Edo, Edoardo Bennato_5,656
6 Agosto, concerto di Edoardo Bennato.


Fino alle otto e mezza di sera piove, ed il concerto e' previsto per le nove e mezza. Qui in paese gli orari in genere li fanno rispettare soprattutto quando i concerti sono in piazza, altrimenti gli inquilini dei palazzi attigui si lamentano se c'e' rumore fino a tardi. Nel pomeriggio, a dire la verita', si crepava di caldo ed il cielo era limpido. Ne avevo approfittato per andare a vedere a che punto fossero i lavori di montaggio del palco, della strumentazione, dell'impianto di amplificazione; le braccia conserte con il mento appoggiato sopra, con gli occhi a fior di palco, mi rendevo conto che un paio di operai erano abbastanza nuovi del mestiere. E poi, pugliesi e napoletani quando cercano di comunicare difficilmente si capiscono ("spuost' chillu cos' 'a lla 'nnanze!" - "dde' o dde'?" , e bene o male ci si capisce grazie ai gesti). E montano, gli operai e gli addetti, il palco in piazza, la prima piazza del porto.
"E' arrivato poco fa da Metaponto", mi comunicano (eggia', perche' veniva il "mio" Edoardo, e gli addetti locali mi informavano di tutto cio' che potevano), "distrutto, o non dormiva da due giorni o era completamente fatto.. l'ho accompagnato in albergo, al Royal, ha mangiato qualcosa poi e' andato a farsi qualche ora di sonno, te l'ho detto, era distrutto" - "Ma a che ora inizia il concerto? qua il gruppo e' gia' arrivato.." - dico - "si, o vado io o mando Tommaso a prenderlo, anzi, mando Tommaso sicuramente" - "hey, se vai tu attento..!" - ammicca Angela al nostro interlocutore - ".. che si sa che e' omosessuale". "Bah, non mi risulta, ma tutto puo' essere" - dico - "e poi chi se ne importa delle sue tendenze sessuali, no?".
Il luogo e' pieno, c'e' un sacco di gente con gli occhi fissi sul palco; io sono dietro invece, fra il mare ed il palco, ed ecco li che arriva.
Scende dalla macchina qualche metro prima, ed avanza verso la prima "tappa", ovvero la routotte annessa. Sguardo fisso, duro, dritto, faccia olivastra, sembra carico come una molla. Mah, chissa' se ha dormito almeno quel paio d'ore.
Polizia, Carabinieri, Polizia Municipale affollano il retro-palco. Ad ogni concerto, almeno ricordando tutti quelli che ho visto io, Edoardo Bennato e' sempre protetto, a distanza, da una gran quantita' di forze dell'ordine assortite a seconda delle usanze locali. Ma, anche questa volta, Edoardo Bennato cammina solo, raggiunge la roulotte, chiude la porticina. Due metri prima della porticina dico un "ciao Edoardo! bravo!", flebile ma udibile. Edoardo non si gira e cammina solo, le forze dell'ordine mi guardano interrogative.
Questa cosa mi ricorda un po' la sala operatoria, quando arriva il Professore Chirurgo ad eseguire la parte piu' difficile dell'intervento, ad intervento ovviamente gia' iniziato. A nessuno viene di battergli le mani, casomai di salutarlo si pero'; idem per Edoardo: tutto e' stato predisposto, anche il pubblico, lui deve prestare la sua opera in un range ben delimitato della "festa", e poi deve sparire via. "Dopo torna subito a Napoli" - mi comunicano fra le tante cose - vere o false, chi lo sa.
La porticina della roulotte si riapre, ed Edoardo cerca di passarci con la chitarra a tracolla, incontrando molte difficolta'. Poi sale le scalette del palco, dopo circa mezzo secondo compare all'orizzonte del pubblico, ed in quel momento si sente un boato di felicita'. Un boato di felicita'.. non c'e' nessun "boato" quando un politico inizia un comizio, fosse pure il politico piu' importante; idem per altre figure pubbliche, anche del mondo dello spettacolo. Ma per i musicisti e' diverso, a loro e' riservato un trattamento, una accoglienza che gli altri si sognano. Ma sono tutti "comparse" per noi, quando la loro nebbia di polizia, guardaspalle, fari direzionali, occhiali scuri, si dirada a tempo controllato, eccoli li che appaiono.
Boato, ora un po' ovattato, Edoardo inizia a suonare. Gruppo rock, addio. Ora c'e' lui con la dodici corde, l'armonica, il kazoo, il tamburello a pendale (in versione "professional"); poi ci sono 4 archi che lo accompagnano in buona parte delle canzoni, ma essenzialmente e' Edoardo che fa la musica con i suoi strumenti. E non puo' sbagliare una pennata, ne' tantomeno saltarla di proposito, perche' l'unica chitarra e' lui.
E' li, suona, suona bene. Leggo qualche volta delle interviste, del tipo "si, io .. il mio pubblico, il feeling che si crea, ci capiamo noi dal palco e loro da sotto", ma di base sono boiate.
Edoardo e' li che suona, e mi accorgo che al quadrilatero di luci manca proprio il lato frontale, quindi.. lui puo' _davvero_ vedere il pubblico (il quale, altrimenti, durante i concerti non si vede perche' i fari puntati negli occhi degli artisti lo impediscono); intoniamo - metterci daccordo fra di noi e' facile - qualche "Edoardo" cadenzato in modi vari e fantasiosi, per attirare la sua attenzione. Attirare la sua attenzione.. ci riusciamo, al quarto corale "Eee_doArdo!", e lui imbarazzato ringrazia timidamente. L'imbronciato Fonzie che saliva le scalette, ora ringrazia imbarazzato e timido. Eggia', il fatto e' che il pubblico e' una "massa", il "grazie" a chi lo dici?
Poi il concerto finisce, Edoardo fa il percorso inverso, e via, la macchina sparisce. Che strano che deve essere. Lo star system in generale, intendo.
Casomai l'artista e' in una camera d'albergo con i cavoli suoi per la testa, casomai incompreso da qualche suo collaboratore o parente o amico, ma con milioni di persone che gli vogliono bene la fuori. Chissa', forse - star system a parte - la loro umanita' (come siamo umani noi tutti) sta proprio nel fatto di non approfittare direttamente, per strada, di questo enorme ed inesauribile buffer-consolatorio-psicotrofico che sono i fan.
Invece e' un continuo, padarossale, diabolico susseguirsi di limiti dinamici, di "chi vi conosce", di "ho bisogno di voi".

Oddio, da manicomio, no?


Fabberix