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Prime giornate
di Oscar Bonomi

Storia di un aspirante ufficiale durante la Grande Guerra

 

Prime giornate

L’indomani alle 8 antimeridiane ero già sveglio tanto più che durante la notte avevo sentito abbastanza freddo.

Al di fuori non nevicava più ma il cielo era sempre plumbeo e minacciòso. Poco dopo il mio risveglio entrò l’attendente di Frerejan col caffè caldissimo. Levai pigramente la testa dalle coperte sotto le quali l’avevo ricacciata dopo essermi svegliato e bevvi con molto piacere due bei bicchieri di quel buon caffè. Quindi continuai a stare placidamente in quella branda poco comoda in verità. Callegari (tale il nome dell’attendente) accese la stufetta e cominciò a preparare tutto per l’ora della pulizia.

Intanto che il tempo trascorreva tranquillamente io guardavo con attenzione la mia nuova dimora. Era un baracchino diviso a metà, nella prima parte del quale alloggiavano cinque soldati ed un caporale del genio. Nella seconda metà alloggiavamo noi due ufficiali. Nel nostro bugigattolo della misura massima di due metri di Iato vi erano un tavolino, due sgabelli, due brande una sopra l‘altra come le cuccette dei marinai e due cassette. Tutto l’arredo era in legno grezzo e di una stabilità molto relativa.

La cameretta era in gran parte foderata di rozze tavole di legno e le parti non rivestite erano qua e là addobbate per cura dell’attendente da cartoline illustrate che mano a mano arrivavano alla quota. Una parete di legno ed una relativa porta separava la nostra stanzetta dal bugigattolo del genio.

Alle dieci l’attendente ci portò io brodo caldo e quindi mi alzai assieme a Frerejan il quale mi mise a disposizione tutti i suoi oggetti di toilette. Quindi mi lavai con l’acqua calda, cosa che non mi piacque troppo perché non volevo abituarmi così per tempo a sentire quel benefico tepore. Poco dopo uscii dal baracchino e dall’alto della posizione contemplavo il panorama il quale mi appariva bellissimo alla vista, quantunque il tempo fosse fosco e l’aria molto rigida. Diedi un’occhiata in cucina ed assistetti alla distribuzione del rancio. Poscia ritornai nel baracchino e poco dopo con Frerejan andai a mensa. Ritrovai i commensali del giorno precedente tranne Pace che aveva raggiunto la sua compagnia a Scalini. n mio capitano non l’avevo mai conosciuto perché in quei giorni era in missione.

C’erano quindi il tenente medico Beccario direttore di mensa, il tenente Albona, il sottotenente Delù e Frerejan, gli aspiranti Mapelli ed io. Strinsi più intimità coi miei compagni ed ognuno mangiò allegramente tutte le pietanze che Cappelletti ci portava in tavola. Si rideva e si scherzava molto volentieri, e dopo il pranzo mentre si attendeva il caffè caldo e lo stappamento di qualche buona bottiglia, i miei compagni si misero a giocare a sette e mezzo.

Sigarette giacevano sul tavolo in grande quantità, ma erano per me del tutto inutili giacche io non fumavo. Non prendevo parte neppure alloro divertimento perché avendo promesso a casa di non giocare troppo, non volevo prendere subito quell’abitudine. Dissi allora che non ero capace e restai spettatore.

Verso le quattordici, dopo aver preso io caffè e gustato una buona bottiglia di barbera ci salutammo ed abbandonata la mensa ci dirigemmo alle rispettive quote. Delù, Mapelli e Beccario scesero a Plagnota,. Albona, Frerejan ed io salimmo alle nostre. Mi ritrassi subito nel baracchino e scrissi a casa la prima cartolina di guerra. n pomeriggio lo trascorsi sempre .fra il mio baracchino, quello della truppa e la cucina, ove osservavo ogni tanto la cottura del rancio. Verso sera salutai il maggiore che passava dalla quota e quindi assistetti nuovamente alla distribuzione del rancio, dopo di che ritornafamensa ed assieme ai commensali ci raccontammo alcuni episodi ridicoli avvenuti in giornata. La sera passò come io solito .fra l’allegria ed il buon umore di noi tutti, dei quali il più anziano aveva trentaquattro anni ed io, il più giovane, diciotto. Il giorno dopo mi alzai un po’prima giacche ormai mi ero riposato dallo strapazzo sofferto due giorni avanti. Mi lavai però con l’acqua di neve che mi rinvigorì moltissimo. Scrissi ancora a casa una lettera e poi accompagnato da Frerejan, feci la mia conoscenza colla trincea che all’occorrenza dovevo difendere.

Il camminamento che non era ancora stato completato era lungo più di cinquecento metri e solo una piccola parte coperto con travi, reti metalliche e terra. Un piccolo tratto era stato abbattuto da cannonate nemiche che qualche giorno prima avevano ucciso anche il sergente maggiore e ferito cinque soldati. Frerejan mi mostrò il luogo e mi spigò il fatto che, a dire il vero, mi rabbuiò alquanto,. ma quasi subito non ci pensai più.

Visitai le caverne, i piccoli posti e coll’occasione il mio collega mi mostrava le posizioni italiane della valle; gli Scalini nonchè le trincee austriache situate in fondo valle e mi nominava tutte le posizioni nemiche ed in modo speciale quelle munite di batterie.

E così dall‘alto del piccolo posto (6) N°] tutta la valle Seebach fino a Villach si apriva magnifica dinanzi ai miei occhi. I laghetti del Reib abbellivano enormemente quella verde conca nemica. Con precauzione per non mostrarci troppo ritornammo nel nostro ricovero. La seconda giornata passò più laboriosa tanto più che verso sera, poco dopo la distribuzione del rancio, fui io che dietro le note del caporale Lanfrit compilai i due bollettini sulle novità della quota. Sull’attività delle artiglierie nemiche ebbi a notare centoundici colpi di cannone di diverso calibro, colpi diretti quasi tutti a fondo valle e a Barboz. A mensa furono tutti meravigliati che avessero raggiunto tale cifra poiché da tanti giorni i cannoni erano addirittura quasi inattivi.

Il 16 giunse il capitano Alliata comandante la 270° e finalmente feci la di lui conoscenza e subito mi piacque per i suoi modi affabili e per il suo carattere franco e sincero. Ci raccontò qualche episodio del suo viaggio e ci promise di farci mangiare per la sera una bella faraona che aveva portato con se.

Con la sua venuta gli animi erano più allegri e ci si trovava come in famiglia. Si parlava spesso del sottotenente Oderda, il quale ritornando da Torino, chissà quali discorsi avrebbe fatto sugl‘imboscati, sui militari, sulle donne; e su Gilda chissà quante e quante cose!! E si rideva con molto gusto sui gesti che probabilmente avrebbe fatto durante le sue narrazioni.

Ma venuto io momento di giocare il solito sette e mezzo avvenne un fatto che ci lasciò tutti dispiacenti.

Il giorno precedente si erano acquistate due bottiglie di maraschino e si dovevano pagare coi sodiche si introitavano al gioco. Così Beccario e Frerejan decisero di fare uno scherzo ad Albona costringendolo a perdere sempre, riuscendo a fargli pagare una bottiglia di quel liquore.

AI trucco ero presente anch‘io, al solito come semplice spettatore, ma essendo allo scuro della faccenda non capii nulla di quello che fecero. Ma avendo Albona subodorato qualche cosa, il giorno dopo al momento di giocare fece, in presenza del capitano una violenta scenata trattando Beccario e Frerejan col nome di ladri ed impostori.

Il capitano chiesto invano che la finissero, spiacentissimo lasciò la mensa proibendo per sempre quel gioco.

Il giorno seguente pregò i tre che facessero pace e si dessero la mano. Frerejan fu irremovibile per L’affronto subito il giorno avanti ed il pranzo si fece fra un silenzio ed una serietà assoluta. Quindi appena finito il pasto ognuno si ritirò alla sua quota. Il giorno medesimo alle quattordici salutai il tenente Albona che partiva per la sella Robon dove era stato destinato fin da qualche giorno avanti a comandare la sezione pistole mitragliatrici, essendo partito L’ufficiale addetto alle medesime. Così terminò quell’episodio increscioso che lasciò in noi tutti un brutto ricordo.


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Una famiglia nella guerra
Favole e raccontini
Amarcord
   
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Riordinavo una libreria
Riordinavo una libreria .…
Udine, estate 1917
Prefazione
L’arrivo a Cregnedul
Prime giornate
Soggiorno
La natura ad alta quota
Un brutto quarto d’ora.
Ritirata
Verso Pecol
Da Pecol a Chiusaforte
Da Chiusaforte a Stazione Carnia
E' un vero peccato
Hanno visto la battaglia di Pradis
Un parente dell'Imperatore
La lotta nella tormenta
Due Divisioni accerchiate
Il nemico in anticipo
L'ultimo assalto
Mentre sui fronti ...
I prigionieri di Pradis ...
Relazione del
14-12-1918 ...
Non fu congedato ...
Note
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