|
Mentre sui fronti si verificavano questi drammatici avvenimenti,
nelle retrovie era tutto un caos di gente che, come in Carnia, fuggiva
di fronte al dilagare di un nemico non molto tenero certamente nei
nostri confronti.
Ad Udine alla partenza del treno che lo portava a Chiusaforte il
padre, la mamma Elena e la sorella Adalgisa avevano salutato Oscar
che si avviava al fronte. Dopo pochi giorni, però, cominciarono
a trapelare voci su un possibile imminente attacco austro- tedesco
sul fronte dell'Isonzo e chi ne aveva la possibilità cominciò a
fare le valigie e a portarsi in luoghi meno insicuri. Il padre Raffaele
(senior) spedì la moglie e la figlia a Savona presso i parenti
Traverso, che erano i suoceri dell’altro figlio, Deusdedit.
Deusdedit era maggiore di mio padre di tredici anni. Era capitano
di lungo corso e durante la guerra andò avanti e indietro
per il Mediterraneo e l’Atlantico al comando di navi da trasporto
cariche di materiali bellici o di truppe. Una volta, tornando dall’Albania
con un carico di prigionieri austriaci, fu silurato al largo delle
coste calabresi; riuscì a stivare nelle scialuppe tutto l'equipaggio
e tutti i prigionieri e, giunto a riva, raggruppò i marinai
da una parte e i prigionieri dall’altra, poi disse:
« lo e i miei marinai cerchiamo il paese più vicino.
Quanto a voi prigionieri, ho fatto il mio dovere perché vi
ho salvato la vita a costo di mettere a rischio la nostra, adesso
andate un po' dove vi pare che mi avete seccato abbastanza!»
S’avviò con i suoi marinai dietro. I prigionieri confabularono
un po' fra di loro poi, non sapendo cosa fare ne dove fossero di
preciso, gli andarono appresso fmché furono presi in consegna
dai carabinieri del luogo. Per questa azione al tenente di vascello
Bonomi Deusdedit venne assegnata la croce al merito.
Un'altra volta al comando di un trasporto di materiale bellico americano,
venne silurato in pieno Atlantico allargo della Cornovaglia a circa
mille miglia dalla costa ( 1800 Km.). Salvatisi sulle scialuppe,
infuse coraggio ai suoi e, messe le mani ai remi arrivarono quasi
in vista della costa, dove furono ripescati da un mercantile. Si
guadagnò la medaglia di bronzo.
Mentre la madre e la sorella erano al sicuro a Savona, il padre
Raffaele (senior) restava imperterrito ad Udine al suo posto di capo
dell'intendenza di finanza. Avvenuto lo sfondamento del fronte a
Caporetto, ad un certo momento entrò di corsa nell'ufficio
un collaboratore che gli gridò:
« Cavaliere, si metta in salvo! Fra mezz'ora parte l'ultimo
treno verso Venezia: fa ancora in tempo a correre a casa sua, arraffare
qualcosa di valore da mettere in salvo e partire.»
Il Cav. Raffaele (senior) rispose che le uniche cose di valore che
meritavano di essere salvate erano quelle dell'intendenza e che,
se le cose stavano così, il tempo per andare a casa non l'aveva.
Vuotò la cassaforte e ficcò tutti i valori in un sacco
assieme ai documenti più importanti poi lo legò ben
bene e lo piombò, quindi se ne andò tranquillamente
alla stazione senza nemmeno passare davanti a casa sua.
In effetti qualcosuccia da portar via l’avrebbe avuta: qualche
oggetto d’argento, le posate, ma il vero patrimonio era costituito
dalla biblioteca: una raccolta di libri antichi che aveva accumulato
nel corso degli anni e che pare venisse consultata anche da vari
studiosi locali. All'inizio della guerra il figlio Oscar, ancora
ragazzo, aveva riposto tutti quei libri in varie casse, raccomandando
al padre di metterle in salvo spedendo il tutto nella casa avita
di Treia, nelle Marche, ma il padre aveva risposto che mai più il
fronte sarebbe crollato e che in ogni caso gli austriaci non erano
mica dei selvaggi e quindi si sarebbero comportati secondo le regole
della migliore educazione senza toccare nemmeno uno spillo.
La morale fu che a guerra finita ed armistizio fIrmato, tornato
ad Udine, trovò la casa del tutto vuota, le pareti ed i soffitti
anneriti, i mobili completamente bruciati sulle piastrelle dei pavimenti.,
i libri spariti: forse asportati o forse semplicemente utilizzati
per accendere i fuochi. Non si può neanche parlare di soldataglie
e di lanzichenecchi, perché la guerra è guerra e comporta
distruzioni ben oltre il necessario; d'altronde alle soglie dell'inverno
quei soldati dovevano ben scaldarsi, asciugarsi e cucinare, e lo
facevano a spese del territorio occupato.
Il Cav. Raffaele arrivò a Treviso, andò subito all'intendenza
di finanza del luogo dove consegnò il sacco con i soldi e
si fece dare una ricevuta. Chiese poi dove dovesse andare a lavorare:
lo mandarono a Bologna, poi a Ferrara ed infine a Mantova dove rimase
fino alla fine delle ostilità.
La famiglia era dispersa: il capofamiglia che vago lava tra un ufficio
e l’altro della Bassa, moglie e figlia profughe a Genova, un
figlio sempre per mare tra tempeste e sottomarini e quell’altro
preso dentro nel gorgo di una ritirata immane. Avevano bene di che
essere angosciati.
|