Verso Pecol
Giunto ai piedi della mulattiera mi si presentò agli
occhi un brutto spettacolo e subito compresi che l’affare
era molto serio. Lì c’erano tutti gli alpini del
battaglione, c’erano bersaglieri e fanteria.
"Signor tenente, guardi le cannoniere, bruciano; dove
resisteremo noi? " " Mah, " gli risposi " Adesso
vedremo " Intanto venivano portate all’aperto casse
di gallette e di scatolette di carne ed ogni soldato ne prese
quante più ne poteva.
Altro che resistere! ! Bisognava ritirarsi in tutta fretta.
Sotto 1’incubo della marcia la cui durata era ignota, e
per quello della tormenta la truppa cominciò a gettare
zaini e qualche soldato anche il tascapane
Il buio era intensissimo e si vedeva solo per il chiarore
degli incendi che cominciavano a svilupparsi. Ordini confusi
e concitati giungevano ad ogni istante,. non si sapeva quale
compagnia fosse la prima e con quale ordine la marcia. Il maggiore
con altri ufficiali stava appoggiato ad una roccia e muto guardava
la truppa. Finalmente ci mettemmo in moto,. Frerejan l'avevo
perduto di vista. Salutai Balbi che doveva ritirarsi per ultimo.
Prendemmo un sentiero su per la montagna e cominciammo a salire
per marciare a mezza costa. Un 75 da campagna tutto sconquassato
presso una rupe mi fece male al cuore. Cosa sarà successo
per ritirarsi così? Camminavo muto ed a testa bassa col
cappuccio tirato sulla testa per non sentire la tormenta gelata
che martoriava uomini e cose. I soldati tutti mescolati non sapevano
più andare avanti perché molti già completamente
ubriachi. La marcia tra quelle boscaglie con i burroni sotto
i piedi era molto impressionante. Dopo qualche ora di marcia
giungemmo ad un alto piano deserto e bianco di neve. Un cane
non ancora morto guaiva disteso per terra con le zampe in alto.
Su quella pianura era ammassata tutta la truppa per riordinarsi
e mettersi a posto. Dopo un breve riposo ci rimettemmo in marcia.
" Buttate via pure gli zaini, ma serbate il fucile " raccomandai
ai soldati " Esso è la vostra salvezza. "
" Oh per questo ,signor tenente non ci pensi lei. Abbiamo
cara anche noi la nostra pelle. "
E così moltissimi zaini furono abbandonati, molti viveri
ed anche qualche scudo di mitragliatrice. La marcia cominciò questa
volta ben ordinata e la via era presso a poco simile a quella
già descritta. Una sete tremenda mi seccava la gola ed
allora facevo una pallottola di neve e la mettevo in bocca. L’effetto
era ottenuto ma dopo pochi momenti era peggio di prima. Mentre
si camminava quasi in cresta per luoghi quasi impossibili si
udivano giù in fondo alla valle dei forti boati e degli
intensi bagliori che facevano rosseggiare il cielo. La marcia
proseguiva assai faticosa per quelle montagne aspre e selvagge.
Intanto gli scoppi ed i bagliori continuavano senza posa crescendo
sempre più di intensità. Mentre noi camminavamo
per la mulattiera giungemmo ad una quota più bassa e vedemmo
il triste spettacolo che offriva alla vista i Piani di Saletto
in fiamme. Dall'alto della montagna scorsi in fondo alla valle
tutte le baracche ed i magazzini in fiamme mentre si udiva il
crepitare della legna accesa. Le lingue di fuoco mosse dal vento
e dalla tormenta erano vorticosamente trasportate di qua e di
là mentre i proiettili ammassati nei vasti magazzini saltavano
continuamente in aria rendendo ancora più sinistro quel
triste spettacolo.
Afflitto e raccapricciato da quella vista volsi lo sguardo
altrove e continuai la marcia penosa cercando tutti i mezzi per
non sentire quelle esplosioni che mi addoloravano il cuore. Ma
invano! Dovevo per forza udire ciò che non avrei voluto.
E camminai assieme alla truppa, camminai senza posa con la disperazione
nell’anima e con il doloroso quadro davanti agli occhi.
Oramai ognuno pensava per se,. ogni ufficiale, ogni soldato andava
per proprio conto, seguendo quelli che andavano avanti.
"Dove sarà la linea fissata?"pensavo fra
di me. "Dove la faremo questa resistenza che ci si ritira
così a casaccio senza neanche sapere dove si va? "
Scendemmo un’aspra montagna,. percorremmo un breve tratto
di una comoda mulattiera, quando ci dovemmo fermare.
" Cosa succede " mi domandai " che non andiamo
più innanzi,. non si fermeranno mica qui le truppe. "
Il buio era così forte che non si vedeva proprio nulla
neanche a un centimetro al di là della pupilla. Solo una
torcia a vento tutta tremolante portata avanti indicava approssimativamente
il cammino. Non molto distante dal posto ove mi trovavo udivo
il precipitare dell'acqua di un torrentello vicino. Finalmente
avanti a me udii del movimento e qualche voce tronca: mi mossi
un po’e capii allora il perché di quella fermata.
Si passava il guado di un torrente. Però quando fui per
passarlo anch’io mi accorsi che non era un guado vero e
proprio ma era bensì una passerella molto stretta e senza
spallette laterali posta ad una certa altezza dal fondo della
valle che non potevo vedere a causa della completa oscurità.
u
Una forte cascata cadendo non molto distante la bagnava completamente.
Passai anch'io e mi risciacquai come tutti gli altri con quell'acqua
gelida ed importuna. Feci ancora pochi passi dall’altra
parte quando udii un forte grido ed un tonfo. Senza fermarmi
pensai fra me: "Uno sarà caduto senz'altro nell'acqua
scivolando dalla passerella. " Continuai a camminare per
la terribile salita tutto spossato anche per il peso che aveva
il mio sacco alpino inzuppato di acqua. Ogni tanto mi fermavo
addossato ad una rupe e qualche soldato vedendomi fermo, pur
non riconoscendomi come ufficiale si fermava anche lui a riposare.
In quel mio breve riposo passavano a uno, a due i soldati e domandavo
loro a quale compagnia appartenessero. " Alla 8°, alla
compagnia di marcia " erano le risposte che mi davano. " E
dove sarà la mia? Forse più indietro? Forse più avanti? " e
riprendevo la salita faticosa sempre dietro a qualche soldato
che marciava a pochi passi davanti a me. La strada non si vedeva,
i burroni erano moltissimi: " vuoI dire che se casca lui
mi salvo io. " Era senza dubbio egoismo schietto ma pure
in quei tristi e dolorosi momenti ognuno pensava a se.
Anche qui si vedevano vampate e bagliori e si udivano forti
boati. I primi mi facevano molta letizia, mostrandomi per un
attimo il cammino da seguire. Ma poscia il buio pesto diventava
profondissimo e ci si vedeva meno di prima. Come un cieco si
affida al suo bastone e spera in lui come in un fedele amico
che gli insegni la via, cos’io col mio alpenstock misuravo
la larghezza del sentiero e tastavo il terreno avanti a me per
non essere facilmente vittima di qualche dolorosa disgrazia.
n sentiero serpeggiava per la montagna e lontano lontano si
vedevano quelli che erano avanti. Cioè non si vedeva nessuno
ma una tremolante torcia rossa faceva capire che quegli individui
appartenevano alla nostra colonna. Sembrava di essere al tempo
delle fate, quello delle fiabe che si raccontano ai bambini e
quel lumicino sembrava appunto come nei racconti delle fate irraggiungibile
perché più camminavo, più si allontanava.
Per un tratto si fermava, girellava qua e là e poi lento
continuava la sua marcia gettando in me lo sconforto per non
poterlo raggiungere.
Così continuavo a camminare solo per quei luoghi selvaggi,
tenebrosi e sconosciuti sotto la continua sferza dell’acqua
che cadeva a più non posso e ormai tutto bagnato me la
sentivo correre lungo il corpo dalla testa ai piedi. Trovai un
soldato che chiedeva un po’di soccorso perché aveva
paura di continuare. Mi parve di riconoscerlo dalla voce:
" Di che compagnia sei? " gli chiesi. .
" Del suo plotone " mi rispose contento il soldato
che anche lui mi aveva riconosciuto dalla voce. " Io sono
Chinese. "
" Bravo, " gli risposi " sai mica dove possa
essere Frerejan in questo momento ? " " Credo che sia
poco più avanti di noi: ci precederà si e no di
trecento metri. " " E tu perché non sei con
lui? "
" Perché mi sono un po’riposato e li ho
perduti,. ora non mi fido ad andare avanti. " "Coraggio, " risposi " ora
siamo in due e procederemo più lesti. "
Lui avanti ed io subito dietro ricominciammo quella penosissima
marcia irta di difficoltà e di dolori che avevamo principiato
molte ore prima. Non avevamo fatto molti passi quando udimmo
un rumore di cosa che rotolava giù per la montagna e poco
dopo fummo scossi da delle grida invocanti aiuto e soccorso seguite
da lamenti di dolore.
" Un soldato deve essere caduto mettendo un piede in
fallo: chissà quanti ne saranno caduti fin qui "
" Soccorrerlo è impossibile ,signor tenente, si
cadrebbe anche noi nei burroni "
" Già, " risposi "proseguiamo pure tanto
più che non si sa dove sia caduto e dove si trovi. "
Continuammo a camminare a tastoni quando cademmo improvvisamente
in una pozza d'acqua alimentata da una cascatella il cui rumore
non l'avevamo neppure avvertito.
" Coraggio, Chinese, scandaglia l'acqua e vedi che qualche
parte non superi il livello della gola, giacchè essa è già alta
e ci arriva al petto. "
" Passiamo di qua, signor tenente, che il tratto è breve. "
In qualche altro momento non mi sarebbe importato nulla, ma
dato 10 stato attuale delle cose L’accaduto mi seccò enormemente.
In ogni modo ero già tutto bagnato fin da prima.
Dei nuovi bagliori ci rischiararono la via e così con
quel mezzo mi presi con me altri due soldati del mio plotone
sfiniti dalla fatica. Sempre più certo che Frerejan si
trovasse avanti a me, incoraggiai nuovamente i soldati e finalmente
10 raggiunsi mentre faceva una breve sosta. Intanto le tenebre
cominciavano ad essere meno fitte e qualche cosa si poteva distinguere.
Con Jolibois contai i soldati: erano in tutto una ventina
o poco più e così giunsi
finalmente a Pecol dopo una notte di marcia terribile ed inaudita
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