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3 - Prefazione - L'arrivo a Cregnedul
di Oscar Bonomi

Storia di un aspirante ufficiale durante la Grande Guerra

 

Prefazione

 

Queste memorie, scritte durante il tempo della penosa prigionia che sempre torturò l’animo di prigionieri i quali si vedevano trattati nel modo più iniquo(4) e camorristico, sono poche facciate di storia intima e veritiera.

Ci sarà qualcuno che non crederà a certi particolari delle tristi peripezie alle quali eravamo sottoposti noialtri prigionieri.

Ma se c’è uno scettico che sarà incredulo a quel che dico, lo domandi senz’altro a qualche mio compagno di sventura e si faccia dire da lui la pura verità.

Io non sono scrittore ne a tanto aspiro; perciò se la purezza della lingua non è troppo osservata è dovuto al fatto che per la mia giovane età non mi sono ancora approfondito nella perfetta conoscenza della lingua.

Per quello che riguarda i fatti essi sono esposti nell’ordine col quale sono avvenutie descritti senza alcuna parzialità.

Con ciò chiudo questa breve prefazione e lascio libero il lettore di sfogliare queste memorie a me tanto care e piene di ricordi dolci e dolorosi.

 

 

Bonomi Oscar
Wegscheid bei Linz, li 10 dicembre 1917

 

 

L'arrivo a Cregnedul

Il 13 ottobre a mattina assieme ad altri quattro miei compagni destinati allo stesso battaglione presi la strada della val Raccolana alla testa della quale si trova il comando del “Val Fella”.

Avevo fatto una semplice colazione alle otto, mentre i miei compagni avevano anche pranzato alle ore dieci, e, consegnato il bagaglio consistente in una cassetta ed un sacco alpino alla carretta della spesa dei battaglione, mi incamminai su per la valle verso le ore 11.

La giornata era splendida, una di quelle giornate che son tanto rare nell’alta Carnia. La strada pure magnifica aveva elettrizzato i nostri cinque animi e tutti eravamo decisi a camminare con passo allegro per giungere presto a destinazione. La valle tanto pittoresca, ci faceva ammirare continuamente le bellezze della natura e le piccole cascate che numerose s’incontravano lungo la strada.

Ovunque c’era silenzio e noi meravigliati si esclamava: “Ma dove andiamo?” “Si va al fronte “rispondeva. un altro.“ .

“E questo si chiama fronte? Io lo chiamo un luogo di villeggiatura. “Aggiungeva aspirante Baldi.

Ad una voltata della strada si vide venire giù un’automobile piena di ufficiali. “Ehi, ragazzi” dissi io “Qui bisogna fare buona figura e non mostrarci cappelloni“ Ci mettemmo uno avanti l’altro e quando passò l’automobile ognuno fece il suo rispettoso saluto. Era il Re.

Guarda, guarda come si è invecchiato “esclamò il romano Pace“ quando lo vidi a Roma 1‘ultima volta era molto più florido.“

“Ma che vuoi “gli risposi“ Dal primo giorno di guerra ad oggi ha fatto un enorme cambiamento. Da bruno che era prima è divenuto molto grigio.”

Ma la visione di altri panorami pose fine alle considerazioni sulla persona del Re alla quale nessuno pensò più. Intanto il bel sole della mattina era scomparso; grosse nuvolaglie coprivano il cielo e le montagne fatte più aspre davano un aspetto selvaggio al paese.

Giungemmo a Saletto ove, per la proibizione dei comandi, a quell’ora non si poteva acquistare nulla. La mancanza assoluta delle salmerie che potevano condurci ai Piani in breve tempo fece sì che noi camminammo sfiduciati e tutti divenimmo di cattivo umore poiché dovevamo fare molti chilometri in salita ed erano già le ore quindici. Perciò fu giocoforza continuare la strada a piedi sempre pronti a saltare su di una carretta o su di un camion per fare la strada in meno tempo. Finalmente sentimmo alle nostre spalle il rumore di una carretta. Ci fu un barlume di speranza ed istintivamente le nostre fisionomie assunsero un carattere gaio. Ci voltammo e vedemmo che una carretta trainata da due muli avanzava di buon trotto. In un attimo ci mettemmo d’accordo per dar l’assalto e salirci sopra. Tutto andò bene e noi pigiati nella carretta proseguimmo la via.

Un colpo improvviso, prolungato con forti boati ci scosse. “ Tuona già “ esclamò Pace “ questa sera arriveremo bagnati. “

“ Non è un tuono signor tenente “ obbiettò il conducente ( un alpino del battaglione VaI F ella) “ E’un colpo da 280 il cui pezzo si trova più avanti. “ ( 5 )

“ Oh, siamo arrivati dunque al fronte “ soggiunse Baldi “ E’finita la bella villeggiatura. “

Così discorrendo arrivammo ai Piani di Saletto dove la carretta si fermò definitivamente. Scendemmo e ci recammo al comando delle salmerie per avere il permesso di continuare la strada con un mezzo qualunque purchè non fossero le nostre gambe.

Ma il comando era in quel momento privo di ufficiali,. il sergente delle salmerie non -aveva muli e due camion erano partiti poco prima per Borboz ove risiedeva il comando del gruppo alpini. La sfortuna ci perseguitava fino alla fine! La nostra carriera iniziava con tutte disdette! Così ricominciammo il cammino a piedi mentre un pessimo umore s’impadroniva di noi. Allora riprendemmo il cammino a piedi cercando delle scorciatoie per abbreviare la strada. Dopo qualche tempo la via era tutta a tourniquets, cosa che ci mise addirittura spavento.

Baldi ed io cercammo di arrampicarci su per la montagna scommettendo cogli altri tre compagni che noi due arrivavamo parecchio tempo prima. Infatti cominciammo L’aspra salita resa più difficile dallo scorrere di un torrentello entro l’acqua del quale era qualche volta necessario mettere i piedi. Infatti dopo numerosi sforzi arrivammo ad un tourniquet prima degli altri,. ma intanto un camion veniva su per la salita. I tre aspiranti che erano indietro fecero fermare L’autocarro e vi montarono sopra. Allora noi due ritornammo indietro di tutta corsa e così anche noi salimmo sul veicolo tanto desiderato

E così dopo un quarto d’ora di camion ( che manovrava ad ogni tourniquet passando velocemente le zone battute) giungemmo a Barboz sede del comando del gruppo alpino.

Scendemmo ed un ufficiale ci disse di attendere un po’perché salutassimo il colonnello Cavarzerani. Qualche minuto appresso ci presentammo al comandante il gruppo alpino, il quale ci disse le parole d’occasione e ci salutò colla speranza che noi facessimo sempre il nostro dovere.

A Barboz la strada era finita e lì cominciava la mulattiera che conduceva al fondo valle. Così ci rimettemmo in moto con un soldato che recandosi a Plagnota ci faceva da guida.

Qua e là c’era un po’di neve,. delle batterie da 280 erano in postazione. Dei baracchini sfondati, dei ricoveri distrutti e delle cannonate intermittenti mostravano che lì la guerra effettivamente si combatteva.

Intanto l’aria si era mutata, un forte vento soffiava dalle gole dei monti ed anche una debole tormenta ci dava molto fastidio. Così arrivammo ai ricoveri di Cregnedul stanchi e affamati, io specialmente che dalle otto del mattino non prendevo cibo.

Alcuni ufficiali ci offersero una tazza di caffè caldo che ci fece proprio bene. Dopo esserci riposati alquanto e accompagnati da due ufficiali del 133° Regg. Fanteria salutammo i nuovi amici ed incominciammo L’aspra ascesa sotto la tormenta che andava aumentando di intensità.

La meta era ancora lontana ed i ricoveri della Plagnota, sede del comando di battaglione erano ancora molto distanti da noi. Tutti eravamo stanchi morti ed io ero addirittura sfinito dalla fame e dal digiuno. Al I° posto di corrispondenza ci fermammo e bevemmo dell’acqua,. una seconda tappa fu fatta a quota 1940 comandata dal tenente mitragliere conte Antonio di Prampero. Imbruniva; il vento sibilava fortemente fra le rocce e fra i fili telefonici e teleferici, mentre un nevischio gelato ci sferzava terribilmente il viso. E la meta non era ancora raggiunta.

Col respiro affannoso, colla fronte madida di sudore, col freddo che percorreva il nostro corpo, arrivammo finalmente alla Plagnota, al comando del battaglione VaI Fella e fummo subito presentati al maggiore Urbanisper l’assegnazione alle diverse compagnie. n maggiore s’inquietò perché il colonnello Cavarzerani non gli aveva telefonato la nostra venuta, tanto più che eravamo partiti a piedi da Chiusaforte.

L’aiutante maggiore tenente Cavani d’Alessandro, detto don Pipetta prese subito a proteggere l’aspirante Baldi che essendo della Marsica gli era quasi compatriota.

Il maggiore cominciò ad assegnarci alle compagnie ed io ero già destinato all’8°. Ma avendo messo Baldi allo S.M e sapendo che io abitavo ad Udine, sua città natale fui messo in una quota piuttosto privilegiata e destinato alla 270°. Pace passò all’8° e degli altri due uno alla 869° e l’altro essendo della classe del 1899 passò alla compagnia di marcia. Così in meno di dieci minuti ognuno aveva avuto la sua destinazione

Siccome eravamo affamati, subito provvidero per farci rifocillare alle mense ufficiali. Essendo quella della 270° ancora più in alto dovetti camminare nuovamente. 10 non ne potevo proprio più, l’aspirante Mapelli giunto due giorni avanti mi offerse il suo alpenstock per camminare meglio, ma io non potevo più procedere oltre. Allora aiutato dal S. tenente Delù e da Mapelli giunsi finalmente alla mensa dove per quella sera ci venne anche Pace.

“ L’aspirante Bonomi è malato. “ disse Delù ai commensali. “ Macchè malato “ risposi pronto, punto nel vivo “ E’dalle otto di questa mattina che non mangio e col cammino fatto non son capace di stare in piedi. “ Infatti delle calde vivande portate in tavola mi rinvigorirono,. due tazze di caffè caldissimo, un bicchiere di vino nero brulè ed il calore di una stufa caldissima mi fecero completamente ristabilire.

“ Dormirai nel mio baracchino “ mi disse il sottotenente Frerejan “ giacche c’è ancora una branda vuota,’e siccome l’altro giorno è morto il sergente maggiore è facilissimo che per facilitarmi il compito tu resti nel 2° plotone. “

E così, dopo la mensa, verso le ore ventitre salii col tenente Frerejan a quota 2282 per coricarmi. Bevvi della strega e del cognac e quindi me ne andai a dormire vestito ma senza le scarpe.

Così arrivai sul monte Cregnedul a quota 2282 con un giorno di neve e di tormenta ed ebbe inizio la mia vita di guerra, che per la fatalità degli eventi non doveva durare molto a lungo.


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Udine, estate 1917
Prefazione
L’arrivo a Cregnedul
Prime giornate
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La natura ad alta quota
Un brutto quarto d’ora.
Ritirata
Verso Pecol
Da Pecol a Chiusaforte
Da Chiusaforte a Stazione Carnia
E' un vero peccato
Hanno visto la battaglia di Pradis
Un parente dell'Imperatore
La lotta nella tormenta
Due Divisioni accerchiate
Il nemico in anticipo
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Mentre sui fronti ...
I prigionieri di Pradis ...
Relazione del
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Note
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