Resoconto del Convegno

"Allattamento al seno: non basta promuoverlo, bisogna proteggerlo" (*),

questo è il titolo del convegno patrocinato e finanziato dal Comune di Roma che si è svolto sabato 13 maggio presso l'Assessorato alle Politiche Ambientali. I relatori sono stati Bettina Menne, del Centro Europeo Ambiente e Salute dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di Roma, Christoph Baker, del Comitato Italiano per l'Unicef, Ersilia Armeni, del MAMI (Movimento Allattamento Materno Italiano), Annamaria Gioacchini, del Melograno (Centro Informazione Maternità e Nascita), ed Adriano Cattaneo, Portavoce della RIBN (Rete Italiana Boicottaggio Nestlé). Al giornalista di Avvenire, Francesco Riccardi, è stato affidato il compito di moderare l'incontro, al quale ha assistito una platea di operatori del settore - pediatri ed ostetriche - e di rappresentanti di differenti organizzazioni del consumo critico romano. Il convegno è stato organizzato dalla Rete Romana per il Consumo Critico.

I relatori hanno innanzitutto ribadito quanto già si sa: che praticamente tutte le donne in qualsiasi parte del mondo sono in grado di allattare e che solo una piccola percentuale, sicuramente meno del 5%, può avere delle reali difficoltà dovute a fattori biologici. Ma molte donne sono spesso lasciate sole, senza quel necessario aiuto prima e dopo il parto che consentirebbe loro di seguire un istinto naturale: nutrire i piccoli dal proprio seno. Ciò è dovuto in parte all'inadeguata preparazione degli operatori sanitari, sia quando escono dalle scuole di medicina e di ostetricia sia per mancanza di formazione continua sul lavoro, ed in parte alla politica commerciale delle compagnie produttrici di alimenti per l'infanzia che hanno tutto l'interesse a vendere sostituti del latte materno. Molte di queste compagnie sono delle multinazionali dell'alimentazione, che operano in moltissimi paesi usando le stesse tecniche di marketing. In particolare, cercano di utilizzare gli operatori sanitari e di indurli a prescrivere il latte in polvere anche quando non è necessario, favorite in questo dall'inadeguata preparazione di cui sopra. Nei paesi, nelle comunità e nelle famiglie ricche ciò significa qualche rischio in più per la salute dei bambini, senza che si arrivi però al pericolo di morte; significa anche un maggiore costo per la famiglia, per la società e per i sistemi sanitari. Nei paesi poveri, invece, l'alimentazione con latte in polvere porta a conseguenze agghiaccianti. Christoph Baker lo ha ribadito: secondo l'OMS e l'Unicef, ogni anno un milione e mezzo di bambini, 4000 al giorno, muoiono a causa della mancanza di allattamento al seno.

La politica commerciale delle compagnie produttrici di latte in polvere viola spesso il Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno promulgato dall'OMS nel 1981. Lo viola nei paesi poveri, come dimostrato da ricerche pubblicate su prestigiose riviste mediche internazionali (il British Medical Journal per esempio), ma anche in quelli ricchi. Tanto per fare un esempio, l'Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato ha recentemente punito sei delle principali imprese del settore, che operano in Italia, per aver costituito un cartello mirante a mantenere alti i prezzi di vendita del latte in polvere. Uno dei meccanismi usati dal cartello a questo scopo era (ed è tuttora nonostante la condanna del Garante) la cosiddetta "turnazione" nella fornitura gratuita di latte in polvere agli ospedali. Tale tipo di fornitura è espressamente vietata dal Codice Internazionale dell'OMS. Durante il convegno sono state citate recenti violazioni documentate in paesi che vanno dal Pakistan all'Argentina; ma è emersa anche la testimonianza di numerosi operatori sanitari sulla scorrettezza dell'informazione "scientifica" che ricevono regolarmente dalle compagnie e sull'intricato meccanismo di sponsorizzazione di congressi, viaggi e ricerche che tende a legare gli operatori stessi alle compagnie ed a renderli meno indipendenti nella loro attività assistenziale per l'alimentazione dei bambini.

Come è possibile organizzare una risposta adeguata a questi problemi? Molte delle proposte emerse e discusse durante il convegno vanno nella direzione di una presa di coscienza e di un'auto-organizzazione di operatori ed utenti dei servizi sanitari. Una prima risposta sembra essere la necessità di formare in maniera adeguata tutti gli operatori del settore. Dai medici ai pediatri, dalle ostetriche a tutto il personale infermieristico, c'è assoluta ed urgente necessità di organizzare dei corsi di formazione ed aggiornamento che aiutino a risolvere i problemi pratici che possono insorgere nel corso dell'allattamento senza sospendere lo stesso e ricorrere al latte in polvere. Gli operatori devono essere messi in grado non solo di conoscere sempre meglio i vantaggi dell'allattamento naturale, ma anche di poter concretamente aiutare le madri a fare una scelta giusta.

Un altro passo molto importante sembra essere il coinvolgimento delle famiglie. Tutti coloro che circondano la madre e la futura madre dovrebbero essere a conoscenza dei vantaggi dell'allattamento al seno e non dovrebbero ostacolarlo. Dovrebbero invece sostenere la madre: il padre può incaricarsi dei lavori domestici e può accudire il bambino in tutto ciò che non concerne l'alimentazione, i nonni possono evitare di dare consigli sbagliati, tutti i membri della famiglia e della comunità possono essere di aiuto alla madre sostenendola nella sua scelta ed alleviando stanchezza e difficoltà pratiche. Da non dimenticare il possibile ruolo di gruppi di auto-aiuto: madri che hanno già allattato con successo possono dare una mano, con consigli pratici, a madri che per la prima volta affrontano l'allattamento e che hanno dubbi o difficoltà.

Vi è poi il ruolo delle organizzazioni non governative. Non solo quelle che erano presenti al convegno, ma anche quelle che erano state invitate (come la sezione italiana della Leche League) o meno (come il Movimento Italiano per il Parto Attivo) a partecipare. Queste organizzazioni hanno già avuto un ruolo importante nel promuovere l'allattamento al seno e possono continuare ad averlo mediante corsi e congressi, mediante la collaborazione con il sistema sanitario, e mediante l'appoggio diretto a donne, madri e famiglie. Da non dimenticare il ruolo che queste organizzazioni possono avere nello sviluppo di appropriate politiche in favore dell'allattamento al seno, sia con il governo nazionale che con quelli regionali.

Infine vi può essere il ruolo dei consumatori e degli utenti. Questi, individualmente o attraverso le associazioni che li rappresentano, possono esercitare pressione sui governi e sulle istituzioni nazionali ed internazionali affinché siano elaborate e rispettate misure di protezione dell'allattamento materno. Prossimamente, ad esempio, presso l'ILO - Ufficio Internazionale del Lavoro - a Ginevra, si discuterà proprio delle nuove regole in materia di maternità e lavoro. La pressione da parte delle compagnie produttrici di latte in polvere va verso una riduzione dei diritti della madre che allatta: durata della licenza di maternità, possibilità di pause per allattare durante il lavoro. Per proteggere l'allattamento al seno dovremmo invece far pressione, attraverso i sindacati ed il Ministero del Lavoro, per un aumento di questi benefici, soprattutto di quelli che agiscono dopo il parto. Utenti e consumatori potrebbero anche chiedere al Ministero della Sanità ed alle compagnie di porre fine alla fornitura gratuita di latte in polvere: non si vede perché gli ospedali debbano acquistare in maniera trasparente alimenti e farmaci, mentre possono ricevere gratuitamente latte in polvere. Una richiesta di questo tipo non sarebbe altro che la logica conseguenza della recente sentenza dell'Autorità Garante nei confronti delle compagnie. Si potrebbe anche pensare ad un tavolo di trattative a tre sedie: quella del governo e del sistema sanitario, quella delle compagnie produttrici di latte in polvere, e quella degli utenti e dei consumatori. Il tavolo potrebbe arrivare ad una definizione di accordi per evitare l'influenza negativa che le compagnie hanno sui consumatori e sugli operatori sanitari e di meccanismi per metterli in atto e verificarne l'efficacia.

Tutto questo potrebbe essere utile per l'Italia, che ha bisogno di promuovere e proteggere l'allattamento al seno visto che, come ha ricordato Ersilia Armeni, siamo ben lontani dal praticarlo come raccomandato dall'OMS, e cioè in maniera esclusiva fino a sei mesi di età del bambino ed in maniera complementare, con la progressiva aggiunta di altri alimenti, fino a due anni di età ed oltre. Ma il dovere di essere solidali ci impone anche di fare qualcosa per i bambini dei paesi poveri. Come utenti e consumatori dovremmo anche chiedere che il Governo Italiano si impegni a far rispettare il Codice Internazionale dell'OMS nei paesi in via di sviluppo, verificando soprattutto in maniera regolare il comportamento delle compagnie che operano in Italia. Non si può pensare che basti cancellare il debito di qualche paese o realizzare progetti di cooperazione in qualche altro; bisogna anche fare in modo che i meccanismi economici e commerciali non annullino i possibili benefici apportati da altri interventi.

* Articolo di Adriano Cattaneo.
Intervento di Adriano Cattaneo


Ultimo aggiornamento : 22-06-04



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