Questa volta
son proprio loro. Precede una pattuglia, poi avanza una compagnia: è la
Divisione dei cacciatori imperiali, equipaggiata come per una
rivista: elmi d'acciaio, sottogola abbassato e fucile a spall'arm.
Marciano per quattro: i pastrani rimboccati fanno vedere che
ogni soldato ha ginocchiere di cuoio giallo e stivaloni alla
russa.
Vogliono acqua.
Gli ufficiali ordinano che gli abitanti dispongano sulla soglia
dei secchi colmi: passando, ciascuno attinge e riempie la borraccia.
La sfilata prosegue, pesante e compatta. Gli ufficiali si danno
grandi arie, come se fossero sui marciapiedi dell'Unter den Linden,
hanno due dita di colletto fuor dal bavero e si girano tutti
d'un pezzo: forse qualcuno porta la bustina. Dei soldati, ve
n'ha d'ogni tipo: alcuni sono imbronciati e taciturni, altri
hanno la barzelletta pronta per far ridere la squadra. Un «feldwebel» trae
dal pastrano un ombrellino da signora e lo agita in aria: --Questo
regalare a Cadorna.-
E' mezzogiorno.
La coda della divisione ha appena svoltato dietro la chiesa,
per la strada che mena a Pradis, e già incominciano a
passar le carrette. Piccole a due ruote, trainate da cavalli
magri e nervosi. Arriva un generale con lo stato maggiore: i
cortili sono invasi da cavalli e da ordinanze, le cucine sono
occupate da squadre di cucinieri che fanno fuoco con le sedie
e le porte. Dalla strada si ode il passo cadenzato di altri battaglioni
che salgono: ogni tanto il fragore di un traino di artiglieria.
Poco dopo
il cannone tuona improvvisamente dietro il Monte Pala, ch’è a
tramontana di Clauzetto e lo sovrasta. Da un istante all'altro
il paese è in trambusto. Soldati di sanità irrompono
di corsa" rovistano le case in cerca di tavoli e panconi,
abbattono a spalIate le porte del Municipio e della canonica
e infiggono sugli stipiti gli stendardi della Croce Rossa. Cominciano
ad arrivare feriti, quali in barella, quali sorretti dai compagni.
Tutti sono eccitatissimi. Si odono ufficiali imprecare contro
gli Italiani.
Che cosa è successo?
Un battaglione che marciava da Pradis verso Pielungo è stato
preso sotto il fuoco delle mitragliatrici italiane. Tra i morti
c'è un maggiore imparentato con la Casa imperiale. Gli
ufficiali sono furibondi. Si sono messi intesta che siano stati
i borghesi a sparare: tutti gli uomini siano arrestati. Il cannone
continua a tuonare. Ora crepitano le mitragliatrici, a raffiche
rabbiose: sparano a nastri interi. Ma allora non è più una
scaramuccia: allora è una battaglia.
Era infatti
una battaglia. Le avanguardie dei cacciatori imperiali s'erano
scontrate con le avanguardie di una colonna italiana, formata
da due divisioni, la 63° e la 36° che da Pielungo tentavano
di aprirsi il passo verso Clauzetto e la pianura.
Ma qui occorre
tornare indietro di qualche giorno. L’alba del 24 ottobre
aveva trovato la 36° divisione di fanteria del generale Taranto
in posizione di difesa a oltranza alle testate delle valli Fella,
Dogna e Raccolana: esse sbarravano il valico della Pontebbana
e proteggevano ad oriente il Canale del Ferro nel cui fondo scorre
la strada nazionale: Chiusaforte è la chiave di questo
complicato nodo di valli.
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