Suicidio
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Fratello affamato!
Non mendicare!
Non pregarmi!
Non supplicarmi!
Non perdere la tua dignità!
Non abbassare lo sguardo!
Non vergognarti della tua povertà,
della tua miseria
e della tua apparente inferiorità!
Sono io che devo mendicare il tuo perdono
per aver girato le spalle al tuo scheletro,
per aver fatto finta di non sentire la tua agonia.
Sono io che devo vergognarmi
perché non ho avuto il coraggio di guardarti
in faccia,
di rinunciare al superfluo,
di smettere di sprecare,
di mantenermi all'essenziale.
Sono io che devo vergognarmi
per il mio egoismo,
per il mio consumismo,
per la mia opulenza,
per l'ipocrisia del mio sentimento,
per la schizofrenia del mio comportamento,
per la follia della mia civiltà,
per la mia ricchezza che si nutre dalla tua povertà.
Sono io che devo abbassare lo sguardo
dinnanzi al tuo volto,
volto del mio crimine contro l'umanità.
Se muori prima,
sappi che la tua morte
sarà successiva a quella del mio cuore.
La tua non sarà una morte inevitabile;
la tua vita non sarà più recuperabile
non sarà risarcibile.
Il male da me commesso non sarà cancellabile,
non sarà perdonabile;
perché la mia coscienza
che era addormentata
e che la tua morte sveglierà,
mai me lo perdonerà
anche se dovessi inginocchiarmi
dinnanzi al tuo (mio) cadavere
per l'eternità…
Abdelkarim Hannachi, Marzo 2003