Emilia
Belzoppi, nata a San Marino il 12 febbraio 1833, sposa a
Salvatore Bondanini, medico condotto nella città di Verucchio,
mia bisnonna per parte di papà, morì il 20 maggio
1920, quando ancora dovevo nascere.
Le circastanze hanno voluto che
il manoscritto delle sue memorie, seguito dal diario che l’ha
accompagnata sino alla sua morte, pervenisse a mio zio Valerio che me lo ha affidato.
Dopo reciproca e ponderata meditazione ed aver sentito anche mio fratello ed i cugini coi quali abbiamo convenuto che le vicende trattate riguardano fatti che si svolsero
oltre un secolo fa, ho deciso di pubblicarlo sul web,
limitatamente ai brani che non toccano avvenimenti strettamente
familiari.
Questa decisione nasce soprattutto dall’interesse
storico che potrebbero suscitare alcuni episodi che evocano vicende
riguardanti il nostro primo Risorgimento, vissute in giovane
età, dalla
mia ava.
Con la morte di Emilia (nel 1920) si estinse il Casato dei Belzoppi che, a
dire il vero, può considerarsi trasmesso alla numerosa stirpe
che generò col suo sposo, quella dei Bondanini da Verucchio.
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Il padre di Emilia, Domenico Maria Belzoppi, nato nel 1796, fondò,
verso la fine del primo ventennio del XIX secolo, un’affiliazione
della Giovane Italia in San Marino assieme al suo amico Dottor
Giuseppe Bergonzi.
Nel 1831, dopo aver ospitato sul Titano numerosi esuli fra gli
iscritti all’associazione mazziniana in Italia e, nel 1834,
tentato di recarsi nel Granducato di Toscana per organizzare un
nuovo moto insurrezionale, fu arrestato nei pressi di Carpegna;
subì le carceri dello Stato della Chiesa e l’anno
dopo, grazie anche agli interventi degli Ambasciatori di Francia
e di Svezia fu liberato, rientrando trionfalmente nella sua Patria.
Dopo la morte del padre Vincenzo, prese il suo posto nel Consiglio
dei sessanta (il parlamento di San Marino) divenendo più volte
Capitano Reggente (Capo dello Stato: i Capitani Reggenti sono due
e il loro mandato dura sei mesi) ed in particolare nel 1848, durante
il quale risolse il problema giuridico-legale dello sconfinamento
in territorio sammarinese di Garibaldi, permettendo, senza irritare
troppo gli Stati confinanti, il momentaneo aiuto ai garibaldini.
°°°
L’autrice sostiene di essere spinta a scrivere
sul proprio “passato
pieno di gioie e dolori” per una sola ragione: “la
speranza di rivivere nella mente e nel cuore dei (suoi) figliuoli
e di avere da essi, maschi e femmine, una preghiera per la povera
anima (sua) che trovasi in chissà quali angustie e patimenti” dedicando
la lettura del suo diario esclusivamente ai propri figli” sostenendo
di farlo anche “perché queste cose intime non andranno
sotto gli occhi di alcuno che non sia loro”.
Così Emilia Belzoppi attuò di riportare al presente
i ricordi del proprio passato e di trascrivere, giorno per giorno,
dal 3 luglio 1892, i patimenti, suoi e di suo marito, nel tirar
su tredici figli (sette maschi e sei femmine).
°°°
Riporto in questa sezione i brani del suo scritto
così come
appaiono nel testo originale.
Tuttavia, ho ritenuto necessario suddividerli in capitoli cui ho
dato loro il titolo con l’aggiunta d’un breve sommario.
Inoltre, per rendere la lettura più scorrevole, ho sostituito
termini antiquati o in disuso con termini moderni (ad esempio “poscia” con “poi, “avea” con “aveva” come
anche ho eliminato ovunque la virgola dopo le congiunzioni “e” e “ed”.
I numeri, tranne quelli che contraddistinguono l’anno delle
date sono stati riportati tutti nella forma letterale). Relativamente
a parole illeggibili o mancanti ho inserito il termine ritenuto
più appropriato marcandolo in corsivo.
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Più sopra ho detto che Emilia Belzoppi ebbe
tredici tra figli e figlie! Già da qualche tempo i nipoti
non si contavano e… non riesco ad immaginare il numero dei
pronipoti, tra i quali sono io… già con il peso di
quasi quattordici lustri sulle spalle!
Le mie conoscenze tra questi si contano sulle dita delle mani
e qui vorrei offrire l’occasione esclusivamente a loro, di
leggere questo diario nella versione integrale quale mi è pervenuta.
Per informazioni, sono raggiungibile, via posta elettronica, attraverso
la sezione contatti.
Pietro Domenico Maria Bondanini
Roma, 8 settembre 2003
Revisione del 23 ottobre 2005
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