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4 - Ritirata
di Oscar Bonomi

Storia di un aspirante ufficiale durante la Grande Guerra

 

4

Ritirata

Qualche tempo era già passato e tutto continuava a trascorrere colla solita vita di montagna. Già da diversi giorni si aveva sentore di un’offensiva austro-tedesca sul nostro .fronte. Dove avrebbe attaccato il nemico? Una sera giunse un fonogramma così concepito:

" Ingenti forze nemiche si vedono passare per Villach ma non si sa verso quale parte Il sono dirette. Massima vigilanza. "

Alla notte un altro fonogramma giunse alla quota:

" Pattuglia ufficiali nemici uscita dalle loro trincee di fondo valle. " E poco dopo un altro:

" Pattuglia ufficiali nemici rientrata. "

" Va bene Frerejan, vado a fare un giro d'ispezione. "

Le domande che io rivolsi ai soldati non approdarono a nulla, non avendo essi avvistato nulla di anormale. Rientrai dopo mezz’ora e mi recai a riposare. L’indomani mentre io e Frerejan eravamo a mangiare nel baracchino arrivò un altro fonogramma:

" Da intercettazione di telegrammi nemici ci risulta che quanto prima forze austro "tedesche attaccheranno le nostre posizioni. Resta da determinare se attaccheranno "contro la 36° divisione (vaI Fella, vaI Dogna, vaI Raccolana) o contro la 50° "divisione ( conca di Plezzo) (lo). In ogni modo usare la massima sorveglianza, "passare una rivista ai fucili, vedere se tutte le maschere sono in ordine e se le " casse di cartucce sono al completo. Raddoppiare le vedette in caso di bisogno. " " Frerejan, questa volta le facciamo anche noi le fucilate!"

" M ah! Sarebbe tempo, tuttavia si sfogheranno a fondo valle perché qui non vengono, addirittura impossibile. Prima che arrivino quassù " disse con una mossa ironica "i due terzi degli attaccanti resteranno massacrati .fra i burroni della montagna. "

" Speriamo di far vedere quanto prima che la Carnia non è una villeggiatura come tanti credono... "

La giornata era bellissima e dopo essermi divertito a giocare colla neve mi sono recato con Frerejan nella trincea a vedere la continuazione dei lavori nel camminamento. Giunti al piccolo posto N° 3 osservammo in gran movimento del nemico si Kastrein.

“Dì, Bonomi, se non sbaglio puntano un nuovo pezzo di artiglieri " "E a quanto pare 10 puntano contro di noi. "

" Davvero, mirano al nostro camminamento, allora tu fa subito una cosa,. corri al telefono ed informa il comando di compagnia e quello di battaglione che gli austriaci stanno puntando un nuovo pezzo di artiglieria il cui calibro si aggira dai 66 ai 75 mm. "

Subito corsi al mio baracchino e telefonai secondo le istruzioni di Frerejan. Non avevo neanche finito d'inviare i due fonogrammi quando un secco Ta-ciau vicinissimo fischiò sopra il baracchino, Era il primo colpo. Altri due, tre, quattro ne seguirono. Gli austriaci sparavano a tiro rapido. Corsi immediatamente nel camminamento per vedere che cosa era successo, Ma vidi Frerejan molto soddisfatto:

" Non puntavano mica sul nostro camminamento, sai,. ma alla teleferica superiore di sella Robon che si trova a Povez. "

Infatti si vedevano esplodere i proiettili nella teleferica che era situata di .fronte e a sinistra del Kastrein.

Venne subito il nostro capitano per osservare il tiro del nuovo pezzo. Col suo binocolo osservava attentamente colpo per colpo ed io gli presentai le carte delle coordinate per eseguire le registrazioni nello specchietto che dovevo mandare alle diciannove al comando del sotto fronte. In meno di mezz’ora gli austriaci tirarono circa settanta colpi. Quando il Kastrein tornò calmo noi scendemmo ai ricoveri. Nel compilare 10 specchietto sull’azione dell’artiglieria nemica ebbi a notare una notevole attività di tutte le batterie cominciando dal Kastrein, Fischback, Seekopf, ecc. in tutta la giornata circa quattrocento colpi di cannone. Certo che il risveglio di tutte le artiglierie faceva presupporre qualche cosa di serio.

" Signor tenente, " mi disse un soldato " sa perché gli austriaci sparano tanto? Perché vogliono consumare gli ultimi colpi disponibili, altrimenti nell’inverno diventano umidi e nella prossima primavera non sparano più. "

" Bravo. " gli risposi " hai trovato una soluzione ingegnosa. " Mentre stavamo a cenare nel baracchino arrivò un fonogramma.

" Vedi Bonomi che seccature, ogni volta che si mangia un boccone vengono a seccarci coi fonogrammi. "

" Va là Frerejan vorrei che tutti i malanni fossero questi. Ora prendo il cifrario e così vedo subito casa dice. "

" Anche questa sera si raccomanda massima vigilanza. "

" Lo sapevamo anche senza il fonogramma " esclamò Frerejan.

Non avevamo ancora finito di mangiare che giunse alla quota un soldato da Plagnota con un ordine del comando di battaglione.

" E’stato provato che prima dell’assalto il nemico adopera L’emissione di gas non tossici "che sono molto insopportabili anche con L’uso della maschera, ragione per cui il "soldato è spinto a togliersela. Bisogna raccomandare ai soldati di non togliersi la "maschera perché dopo L’emissione dei gas non tossici il nemico lancia subito quelli " asfissianti, i quali trovando i soldati privi di maschera producono istantaneamente "L’avvelenamento. Si prega di portare il seguente ordine a conoscenza della truppa. "

Finii di cenare e quindi lessi ai soldati l'ordine ricevuto.

" Quante i ne inventa sti can de todesch. " Esclamò un alpino. " EI giorno che podarò coparne un, go da magnarghe el cor. " Disse un altro.

Salutai i soldati e tornai nel mio baracchino. Poco dopo me ne andai a dormire dovendo fare il servizio da mezzanotte alle sei.

Mi ero già alzato da un pezzetto ed avevo anche finito il primo giro d’ispezione e rientravo pacificamente nel ricovero a riscaldarmi quando cominciai ad udire un violentissimo cannoneggiamento. Era un diavoleto di bocche da fuoco che non ne avevo mai sentito uno uguale.

Uscii di nuovo dal ricovero e guardai verso valle. Era tutto buio, ma si sentiva che il bombardamento era laggiù estremamente intenso. Proiettili di tutti i calibri solcavano L’aria della valle e dal diverso rumore che facevano si potevano capire presso a poco le dimensioni dei calibri. Il trecentocinque sembrava addirittura un treno che percorreva la vallata ed il suo frastuono si confondeva col mormorio del Reib. Anche duecentodieci erano molto potenti. Si udivano distintamente n centocinquantuno, il novantacinque ed il settantacinque da campagna e da montagna.

Subito corsi al piccolo posto N° I per vedere meglio. Infatti non avevo torto. Tutte le batterie nemiche avevano aperto il loro tiro diretto a fondo valle e le vampe dei pezzi le smascheravano.

" Signor tenente, " mi disse una vedetta " gli austriaci hanno piazzato moltissimi nuovi pezzi di artiglieria in posti dove prima non esistevano affatto. "

n fatto del bombardamento,. del maggior numero di cannoni, mi fece stabilire in modo più positivo che L’attacco nemico si sarebbe scagliato sulla 36° divisione. Ritornai al baraccamento; Frerejan si era già alzato e metteva in ordine i soldati quando io fui chiamato al telefono dal capitano il quale mi ordinò di andare in trincea con quindici uomini, raddoppiassi le vedette e le facessi cambiare più rapidamente. Detto fatto andai con quindici uomini nella trincea e finalmente arrivai al piccolo posto N° 3. Anche a Punta Plagnis si lavorava a sgomberare le feritoie dalla neve. Le vedette sparavano a brevi intervalli numerosi caricatori,. ogni tanto razzi venivano lanciati per vedere chiaramente se qualche pattuglia veniva avanti. Ma tranne il bombardamento violentissimo non ebbi da notare altro. I soldati dicevano di sentire la neve gelata spostarsi e cadere ma quei rumori insignificanti erano dovuti al fatto che tutti ripulivano le proprie feritoie. Alla mia destra il cannoneggiamento era intensissimo: Conca di Plezzo (11) sembrava che ardesse! Delle grandi vampate facevano rosseggiare tutta la conca come un gran cratere ed il rosso del fuoco si rifletteva alto nel cielo n rombo della mia valle si confondeva con i boati dell’altra ed il tutto sembrava una bolgia infernale. A poco a poco il bombardamento andò diminuendo e dalle sette del mattino restò stazionario tutta la giornata.

Durante la notte dal 25 al 26 ( ottobre) (12) granate nemiche furono dirette contro il comando di battaglione. Esse erano cariche di gas non tossici e poi asfissianti. Intanto il comando era sempre preso di mira. Nel giorno del 26 venne una notizia nella quale pareva che poteva darsi il caso che noi cambiassimo di posizione. Alla sera giunse un soldato e ci disse che era cominciata l’offensiva in conca di Plezzo e che gli austriaci avevano già conquistato il monte Cucla dove resisteva una compagnia di mitragliatrici. Noi rispondemmo che ciò non era vero e che in ogni caso la presa di un monte non era un grave guaio. n bombardamento ricominciò furioso intorno alla mezzanotte. Questa volta conca di Plezzo era addirittura un braciere ardente ed era evidentissimo che laggiù la lotta doveva essere feroce.

Anche dalla nostra parte il bombardamento fu intenso e la sua violenza superò quella della notte precedente.

Alle cinque del mattino cominciò a diminuire di intensità. Quando il sole fu ben alto e tutta la valle apparve nitida sotto i miei occhi, vidi il terreno tutto a buche come se fosse stato arato. La sella Robon, il monte Robon ed il Canin, pure bombardati, presentavano delle estesissime chiazze gialle che spiccavano benissimo sulla distesa di neve. Quel mattino il nostro capitano venne a fare una rapida visita alla quota, parlò con Frerejan, dette alcune disposizioni e ritornò al battaglione. Verso mezzodì il bombardamento ricominciò intensissimo. Questa volta il comando di Plagnota era stato preso di mira. Granate e colpi di mortaio da duecentodieci colpivano il rovescio della montagna. La stazione radiotelegrafica che comunicava con Treviso fu ripetutamente colpita e l , apparato motore fatto in tanti pezzi.

Gli artiglieri erano fuggiti ed avevano abbandonato i pezzi rifugiandosi in caverna mentre il loro tenente si era rifugiato in quella del comando di battaglione! Coraggioso l'amico! ...Una granata da settantacinque scoppiò vicina a due soldati. Questi fecero in tempo a gettarsi a terra e dopo qualche momento quando le schegge erano volate via si alzarono e se la diedero a gambe verso la caverna più vicina.

Nel pomeriggio le fanterie austriache passarono all'attacco. L'artiglieria nemica sparava accanitamente contro gli Scalini occupati dall'8° compagnia mentre altre batterie battevano le nostre del monte Cregnedul. Giù in fondo valle gli austriaci erano schierati lungo il Rio Confine.

10 in trincea con una ventina di soldati li vedevo distintamente ad occhio nudo. Un ufficiale dietro a loro impartiva ordini per l'attacco. Gli austriaci erano moltissimi e disposti in diverse ondate.

L’attacco cominciò verso le quattordici, e dal piccolo posto N°2 osservai l'azione. Mentre gli austriaci bombardavano, io vedevo Scalini martoriata dalle granate nemiche, i baracchini dei piccoli posti saltavano in aria e la roccia frantumata si trasformava in tanti altri proiettili. Impossibile descrivere la scena di Scalini in quel momento. Sembrava addirittura un vulcano che lanciasse in aria pietre e macigni. Le fanterie nemiche intanto attaccavano a valle. Protette in parte dalle fitte boscaglie esse si avvicinarono alle nostre linee ma l’artiglieria cominciò subito contro il nemico i suoi tiri di sbarramento. Molti soldati cadevano ma subito i vuoti erano rimpiazzati. Intanto anche le mitragliatrici cominciarono a cantare. Erano mitraglie nemiche, erano mitraglie italiane. Avrei voluto adoperare le mie Colt ma un ordine giunto poco prima me lo impediva. Di tanto in tanto inviavo a Frerejan un biglietto.

" Ore 14.30- gli austriaci da Rio confine si dirigono su Rio dell’Orso. ,'-

Firmato Bonomi

" Ore 15.30- Alla confluenza di Rio Bianco col Rio confine ci deve essere un posto di "medicamento perché soldati isolati ed accompagnati si sdraiano a terra. Alcuni "ripartono, altri restano immobili. "

Firmato Bonomi

Il combattimento continuava in tutta la sua violenza. Alle raffiche delle mitragliatrici si univano di tanto in tanto quelle delle pistole mitragliatrici. Ogni tanto la battaglia aveva una sosta ma presto ricominciava più violenta di prima. Le nostre batterie che sparavano sugli attaccanti avevano una pronta risposta da parte del nemico. Più volte i nostri artiglieri erano costretti a far tacere i propri pezzi.

Un aeroplano nemico cominciò a volteggiare sulle nostre posizioni ma fu obbligato ad allontanarsi causa il fuoco delle mie Colt e delle mitragliatrici di Oderda. L’oscurità era già entrata nella valle Seebach ed alle diciassette il combattimento benchè ancora violento cominciava a diminuire. Gli austriaci non avevano ceduto di un passo.

Verso le diciotto coi soldati ritornai ai baraccamenti essendo 1’ora del rancio. 10 e Frerejan mangiammo pochi bocconi alla svelta. Poco dopo le diciotto giunsero alla posizione duecento razzi da usarsi in caso di bisogno. Stavamo a suonare la chitarra senza pensare più all’attacco di poche ore avanti quando un soldato portò un ordine dicendo che tutti soldati del genio scendessero subito con tutti i fucili e gli zaini affardellati. Salutammo Ciaccheri che molto dispiacente partì con tutta la chitarra.

Mentre facevamo le nostre congetture per quell’ordine improvviso, giunse un fonogramma urgente e come al solito cifrato. Subito lo tralucemmo con ansia febbrile.

" Si raccomanda vivamente ai Sigg. comandanti di plotone di ritirare tutti i piccoli posti e " di partire immediatamente con tutta la truppa con zaini affardellati. Si prega che "nessuno faccia rumore e di lasciare tutto intatto. C’è ancora qualche minuto di tempo. "

Mandammo un caporale in trincea per chiamare i soldati e in utilizzare le mitragliatrici Colt che non potevamo asportare. 10 empii in tutta fretta il mio sacco tiro lese con un po’di biancheria e qualche altra cosa. Rinchiusi il cappello ed il berretto nella cassetta e restai col solo elmetto. Presi con me una bottiglia di cognac. La mia cassetta e quella di Frerejan le mandammo al battaglione. Decidemmo di lasciare il lume acceso sotto il tavolo ove c’erano allineati tutti i razzi giunti qualche ora avanti.

" Fra qualche ora tutto salterà " Esclamò Frerejan. Oderda prima di ritirarsi sparò dieci cannonate e rovesciò il cannone giù per la montagna. L’altro lo rovinò in parte. Ci ritirammo. I soldati andavano muti uno avanti l’altro con passo di corsa. 10 dietro a tutti vedevo il plotone serpeggiare sulla mulattiera mentre una fitta al cuore mi colpiva atrocemente e mi faceva quasi piangere ...Sarei voluto restare lassù con i miei uomini, invece di andare incontro all'ignoto... il comando di battaglione era deserto... I lumi erano ancora accesi...La mia cassetta e quella di Frerejan giacevano per terra abbandonate. Continuammo a scendere lungo la mulattiera. Mi volsi indietro e diedi un ultimo saluto alla mia quota rimasta deserta e dandole 1’estremo addio mi sembrava che anche lei volesse seguirmi per non restare lassù sola sola in mano al nemico...

La gelida tormenta cominciava e con essa anche la nostra ritirata.


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Da Pecol a Chiusaforte
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Un parente dell'Imperatore
La lotta nella tormenta
Due Divisioni accerchiate
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Note
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