Offline Riflessioni a modem spento


Eleganza
e cortesia

marzo 2005



  Giancarlo Livraghi

gian@gandalf.it
 
Per altre osservazioni vedi
il mercante in rete
e altre rubriche online
e tre libri:
  La coltivazione dell’internet  
L’umanità dell’internet
Il potere della stupidità
 
 

 



A proposito di eleganza e sobrietà, uno dei problemi della convivenza umana sta nel capire i valori della cortesia e delle “buone maniere”.

Siamo intrappolati nella morsa di due tendenze apparentemente contrapposte, ma in realtà complici e conniventi. Una è il trionfo della volgarità, della villania, della mancanza di rispetto e di comprensione. L’altra è il manierismo dei convenevoli, delle ipocrisie, delle finte amicizie e benevolenze. Per tutte e due, spesso “l’esempio viene dall’alto” (specialmente dai sempre più discutibili modelli di comportamento proposti dalla televisione).

L’ambigua mescolanza di villania e conformismo c’è sempre stata. Ma in un’epoca in cui (per fortuna) si sono appiattite e diluite le differenze di categoria sociale (e perciò di stili e comportamenti) il quadro è più che mai confuso e disorientante.

Senza farne una prigione di convenzioni e cerimoniali, di antiquato o banale “galateo”, non è una cattiva idea ripensare a quelle forme di “buona creanza” che possono aiutarci a rendere più gradevoli e civili i nostri rapporti con ogni genere di persone – da quelle che ci sono più vicine (ma non per questo meritano di essere trascurate) a quelle che conosciamo meno (e con cui, perciò, non è sempre facile trovare un punto di incontro reciprocamente chiaro, gradevole e comprensibile).

Questo è il motivo per parlare di un libro, recentemente pubblicato, che a prima vista sembra estraneo agli argomenti di cui si tratta abitualmente in queste pagine.


copertina
 
Signori si diventa  di Elda Lanza

 
Mondadori – marzo 2005
222 pagine – 15 euro


Devo confessare che, nonostante la gradevole eleganza dell’edizione e della copertina, probabilmente non avrei mai comprato questo libro. Non perché sia così stupido da illudermi di “sapere tutto” in fatto di cortesia e signorilità. Ma perché fatico a trovare il tempo di leggere i (parecchi) altri libri cui credo di dover dare la precedenza.

Ma poiché l’editore ha avuto la cortesia di mandarmene una copia – e so che l’autrice ha troppo spirito per potersi limitare a un aggiornamento del galateo – eccomi a spiegare perché credo che meriti di essere letto.

È un libro interessante perché, insieme a un’interpretazione attuale delle “buone regole” (che è sempre bene conoscere, anche quando scegliamo di non rispettarle) contiene anche commenti vivaci, spesso divertenti, su altri aspetti del comportamento cortese e civile – e sulle cose, magari “di moda” o apparentemente appropriate, che civili e gradevoli non sono.

La struttura del libro è insolita e curiosa. Non c’è un indice analitico, perché tutto il testo è ordinato in ordine alfabetico per argomento, da “abito” a “visite”. Come per sottolineare il fatto che è anche (se non soprattutto) un libro “di consultazione”. Anche se, per lo stille scorrevole e spiritoso, può essere piacevolmente letto dalla prima alla duecentoventiduesima pagina.

Ci sono osservazioni, attinenti al tema, che vanno oltre la semplice nozione di “buone maniere”. Per esempio queste, sull’avere “attenzione verso gli altri”.

Chi sono gli “altri“? Quelli che hanno un colore di pelle diverso dal nostro. Che non parlano la nostra lingua. Che praticano una religione diversa. Quelli che tengono a una squadra sportiva che non è la nostra. Che abitano in città, in luoghi diversi dai nostri. Quelli...

Non solo. Anche il padre e la madre sono “altri”, persone diverse da noi. I fratelli, i compagni di scuola, gli amici, i compagni di lavoro, i superiori e gli inferiori. Quelli che incontriamo in metropolitana o in una coda allo sportello. Quelli che in auto sono in fila indiana davanti e dietro di noi.

Questi, e altri ancora, sono “diversi” da noi. Quelli verso i quali dobbiamo avere attenzione. Rispetto. Tolleranza. Sentimenti di amicizia e di condivisione. Senza spintoni, clacson impazienti, osservazioni a voce alta davanti a estranei, prepotenze, derisioni, toni accesi.

Il futuro si misura anche dalla capacità di ciascuno di essere tollerante.

Quanto migliorerebbe la nostra vita, e la società intorno a noi, se sapessimo seguire un po’ più spesso questi semplici criteri di buon senso e di buon gusto?

Fra le tante “voci” divertenti c’è quella dedicata ai baci, che comincia così:

I baci più noiosi e inopportuni sono quelli (ottanta, li ho contati) che si scambiano durante uno spettacolo televisivo presentatori e ospiti. Poiché non nascono da pensieri affettuosi e positivi, tradiscono l’imbarazzo di essere credibili.

E conclude con questa osservazione:

Non c’è un’età in cui è lecito il primo bacio: è una curiosità, non un peccato. Quindi, sul primo bacio è inutile mentire. Non è necessario contarli né elencarli con nomi e situazioni; ma le donne evitino di giurare che quella è la prima volta (gli uomini non ci credono mai); e gli uomini ci risparmino la solita frase: “Non ho mai provato una sensazione così profonda”.

Nel libro ci sono anche interessanti annotazioni sul modo e sul motivo per cui certe usanze, oggi poco comprensibili, sono entrate nella tradizione. Vediamo, per esempio, queste annotazioni sulla superstizione.

La superstizione è da secoli una maniera certa di crearsi un problema.

A chi crede che un gatto nero che attraversa la strada porti sfortuna, come si fa a spiegare che questa fama il povero gatto se l’è creata quando passando per strade non illuminate faceva imbizzarrire i cavalli, allora unico mezzo di trasporto?

A chi crede che un cappello sul letto porti disgrazie, si può dire che la cosa è nata quando i cappelli erano nidi di bestiole di ogni genere, con la polvere e le polverine usate per elaborate parrucche?

A chi crede ai sette anni di disgrazia per uno specchio rotto, si può raccontare che gli specchi, nel Settecento, erano preziosissimi, costavano molto denaro e ci volevano sette anni di lavoro per molarli e inciderli?

Così come un tempo passare sotto la scala di un operaio: modo abbastanza sicuro per farsi arrivare sulla testa un’accetta o una pietra?

Ogni superstizione ha una spiegazione logica e sensata, che tuttavia non convince chi ci crede. Come diceva Totò, stringendo l’immancabile cornetto: “Non ci credo, ma mi adeguo”.

Un manuale intelligente sulle buone maniere del vivere civile deve anche saper deridere e smontare le regole e le convenzioni che non servono – o che peggiorano le cose. E questo libro lo fa.


 




indice
indice della rubrica


Homepage Gandalf
home