo. A fronte di queste opinioni e di queste valutazioni, l'eventuale vantaggio incumbency dell'Ulivo, persino mettendo da parte la sua litigiosità interna, era completamente svanito.

Parliamo ripetutamente di «elettorato», ma a quali elettorati specificamente hanno fatto appello e da quali settori dell'elettorato hanno ricevuto risposte positive e consensi le due coalizioni? Anche in questo caso il quadro è complesso, e non deve essere arbitrariamente semplificato. Tuttavia, è giusto segnalare le differenze che esistono e che sono importanti per tutte le caratteristiche che abbiamo indagato. L'elettorato della Casa delle libertà è maggiormente composto di donne anziane, casalinghe, pensionate, cattoliche praticanti, ma è anche, per quel che riguarda l'età, maggioritario fra i trentenni. Sorprendentemente, l'Ulivo va piuttosto bene, meglio di quanto si poteva prevedere, fra i giovani sotto i trent'anni e tiene anche fra gli anziani, purché siano residenti nelle zone rosse. Le casalinghe sono, come abbiamo appena anticipato, le grandi elettrici della Casa delle libertà, ma a loro si aggiungono anche molti pensionati e molti disoccupati che, evidentemente, danno credito alle promesse di Berlusconi. Il profilo occupazionale dell'elettorato della Casa delle libertà si precisa aggiungendo che i suoi elettori vengono soprattutto dai dipendenti del settore privato dell'economia, persino tra gli operai (mentre l'Ulivo è forte fra i dipendenti pubblici), e dai lavoratori autonomi, quelli che convenzionalmente vengono definiti il «popolo delle partite IVA». Ne emerge un quadro occupazionale alquanto diversificato, evidentemente cementato dall'appello e dalle proposte ad ampio raggio di Berlusconi.

Gli elettori cattolici si sono divisi in maniera abbastanza equilibrata fra le due grandi coalizioni, con una leggera prevalenza per la Casa delle libertà. Con alcuni approfondimenti analitici si è cercato di appurare se - nell'ambito dei cattolici che si recano regolarmente alla messa - esistono rilevanti differenze tra quelli che hanno scelto il centro-destra e quelli che hanno votato l'Ulivo, ma si può concludere che il profilo dei due elettorati cattolici si differenzia soprattutto in termini di atteggiamenti politici. All'inizio del nuovo secolo, dunque, sembra si sia pienamente dissolta la secolare frattura che separava i cattolici, in quanto tali, dagli altri elettori. Coloro che votano a destra manifestano opinioni e atteggiamenti congeniali al resto dell'elettorato di destra. Lo stesso avviene per i cattolici che hanno votato a sinistra: i loro atteggiamenti politici sono omogenei a quelli dei laici di sinistra su tematiche come l'immigrazione, il federalismo, ecc.

Il bipolarismo in questi anni è stato guardato con sospetto da influenti settori cattolici, che lo considerano un assetto che mortifica il loro peso politico. In realtà, l'elettorato cattolico si è diviso tra i due poli secondo criteri squisitamente politici, e ciò appare una novità tutt'altro che irrilevante, e certamente positiva, alla luce della nostra storia politica.

Dal punto di vista socio-culturale, il profilo dell'elettorato della Casa delle libertà è segnato da una presenza più ampia di quella degli elettori dell'Ulivo fra coloro che hanno un minor livello di istruzione, sono meno interessati alla politica e meno informati sulla politica. L'esposizione ai mezzi di comunicazione, persino alla televisione, è inferiore fra gli elettori della Casa delle libertà rispetto a quelli dell'Ulivo. A proposito della comunicazione televisiva, è apparso un elemento differenziante, ma leggermente inquietante.

Esiste una chiara diversità nel comportamento di voto fra coloro che guardano le reti della Rai e coloro che guardano le reti di Mediaset al punto che, sapendo quali telegiornali guardano, sarebbe persino facile prevedere con una certa approssimazione per quale coalizione gli elettori hanno votato. Le valutazioni negative dell'operato del governo che gli elettori della Casa delle libertà esprimono in misura maggioritaria possono anche essere state condizionate dall'informazione politica trasmessa dalle reti di Mediaset e le inclinazioni di voto a favore della Casa delle libertà plasmate e agevolate dalle promesse formulate e ripetute da Berlusconi attraverso i suoi canali televisivi. Sia le critiche che le promesse, però, cadevano, dicono i nostri dati, su un terreno fertile e ricettivo, già predisposto e comunque non particolarmente attrezzato con strumenti critici, in termini di interesse e di informazione politica. Curiosamente, l'elettorato della Casa delle libertà esibisce una notevole dose di sfiducia negli altri e nella politica, ma si lascia convincere da Berlusconi. È anche un elettorato legato a valori che vengono definiti nella letteratura internazionale «materialisti», mentre l'elettorato dell'Ulivo è più incline a intrattenere valori «post-materialisti» (che, secondo gli studiosi che si occupano di questa tematica, sono più «moderni»).

In un certo senso, dunque, la Casa delle libertà vince le elezioni non perché rappresenta un elettorato più avanzato e più moderno di quello dell'Ulivo. Al contrario, la vittoria di Berlusconi e della sua coalizione derivano dalla loro capacità di combinare insieme un elettorato tradizionale e relativamente distante dalla politica con alcuni, per quanto limitati, settori, anch'essi peraltro poco interessati alla politica e poco informati, ma socialmente ed economicamente più dinamici. L'impasto prodotto dalla coalizione di Berlusconi non è soltanto vincente. Sembra anche essere meglio rappresentativo della società italiana quale essa è, con i suoi aspetti di arretratezza, di tradizionalismo, di antipolitica.


ITANES (Italian National Elections Studies)
2001 -- 175 pp.