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Il nemico in anticipo
Cesco Tomaselli
dal Corriere della Sera del 17 dicembre 1929

Storia di un aspirante ufficiale durante la Grande Guerra



Il movimento cominciò a scaglioni, sotto la protezione del forte di monte Festa che continuava a resistere bravamente. Aprivano la marcia due battaglioni di alpini friulani, il Gemona e il Vai Fella: il grosso era composto di fanti, bersaglieri, di cavalleggeri e di altri alpini, truppe eccellenti, temprate da due anni di guerra sul Carso e sugli Altipiani.

I Tedeschi avevano preveduta e parata la mossa. Forzato il passaggio di Cornino, per la comoda strada pedemontana di Forgaria eVito d’Asio, la divisione dei cacciatori imperiali raggiungeva Clauzetto fmo dal mattino del 5 e scantonava nella valle dell’Arzino. Il nemico aveva manovrato in modo da sorprendere i nostri alla svolta della valle. La via di scampo era chiusa: bisognava che i nostri se l'aprissero con le armi. Tragiche giornate del 5 e del 6 novembre alla stretta di Pielungo e ai pascoli di Pradis, quanti Italiani, oltre ai superstiti, conoscono la vostra gloria sanguinosa ? Dai combattenti, completamente circondati, nessun messaggio poteva giungere: occorreva aspettare le notizie dal nemico. « Soltanto l'altro ieri sera i cannoni italiani hanno cessato di tuonare », diceva il bollettino austriaco dell’8 novembre, rendendo omaggio al contegno di « un valoroso gruppo italiano, comandato dal capo della 36° Divisione »,che era riuscito a mantenersi « parecchi giorni, appoggiato dalle opere del Monte San Simeone »,a sud di Tolmezzo, «contro gli attacchi travolgenti delle nostre truppe di montagna e dei cacciatori germanici» .Cacciatori erano e perciò s'erano appostati come a caccia, per sorprendere al varco la selvaggina italiana. Il costone di Pradis, fra monte Pala e monte Dagn, fu guarnito da una miriade di mitragliatrici disposte a semicerchio: intanto due battaglioni della guardia prussiana risalivano la strada di Pielungo, incontro agli Italiani.

Era il mezzogiorno del 5. Le avanguardie s'incontrano e fanno fuoco: da un istante all'altro il combattimento crepita a cavallo della strada e si propaga per le alture d’intorno. I Tedeschi cominciano a cadere, falciati dalle mitragliatrici. Irnprecazioni, grida di rabbia si levano dalle file prussiane. Gli ufficiali .sono furiosi, perché la truppa vorrebbe retrocedere. I nostri devono fare economia di cartucce: e avanti all'arma bianca, allora avanti alla baionetta contro i cespugli di noccioli, contro i muretti delle malghe, contro i fienili e i fossati.

I Tedeschi indietreggiano. Sotto ragazzi, la strada è aperta, a Clauzetto vedremo il piano, a Maniago troveremo la cavalleria! Alle ventitre sono già oltrepassate le case di Forno, le pattuglie s'inerpicano per il costone di Col Orton. L’alba del 6 novembre è tarda a venire, perché il cielo è gonfio e pesante. «Passeremo ? » mormorano i nostri, coricati dietro i cespugli, le facce scavate dal digiuno, le mantelline inzuppate di pioggia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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Passato remoto, ma sempre presente
Un ragazzo a Caporetto
Una famiglia nella guerra
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