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La natura osservata dalla quota
di Oscar Bonomi

Storia di un aspirante ufficiale durante la Grande Guerra

La natura osservata dalla quota

Sebbene si fosse alla metà di ottobre 1’inverno regnava già alla mia quota. Neve e tormenta paralizzavano le comunicazioni fra il comando del battaglione e quello del mio plotone tanto che continuamente delle corvèe di alpini dovevano ripulire la mulattiera nascosta dalla neve. Mentre dall'alto presso i ricoveri sorvegliavo il compimento dei lavori, io guardavo il manto bianco del Cregnedul che diminuiva gradatamente verso la valle che appariva ancora verde, ed osservavo anche la nebbia che digradava scoprendo da quella specie di cortina qualche tratto del panorama.

Quante volte mi divertivo a vederla passare fra le gole dei monti come una colonna di fumo dilagante in tutte le direzioni ed allora il cielo che si era mantenuto bello sino in quel momento diventava grigio e si oscurava.

Specialmente allora corvi e cornacchie uscivano dai loro nidi e gravi volavano qua e là molti e molti metri più bassi del mio posto di osservazione. Scomparsa la valle vedevo il mare di nebbia che saliva, saliva cercando di raggiungere le vette ed avvicinandosi alla quota il panorama s'impiccioliva sempre di più.

Scompariva Plagnota e poscia a poco a poco tutto era sommerso dalla nebbia e conveniva ritirarsi nei baraccamenti. Le giornate più pesanti erano proprio quelle nebbiose perché oltre a trovarci soli a tanta altezza lontani dal mondo civile, eravamo seppelliti da quella massa grigia che c’impediva di guardare anche alle piccolissime distanze.

Tuttavia la nebbia quando era sola non dava molto fastidio. Era invece assai temibile quando la tormenta martoriava la quota. Allora era proprio un affare serio. La neve gelata, spinta dal vento in tutte le direzioni, s’addensava formando distese insidiose per 1’incauto che mettendo un piede in fallo restava seppellito fino al torace.

Essa era poi così gelata che il viso che la riceveva era martoriato come se fosse trafitto da tante spine. La respirazione sotto la tormenta era assai faticosa se non addirittura impossibile.

Si sentiva freddo e non si poteva andare molto coperti altrimenti il vento impediva qualsiasi movimento, tanto più che venendo da tutte le direzioni non si poteva scegliere nessuna posizione conveniente per poterla sopportare con meno disagio.

Spesso ho dovuto gettarmi disteso sulla neve, aggrappato a qualche sporgenza per non essere portato via dalle correnti aeree che violentemente investivano la montagna. Quante volte fui bloccato con Frerejan dentro il ricovero poiché la neve era così alta che ci impediva L’uscita. Per questo non erano rari gli incidenti tragicomici che mettevano il buon umore nei nostri animi depressi dal maltempo. Ma anche le belle giornate, quantunque rare erano intercalate con quelle orrende. Alle volte verso le cinque del mattino, quando facevo L’ultimo giro d’ispezione non era raro il caso che percorrendo il camminamento alzavo risolutamente il capo e mi scoprivo fino al torace... già i cecchini tiravano tanto di rado! L’ammirazione per la natura era tale e tanta che mi faceva perfino dimenticare d’essere in guerra. Un’alba serena a più di duemila metri di altezza nel mese di ottobre non tutti hanno l'onore di osservarla. Ed io infatti restavo estatico ad ammirare quei picchi nevosi e semioscuri che si elevavano con forme aspre e risolute nel cielo che cominciava a prendere una leggera intonazione giallastra. Giù nella valle Seebach ancora buia, cupo rumoreggiava il Reib (7). Colle mani sprofondate nell'enormi tasche del mio pastrano, il bavero alzato fin sopra le orecchie, il passamontagna calato sul viso io restavo così qualche momento ad ammirare il panorama. il Predil, il monte Rombon, la sella Rombon, il CucIa, il monte Nero, il Canin formavano una lunga serie ininterrotta di picchi e speroni. Respiravo quell'aria gelida e fina che mi elettrizzava 10 spirito e centuplicava le mie energie facendomi nascere nell'animo la volontà di compier sempre cose nuove e di continuare 10 studio dell'arte nel quale già da tempo mi dedicavo. L’alba faceva nascere in me i proponimenti che in gran numero si affacciavano alla mia mente entusiasta per le cose belle ed artistiche. Io mi vedevo così in avvenire certo, senza molte difficoltà, avevo speranza di strappare qualche alloro nel campo dell'arte e coll'animo oltremodo sereno scendevo verso i ricoveri per recarmi a riposare ...ma se L’alba tanto bella mi dava la speranza di poter compiere col tempo delle belle cose, non meno poetico era il tramonto che mi faceva risvegliare nella mente tutti i ricordi più belli e più cari della mia giovane esistenza. E così verso sera, quando i lavori del camminamento erano sospesi ed i soldati a frotte ritornavano verso i ricoveri ed a capannelli ridevano e scherzavano fuori dei medesimi, io in mezzo a loro guardavo in silenzio 10 spettacolo di fuoco che avevo innanzi . Punta Plagnis, cima Portati, il Montasio a destra, la catena del Canin alla sinistra e Mariano (? ) in fondo erano tutte indorate dagli ultimi raggi del sole morente. n tramonto che tingeva il Predil in violetto e faceva rosseggiare la parte italiana mi faceva ricordare che infondo a quel rosso c'era Udine la città che tanto tempo mi ospitò e mi vide crescere, che laggiù c'era la mia mamma, la più cara amica che l'uomo abbia sulla terra. Mi ricordavo il dolore che provava quando salutandola stavo per salire su quel treno che mi portava al fronte, lontano da lei, la rivedevo quando assieme a mio padre e mia sorella mi salutava agitando il fazzoletto dal passaggio a livello. 10 che mi attendevo quel saluto commosso le rispondevo fingendo di essere allegro. Mi ricordavo tutti particolari di quel breve viaggio mentre le parole dette da mia sorella nel momento di partire mi ritornavano sempre all'orecchio. " Ricordati Oscar, ammazzati piuttosto che darti prigioniero. " (8 ) Queste parole le aveva pronunciate per celia o diceva davvero? E guardando fissamente tutte le gradazioni di tinta che assumeva L’orizzonte una voce segreta mi partiva dal cuore ed esclamava addolorata: " Madre, madre mia, genitori diletti quando vi rivedrò? " n sole morente mi ricordava ancora il mio amore tramontato, finito, spezzato mentre era appena spuntato,. la mia idealità, troppo alta, si era piegata ed aveva dovuto cedere dinanzi alla realtà dei fatti. Coll'ideale infranto mi sentivo lassù sperduto e solo nell'ora del tramonto che rende sempre mesto l'animo dell'uomo sentimentale. E mentre pensavo a quella figura superbetta che tiranneggiava il mio cuore, un’altra figura di ragazza la cui fotografia era da me molto ben custodita, si sostituiva alla prima e finiva col prendere il sopravvento. Mi pensava forse qualche volta? Sentiva per caso anche lei qualche affezione per me? O ero solo io che avevo una simpatia per lei?

Ed il velo della sera che scendeva oscurando a poco a poco tutta la valle, rendeva cupo e triste il mio spirito rivolto a quell’ora tutto verso i genitori, verso il mio amore, ma soprattutto verso mia madre, forse la persona più cara che io avevo nel cuore.


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Un brutto quarto d’ora.
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Da Pecol a Chiusaforte
Da Chiusaforte a Stazione Carnia
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Hanno visto la battaglia di Pradis
Un parente dell'Imperatore
La lotta nella tormenta
Due Divisioni accerchiate
Il nemico in anticipo
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I prigionieri di Pradis ...
Relazione del
14-12-1918 ...
Non fu congedato ...
Note
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