I prigionieri di Pradis furono incolonnati ed avviati verso l'interno
dell'impero austro-ungarico. Il trasferimento fu lungo e faticoso
perché attraverso la pianura friulana e le montagne della
Slovenia dovettero raggiungere Lubiana sempre a piedi (170 Km. circa)
e senza mangiare. Qui furono caricati sui treni e portati a destino.
Con altri ufficiali mio padre fu destinato al campo di concentramento
di Wegscheid bei Linz, nell’Alta Austria; dove scrisse le note
che sono già state riportate più sopra. Il ricordo
che conservava di quel lungo periodo di prigionia fu di fame e di
freddo ma non di umiliazioni. Quel campo era riservato agli ufficiali
e forse il trattamento ai prigionieri era un po' più signorile
che non nei campi per la truppa, ma si ha ragione di credere che
neppure ai soldati fossero inflitte umiliazioni gratuite, salvo magari
qualche sfottitura da parte dei guardiani di bassa forza. Nulla comunque
di paragonabile al calvario inenarrabile passato dai nostri soldati
caduti prigionieri in Russia o nelle mani dei tedeschi dopo L’8
settembre durante la seconda guerra mondiale. Fame però sì,
e tanta.
Durante la prima guerra mondiale le comunicazioni tra familiari
e prigionieri erano abbastanza rapide e frequenti e non così incerte
o del tutto inesistenti come nella seconda, efficienti al punto che
i prigionieri riuscirono qualche volta a spedire dei telegrammi a
casa. Così il 7 dicembre, un mese dopo la cattura, arriva
a Savona la notizia che il figlio Oscar era sano e salvo, anche se
prigioniero. Possiamo immaginare la gioia della madre e della sorella
che dovevano aver passato un mese d'angoscia e che immediatamente
inviano un telegramma al padre presso l'intendenza di finanza di
Bologna:
<<BONOMI RAFFAELE PRESSO INTENDENZA FINANZA BOLOGNA SAVONA 146-18-7 -15H55 VISTAT OSCAR
SCRITTO ESSERE PRIGIONIERO BUONA SALUTE INVIERA INDIRIZZO BACI
DA TUTTI BONOMI»
La famiglia si iscrisse immediatamente alla " Lega fra le famiglie
dei prigionieri di guerra" con sede a Bologna, il cui scopo
era quello di alleviare le sofferenze dei prigionieri e i disagi
che i familiari incontravano per inviare loro notizie e pacchi viveri.
L’Italia era infatti un paese molto più favorito, dal
punto di vista alin1entare, che non l’Austria e tramite la
Croce Rossa si potevano inviare dei pacchi di vettovaglie ai prigionieri
di guerra. La Lega, dietro pagamento mensile di f 7,50, si impegnava
a fornire un pacco di 3 Kg. di pane ogni quindici giorni; il pane
arrivava a destinazione dopo un mese o un mese e mezzo ed era secco
come il legno, ma era comunque il benvenuto perché veniva
divorato dopo essere stato immerso nella brodaglia che passava l'amministrazione
del campo. Altri viveri o indumenti potevano essere spediti direttamente
dai familiari passando attraverso la Croce Rossa Italiana, dopo aver
ritirato una speciale tessera annonaria; non era gran cosa quello
potevano mandare, tuttavia contribuiva a calmare un po' l’appetito
dei prigionieri. Tutto questo via vai di notizie ed invio di pacchi
avveniva passando attraverso la Svizzera che era neutrale e che confermava
sia con L’Italia che con L’ Austria.
La corrispondenza era scritta su speciali cartoline postali approntate
dalla Croce Rossa. E' commovente leggere come il nostro giovane aspirante
cerchi di tranquillizzare i familiari dicendo di non preoccuparsi
perché lui stava benissimo di salute, ma poi cedeva al bisogno
e compilava lunghi elenchi di generi di prima necessità:
Wegsheid bei Linz 29-1-18 Carissimo Dedè, fino ad oggi
non ho ancora nessuna notizia da parte tua; tuttavia ho la speranza
di riceverne presto. Hai ricevuto il mio telegramma? Se fosse successa
qualche disgrazia avvisatemi ugualmente. In ogni modo fa sapere
a mamma e papà che oltre all’abbonamento del pane
alla Croce Rossa mi mandino anche un po’di cioccolato, formaggio,
salame, burro, pasta, minestre Maggi, riso e condimenti, frutta
secca, sapone e biancheria. Fa coraggio a mamma e dille che non
abbia alcun pensiero per me. Adalgisa cosa fa? lo sto bene come
pure spero sia pure di voi tutti. Ricevi tanti affettuosi baci
e saluti e credimi affmo fratello Oscar.
Il campo era un normale campo di concentramento composto da baracche
di legno circondate dal filo spinato. I prigionieri non dovevano
lavorare, potevano passeggiare per il campo, ma più spesso
se ne stavano rintanati in baracca, a letto, in modo da sentire meno
freddo e meno fame. La disciplina era rigorosissima, come si conviene
per un campo di prigionia, ma impostata sul metro della più rigida
etichetta di stile ancora ottocentesco e improntata al più rigoroso
rispetto reciproco, anche se molto formale. Tutte le gerarchie e
i gradi militari continuavano a valere, pertanto i soldati ed i graduati
austriaci erano tenuti a salutare militarmente gli ufficiali italiani
i quali a loro volta dovevano salutare quelli austriaci di grado
superiore. Un giorno un caporale austriaco passò davanti ad
un tenente italiano senza salutare. Quest'ultimo lo redarguì richiamandolo
ai suoi doveri al che l'austriaco disse che mai più avrebbe
salutato uno sporco italiano, allora il tenente che doveva avere
la testa un po' calda gli sparò un gran calcio nel sedere
e scoppiò il finimondo. Sedato il putiferio, il comandante
del campo punì il tenente con alcuni giorni di arresti di
rigore, che in definitiva si riducevano a starsene da solo in una
baracca invece che con i compagni, ma molto peggio andò al
povero caporale che fu trasferito al fronte là dove più infuriavano
i combattimenti.
Verso la fine di marzo (1918) il nostro aspirante insieme a parecchi
altri tentò di fuggire sperando di poter tornare in Italia.
Nel progettare la fuga disegnarono anche una carta dell'itinerario
da percorrere: Linz, Salzburg, Bishofshofen, Innbruck, Landeck, nell'intento
di riparare in Svizzera e di qui essere rimpatriati. Come potessero
pensare di poter percorrere quasi cinquecento chilometri senza abiti
borghesi e senza soldi e sperare di farla franca, non lo si capisce
proprio. Naturalmente il tentativo di fuga fu sventato sul nascere
ma ai fuggitivi non fu inflitta una dura punizione, infatti furono
solo trasferiti in un altro campo più lontano dai confini
con l'Italia: a Braunau in Boemia. Evidentemente la vicenda era stata
considerata solo poco più di una monelleria. Il trasferimento
avvenne in treno, un normale treno passeggeri, e senza scorta, con
i prigionieri affidati unicamente alla sorveglianza di un anziano
tenente richiamato alle armi. Costui, resosi conto che non poteva
assolutamente garantire la sorveglianza dei prigionieri che erano
una quindicina, li riunì e disse loro che se qualcuno fosse
fuggito, cosa fattibilissima, lui avrebbe passato dei guai seri,
pertanto li invitava, se erano dei veri gentiluomini, a giurare che
non avrebbero tentato di scappare durante tutto il trasferimento;
arrivati a destinazione poi, sarebbero stati considerati sciolti
da ogni impegno al riguardo. Gli ufficiali prigionieri si misero
sull'attenti e giurarono e il viaggio si svolse come un normale viaggio
di cittadini civili.
A Braunau la permanenza fu ancora più dura che a Wegscheid.
Un po' per il clima che era più rigido, tant’è che
alla fine di giugno i prigionieri pativano ancora un freddo cane,
ma soprattutto per la fame. A causa del trasferimento e del cambio
di indirizzo infatti, i pacchi dall'Italia subirono dei gravi ritardi
mentre la già misera razione giornaliera che passava l'amministrazione
del campo si ridusse sempre più fino a diventare praticamente
inesistente. L’Austria e con essa 1’Ungheria, la Boemia,
la Croazia e tutti gli altri territori dell'impero, era allo stremo
in fatto di risorse alimentari e molti dei suoi abitanti morivano
letteralmente di fame. Fu per questa ragione che in giugno sferrarono
quella tremenda offensiva che avrebbe dovuto sfondare la linea del
Piave e permettere loro di mettere le mani sulla pianura padana e
sulle sue ricchezze agricole, e infatti dietro le divisioni di combattimento
avevano organizzato degli speciali reparti di requisizione pronti
a vuotare depositi e magazzini. Venne denominata la battaglia del
solstizio e fu la più terribile combattuta sul fronte italiano
perché per entrambe le parti era una questione di vita odi
morte e così entrambe le parti misero in campo tutte le risorse
materiali ed umane che avevano: per l'Italia restarono famosi i "ragazzi
del 99" ultima classe (1899) chiamata alle armi. Gli austriaci
non riuscirono a sfondare, ritirarono i reparti di requisizione e
capirono di aver perso la guerra.
Tornando al campo di Braunau, per esemplificare le disperate condizioni
in cui si trovavano gli austriaci riporteremo un episodio altamente
significativo ed umanamente drammatico. Un giorno il comandante del
campo, un maggiore, chiamò gli ufficiali prigionieri più elevati
in grado. Era molto provato ed esitante, poi disse che aveva due
figli, due bambini ancora piccoli, e che non aveva nulla di che sfamarli,
cosicché stavano per morire di fame. Ebbene, lui si vergognava
profondamente di dover chiedere ai propri prigionieri, ma siccome
i signori ufficiali italiani ricevevano dei pacchi viveri, domandava
se potessero dargli qualcosa da sfamare un po' quelle due creature.
Gli ufficiali presenti si guardarono costernati, comprendendo bene
il dramma di quell’uomo che doveva umiliarsi a chiedere un
poco di cibo al nemico vinto, poi dissero che avrebbero riferito
a tutti gli altri e che qualcosa sarebbe stato offerto. Tutti si
dichiararono disposti a privarsi di qualcosa, pertanto quando arrivavano
dei pacchi, chi dava una pagnottella, chi un pezzetto di burro, una
scatoletta di carne, una cucchiaiata di marmellata e i due bambini
poterono sfuggire all'inedia.
Occorre riconoscere che gli austriaci si comportavano tutti, dagli
ufficiali ai soldati semplici, da perfetti galantuomini: quando arrivavano
i pacchi e procedevano alla distribuzione, mai che abusassero della
loro posizione e che sottraessero alcunché. A volte il pacco
giungeva piuttosto malconcio e lasciava intravedere il contenuto:
i soldati addetti alla distribuzione guardavano avidi e famelici
ma mai che si azzardassero ad arraffare qualcosa. In quelle circostanze
l’aspirante Oscar Bonomi si ricordò di una frase che
suo padre gli diceva quando, ancora ragazzino, faceva il sofistico
circa i piatti serviti in tavola:
" Mangerai anche i pidocchi!"
Era un rimbrotto, ma in quel campo di prigionia e in quei frangenti
appariva una profezia. La Russia era completamente crollata come
avversario e i prigionieri russi in attesa di essere rimpatriati,
erano adibiti a manovalanza del campo e potevano uscire e rientrare
per servizio. A volte riuscivano a procurarsi delle pagnotte di pane
nero dai contadini dei dintorni, e per nasconderle le infilavano
tra pelle e camicia, poi le barattavano con gli italiani contro sigarette
e tabacco. Sulle pagnotte restavano fatalmente attaccati dei pidocchi,
ma i prigionieri le pulivano alla buona soffiandoci su e le mangiavano
senza fare troppo gli schizzinosi.
Chi stava peggio in fatto di appetito era un compagno di baracca
di mio padre, un certo S. Tenente Pietro Maccioni da Nuoro (15) del1 ° alpini,
il quale pur essendo nelle liste degli iscritti alla Lega dei prigionieri
non riceveva mai nulla e doveva patire una fame indiavolata, al punto
che mio padre inviò al riguardo un telegramma per sollecitare
delle ricerche:
«ISPETTORE BONOMI RAFFAELE INTENDENZA FINANZA BOLOGNA BGL
BRAUNAUBHM738 2628 10 PG VISTATO PREGOVI
INTERESSARVI SPEDIZIONE PANE BOLOGNA AMICO SOTTOTENENTE PIETRO
MACCIONI ABBONATO GENNAIO MAI RICEVUTO NULLA BACI ASPlRANTE BONOMl
OSCAR PG»
Nella corrispondenza però non c'erano solo richieste di pacchi
viveri ma anche di vestiario, di sigarette e di tabacco:
Braunau 18 -VI- 1918 -Carissimi genitori, il 16 giugno ho ricevuto
un pacco di pane da Bologna: era un po’ammuffito ma l’ho
trovato ottimo 10 stesso. Ho anche ricevuto un pacco viveri da
Savona col burro, 2 scatole di latte, 2 di dadi Maggi, 8 minestrine
ecc.. Insomma c’era tutto tranne il lardo. Quando continuate
a mandare pacchi ricordatevi anche della conserva e del formaggio
da grattare. Metteteci anche un certo numero di scaldaranci che
sono una specie di compresse circolari. Inviate pure guanti di
lana, passamontagna di lana, sciarpe ecc. .perché bisogna
cominciare a pensare anche all’inverno. Voialtri come ve
la passate ? lo me la passerei meglio se avessi da fumare delle
sigarette che spero mi manderete in certa buona quantità.
Alla qualità non ci tengo, Qui di tutto ci vuole quantità.
I salute sto benissimo. Ho ricevuto cartolina dai Siena, ringraziateli.
Ricevete carissimi genitori tanti affettuosi baci e saluti e credetemi
per sempre vostro affmofiglio Oscar. 8°A-36°Div,
Braunau 21- VI- 1918 -Genitori carissimi, colla mente sempre
rivolta a voialtri che mi avete voluto tanto bene, e solo ora purtroppo
capisco che cosa siano i genitori per i figlioli " io non
ho parole per ringraziarvi per quello che avete fatto e che continuate
a fare per me. Tuttavia ho bisogno di seccarvi ancora con altre
richieste da parte mia. Ho bisogno di una divisa,. mandatemela
da truppa che acquisterete presso un deposito. I pantaloni larghi
e comodi e la giubba quella normale. Inviate cappello e fasce perché del
primo sono senza. ...censurato...censurato.. Inviate pure passamontagna
di lana, guanti, sciarpa, ventriera perché fa ancora freddo:
cosa sarà durante l'inverno? Dicono che cadano più di
qualche metro di neve. io in salute sto benissimo, ma me la passerei
meglio se voi foste tanto compiacente di dire a mamma di mettere
nei pacchi parecchie sigarette e qualche pacchetto di tabacco Maryland,
Lo capisco sono troppo petulante. Saluti per Tarchini. Ricevete
carissimo babbo tanti affettuosi baci e saluti e credetemi aff.mo
Oscar.
Per riempire quelle vuote giornate di prigionia l'aspirante
scrive delle poesie, inoltre, dimostrando forza d'animo e sguardo
al futuro pensa anche di potersi mettere a studiare qualche libro
per sostenere, a prigionia ultimata, qualche esame presso 1’Università Bocconi,
naturale proseguimento dei suoi studi di ragioneria.
Braunau 28 -8 -1918 -Babbo diletto, il 24 vi scrissi cartolina
nella quale enumeravo il totale dei pacchi ricevuti, assommanti
a 35. Ora vi prego di una cortesia. lo ho il desiderio di studiare
un po’di più ( se quello che faccio si chiama studio!)
e vorrei appunto qualche libro adottato dall’Università Bocconi
per dare qualche esame al mio ritorno e tali sarebbero: storia
e geografia commerciale e qualche altro libro di scienze economiche
e commerciali. Se potete fatelo pure, In quanto a lingue ho cominciato
L’inglese, cerco di migliorarmi nella tedesca e mi esercito
nella francese. Quanto prima comincerò anche la spagnola,
tanto avanti di tornare a casa, chissà quanto tempo ci vorrà,
Rinnovando gli auguri a voi e ad Adalgisa ricevete carissimo babbo
tanti affettuosi baci e saluti da farne parte a tutti e credetemi
per sempre vostro aff. mo figlio
Oscar.
Il papà Raffaele si fa carico dei desiderata del figlio e
scrive alla Università Bocconi per farsi indirizzare sull'acquisto
di alcuni libri e questa risponde ma ormai è troppo tardi: è il4
novembre 1918, giorno della firma dell'armistizio tra Italia ed Austria.
L’ultima cartolina che abbiamo è datata 5 ottobre e
indica che nulla ancora faceva presagire ai prigionieri l'imminente
fine della guerra. La missiva è interessante anche perché dimostra
che la corrispondenza era sì abbastanza frequente, ma che
spesso sopportava dei disguidi enormi.
Braunau 5 -lO -1918 -Mio carissimo babbo, il1 0-10 ricevetti
vostro telegramma da Mantova riguardo Maccioni; divisa e cappello
già ricevuti. Il 2-10 ricevetti cartolina mamma del 1- 7;
vi de11-6 e 25-8; il 3-10 una cartolina del1 0-2 di Tarussio e
una vi del 22-4 che mi è riuscita graditissima benché arretrata.
In seguito ai pacchi ricevuti, la salute da diversi mesi è andata
sempre migliorando, la cera è bella ed anzi sono un po'
, ingrassato per il dolce far niente. Dite a mamma che non ho ricevuto
fotografia della nipotina, avevo anzi chiesto anche (delle) vostre,
quando ricevetti cartolina riguardo acquisto libri dico la verità mi
sono commosso. Non vedo L’ora di tornare in Italia per ricomprare
quelli che mi piacciono di più,. rilegarli, allinearli in
una libreria, leggerli, studiarli, ecco quello che amo fare al
mio ritorno che spero sia vicino. La mia salute è ottima
come spero sia pure di voi tutti. Auguri per le feste di Natale.
Ricevete, carissimo babbo i miei migliori baci e saluti ed auguri
da farne parte a tutti e credetemi sempre vostro aff.mo figlio
Oscar.
Come si vede i prigionieri di guerra inviavano a casa gli auguri
di Natale in modo che arrivassero per tempo ed erano ben lontani
dall'immaginare che per Natale sarebbero stati in famiglia o quantomeno
in Italia.
Il 24 ottobre, esattamente un anno dopo l'attacco di Caporetto,
il Comando italiano lancia la sua offensiva. Obbiettivo: oltrepassare
il Piave e riconquistare almeno in parte i territori persi un anno
prima. La battaglia è durissima ma già dopo i primi
due o tre giorni il fronte austriaco comincia a vacillare e a disgregarsi.
In realtà oltre il fronte si sta disgregando tutto L’Impero
austro-ungarico sotto la spinta delle varie nazioni che, approfittando
della crisi militare, vogliono diventare stati sovrani. Si stanno
verificando diserzioni in massa, intere divisioni si ammutinano,
gli ungheresi sono i primi a rifiutarsi di combattere, i croati si
portano via la flotta, è tutto un marasma che si ingigantisce
man mano che la pressione italiana aumenta; alla fine di ottobre
gli austriaci chiedono di trattare un armistizio. II4 novembre l'armistizio
viene firmato.
I prigionieri non potevano sapere esattamente come stavano le cose,
tuttavia intuirono che tutta l’organizzazione austriaca era
in crisi, la sorveglianza diminuita, i carcerieri demoralizzati;
così il pomeriggio del 2 novembre ruppero gli indugi e abbatterono
i reticolati. Stranamente però non fuggirono subito, bensì se
ne andarono a spasso per il paese di Melghorf ; la effettiva partenza
per l'Italia avvenne il giorno 5. Dalla Boemia all'Italia a piedi
la strada non è poca, tuttavia arrivarono al valico di Tarvisio
in meno di una settimana. La confusione doveva essere veramente enorme:
prigionieri italiani che cercavano di tornare a casa diretti verso
sud, soldati austriaci sbandati diretti verso nord, reparti italiani
che tentavano di farsi largo in mezzo a quel bailamme di uomini,
di animali, di treni stracarichi, per cercare di portarsi il più avanti
possibile. Fu per un caso veramente fortuito che mio padre incontrò Traverso,
il cognato del fratello; 1’uno era diretto verso l’Austria
da conquistatore, l'altro verso l'Italia da reduce. Il Traverso domandò a
mio padre come stava a salute e a soldi: la salute andava abbastanza
bene, quanto ai soldi non aveva un centesimo. Gliene diede il Traverso
e il reduce entrò in Italia.
Riporto a questo punto la relazione presentata dall'aspirante Bonomi
dopo il suo rientro in Italia e la riassunzione in forza all’8° Regg.
Alpini; nella sua burocratica semplicità è più eloquente
di qualsiasi racconto. |