- Ospiti -
Mazara del Vallo
(Trapani)
Comitato Donne
per la città

 
La RRCC ha il piacere di presentare questo gruppo della cittą di Mazara del Vallo, con cui esistono interessanti "sintonie" di pensiero e azione.
Il Comitato "DONNE PER LA CITTA' è nato l'8 marzo 1997 a Mazara del Vallo per volontà di tre donne che coltivando un sogno hanno lanciato un appello, con un primo messaggio inviato per posta a 120 donne del quartiere,

affinché si iniziasse insieme un cammino di riappropriazione della città, cammino verso l'assunzione dei problemi e alla ricerca delle soluzioni con forze intellettive femminili.

Al primo hanno fatto seguire altri messaggi ed è nato un gruppo.Nel tempo sono stati realizzati incontri e sono stati affrontati problemi, ma l'abitudine alla delega, la mancanza di tempo non hanno consentito di passare dall'idea all'azione.
I messaggi, esposti in bacheca in una via del centro storico di Mazara del Vallo, hanno continuato ad alimentare il gruppo, hanno toccato la sensibilità di altre donne e il gruppo si è allargato creando una rete a maglie larghe - donne di altre città, donne senza tempo per l'azione-, troppo larghe per catturare un problema e risolverlo.

Ancora la bacheca continua ad essere riempita e svuotata di messaggi nati sull'eco dei fatti locali, nazionali e internazionali. Nel tempo le riflessioni raccolte sono diventate un patrimonio cui attingere.

Ad esso il Comitato DONNE PER LA CITTA' ha attinto recentemente per la creazione di un collage tematico con il quale ha dichiarato la sua adesione al movimento antiglobalizzazione in occasione del G8.

Mazara del Vallo 15.09.2001

Silvana Mannone, fondatrice del Comitato.


 
Il Comitato DONNE PER LA CITTA' di Mazara del Vallo aderisce al movimento antiglobalizzazione con la riproposta, in un collage tematico, di alcuni dei suoi "messaggi in bacheca", selezionati fra quelli diffusi a partire dal 1997.

 
- Messaggi in Bacheca -

PER IL GENOA SOCIAL FORUM 20.07.2001

SINTONIE 
accordate dal Comitato DONNE PER LA CITTA'
Mazara del Vallo
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NON PIU' MORTI

CONTRO I GRANDI RESISTERE ALLA GANDHI
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Mi rallegravo che il nostro passato fosse antico abbastanza per fornirci esempi eccellenti e non tanto pesante da schiacciarci con essi; che lo sviluppo della nostra tecnica fosse pervenuto al punto da facilitare
l'igiene delle città e la prosperità dei popoli, ma non a quell'eccesso in cui rischierebbe di sommergere l'uomo con acquisizioni inutili (....) mi piaceva infine che queste stesse parole, Umanità, Felicità, Libertà non fossero ancora avvilite da tante applicazioni ridicole. 
A ogni sforzo per migliorare la condizione umana si oppone una obiezione: forse gli uomini non ne sono degni: fino a che non resterà irrealizzato il sogno di Caligola, e il genere umano tutto intero non si ridurrà a una sola
testa offerta alla scure, ci toccherà tollerarlo, raffrenarlo, volgerlo ai nostri fini; la cosa più vantaggiosa per noi sarà di servirlo.
(Maguerite Yourcenar in "Memorie di Adriano") - (10/3/2001)

La speranza, in alcuni, è come un vizio, diceva Elsa Morante. E' qualcosa che indebolisce e consola, vacuamente, che fa fuggire dalle responsabilità. In altri, invece, è un dono gelosamente custodito, vissuto solo per sè. Una speranza egoista. In alcuni, finalmente, la speranza che si accende alimenta uno sforzo: quello di recarla anche ad altri, di farla vivere nel flusso della vita comune, nei suoi inciampi, nelle sue potenzialità, nei drammi, nelle sconfitte, nelle incertezze. E' una speranza che si intreccia al senso di responsabilità e che anzi lo nutre e lo scalda, lo illumina. E' ciò che di più distante sia pensabile, dal vacuo consolarsi o illudersi. E' forza di annunciare e di reggere il peso di un cambiamento possibile, non regalato, bensì forgiato nel vivo del tempo. (tratto dall'introduzione a "La scelta della convivenza" a cura di Gianfranco Bettin) - (26/2/2001)

Se il benessere consiste nel fatto di avere, di poter ricevere tutto in scatola dalla produzione industriale, non dobbiamo meravigliarci se sempre più popoli distruggeranno in qualche modo l'orto dietro casa e finiranno al supermercato. E le nostre economie son fatte per provocare esattamente questo, facendoci alla fine dipendere proprio dai surgelati.
(Dopo Seattle, pensando ad Alexander Langer da "La scelta della convivenza") - (1/6/2000)

C'è una sola e medesima ragione per tutti gli uomini; essi diventano estranei e impenetrabili gli uni agli altri solo quando si allontanano da essa; così una società dove tutta la vita materiale avesse come condizione necessaria e sufficiente che ciascuno eserciti la propria ragione potrebbe essere per ogni spirito del tutto trasparente. (Simone Weil) - (4/9/2000)

Le collettività non dovrebbero mai essere così vaste da oltrepassare la portata di uno spirito umano; la comunanza degli interessi dovrebbe essere abbastanza evidente per cancellare le rivalità; e poiché ogni individuo sarebbe in grado di controllare l'insieme della vita collettiva, questa sarebbe sempre conforme alla volontà generale. (Simone Weil) - (4/9/2000)

Per la Arendt, come per Dante, gli ignavi che lasciano compiere il male non sono solo più spregevoli dei malvagi che, almeno, hanno il coraggio di assumersi la responsabilità del male che fanno-, ma sono anche più pericolosi, perché sono la maggioranza e quindi determinanti. E mentre l'azione del malvagio può scaricarsi in se stessa, l'azione degli ignavi, fatta di obbedienza passiva, di spirito burocratico, -soprattutto in una
società come quella moderna, fondata su metodicità, grande organizzazione e anonimia-, si diffonde, si amplifica e permette non solo le peggiori nefandezze, ma anche la loro banalizzazione.
Le conseguenze di questa impostazione sono molto importanti perché se il totalitarismo si fonda sull'innocenza delle masse, sulla loro spoliticizzazione, sulla loro frantumazione, sul considerare un fatto positivo il non occuparsi di politica, lo star quieto per proprio conto, il farsi i fatti propri, se, insomma, il carnefice nazista è il buon padre di famiglia, allora il pericolo totalitario è sempre in agguato.
( Augusto Iluminati, Antonella Anedda, in "UNA CITTA" ) - (23/8/2000)

...reagire contro la subordinazione dell'individuo alla collettività implica che si cominci col rifiuto di subordinare il proprio destino al corso della storia.  (Simone Weil) - (23/8/2000) 

...separare, nella civiltà attuale, ciò che appartiene di diritto all'uomo considerato come individuo e ciò che è tale da fornire armi alla collettività contro di lui, cercando contemporaneamente i mezzi per sviluppare i primi elementi a detrimento dei secondi.  (Simone Weil) - (23/8/2000)

Il valore vero della cultura consisterebbe nel preparare alla vita reale, nell'armare l'uomo perché possa intrattenere, con questo universo che ha avuto in sorte e con i suoi fratelli la cui condizione è identica alla sua, rapporti degni della grandezza umana.  (Simone Weil) - (19/8/2000)

Il lavoro manuale deve diventare il valore supremoo, non certo per il suo rapporto con ciò che produce, bensì per il suo rapporto con l'uomo che lo esegue; non deve essere oggetto di onori o di ricompense, bensì costituire per ogni essere umano ciò di cui ha bisogno nel modo più essenziale affinché la sua vita assuma per se stessa un senso e un valore ai suoi propri occhi.  (Simone Weil) - (19/8/2000)

Niente è più pericoloso dell'ignoranza in movimento. (Goethe) - (30/7/2000)

Attraverso il sistema formativo l'uomo è lavorato come una materia prima e in seguito commercializzato come un prodotto nel mercato dell'occupazione sempre più libero e monopolizzato dal capitale.
C'è chi ha capito l'inganno e chi rimane ingannato. L'oppio per gli ingannati è il denaro. Per il denaro e attraverso il denaro gli inclusi schiacciano i diritti degli esclusi e trionfano con la loro arrogante cecità sull'intelligenza degli uomini liberi che, critici, verso l'attuale società che guarda al profitto e al presente, si interrogano sull'equità e sul futuro. (comitato) -  (23/8/1999)

La ribellione è un atto eminentemente individuale, si parte da un'indignazione, da una conoscenza, da una coscienza, ci si rivolta contro un'ingiustizia subita o vista subire da altri, ma il momento della rivolta iindividuale apre a un momento eminentemente collettivo, comunitario. Ci si rivolta in funzione di una collettività di persone che nella coraggiosa rivolta individuale di qualcuno trovano il loro punto di riferimento. Ci si ribella per se stessi e per gli altri nello stesso tempo.
(Goffredo Fofi a proposito di Camus in "Una Città"n.14 anno 1999) - (19/08/1999)

I piccoli gesti: Diamoci una mano fra amici. Cosa sai fare, cosa puoi dare agli altri? Tempo? Fai compagnia ad un anziano, ad un bambino, leggigli un libro, il giornale, accompagnalo a fare una passeggiata. Sai cucinare? Prepara su richiesta un pranzo, un dolce, un primo piatto Sai cucire? Non comprare confezioni, fai tutto da te e fallo su ordinazione per le amiche. Sai coltivare piante e fiori? Regala i tuoi fiori, o chiedi ai tuoi amici che li acquistino da te. Hai un orto? Mangia i tuoi ortaggi e il resto non portarlo al mercato, ma passa parola: i tuoi amici compreranno da te.
Devo continuare?
Credi che si ritorni al baratto? Non sarebbe male, ma intanto compriamo dai nostri amici, dai nostri concittadini, dai nostri conterranei. Bisogna costruire reti di solidarietà contro lo sfruttamento e l'esclusione.
(comitato) - (8/2/1998)

La ricostruzione della società ha inizio quando i cittadini cominciano a dubitare.
(Ivan Illich)  - (21/7/1997)


Ultimo aggiornamento : 28-09-01


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