| A conclusione della campagna
di pressione sulla Del Monte (1999/2000) riportiamo il seguente articolo
della rivista "Nigrizia" che
offre una chiara analisi e valutazione di questa positiva esperienza.
Nel novembre 1999 il Centro nuovo modello di sviluppo, dopo un'accurata
inchiesta sul campo, iniziava una campagna di pressione sulla Del Monte
(controllata da Cirio, ossia da Sergio Cragnotti) a causa dei salari indegni,
dei pesticidi utilizzati, degli alloggi indecenti e di altri abusi a Thika,
Kenya. Una piantagione di ananas larga 7 chilometri per 7, che produce
300mila tonnellate l'anno e in cui lavorano 4-5mila braccianti.
La campagna, lanciata sulle pagine di Nigrizia, era stata ripresa da
numerosi mezzi di informazione, e aveva preoccupato non poco i dirigenti
della multinazionale, in particolare quando importanti distributori in
Italia come Coop avevano richiesto (e ottenuto) un'ispezione nella piantagione
per verificare le denunce, rivelatesi fondate. Sia in Italia sia soprattutto
in Kenya molte cose si sono mosse, in un anno e mezzo (Nigrizia, 2/00,
17 e 12/00, 58), e l'alleanza tra sindacati keniani e consumatori critici
italiani ha raggiunto risultati per certi aspetti storici, senza contare
l'interessamento diretto al caso da parte del governo di Nairobi, che solitamente
non si distingue per rispettare i diritti dei lavoratori...
In un comunicato stampa diffuso il 7 marzo, la Del Monte Italia ha
ricordato l'accordo firmato sabato 3 a Thika tra "la multinazionale, il
sindacato dei lavoratori, la commissione dei diritti umani e le associazioni
dei consumatori italiani" per "proteggere la salute dei lavoratori, per
migliorare le loro condizioni abitative e i salari minimi, oltre che garantire
il pieno rispetto dei diritti sindacali". Del Monte ha riconosciuto che
i salari, anche se "conformi al minimo previsto dalla legge keniana, non
erano sufficienti a soddisfare i bisogni fondamentali" e anche "l'uso improprio
dei pesticidi" e "l'insufficienza dei servizi igienici e sociali". Nel
frattempo Cirio, dopo una lunga e aspra battaglia finanziaria in Sudafrica
(capofila della Del Monte in Africa) con l'ex partner diventato nemico
Immerman, ha speso 340 miliardi per avere il controllo assoluto della Del
Monte.
Francuccio Gesualdi, del Centro nuovo modello di sviluppo, principale
organizzatore della campagna, sottolinea che forse il più importante
obiettivo raggiunto è stato quello di costringere lo stabilimento
di Thika ad assumere come stagionali o permanenti molti dei lavoratori
che prima erano avventizi. "Oggi i permanenti sono quasi 2.500 e gli stagionali
2mila, mentre gli avventizi si sono ridotti da 2mila a 500. In questo modo
i salari sono aumentati per tutti i livelli".
Un bel risultato. Anzi, "importantissimo" secondo Gesualdi. E la stessa
Del Monte ha ribadito l'importanza del dialogo, riconoscendo il lavoro
svolto dal nuovo uomo Del Monte in Kenya, Lorenzo Bertolli. Il cambio della
direzione era avvenuto proprio su esplicita richiesta della campagna
di pressione: la precedente aveva un comportamento "puramente repressivo".
Quindi la campagna è chiusa. "Ma il comitato di solidarietà
- assicura Gesualdi - continuerà il proprio compito di controllo,
per verificare che gli accordi siano rispettati". E allora buon lavoro.
(NIGRIZIA - aprile 2001) |