Bonomi Oscar
Wegscheid bei Linz, li 10 dicembre 1917
L'arrivo a Cregnedul
Il 13 ottobre a mattina assieme ad altri quattro miei compagni
destinati allo stesso battaglione presi la strada della val
Raccolana alla testa della quale si trova il comando del “Val
Fella”.
Avevo fatto una semplice colazione alle otto, mentre i miei
compagni avevano anche pranzato alle ore dieci, e, consegnato
il bagaglio consistente in una cassetta ed un sacco alpino
alla carretta della spesa dei battaglione, mi incamminai su
per la valle verso le ore 11.
La giornata era splendida, una di quelle giornate che son
tanto rare nell’alta Carnia. La strada pure magnifica
aveva elettrizzato i nostri cinque animi e tutti eravamo decisi
a camminare con passo allegro per giungere presto a destinazione.
La valle tanto pittoresca, ci faceva ammirare continuamente
le bellezze della natura e le piccole cascate che numerose
s’incontravano lungo la strada.
Ovunque c’era silenzio e noi meravigliati si esclamava: “Ma
dove andiamo?” “Si va al fronte “rispondeva.
un altro.“ .
“E questo si chiama fronte? Io lo chiamo un luogo
di villeggiatura. “Aggiungeva aspirante Baldi.
Ad una voltata della strada si vide venire giù un’automobile
piena di ufficiali. “Ehi, ragazzi” dissi io “Qui
bisogna fare buona figura e non mostrarci cappelloni“ Ci
mettemmo uno avanti l’altro e quando passò l’automobile
ognuno fece il suo rispettoso saluto. Era il Re.
Guarda, guarda come si è invecchiato “esclamò il
romano Pace“ quando lo vidi a Roma 1‘ultima volta
era molto più florido.“
“Ma che vuoi “gli risposi“ Dal primo
giorno di guerra ad oggi ha fatto un enorme cambiamento. Da
bruno che era prima è divenuto molto grigio.”
Ma la visione di altri panorami pose fine alle considerazioni
sulla persona del Re alla quale nessuno pensò più.
Intanto il bel sole della mattina era scomparso; grosse nuvolaglie
coprivano il cielo e le montagne fatte più aspre davano
un aspetto selvaggio al paese.
Giungemmo a Saletto ove, per la proibizione dei comandi,
a quell’ora non si poteva acquistare nulla. La mancanza
assoluta delle salmerie che potevano condurci ai Piani in breve
tempo fece sì che noi camminammo sfiduciati e tutti
divenimmo di cattivo umore poiché dovevamo fare molti
chilometri in salita ed erano già le ore quindici.
Perciò fu giocoforza continuare la strada a piedi sempre
pronti a saltare su di una carretta o su di un camion per fare
la strada in meno tempo. Finalmente sentimmo alle nostre spalle
il rumore di una carretta. Ci fu un barlume di speranza ed
istintivamente le nostre fisionomie assunsero un carattere
gaio. Ci voltammo e vedemmo che una carretta trainata da due
muli avanzava di buon trotto. In un attimo ci mettemmo d’accordo
per dar l’assalto e salirci sopra. Tutto andò bene
e noi pigiati nella carretta proseguimmo la via.
Un colpo improvviso, prolungato con forti boati ci scosse. “ Tuona
già “ esclamò Pace “ questa sera
arriveremo bagnati. “
“ Non è un tuono signor tenente “ obbiettò il
conducente ( un alpino del battaglione VaI F ella) “ E’un
colpo da 280 il cui pezzo si trova più avanti. “ (
5 )
“ Oh, siamo arrivati dunque al fronte “ soggiunse
Baldi “ E’finita la bella villeggiatura. “
Così discorrendo arrivammo ai Piani di Saletto dove
la carretta si fermò definitivamente. Scendemmo e ci
recammo al comando delle salmerie per avere il permesso di
continuare la strada con un mezzo qualunque purchè non
fossero le nostre gambe.
Ma il comando era in quel momento privo di ufficiali,. il
sergente delle salmerie non -aveva muli e due camion erano
partiti poco prima per Borboz ove risiedeva il comando del
gruppo alpini. La sfortuna ci perseguitava fino alla fine!
La nostra carriera iniziava con tutte disdette! Così ricominciammo
il cammino a piedi mentre un pessimo umore s’impadroniva
di noi. Allora riprendemmo il cammino a piedi cercando delle
scorciatoie per abbreviare la strada. Dopo qualche tempo la
via era tutta a tourniquets, cosa che ci mise addirittura spavento.
Baldi ed io cercammo di arrampicarci su per la montagna
scommettendo cogli altri tre compagni che noi due arrivavamo
parecchio tempo prima. Infatti cominciammo L’aspra salita
resa più difficile dallo scorrere di un torrentello
entro l’acqua del quale era qualche volta necessario
mettere i piedi. Infatti dopo numerosi sforzi arrivammo ad
un tourniquet prima degli altri,. ma intanto un camion veniva
su per la salita. I tre aspiranti che erano indietro fecero
fermare L’autocarro e vi montarono sopra. Allora noi
due ritornammo indietro di tutta corsa e così anche
noi salimmo sul veicolo tanto desiderato
E così dopo un quarto d’ora di camion ( che
manovrava ad ogni tourniquet passando velocemente le zone battute)
giungemmo a Barboz sede del comando del gruppo alpino.
Scendemmo ed un ufficiale ci disse di attendere un po’perché salutassimo
il colonnello Cavarzerani. Qualche minuto appresso ci presentammo
al comandante il gruppo alpino, il quale ci disse le parole
d’occasione e ci salutò colla speranza che noi
facessimo sempre il nostro dovere.
A Barboz la strada era finita e lì cominciava la
mulattiera che conduceva al fondo valle. Così ci rimettemmo
in moto con un soldato che recandosi a Plagnota ci faceva da
guida.
Qua e là c’era un po’di neve,. delle
batterie da 280 erano in postazione. Dei baracchini sfondati,
dei ricoveri distrutti e delle cannonate intermittenti mostravano
che lì la guerra effettivamente si combatteva.
Intanto l’aria si era mutata, un forte vento soffiava
dalle gole dei monti ed anche una debole tormenta ci dava molto
fastidio. Così arrivammo ai ricoveri di Cregnedul stanchi
e affamati, io specialmente che dalle otto del mattino non
prendevo cibo.
Alcuni ufficiali ci offersero una tazza di caffè caldo
che ci fece proprio bene. Dopo esserci riposati alquanto e
accompagnati da due ufficiali del 133° Regg. Fanteria salutammo
i nuovi amici ed incominciammo L’aspra ascesa sotto la
tormenta che andava aumentando di intensità.
La meta era ancora lontana ed i ricoveri della Plagnota,
sede del comando di battaglione erano ancora molto distanti
da noi. Tutti eravamo stanchi morti ed io ero addirittura sfinito
dalla fame e dal digiuno. Al I° posto di corrispondenza
ci fermammo e bevemmo dell’acqua,. una seconda tappa
fu fatta a quota 1940 comandata dal tenente mitragliere conte
Antonio di Prampero. Imbruniva; il vento sibilava fortemente
fra le rocce e fra i fili telefonici e teleferici, mentre un
nevischio gelato ci sferzava terribilmente il viso. E la meta
non era ancora raggiunta.
Col respiro affannoso, colla fronte madida di sudore, col
freddo che percorreva il nostro corpo, arrivammo finalmente
alla Plagnota, al comando del battaglione VaI Fella e fummo
subito presentati al maggiore Urbanisper l’assegnazione
alle diverse compagnie. n maggiore s’inquietò perché il
colonnello Cavarzerani non gli aveva telefonato la nostra venuta,
tanto più che eravamo partiti a piedi da Chiusaforte.
L’aiutante maggiore tenente Cavani d’Alessandro,
detto don Pipetta prese subito a proteggere l’aspirante
Baldi che essendo della Marsica gli era quasi compatriota.
Il maggiore cominciò ad assegnarci alle compagnie
ed io ero già destinato all’8°. Ma avendo
messo Baldi allo S.M e sapendo che io abitavo ad Udine, sua
città natale fui messo in una quota piuttosto privilegiata
e destinato alla 270°. Pace passò all’8° e
degli altri due uno alla 869° e l’altro essendo della
classe del 1899 passò alla compagnia di marcia. Così in
meno di dieci minuti ognuno aveva avuto la sua destinazione
Siccome eravamo affamati, subito provvidero per farci rifocillare
alle mense ufficiali. Essendo quella della 270° ancora
più in alto dovetti camminare nuovamente. 10 non ne
potevo proprio più, l’aspirante Mapelli giunto
due giorni avanti mi offerse il suo alpenstock per camminare
meglio, ma io non potevo più procedere oltre. Allora
aiutato dal S. tenente Delù e da Mapelli giunsi finalmente
alla mensa dove per quella sera ci venne anche Pace.
“ L’aspirante Bonomi è malato. “ disse
Delù ai commensali. “ Macchè malato “ risposi
pronto, punto nel vivo “ E’dalle otto di questa
mattina che non mangio e col cammino fatto non son capace di
stare in piedi. “ Infatti delle calde vivande portate
in tavola mi rinvigorirono,. due tazze di caffè caldissimo,
un bicchiere di vino nero brulè ed il calore di una
stufa caldissima mi fecero completamente ristabilire.
“ Dormirai nel mio baracchino “ mi disse il
sottotenente Frerejan “ giacche c’è ancora
una branda vuota,’e siccome l’altro giorno è morto
il sergente maggiore è facilissimo che per facilitarmi
il compito tu resti nel 2° plotone. “
E così, dopo la mensa, verso le ore ventitre salii
col tenente Frerejan a quota 2282 per coricarmi. Bevvi della
strega e del cognac e quindi me ne andai a dormire vestito
ma senza le scarpe.
Così arrivai sul monte Cregnedul a quota 2282 con
un giorno di neve e di tormenta ed ebbe inizio la mia vita
di guerra, che per la fatalità degli eventi non doveva
durare molto a lungo.