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I prigionieri di Pradis
di Raffaele Bonomi

Storia di un aspirante ufficiale durante la Grande Guerra

 

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I prigionieri di Pradis furono incolonnati ed avviati verso l'interno dell'impero austro-ungarico. Il trasferimento fu lungo e faticoso perché attraverso la pianura friulana e le montagne della Slovenia dovettero raggiungere Lubiana sempre a piedi (170 Km. circa) e senza mangiare. Qui furono caricati sui treni e portati a destino.

Con altri ufficiali mio padre fu destinato al campo di concentramento di Wegscheid bei Linz, nell’Alta Austria; dove scrisse le note che sono già state riportate più sopra. Il ricordo che conservava di quel lungo periodo di prigionia fu di fame e di freddo ma non di umiliazioni. Quel campo era riservato agli ufficiali e forse il trattamento ai prigionieri era un po' più signorile che non nei campi per la truppa, ma si ha ragione di credere che neppure ai soldati fossero inflitte umiliazioni gratuite, salvo magari qualche sfottitura da parte dei guardiani di bassa forza. Nulla comunque di paragonabile al calvario inenarrabile passato dai nostri soldati caduti prigionieri in Russia o nelle mani dei tedeschi dopo L’8 settembre durante la seconda guerra mondiale. Fame però sì, e tanta.

Durante la prima guerra mondiale le comunicazioni tra familiari e prigionieri erano abbastanza rapide e frequenti e non così incerte o del tutto inesistenti come nella seconda, efficienti al punto che i prigionieri riuscirono qualche volta a spedire dei telegrammi a casa. Così il 7 dicembre, un mese dopo la cattura, arriva a Savona la notizia che il figlio Oscar era sano e salvo, anche se prigioniero. Possiamo immaginare la gioia della madre e della sorella che dovevano aver passato un mese d'angoscia e che immediatamente inviano un telegramma al padre presso l'intendenza di finanza di Bologna:

<<BONOMI RAFFAELE PRESSO INTENDENZA FINANZA BOLOGNA SAVONA 146-18-7 -15H55 VISTAT OSCAR SCRITTO ESSERE PRIGIONIERO BUONA SALUTE INVIERA INDIRIZZO BACI DA TUTTI BONOMI»

La famiglia si iscrisse immediatamente alla " Lega fra le famiglie dei prigionieri di guerra" con sede a Bologna, il cui scopo era quello di alleviare le sofferenze dei prigionieri e i disagi che i familiari incontravano per inviare loro notizie e pacchi viveri.

L’Italia era infatti un paese molto più favorito, dal punto di vista alin1entare, che non l’Austria e tramite la Croce Rossa si potevano inviare dei pacchi di vettovaglie ai prigionieri di guerra. La Lega, dietro pagamento mensile di f 7,50, si impegnava a fornire un pacco di 3 Kg. di pane ogni quindici giorni; il pane arrivava a destinazione dopo un mese o un mese e mezzo ed era secco come il legno, ma era comunque il benvenuto perché veniva divorato dopo essere stato immerso nella brodaglia che passava l'amministrazione del campo. Altri viveri o indumenti potevano essere spediti direttamente dai familiari passando attraverso la Croce Rossa Italiana, dopo aver ritirato una speciale tessera annonaria; non era gran cosa quello potevano mandare, tuttavia contribuiva a calmare un po' l’appetito dei prigionieri. Tutto questo via vai di notizie ed invio di pacchi avveniva passando attraverso la Svizzera che era neutrale e che confermava sia con L’Italia che con L’ Austria.

La corrispondenza era scritta su speciali cartoline postali approntate dalla Croce Rossa. E' commovente leggere come il nostro giovane aspirante cerchi di tranquillizzare i familiari dicendo di non preoccuparsi perché lui stava benissimo di salute, ma poi cedeva al bisogno e compilava lunghi elenchi di generi di prima necessità:

Wegsheid bei Linz 29-1-18 Carissimo Dedè, fino ad oggi non ho ancora nessuna notizia da parte tua; tuttavia ho la speranza di riceverne presto. Hai ricevuto il mio telegramma? Se fosse successa qualche disgrazia avvisatemi ugualmente. In ogni modo fa sapere a mamma e papà che oltre all’abbonamento del pane alla Croce Rossa mi mandino anche un po’di cioccolato, formaggio, salame, burro, pasta, minestre Maggi, riso e condimenti, frutta secca, sapone e biancheria. Fa coraggio a mamma e dille che non abbia alcun pensiero per me. Adalgisa cosa fa? lo sto bene come pure spero sia pure di voi tutti. Ricevi tanti affettuosi baci e saluti e credimi affmo fratello Oscar.

Il campo era un normale campo di concentramento composto da baracche di legno circondate dal filo spinato. I prigionieri non dovevano lavorare, potevano passeggiare per il campo, ma più spesso se ne stavano rintanati in baracca, a letto, in modo da sentire meno freddo e meno fame. La disciplina era rigorosissima, come si conviene per un campo di prigionia, ma impostata sul metro della più rigida etichetta di stile ancora ottocentesco e improntata al più rigoroso rispetto reciproco, anche se molto formale. Tutte le gerarchie e i gradi militari continuavano a valere, pertanto i soldati ed i graduati austriaci erano tenuti a salutare militarmente gli ufficiali italiani i quali a loro volta dovevano salutare quelli austriaci di grado superiore. Un giorno un caporale austriaco passò davanti ad un tenente italiano senza salutare. Quest'ultimo lo redarguì richiamandolo ai suoi doveri al che l'austriaco disse che mai più avrebbe salutato uno sporco italiano, allora il tenente che doveva avere la testa un po' calda gli sparò un gran calcio nel sedere e scoppiò il finimondo. Sedato il putiferio, il comandante del campo punì il tenente con alcuni giorni di arresti di rigore, che in definitiva si riducevano a starsene da solo in una baracca invece che con i compagni, ma molto peggio andò al povero caporale che fu trasferito al fronte là dove più infuriavano i combattimenti.

Verso la fine di marzo (1918) il nostro aspirante insieme a parecchi altri tentò di fuggire sperando di poter tornare in Italia. Nel progettare la fuga disegnarono anche una carta dell'itinerario da percorrere: Linz, Salzburg, Bishofshofen, Innbruck, Landeck, nell'intento di riparare in Svizzera e di qui essere rimpatriati. Come potessero pensare di poter percorrere quasi cinquecento chilometri senza abiti borghesi e senza soldi e sperare di farla franca, non lo si capisce proprio. Naturalmente il tentativo di fuga fu sventato sul nascere ma ai fuggitivi non fu inflitta una dura punizione, infatti furono solo trasferiti in un altro campo più lontano dai confini con l'Italia: a Braunau in Boemia. Evidentemente la vicenda era stata considerata solo poco più di una monelleria. Il trasferimento avvenne in treno, un normale treno passeggeri, e senza scorta, con i prigionieri affidati unicamente alla sorveglianza di un anziano tenente richiamato alle armi. Costui, resosi conto che non poteva assolutamente garantire la sorveglianza dei prigionieri che erano una quindicina, li riunì e disse loro che se qualcuno fosse fuggito, cosa fattibilissima, lui avrebbe passato dei guai seri, pertanto li invitava, se erano dei veri gentiluomini, a giurare che non avrebbero tentato di scappare durante tutto il trasferimento; arrivati a destinazione poi, sarebbero stati considerati sciolti da ogni impegno al riguardo. Gli ufficiali prigionieri si misero sull'attenti e giurarono e il viaggio si svolse come un normale viaggio di cittadini civili.

A Braunau la permanenza fu ancora più dura che a Wegscheid. Un po' per il clima che era più rigido, tant’è che alla fine di giugno i prigionieri pativano ancora un freddo cane, ma soprattutto per la fame. A causa del trasferimento e del cambio di indirizzo infatti, i pacchi dall'Italia subirono dei gravi ritardi mentre la già misera razione giornaliera che passava l'amministrazione del campo si ridusse sempre più fino a diventare praticamente inesistente. L’Austria e con essa 1’Ungheria, la Boemia, la Croazia e tutti gli altri territori dell'impero, era allo stremo in fatto di risorse alimentari e molti dei suoi abitanti morivano letteralmente di fame. Fu per questa ragione che in giugno sferrarono quella tremenda offensiva che avrebbe dovuto sfondare la linea del Piave e permettere loro di mettere le mani sulla pianura padana e sulle sue ricchezze agricole, e infatti dietro le divisioni di combattimento avevano organizzato degli speciali reparti di requisizione pronti a vuotare depositi e magazzini. Venne denominata la battaglia del solstizio e fu la più terribile combattuta sul fronte italiano perché per entrambe le parti era una questione di vita odi morte e così entrambe le parti misero in campo tutte le risorse materiali ed umane che avevano: per l'Italia restarono famosi i "ragazzi del 99" ultima classe (1899) chiamata alle armi. Gli austriaci non riuscirono a sfondare, ritirarono i reparti di requisizione e capirono di aver perso la guerra.

Tornando al campo di Braunau, per esemplificare le disperate condizioni in cui si trovavano gli austriaci riporteremo un episodio altamente significativo ed umanamente drammatico. Un giorno il comandante del campo, un maggiore, chiamò gli ufficiali prigionieri più elevati in grado. Era molto provato ed esitante, poi disse che aveva due figli, due bambini ancora piccoli, e che non aveva nulla di che sfamarli, cosicché stavano per morire di fame. Ebbene, lui si vergognava profondamente di dover chiedere ai propri prigionieri, ma siccome i signori ufficiali italiani ricevevano dei pacchi viveri, domandava se potessero dargli qualcosa da sfamare un po' quelle due creature. Gli ufficiali presenti si guardarono costernati, comprendendo bene il dramma di quell’uomo che doveva umiliarsi a chiedere un poco di cibo al nemico vinto, poi dissero che avrebbero riferito a tutti gli altri e che qualcosa sarebbe stato offerto. Tutti si dichiararono disposti a privarsi di qualcosa, pertanto quando arrivavano dei pacchi, chi dava una pagnottella, chi un pezzetto di burro, una scatoletta di carne, una cucchiaiata di marmellata e i due bambini poterono sfuggire all'inedia.

Occorre riconoscere che gli austriaci si comportavano tutti, dagli ufficiali ai soldati semplici, da perfetti galantuomini: quando arrivavano i pacchi e procedevano alla distribuzione, mai che abusassero della loro posizione e che sottraessero alcunché. A volte il pacco giungeva piuttosto malconcio e lasciava intravedere il contenuto: i soldati addetti alla distribuzione guardavano avidi e famelici ma mai che si azzardassero ad arraffare qualcosa. In quelle circostanze l’aspirante Oscar Bonomi si ricordò di una frase che suo padre gli diceva quando, ancora ragazzino, faceva il sofistico circa i piatti serviti in tavola:

" Mangerai anche i pidocchi!"

Era un rimbrotto, ma in quel campo di prigionia e in quei frangenti appariva una profezia. La Russia era completamente crollata come avversario e i prigionieri russi in attesa di essere rimpatriati, erano adibiti a manovalanza del campo e potevano uscire e rientrare per servizio. A volte riuscivano a procurarsi delle pagnotte di pane nero dai contadini dei dintorni, e per nasconderle le infilavano tra pelle e camicia, poi le barattavano con gli italiani contro sigarette e tabacco. Sulle pagnotte restavano fatalmente attaccati dei pidocchi, ma i prigionieri le pulivano alla buona soffiandoci su e le mangiavano senza fare troppo gli schizzinosi.

Chi stava peggio in fatto di appetito era un compagno di baracca di mio padre, un certo S. Tenente Pietro Maccioni da Nuoro (15) del1 ° alpini, il quale pur essendo nelle liste degli iscritti alla Lega dei prigionieri non riceveva mai nulla e doveva patire una fame indiavolata, al punto che mio padre inviò al riguardo un telegramma per sollecitare delle ricerche:

«ISPETTORE BONOMI RAFFAELE INTENDENZA FINANZA BOLOGNA BGL BRAUNAUBHM738 2628 10 PG VISTATO PREGOVI INTERESSARVI SPEDIZIONE PANE BOLOGNA AMICO SOTTOTENENTE PIETRO MACCIONI ABBONATO GENNAIO MAI RICEVUTO NULLA BACI ASPlRANTE BONOMl OSCAR PG»

Nella corrispondenza però non c'erano solo richieste di pacchi viveri ma anche di vestiario, di sigarette e di tabacco:

Braunau 18 -VI- 1918 -Carissimi genitori, il 16 giugno ho ricevuto un pacco di pane da Bologna: era un po’ammuffito ma l’ho trovato ottimo 10 stesso. Ho anche ricevuto un pacco viveri da Savona col burro, 2 scatole di latte, 2 di dadi Maggi, 8 minestrine ecc.. Insomma c’era tutto tranne il lardo. Quando continuate a mandare pacchi ricordatevi anche della conserva e del formaggio da grattare. Metteteci anche un certo numero di scaldaranci che sono una specie di compresse circolari. Inviate pure guanti di lana, passamontagna di lana, sciarpe ecc. .perché bisogna cominciare a pensare anche all’inverno. Voialtri come ve la passate ? lo me la passerei meglio se avessi da fumare delle sigarette che spero mi manderete in certa buona quantità. Alla qualità non ci tengo, Qui di tutto ci vuole quantità. I salute sto benissimo. Ho ricevuto cartolina dai Siena, ringraziateli. Ricevete carissimi genitori tanti affettuosi baci e saluti e credetemi per sempre vostro affmofiglio Oscar. 8°A-36°Div,

Braunau 21- VI- 1918 -Genitori carissimi, colla mente sempre rivolta a voialtri che mi avete voluto tanto bene, e solo ora purtroppo capisco che cosa siano i genitori per i figlioli " io non ho parole per ringraziarvi per quello che avete fatto e che continuate a fare per me. Tuttavia ho bisogno di seccarvi ancora con altre richieste da parte mia. Ho bisogno di una divisa,. mandatemela da truppa che acquisterete presso un deposito. I pantaloni larghi e comodi e la giubba quella normale. Inviate cappello e fasce perché del primo sono senza. ...censurato...censurato.. Inviate pure passamontagna di lana, guanti, sciarpa, ventriera perché fa ancora freddo: cosa sarà durante l'inverno? Dicono che cadano più di qualche metro di neve. io in salute sto benissimo, ma me la passerei meglio se voi foste tanto compiacente di dire a mamma di mettere nei pacchi parecchie sigarette e qualche pacchetto di tabacco Maryland, Lo capisco sono troppo petulante. Saluti per Tarchini. Ricevete carissimo babbo tanti affettuosi baci e saluti e credetemi aff.mo

Oscar.

Per riempire quelle vuote giornate di prigionia l'aspirante scrive delle poesie, inoltre, dimostrando forza d'animo e sguardo al futuro pensa anche di potersi mettere a studiare qualche libro per sostenere, a prigionia ultimata, qualche esame presso 1’Università Bocconi, naturale proseguimento dei suoi studi di ragioneria.

Braunau 28 -8 -1918 -Babbo diletto, il 24 vi scrissi cartolina nella quale enumeravo il totale dei pacchi ricevuti, assommanti a 35. Ora vi prego di una cortesia. lo ho il desiderio di studiare un po’di più ( se quello che faccio si chiama studio!) e vorrei appunto qualche libro adottato dall’Università Bocconi per dare qualche esame al mio ritorno e tali sarebbero: storia e geografia commerciale e qualche altro libro di scienze economiche e commerciali. Se potete fatelo pure, In quanto a lingue ho cominciato L’inglese, cerco di migliorarmi nella tedesca e mi esercito nella francese. Quanto prima comincerò anche la spagnola, tanto avanti di tornare a casa, chissà quanto tempo ci vorrà, Rinnovando gli auguri a voi e ad Adalgisa ricevete carissimo babbo tanti affettuosi baci e saluti da farne parte a tutti e credetemi per sempre vostro aff. mo figlio

Oscar.

Il papà Raffaele si fa carico dei desiderata del figlio e scrive alla Università Bocconi per farsi indirizzare sull'acquisto di alcuni libri e questa risponde ma ormai è troppo tardi: è il4 novembre 1918, giorno della firma dell'armistizio tra Italia ed Austria.

L’ultima cartolina che abbiamo è datata 5 ottobre e indica che nulla ancora faceva presagire ai prigionieri l'imminente fine della guerra. La missiva è interessante anche perché dimostra che la corrispondenza era sì abbastanza frequente, ma che spesso sopportava dei disguidi enormi.

Braunau 5 -lO -1918 -Mio carissimo babbo, il1 0-10 ricevetti vostro telegramma da Mantova riguardo Maccioni; divisa e cappello già ricevuti. Il 2-10 ricevetti cartolina mamma del 1- 7; vi de11-6 e 25-8; il 3-10 una cartolina del1 0-2 di Tarussio e una vi del 22-4 che mi è riuscita graditissima benché arretrata. In seguito ai pacchi ricevuti, la salute da diversi mesi è andata sempre migliorando, la cera è bella ed anzi sono un po' , ingrassato per il dolce far niente. Dite a mamma che non ho ricevuto fotografia della nipotina, avevo anzi chiesto anche (delle) vostre, quando ricevetti cartolina riguardo acquisto libri dico la verità mi sono commosso. Non vedo L’ora di tornare in Italia per ricomprare quelli che mi piacciono di più,. rilegarli, allinearli in una libreria, leggerli, studiarli, ecco quello che amo fare al mio ritorno che spero sia vicino. La mia salute è ottima come spero sia pure di voi tutti. Auguri per le feste di Natale. Ricevete, carissimo babbo i miei migliori baci e saluti ed auguri da farne parte a tutti e credetemi sempre vostro aff.mo figlio Oscar.

Come si vede i prigionieri di guerra inviavano a casa gli auguri di Natale in modo che arrivassero per tempo ed erano ben lontani dall'immaginare che per Natale sarebbero stati in famiglia o quantomeno in Italia.

Il 24 ottobre, esattamente un anno dopo l'attacco di Caporetto, il Comando italiano lancia la sua offensiva. Obbiettivo: oltrepassare il Piave e riconquistare almeno in parte i territori persi un anno prima. La battaglia è durissima ma già dopo i primi due o tre giorni il fronte austriaco comincia a vacillare e a disgregarsi. In realtà oltre il fronte si sta disgregando tutto L’Impero austro-ungarico sotto la spinta delle varie nazioni che, approfittando della crisi militare, vogliono diventare stati sovrani. Si stanno verificando diserzioni in massa, intere divisioni si ammutinano, gli ungheresi sono i primi a rifiutarsi di combattere, i croati si portano via la flotta, è tutto un marasma che si ingigantisce man mano che la pressione italiana aumenta; alla fine di ottobre gli austriaci chiedono di trattare un armistizio. II4 novembre l'armistizio viene firmato.

I prigionieri non potevano sapere esattamente come stavano le cose, tuttavia intuirono che tutta l’organizzazione austriaca era in crisi, la sorveglianza diminuita, i carcerieri demoralizzati; così il pomeriggio del 2 novembre ruppero gli indugi e abbatterono i reticolati. Stranamente però non fuggirono subito, bensì se ne andarono a spasso per il paese di Melghorf ; la effettiva partenza per l'Italia avvenne il giorno 5. Dalla Boemia all'Italia a piedi la strada non è poca, tuttavia arrivarono al valico di Tarvisio in meno di una settimana. La confusione doveva essere veramente enorme: prigionieri italiani che cercavano di tornare a casa diretti verso sud, soldati austriaci sbandati diretti verso nord, reparti italiani che tentavano di farsi largo in mezzo a quel bailamme di uomini, di animali, di treni stracarichi, per cercare di portarsi il più avanti possibile. Fu per un caso veramente fortuito che mio padre incontrò Traverso, il cognato del fratello; 1’uno era diretto verso l’Austria da conquistatore, l'altro verso l'Italia da reduce. Il Traverso domandò a mio padre come stava a salute e a soldi: la salute andava abbastanza bene, quanto ai soldi non aveva un centesimo. Gliene diede il Traverso e il reduce entrò in Italia.

Riporto a questo punto la relazione presentata dall'aspirante Bonomi dopo il suo rientro in Italia e la riassunzione in forza all’8° Regg. Alpini; nella sua burocratica semplicità è più eloquente di qualsiasi racconto.


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