Il movimento
cominciò a scaglioni, sotto la protezione del forte di monte
Festa che continuava a resistere bravamente. Aprivano la marcia
due battaglioni di alpini friulani, il Gemona e il Vai Fella: il
grosso era composto di fanti, bersaglieri, di cavalleggeri e di
altri alpini, truppe eccellenti, temprate da due anni di guerra
sul Carso e sugli Altipiani.
I Tedeschi avevano
preveduta e parata la mossa. Forzato il passaggio di Cornino, per
la comoda strada pedemontana di Forgaria eVito d’Asio, la
divisione dei cacciatori imperiali raggiungeva Clauzetto fmo dal
mattino del 5 e scantonava nella valle dell’Arzino. Il nemico
aveva manovrato in modo da sorprendere i nostri alla svolta della
valle. La via di scampo era chiusa: bisognava che i nostri se l'aprissero
con le armi. Tragiche giornate del 5 e del 6 novembre alla stretta
di Pielungo e ai pascoli di Pradis, quanti Italiani, oltre ai superstiti,
conoscono la vostra gloria sanguinosa ? Dai combattenti, completamente
circondati, nessun messaggio poteva giungere: occorreva aspettare
le notizie dal nemico. « Soltanto l'altro ieri sera i cannoni
italiani hanno cessato di tuonare », diceva il bollettino
austriaco dell’8 novembre, rendendo omaggio al contegno di « un
valoroso gruppo italiano, comandato dal capo della 36° Divisione »,che
era riuscito a mantenersi « parecchi giorni, appoggiato dalle
opere del Monte San Simeone »,a sud di Tolmezzo, «contro
gli attacchi travolgenti delle nostre truppe di montagna e dei
cacciatori germanici» .Cacciatori erano e perciò s'erano
appostati come a caccia, per sorprendere al varco la selvaggina
italiana. Il costone di Pradis, fra monte Pala e monte Dagn, fu
guarnito da una miriade di mitragliatrici disposte a semicerchio:
intanto due battaglioni della guardia prussiana risalivano la strada
di Pielungo, incontro agli Italiani.
Era il mezzogiorno
del 5. Le avanguardie s'incontrano e fanno fuoco: da un istante
all'altro il combattimento crepita a cavallo della strada e si
propaga per le alture d’intorno. I Tedeschi cominciano a
cadere, falciati dalle mitragliatrici. Irnprecazioni, grida di
rabbia si levano dalle file prussiane. Gli ufficiali .sono furiosi,
perché la truppa vorrebbe retrocedere. I nostri devono fare
economia di cartucce: e avanti all'arma bianca, allora avanti alla
baionetta contro i cespugli di noccioli, contro i muretti delle
malghe, contro i fienili e i fossati.
I Tedeschi indietreggiano.
Sotto ragazzi, la strada è aperta, a Clauzetto vedremo il
piano, a Maniago troveremo la cavalleria! Alle ventitre sono già oltrepassate
le case di Forno, le pattuglie s'inerpicano per il costone di Col
Orton. L’alba del 6 novembre è tarda a venire, perché il
cielo è gonfio e pesante. «Passeremo ? » mormorano
i nostri, coricati dietro i cespugli, le facce scavate dal digiuno,
le mantelline inzuppate di pioggia.
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