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Qualche tempo era già passato e tutto continuava a
trascorrere colla solita vita di montagna. Già da diversi
giorni si aveva sentore di un’offensiva austro-tedesca
sul nostro .fronte. Dove avrebbe attaccato il nemico? Una sera
giunse un fonogramma così concepito:
" Ingenti forze nemiche si vedono passare per Villach
ma non si sa verso quale parte Il sono dirette. Massima vigilanza. "
Alla notte un altro fonogramma giunse alla quota:
" Pattuglia ufficiali nemici uscita dalle loro trincee
di fondo valle. " E poco dopo un altro:
" Pattuglia ufficiali nemici rientrata. "
" Va bene Frerejan, vado a fare un giro d'ispezione. "
Le domande che io rivolsi ai soldati non approdarono a nulla,
non avendo essi avvistato nulla di anormale. Rientrai dopo mezz’ora
e mi recai a riposare. L’indomani mentre io e Frerejan
eravamo a mangiare nel baracchino arrivò un altro fonogramma:
" Da intercettazione di telegrammi nemici ci risulta
che quanto prima forze austro "tedesche attaccheranno le
nostre posizioni. Resta da determinare se attaccheranno "contro
la 36° divisione (vaI Fella, vaI Dogna, vaI Raccolana) o
contro la 50° "divisione ( conca di Plezzo) (lo). In
ogni modo usare la massima sorveglianza, "passare una rivista
ai fucili, vedere se tutte le maschere sono in ordine e se le " casse
di cartucce sono al completo. Raddoppiare le vedette in caso
di bisogno. " " Frerejan, questa volta le facciamo
anche noi le fucilate!"
" M ah! Sarebbe tempo, tuttavia si sfogheranno a fondo
valle perché qui non vengono, addirittura impossibile.
Prima che arrivino quassù " disse con una mossa ironica "i
due terzi degli attaccanti resteranno massacrati .fra i burroni
della montagna. "
" Speriamo di far vedere quanto prima che la Carnia non è una
villeggiatura come tanti credono... "
La giornata era bellissima e dopo essermi divertito a giocare
colla neve mi sono recato con Frerejan nella trincea a vedere
la continuazione dei lavori nel camminamento. Giunti al piccolo
posto N° 3 osservammo in gran movimento del nemico si Kastrein.
“Dì, Bonomi, se non sbaglio puntano un nuovo
pezzo di artiglieri " "E a quanto pare 10 puntano contro
di noi. "
" Davvero, mirano al nostro camminamento, allora tu fa
subito una cosa,. corri al telefono ed informa il comando di
compagnia e quello di battaglione che gli austriaci stanno puntando
un nuovo pezzo di artiglieria il cui calibro si aggira dai 66
ai 75 mm. "
Subito corsi al mio baracchino e telefonai secondo le istruzioni
di Frerejan. Non avevo neanche finito d'inviare i due fonogrammi
quando un secco Ta-ciau vicinissimo fischiò sopra il baracchino,
Era il primo colpo. Altri due, tre, quattro ne seguirono. Gli
austriaci sparavano a tiro rapido. Corsi immediatamente nel camminamento
per vedere che cosa era successo, Ma vidi Frerejan molto soddisfatto:
" Non puntavano mica sul nostro camminamento, sai,. ma
alla teleferica superiore di sella Robon che si trova a Povez. "
Infatti si vedevano esplodere i proiettili nella teleferica
che era situata di .fronte e a sinistra del Kastrein.
Venne subito il nostro capitano per osservare il tiro del
nuovo pezzo. Col suo binocolo osservava attentamente colpo per
colpo ed io gli presentai le carte delle coordinate per eseguire
le registrazioni nello specchietto che dovevo mandare alle diciannove
al comando del sotto fronte. In meno di mezz’ora gli austriaci
tirarono circa settanta colpi. Quando il Kastrein tornò calmo
noi scendemmo ai ricoveri. Nel compilare 10 specchietto sull’azione
dell’artiglieria nemica ebbi a notare una notevole attività di
tutte le batterie cominciando dal Kastrein, Fischback, Seekopf,
ecc. in tutta la giornata circa quattrocento colpi di cannone.
Certo che il risveglio di tutte le artiglierie faceva presupporre
qualche cosa di serio.
" Signor tenente, " mi disse un soldato " sa
perché gli austriaci sparano tanto? Perché vogliono
consumare gli ultimi colpi disponibili, altrimenti nell’inverno
diventano umidi e nella prossima primavera non sparano più. "
" Bravo. " gli risposi " hai trovato una soluzione
ingegnosa. " Mentre stavamo a cenare nel baracchino arrivò un
fonogramma.
" Vedi Bonomi che seccature, ogni volta che si mangia
un boccone vengono a seccarci coi fonogrammi. "
" Va là Frerejan vorrei che tutti i malanni fossero
questi. Ora prendo il cifrario e così vedo subito casa
dice. "
" Anche questa sera si raccomanda massima vigilanza. "
" Lo sapevamo anche senza il fonogramma " esclamò Frerejan.
Non avevamo ancora finito di mangiare che giunse alla quota
un soldato da Plagnota con un ordine del comando di battaglione.
" E’stato provato che prima dell’assalto
il nemico adopera L’emissione di gas non tossici "che
sono molto insopportabili anche con L’uso della maschera,
ragione per cui il "soldato è spinto a togliersela.
Bisogna raccomandare ai soldati di non togliersi la "maschera
perché dopo L’emissione dei gas non tossici il nemico
lancia subito quelli " asfissianti, i quali trovando i soldati
privi di maschera producono istantaneamente "L’avvelenamento.
Si prega di portare il seguente ordine a conoscenza della truppa. "
Finii di cenare e quindi lessi ai soldati l'ordine ricevuto.
" Quante i ne inventa sti can de todesch. " Esclamò un
alpino. " EI giorno che podarò coparne un, go da
magnarghe el cor. " Disse un altro.
Salutai i soldati e tornai nel mio baracchino. Poco dopo me
ne andai a dormire dovendo fare il servizio da mezzanotte alle
sei.
Mi ero già alzato da un pezzetto ed avevo anche finito
il primo giro d’ispezione e rientravo pacificamente nel
ricovero a riscaldarmi quando cominciai ad udire un violentissimo
cannoneggiamento. Era un diavoleto di bocche da fuoco che non
ne avevo mai sentito uno uguale.
Uscii di nuovo dal ricovero e guardai verso valle. Era tutto
buio, ma si sentiva che il bombardamento era laggiù estremamente
intenso. Proiettili di tutti i calibri solcavano L’aria
della valle e dal diverso rumore che facevano si potevano capire
presso a poco le dimensioni dei calibri. Il trecentocinque sembrava
addirittura un treno che percorreva la vallata ed il suo frastuono
si confondeva col mormorio del Reib. Anche duecentodieci erano
molto potenti. Si udivano distintamente n centocinquantuno, il
novantacinque ed il settantacinque da campagna e da montagna.
Subito corsi al piccolo posto N° I per vedere meglio.
Infatti non avevo torto. Tutte le batterie nemiche avevano aperto
il loro tiro diretto a fondo valle e le vampe dei pezzi le smascheravano.
" Signor tenente, " mi disse una vedetta " gli
austriaci hanno piazzato moltissimi nuovi pezzi di artiglieria
in posti dove prima non esistevano affatto. "
n fatto del bombardamento,. del maggior numero di cannoni,
mi fece stabilire in modo più positivo che L’attacco
nemico si sarebbe scagliato sulla 36° divisione. Ritornai
al baraccamento; Frerejan si era già alzato e metteva
in ordine i soldati quando io fui chiamato al telefono dal capitano
il quale mi ordinò di andare in trincea con quindici uomini,
raddoppiassi le vedette e le facessi cambiare più rapidamente.
Detto fatto andai con quindici uomini nella trincea e finalmente
arrivai al piccolo posto N° 3. Anche a Punta Plagnis si lavorava
a sgomberare le feritoie dalla neve. Le vedette sparavano a brevi
intervalli numerosi caricatori,. ogni tanto razzi venivano lanciati
per vedere chiaramente se qualche pattuglia veniva avanti. Ma
tranne il bombardamento violentissimo non ebbi da notare altro.
I soldati dicevano di sentire la neve gelata spostarsi e cadere
ma quei rumori insignificanti erano dovuti al fatto che tutti
ripulivano le proprie feritoie. Alla mia destra il cannoneggiamento
era intensissimo: Conca di Plezzo (11) sembrava che ardesse!
Delle grandi vampate facevano rosseggiare tutta la conca come
un gran cratere ed il rosso del fuoco si rifletteva alto nel
cielo n rombo della mia valle si confondeva con i boati dell’altra
ed il tutto sembrava una bolgia infernale. A poco a poco il bombardamento
andò diminuendo e dalle sette del mattino restò stazionario
tutta la giornata.
Durante la notte dal 25 al 26 ( ottobre) (12) granate nemiche
furono dirette contro il comando di battaglione. Esse erano cariche
di gas non tossici e poi asfissianti. Intanto il comando era
sempre preso di mira. Nel giorno del 26 venne una notizia nella
quale pareva che poteva darsi il caso che noi cambiassimo di
posizione. Alla sera giunse un soldato e ci disse che era cominciata
l’offensiva in conca di Plezzo e che gli austriaci avevano
già conquistato il monte Cucla dove resisteva una compagnia
di mitragliatrici. Noi rispondemmo che ciò non era vero
e che in ogni caso la presa di un monte non era un grave guaio.
n bombardamento ricominciò furioso intorno alla mezzanotte.
Questa volta conca di Plezzo era addirittura un braciere ardente
ed era evidentissimo che laggiù la lotta doveva essere
feroce.
Anche dalla nostra parte il bombardamento fu intenso e la
sua violenza superò quella della notte precedente.
Alle cinque del mattino cominciò a diminuire di intensità.
Quando il sole fu ben alto e tutta la valle apparve nitida sotto
i miei occhi, vidi il terreno tutto a buche come se fosse stato
arato. La sella Robon, il monte Robon ed il Canin, pure bombardati,
presentavano delle estesissime chiazze gialle che spiccavano
benissimo sulla distesa di neve. Quel mattino il nostro capitano
venne a fare una rapida visita alla quota, parlò con Frerejan,
dette alcune disposizioni e ritornò al battaglione. Verso
mezzodì il bombardamento ricominciò intensissimo.
Questa volta il comando di Plagnota era stato preso di mira.
Granate e colpi di mortaio da duecentodieci colpivano il rovescio
della montagna. La stazione radiotelegrafica che comunicava con
Treviso fu ripetutamente colpita e l , apparato motore fatto
in tanti pezzi.
Gli artiglieri erano fuggiti ed avevano abbandonato i pezzi
rifugiandosi in caverna mentre il loro tenente si era rifugiato
in quella del comando di battaglione! Coraggioso l'amico! ...Una
granata da settantacinque scoppiò vicina a due soldati.
Questi fecero in tempo a gettarsi a terra e dopo qualche momento
quando le schegge erano volate via si alzarono e se la diedero
a gambe verso la caverna più vicina.
Nel pomeriggio le fanterie austriache passarono all'attacco.
L'artiglieria nemica sparava accanitamente contro gli Scalini
occupati dall'8° compagnia mentre altre batterie battevano
le nostre del monte Cregnedul. Giù in fondo valle gli
austriaci erano schierati lungo il Rio Confine.
10 in trincea con una ventina di soldati li vedevo distintamente
ad occhio nudo. Un ufficiale dietro a loro impartiva ordini per
l'attacco. Gli austriaci erano moltissimi e disposti in diverse
ondate.
L’attacco cominciò verso le quattordici, e dal
piccolo posto N°2 osservai l'azione. Mentre gli austriaci
bombardavano, io vedevo Scalini martoriata dalle granate nemiche,
i baracchini dei piccoli posti saltavano in aria e la roccia
frantumata si trasformava in tanti altri proiettili. Impossibile
descrivere la scena di Scalini in quel momento. Sembrava addirittura
un vulcano che lanciasse in aria pietre e macigni. Le fanterie
nemiche intanto attaccavano a valle. Protette in parte dalle
fitte boscaglie esse si avvicinarono alle nostre linee ma l’artiglieria
cominciò subito contro il nemico i suoi tiri di sbarramento.
Molti soldati cadevano ma subito i vuoti erano rimpiazzati. Intanto
anche le mitragliatrici cominciarono a cantare. Erano mitraglie
nemiche, erano mitraglie italiane. Avrei voluto adoperare le
mie Colt ma un ordine giunto poco prima me lo impediva. Di tanto
in tanto inviavo a Frerejan un biglietto.
" Ore 14.30- gli austriaci da Rio confine si dirigono
su Rio dell’Orso. ,'-
Firmato Bonomi
" Ore 15.30- Alla confluenza di Rio Bianco col Rio confine
ci deve essere un posto di "medicamento perché soldati
isolati ed accompagnati si sdraiano a terra. Alcuni "ripartono,
altri restano immobili. "
Firmato Bonomi
Il combattimento continuava in tutta la sua violenza. Alle
raffiche delle mitragliatrici si univano di tanto in tanto quelle
delle pistole mitragliatrici. Ogni tanto la battaglia aveva una
sosta ma presto ricominciava più violenta di prima. Le
nostre batterie che sparavano sugli attaccanti avevano una pronta
risposta da parte del nemico. Più volte i nostri artiglieri
erano costretti a far tacere i propri pezzi.
Un aeroplano nemico cominciò a volteggiare sulle nostre
posizioni ma fu obbligato ad allontanarsi causa il fuoco delle
mie Colt e delle mitragliatrici di Oderda. L’oscurità era
già entrata nella valle Seebach ed alle diciassette il
combattimento benchè ancora violento cominciava a diminuire.
Gli austriaci non avevano ceduto di un passo.
Verso le diciotto coi soldati ritornai ai baraccamenti essendo
1’ora del rancio. 10 e Frerejan mangiammo pochi bocconi
alla svelta. Poco dopo le diciotto giunsero alla posizione duecento
razzi da usarsi in caso di bisogno. Stavamo a suonare la chitarra
senza pensare più all’attacco di poche ore avanti
quando un soldato portò un ordine dicendo che tutti soldati
del genio scendessero subito con tutti i fucili e gli zaini affardellati.
Salutammo Ciaccheri che molto dispiacente partì con tutta
la chitarra.
Mentre facevamo le nostre congetture per quell’ordine
improvviso, giunse un fonogramma urgente e come al solito cifrato.
Subito lo tralucemmo con ansia febbrile.
" Si raccomanda vivamente ai Sigg. comandanti di plotone
di ritirare tutti i piccoli posti e " di partire immediatamente
con tutta la truppa con zaini affardellati. Si prega che "nessuno
faccia rumore e di lasciare tutto intatto. C’è ancora
qualche minuto di tempo. "
Mandammo un caporale in trincea per chiamare i soldati e in
utilizzare le mitragliatrici Colt che non potevamo asportare.
10 empii in tutta fretta il mio sacco tiro lese con un po’di
biancheria e qualche altra cosa. Rinchiusi il cappello ed il
berretto nella cassetta e restai col solo elmetto. Presi con
me una bottiglia di cognac. La mia cassetta e quella di Frerejan
le mandammo al battaglione. Decidemmo di lasciare il lume acceso
sotto il tavolo ove c’erano allineati tutti i razzi giunti
qualche ora avanti.
" Fra qualche ora tutto salterà " Esclamò Frerejan.
Oderda prima di ritirarsi sparò dieci cannonate e rovesciò il
cannone giù per la montagna. L’altro lo rovinò in
parte. Ci ritirammo. I soldati andavano muti uno avanti l’altro
con passo di corsa. 10 dietro a tutti vedevo il plotone serpeggiare
sulla mulattiera mentre una fitta al cuore mi colpiva atrocemente
e mi faceva quasi piangere ...Sarei voluto restare lassù con
i miei uomini, invece di andare incontro all'ignoto... il comando
di battaglione era deserto... I lumi erano ancora accesi...La
mia cassetta e quella di Frerejan giacevano per terra abbandonate.
Continuammo a scendere lungo la mulattiera. Mi volsi indietro
e diedi un ultimo saluto alla mia quota rimasta deserta e dandole
1’estremo addio mi sembrava che anche lei volesse seguirmi
per non restare lassù sola sola in mano al nemico...
La gelida tormenta cominciava e con essa anche la nostra ritirata. |