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Verso Pecol
di Oscar Bonomi

Storia di un aspirante ufficiale durante la Grande Guerra

 

Verso Pecol

Giunto ai piedi della mulattiera mi si presentò agli occhi un brutto spettacolo e subito compresi che l’affare era molto serio. Lì c’erano tutti gli alpini del battaglione, c’erano bersaglieri e fanteria.

"Signor tenente, guardi le cannoniere, bruciano; dove resisteremo noi? " " Mah, " gli risposi " Adesso vedremo " Intanto venivano portate all’aperto casse di gallette e di scatolette di carne ed ogni soldato ne prese quante più ne poteva.

Altro che resistere! ! Bisognava ritirarsi in tutta fretta. Sotto 1’incubo della marcia la cui durata era ignota, e per quello della tormenta la truppa cominciò a gettare zaini e qualche soldato anche il tascapane

Il buio era intensissimo e si vedeva solo per il chiarore degli incendi che cominciavano a svilupparsi. Ordini confusi e concitati giungevano ad ogni istante,. non si sapeva quale compagnia fosse la prima e con quale ordine la marcia. Il maggiore con altri ufficiali stava appoggiato ad una roccia e muto guardava la truppa. Finalmente ci mettemmo in moto,. Frerejan l'avevo perduto di vista. Salutai Balbi che doveva ritirarsi per ultimo. Prendemmo un sentiero su per la montagna e cominciammo a salire per marciare a mezza costa. Un 75 da campagna tutto sconquassato presso una rupe mi fece male al cuore. Cosa sarà successo per ritirarsi così? Camminavo muto ed a testa bassa col cappuccio tirato sulla testa per non sentire la tormenta gelata che martoriava uomini e cose. I soldati tutti mescolati non sapevano più andare avanti perché molti già completamente ubriachi. La marcia tra quelle boscaglie con i burroni sotto i piedi era molto impressionante. Dopo qualche ora di marcia giungemmo ad un alto piano deserto e bianco di neve. Un cane non ancora morto guaiva disteso per terra con le zampe in alto.

Su quella pianura era ammassata tutta la truppa per riordinarsi e mettersi a posto. Dopo un breve riposo ci rimettemmo in marcia.

" Buttate via pure gli zaini, ma serbate il fucile " raccomandai ai soldati " Esso è la vostra salvezza. "

" Oh per questo ,signor tenente non ci pensi lei. Abbiamo cara anche noi la nostra pelle. "

E così moltissimi zaini furono abbandonati, molti viveri ed anche qualche scudo di mitragliatrice. La marcia cominciò questa volta ben ordinata e la via era presso a poco simile a quella già descritta. Una sete tremenda mi seccava la gola ed allora facevo una pallottola di neve e la mettevo in bocca. L’effetto era ottenuto ma dopo pochi momenti era peggio di prima. Mentre si camminava quasi in cresta per luoghi quasi impossibili si udivano giù in fondo alla valle dei forti boati e degli intensi bagliori che facevano rosseggiare il cielo. La marcia proseguiva assai faticosa per quelle montagne aspre e selvagge. Intanto gli scoppi ed i bagliori continuavano senza posa crescendo sempre più di intensità. Mentre noi camminavamo per la mulattiera giungemmo ad una quota più bassa e vedemmo il triste spettacolo che offriva alla vista i Piani di Saletto in fiamme. Dall'alto della montagna scorsi in fondo alla valle tutte le baracche ed i magazzini in fiamme mentre si udiva il crepitare della legna accesa. Le lingue di fuoco mosse dal vento e dalla tormenta erano vorticosamente trasportate di qua e di là mentre i proiettili ammassati nei vasti magazzini saltavano continuamente in aria rendendo ancora più sinistro quel triste spettacolo.

Afflitto e raccapricciato da quella vista volsi lo sguardo altrove e continuai la marcia penosa cercando tutti i mezzi per non sentire quelle esplosioni che mi addoloravano il cuore. Ma invano! Dovevo per forza udire ciò che non avrei voluto. E camminai assieme alla truppa, camminai senza posa con la disperazione nell’anima e con il doloroso quadro davanti agli occhi. Oramai ognuno pensava per se,. ogni ufficiale, ogni soldato andava per proprio conto, seguendo quelli che andavano avanti.

"Dove sarà la linea fissata?"pensavo fra di me. "Dove la faremo questa resistenza che ci si ritira così a casaccio senza neanche sapere dove si va? "

Scendemmo un’aspra montagna,. percorremmo un breve tratto di una comoda mulattiera, quando ci dovemmo fermare.

" Cosa succede " mi domandai " che non andiamo più innanzi,. non si fermeranno mica qui le truppe. "

Il buio era così forte che non si vedeva proprio nulla neanche a un centimetro al di là della pupilla. Solo una torcia a vento tutta tremolante portata avanti indicava approssimativamente il cammino. Non molto distante dal posto ove mi trovavo udivo il precipitare dell'acqua di un torrentello vicino. Finalmente avanti a me udii del movimento e qualche voce tronca: mi mossi un po’e capii allora il perché di quella fermata. Si passava il guado di un torrente. Però quando fui per passarlo anch’io mi accorsi che non era un guado vero e proprio ma era bensì una passerella molto stretta e senza spallette laterali posta ad una certa altezza dal fondo della valle che non potevo vedere a causa della completa oscurità. u

Una forte cascata cadendo non molto distante la bagnava completamente. Passai anch'io e mi risciacquai come tutti gli altri con quell'acqua gelida ed importuna. Feci ancora pochi passi dall’altra parte quando udii un forte grido ed un tonfo. Senza fermarmi pensai fra me: "Uno sarà caduto senz'altro nell'acqua scivolando dalla passerella. " Continuai a camminare per la terribile salita tutto spossato anche per il peso che aveva il mio sacco alpino inzuppato di acqua. Ogni tanto mi fermavo addossato ad una rupe e qualche soldato vedendomi fermo, pur non riconoscendomi come ufficiale si fermava anche lui a riposare. In quel mio breve riposo passavano a uno, a due i soldati e domandavo loro a quale compagnia appartenessero. " Alla 8°, alla compagnia di marcia " erano le risposte che mi davano. " E dove sarà la mia? Forse più indietro? Forse più avanti? " e riprendevo la salita faticosa sempre dietro a qualche soldato che marciava a pochi passi davanti a me. La strada non si vedeva, i burroni erano moltissimi: " vuoI dire che se casca lui mi salvo io. " Era senza dubbio egoismo schietto ma pure in quei tristi e dolorosi momenti ognuno pensava a se.

Anche qui si vedevano vampate e bagliori e si udivano forti boati. I primi mi facevano molta letizia, mostrandomi per un attimo il cammino da seguire. Ma poscia il buio pesto diventava profondissimo e ci si vedeva meno di prima. Come un cieco si affida al suo bastone e spera in lui come in un fedele amico che gli insegni la via, cos’io col mio alpenstock misuravo la larghezza del sentiero e tastavo il terreno avanti a me per non essere facilmente vittima di qualche dolorosa disgrazia.

n sentiero serpeggiava per la montagna e lontano lontano si vedevano quelli che erano avanti. Cioè non si vedeva nessuno ma una tremolante torcia rossa faceva capire che quegli individui appartenevano alla nostra colonna. Sembrava di essere al tempo delle fate, quello delle fiabe che si raccontano ai bambini e quel lumicino sembrava appunto come nei racconti delle fate irraggiungibile perché più camminavo, più si allontanava. Per un tratto si fermava, girellava qua e là e poi lento continuava la sua marcia gettando in me lo sconforto per non poterlo raggiungere.

Così continuavo a camminare solo per quei luoghi selvaggi, tenebrosi e sconosciuti sotto la continua sferza dell’acqua che cadeva a più non posso e ormai tutto bagnato me la sentivo correre lungo il corpo dalla testa ai piedi. Trovai un soldato che chiedeva un po’di soccorso perché aveva paura di continuare. Mi parve di riconoscerlo dalla voce:

" Di che compagnia sei? " gli chiesi. .

" Del suo plotone " mi rispose contento il soldato che anche lui mi aveva riconosciuto dalla voce. " Io sono Chinese. "

" Bravo, " gli risposi " sai mica dove possa essere Frerejan in questo momento ? " " Credo che sia poco più avanti di noi: ci precederà si e no di trecento metri. " " E tu perché non sei con lui? "

" Perché mi sono un po’riposato e li ho perduti,. ora non mi fido ad andare avanti. " "Coraggio, " risposi " ora siamo in due e procederemo più lesti. "

Lui avanti ed io subito dietro ricominciammo quella penosissima marcia irta di difficoltà e di dolori che avevamo principiato molte ore prima. Non avevamo fatto molti passi quando udimmo un rumore di cosa che rotolava giù per la montagna e poco dopo fummo scossi da delle grida invocanti aiuto e soccorso seguite da lamenti di dolore.

" Un soldato deve essere caduto mettendo un piede in fallo: chissà quanti ne saranno caduti fin qui "

" Soccorrerlo è impossibile ,signor tenente, si cadrebbe anche noi nei burroni "

" Già, " risposi "proseguiamo pure tanto più che non si sa dove sia caduto e dove si trovi. "

Continuammo a camminare a tastoni quando cademmo improvvisamente in una pozza d'acqua alimentata da una cascatella il cui rumore non l'avevamo neppure avvertito.

" Coraggio, Chinese, scandaglia l'acqua e vedi che qualche parte non superi il livello della gola, giacchè essa è già alta e ci arriva al petto. "

" Passiamo di qua, signor tenente, che il tratto è breve. "

In qualche altro momento non mi sarebbe importato nulla, ma dato 10 stato attuale delle cose L’accaduto mi seccò enormemente. In ogni modo ero già tutto bagnato fin da prima.

Dei nuovi bagliori ci rischiararono la via e così con quel mezzo mi presi con me altri due soldati del mio plotone sfiniti dalla fatica. Sempre più certo che Frerejan si trovasse avanti a me, incoraggiai nuovamente i soldati e finalmente 10 raggiunsi mentre faceva una breve sosta. Intanto le tenebre cominciavano ad essere meno fitte e qualche cosa si poteva distinguere.

Con Jolibois contai i soldati: erano in tutto una ventina o poco più e così giunsi

finalmente a Pecol dopo una notte di marcia terribile ed inaudita

 


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