piero bruno             

 

 

GLI OCCHI DI PIERO

di Daniele Biacchessi

Te lo ricordi Piero?

Sì, dico a te..

Ti ricordi quel ragazzo con i capelli fino alle spalle, con gli occhi e lo sguardo dolce?

Ecco, ti voglio far vedere queste fotografie, un po’ a colori, alcune in bianco e nero.

Sono degli anni Settanta.

Qui sorride di poco accanto ad uno che suona la chitarra.

In trattoria brinda con un bicchiere di vino, felice, tra gli amici.

E ancora in mezzo ad altri giovani, con le rocce rosa e il mare azzurro dietro.

E qui seduto in terra, si stringe le gambe e osserva una ragazza con un cappello in testa che parla con un altro…

Ti ricordi di Piero Bruno?

Quel ragazzo venne ucciso dalla polizia una sera di novembre.

Non fu il primo.

Purtroppo nemmeno l’ultimo.

 

22 novembre 1975.

Che freddo quella sera a Roma.

Giubbotti, guanti, sciarpe, zainetti, blue jeans scampanati, camice a quadretti.

E’ in corso una manifestazione a sostegno della lotta del popolo angolano.

Il corteo procede lento per Via Labicana.

Ecco.

Proprio all'altezza dell'Ambasciata dello Zaire, una decina di persone si staccano.

Il gruppo raggiunge un punto preciso della città, tra Via Muratori e largo Mecenate.

Poi qualcuno di loro sente gridare ad alta voce: “Eccoli..eccoli”.

Si sentono in trappola.

bruno

piero bruno             

 

 

GLI OCCHI DI PIERO

di Daniele Biacchessi

Te lo ricordi Piero?

Sì, dico a te..

Ti ricordi quel ragazzo con i capelli fino alle spalle, con gli occhi e lo sguardo dolce?

Ecco, ti voglio far vedere queste fotografie, un po’ a colori, alcune in bianco e nero.

Sono degli anni Settanta.

Qui sorride di poco accanto ad uno che suona la chitarra.

In trattoria brinda con un bicchiere di vino, felice, tra gli amici.

E ancora in mezzo ad altri giovani, con le rocce rosa e il mare azzurro dietro.

Il numero di uomini delle forze dell’ordine è consistente.

I poliziotti inseguono i manifestanti.

Vengono lanciate due bottiglie molotov.

Poi la fuga,.

Veloci, di corsa, a ripararsi dietro macchine in sosta, in pochi centimetri lasciati liberi dagli angoli dei portoni, mentre le pallottole delle pistole d’ordinanza schizzano sui muri delle case, dappertutto.

Tre ragazzi vengono colpiti, uno dopo l’altro.

Uno centrato alla schiena.

Altri due alla testa, continuano invece la loro fuga.

Urla forte quel giovane riverso sull’asfalto.

Non sente più le gambe.

Non sente nemmeno il corpo.

Le mani, il volto.

Più niente.

Qualcuno lo aiuta, prova ad alzarlo, cerca di trascinarlo via.

E lui alza gli occhi verso quel che resta del cielo.

E se ne vanno nell’ombra anche i ricordi.

E’ l’ultimo sguardo, l’ultimo di Piero Bruno, ragazzo.

 

Piero Bruno morirà il 23 novembre 1975.

Piantonato in ospedale.

Dopo un fatto così, violento, repentino, fulmineo,  scende un silenzio irreale.

E come sempre nel buio gli assassini diventano ombre.

Ma di loro, delle loro pistole, di ciò che racconteranno negli anni davanti a giudici e magistrati, dei particolari inesatti, delle troppe contraddizioni, restano tracce indelebili.

Ancora oggi.

Lasciate dentro le carte della nostra memoria.

Quelle che solo a leggerle attentamente sarebbero la base accusatoria di un processo mai svolto, di una giustizia mai ottenuta.

Carte che portano un peso specifico.

Per questo non si potranno mai archiviare.

E allora…allora riannodiamo il filo della matassa. 

E qui seduto in terra, si stringe le gambe e osserva una ragazza con un cappello in testa che parla con un altro…

Ti ricordi di Piero Bruno?

Quel ragazzo venne ucciso dalla polizia una sera di novembre.

Non fu il primo.

Purtroppo nemmeno l’ultimo.

 

22 novembre 1975.

Che freddo quella sera a Roma.

Giubbotti, guanti, sciarpe, zainetti, blue jeans scampanati, camice a quadretti.

E’ in corso una manifestazione a sostegno della lotta del popolo angolano.

Il corteo procede lento per Via Labicana.

Ecco.

Proprio all'altezza dell'Ambasciata dello Zaire, una decina di persone si staccano.

Il gruppo raggiunge un punto preciso della città, tra Via Muratori e largo Mecenate.

Poi qualcuno di loro sente gridare ad alta voce: “Eccoli..eccoli”.

Si sentono in trappola.

Sabato 22 novembre 1975

E’ sera.

Tre ragazzi vengono colpiti dai proiettili delle forze dell’ordine.

Stanno correndo e voltano le spalle a poliziotti e carabinieri.

Due di loro riescono a fuggire.

Piero Bruno crolla sull'asfalto.

Verso di lui, già a terra, e verso un suo compagno che prova a soccorrerlo, un agente in borghese apre nuovamente il fuoco.

Entrambi vengono colpiti.

Le forze dell'ordine trascinano il ferito verso l'ambasciata, per poi  sostenere in sede giudiziaria che i dimostranti li avevano attaccati.

Quindi si sono difesi.

Sparando.

 

Prima traccia.

La testimonianza di una donna.

“La mia attenzione è stata immediatamente attratta da un giovane disteso per terra in Via Muratori, sul lato opposto alla mia abitazione a circa 5 o 6 metri dal piazzale antistante l'ambasciata; ho notato poliziotti o carabinieri, anzi credo più poliziotti disporsi alla fine di Via Muratori, evidentemente per isolare la zona. Ho quindi sentito che il ragazzo disteso per terra si lamentava e contemporaneamente ho visto un uomo in borghese sbucare attraverso i poliziotti che si è avvicinato di corsa al ragazzo disteso per terra urlando, presso a poco “ Ti pare questo il modo di ammazzare un collega” e quindi, “ Cane, bastardo, carogna ”, ho quindi visto che l'uomo ha puntato la pistola verso il ragazzo disteso per terra, urlando “Ti ammazzo” ed ho sentito il clic del grilletto. Il ragazzo ha gridato “No ” ed ha fatto il gesto di coprirsi il volto con le mani. Quindi l'uomo, chinandosi sul ragazzo gli ha detto “ ma io ti ammazzerei veramente ” e lo ha scosso.”

 

Seconda traccia.

La testimonianza di un uomo.

“ Posso dire soltanto che a un certo punto si sono avvicinati due agenti in divisa o forse tre, due dei quali lo hanno preso per le ascelle e lo hanno trasportato verso il marciapiede per due o tre metri. Mentre i poliziotti sostenevano per le ascelle questi urlava di dolore. Dal punto dove è caduto, all'incrocio tra la piazza e Via Muratori, Piero è stato trascinato per alcuni metri all'interno della piazza, per dimostrare che era stato colpito mentre attaccava l'ambasciata. Sulla piazza Piero è stato lasciato agonizzante per oltre un quarto d'ora prima di essere trasportato all'ospedale dove viene subito piantonato. Arriva in condizioni disperate, il proiettile mortale, sparato alla schiena, ha provocato un'emorragia interna. Poi arriva la notizia che Piero è morto.”

 

Terza traccia.

Le testimonianze degli uomini delle forze dell’ordine. 

Sottotenente dei Carabinieri Saverio Bossio

<<Ho esploso due colpi di pistola in direzione di un gruppo di persone col volto coperto che si trovava alla fine di Via Muratori dalla parte del quadrivio.>>

Guardia di P.S. Romano Tammaro

<<Mi sono avvicinato a 1oro sul1a destra, ed ho visto un ragazzo a terra e due che lo trascinavano. Ho preso la pistola ed ho esploso dei colpi a scopo intimidatorio. I colpi erano diretti a terra.>>

Carabiniere Pietro Colantuono

<<I colpi che ho sparato, stando in piedi, li ho esplosi con l'avambraccio ad angolo retto rispetto al braccio, e quelli che ho esploso da terra, con l'avambraccio verso l'alto sempre in direzione del gruppo di giovani.>>

L'inchiesta della Magistratura arriverà ad individuare alcuni degli agenti che quel giorno aprirono il fuoco, fra cui i due che colpirono Piero.  Ma nel 1976 il giudice istruttore archiviò il caso, ritenendo in sostanza che gli agenti avessero avuto una reazione "commisurata all'offesa", e quindi non giudicandoli perseguibili.

Proprio come è scritto nella legge Reale.

Tutto seguendo un copione già visto nel passato.

Saverio Saltarelli, Franco Serrantini, Roberto Franceschi, Giannino Zibecchi.

Solo per essere precisi.

Tutti colpevoli, nessun colpevole.

Dunque nessuna giustizia.

 

Te lo ricordi Piero?

Sì, dico a te..

Ti ricordi quel ragazzo con i capelli fino alle spalle, con gli occhi e lo sguardo dolce?

Ti ricordi di Piero Bruno?

Venne ucciso dalla polizia una sera di novembre.

Non fu il primo.

Purtroppo nemmeno l’ultimo.

Dimenticare la sua rabbia, le speranze, le utopie, sarebbe come ucciderlo una seconda volta ancora.