Fidatevi delle vostre speranze
(questa frase credo di averla inventata io)



Caro lettore, perche' se sei una lettrice non ci sono Cara che tengano - posso dirti cara da qui a domani mattina ma forse se mi avessi a portata di tastiera me la tireresti appresso - Caro lettore,

dicevo, le righe di seguito sono state scritte di getto e contengono pure qualche errore di grammatica e sintassi. Se non te ne accorgi, fai finta che non ho detto niente, non ti scervellare, la vita e' bella lo stesso. Qua sotto parlo di me, di una parte di me, per fortuna, seno' ti dovevi sciroppare non dieci ma mille pagine. Diciamo che sono convinto al sessanta per cento di quello che ho scritto, gli eventi narrati sono veri al novanta e soprattutto il fatto del coltello bianco, e le classificazioni sono soddisfacenti al dieci ma questo perche' altrimenti dovrei stare a scrivere un trattato - che sarebbe inutile tanto cambio idea ogni poco. La cosa certa, la cosa certissima, e' che .. e' che sono le due e venticinque di notte perche' la sveglia del walkman ha suonato e se trovo chi l'ha attivata lo faccio nero che non so come si disattiva - l'unica cosa certa, dicevo, e' la prima riga.


Le donne sono tremende.
Ogni anno, sempre il solito scherzo. Per quanto ce la mettessi tutta, ogni anno, per evitarlo, non c'erano Santi che tenevano. Succedeva.
Dire 'scherzo', mo', forse e' esagerato, o forse non appropriato. La caratteristica dello scherzo, come tale, e' di essere di abbastanza immediata fruizione, per chi lo fa e per chi lo riceve, o comunque circoscritto in un periodo limitato di tempo. Questo, forse, perche' la risata deve essere esplosiva, e diluirla troppo ti fa perdere il gusto, cosi' come prolungarla troppo puo' farti morire. Da questo punto di vista, dal punto di vista dell'impatto, niente da dire, c'era.
Puntualmente, entrando in aula il primo giorno di scuola fino al quinto ed ultimo anno del Liceo Linguistico Intercomunale Consorziale ("ma.. Consorzio si scrive conzorsio o consorzio" - chiedeva ogni tanto il professore di Matematica, sempre in preda a cariche burocratiche piu' o meno onorifiche) ospitato nel meraviglioso chiostro della "Madonna delle Grazie" - e non vi dico, quando gli alberi di Arancio davano i frutti, che pacchia - mi dicevo: "Evvabbe', un'altra volta la stessa storia.. cose da pazzi, ma me lo fanno apposta!".
Unico ragazzo in un Liceo di sole ragazze, sveglia alle 6 ogni mattina per i 40 Km quotidiani (ottanta considerato il ritorno), mi si riservava sempre l' "ultimo" banco, in fondo all'aula, attaccato alla cattedra. Banco a due posti ovviamente, che oltre me, con in bella vista a 70 cm di distanza la meta' sinistra della faccia del professore o professoressa di turno (io ero seduto al posto di destra, accanto al termosifone ed alla finestra con il vetro rotto, roba da perdere la salute) era pronto ad ospitare l'altra ritardataria cronica della classe, lei, che ritardava per farsi bella, che non ci e' mai riuscita in cinque anni, e che abitava li vicino, lei, Rosalba; lei, che come ci si immagina facilmente, era a diretto contatto con l'emifaccia destra del docente; il quale ci sarebbe sicuramente apparso nello splendore della terza dimensione se mai ci fossimo avvicinati l'un l'altra verso il centro del banco, visto che non avevamo neanche l'impiccio della classica gamba centrale del tavolo.
"Rosa' tu mi stai guardando." - "NO! No!" - si "abbuffava" (si "congestionava in volto") a dire lei, riportando rapidamente il capo nella posizione di riposo, accogliendo nuovamente sulla sua retina il volto di fronte. "E non mi guardare, oh!".

E mi spiaccicavo ancora di piu' sul termosifone - per fortuna a settembre ancora spento - con lei che di riflesso si portava sempre piu' verso il corridoietto centrale.

"E spostati", le diceva poi il docente che a fine ora si doveva riavviare verso la porta.

Io la osservavo, non resisteva.
Prima spostava lo sguardo un po' verso destra, piano piano, come se avesse desiderato avere una visione maggiormente di insieme della faccia, chesso', del Professor Cesareo di filosofia; quatta quatta, continuava il movimento di rotazione oculare verso est, fino all'umanamente possibile. Poi, chiedeva soccorso ai muscoli del collo, indi con precisione svizzera proseguiva nell'opera di far combaciare mento e spalla destra come un Rolex che segni le 15 e 15, cosicche' agli occhi di Cesareo doveva apparire pressocche' come una egiziana. A quel punto:

"Rosa', e non mi guardare.".

Circa una volta ogni due minuti. Per cinque anni fanno trentaseimila volte, e sempre dallo stesso lato.
Poi c'era la variante:

"Ma allora TI PIACCIO!" - minacciavo - "Nononononononono" - e ad ogni "nono'" corrispondeva un movimento a tergicristallo delle mani - mi rassicurava lei. L'evidenza sembrava esser negata a tal punto che perfino il Professor Cesareo, negli anni, non seppe resistere: "Bhe, Bhe.. come nono'!" - borbotto' dietro la barba che finiva dove gli occhiali Marcolin nuovi fiammanti iniziavano a circondargli le orbite.

Avrei constatato, qualche anno dopo, che le donne possono guardare con insistenza anche persone particolarmente non belle, per i piu' svariati motivi (Rosalba no, lei mi trovava bello):
semplice curiosita', gusto del proibit(iv)o, profanazione vandalica del fenotipo del prossimo, masochismo - sogni di specchi rotti, dolori da parto, insomma quel background masochistico necessario per essere donne - , o per prenderti per il culo se gli va.

"Ao', che vuoi, anche quest'anno sei arrivato in ritardo e quindi ti becchi il primo banco accanto a Rosalba" (e al termosifone), ghignavano in sottofondo le 20 ragazze davanti alle quali sarei dovuto passare per gli 8 mesi successivi al fine di raggiungere la mia postazione da telespettatore diligente, in prima fila.

Probabilmente piacevo davvero a Rosalba, ma lei a me no, ed in piu' aveva il ragazzo, e questo e' un capitolo a parte - la questione morale - che merita ulteriori approfondimenti.

Se vi saro' sembrato un po' bestia per come ho descritto la cosa con Rosalba, e' perche' ho taciuto la seconda meta' del rituale: "UE', vedi che scherzo, tu sei l'amica mia!" - le gomitavo poche quindicine di secondi dopo. Se anche ora pensate non abbia dismesso le sembianze bestiali, allora non guardate la pagliuzza negli occhi del prossimo ma la trave nei vostri (o, insomma, aiutatevi a localizzarla spazialmente con il tatto).

Quindi, si sara' capito, una intensa vita femminile si svolgeva alle mie spalle, senza che io riuscissi a capire, molte volte, il perche' di certe risatine piu' sataniche del solito, o gorgoglii di gruppo, o strani mugolii - e quest'ultima cosa avveniva quando qualche tempo dopo non fui piu' l'unico ragazzo, ed Angelo penso' bene di diventare amico fraterno un po' di tutte. Angelo mi era utilissimo perche' non possedendo io alcun diario, lo chiamavo a casa il pomeriggio per avere ragguagli sui compiti.

A dire la verita', neanche loro sono state mai capaci di capire il comportamento a volte strano della prof. di Inglese che, incacchiata cronica di suo, all'improvviso si schiattava di risate mentre ad esempio stava dicendo ad Alessandra "ti metto una nota", o "ti rovino" o cose del genere.
Semplicemente, nell'impassibilita' della mia sagoma vista da dietro, nessuna si accorgeva che le facevo le boccacce, espressioni spesso studiate allo specchio, proprio nei momenti di maggiore pathos, sicuro che visto che le ero simpatico da impazzire (... vero!) l'unica reazione che avrei evocato sarebbe stata quella di cui sopra. Solo una volta mi disse: "Fabbri' NON ORA! , sono troppo incavolata questa volta!!", per poi rotolarsi rovinosamente in una risata convulsa, e quel "Fabbri' NON ORA!" rimase per tutte un complicato enigma, come dopotutto il suo strano comportamento.
Io, intanto, imparavo (no, il Tedesco no, ero il peggiore dell' Istituto).

Ad esempio, imparavo cosa erano le mestruazioni, ed ogni quanto tempo dovrebbero teoricamente venire; fondamentale per la chiarezza del quadro fu quando Marina, scambiando un assorbente per una confezione di fazzolettini di carta, chiese a Rossana: "Profumano?" - e Rossana disse: "quando lo avro' usato, si".

Imparavo che le ragazze in bagno devono andarci in gruppo seno' si vergognano. Alle pizze di classe era un classico:
"Devo andare in bagno, Tizia' mi accompagni?" - e Tiziana: "Ida sto mangiando la pizza" - ed io - "Ma scusa, Ida, non puoi andarci da sola, in bagno?" - ed Ida - "Da sola, sei pazzo?". Pazzo o non pazzo, mi sentivo davvero strano nel bagno degli uomini della scuola, grande quanto quello delle donne, ma usato solo da me (poi anche da Angelo, e dal terzo anno in poi da Francesco, cieco ad un occhio). Io, dopotutto, mi inibisco se qualcuno o qualcuna mi guarda mentre faccio la pipi', che istantaneamente mi passa (alla visita di leva fu un dramma) (e comunque, per i piu' curiosi, altri usi del genitale sono perfettamente in ordine).
Inutile dire che quando il bagno delle ragazze si popolava troppo, alcuni gruppi usavano il mio. Ma non approfondiamo troppo.

Altro argomento di studio interessante furono i dolori mestruali, che oggi ho finalmente identificato come fattore prognostico negativo per la riuscita dei miei fidanzamenti con le donne. Senza arrivare agli eccessi di un mio amico, il quale liquida la sua ragazza, sempre e comunque, con: "see, tutte balle che stai male, e' un fatto psicologico, lo vuoi capire..", rischiando a volte seriamenente che lei gli cavi gli occhi con i denti per poi succhiarseli come uova fresche (e secondo me si sentirebbe subito meglio), capii presto che i dolori mestruali, nelle ragazze predisposte, erano un bel problema con cui confrontarsi. Alle volte seguivo Rossana avanti e indietro nel cortile ("Rossana si sente male, esco per vedere cos' ha"), mentre lei, fra gemiti di sofferenza, mi diceva "parla, parla, fammi distrarre almeno un po'". Dopo qualche prova del tipo "allora vieni, seguimi, che ti svelo un segreto..! anzi, tanti segreti quanti non ne puoi immaginare neanche" per poi condurla in Segreteria, lei parve non apprezzare piu' molto la mia compagnia specialmente in quelle occasioni.

La battuta e' scema, lo so, ma qui vale la legge dei grandi numeri, per cui piu' ne fai piu' c'e' probabilita' che una faccia ridere.

La legge dei grandi numeri, in termini di radiazioni elettromagnetiche, suppongo sia valsa anche quel giorno in cui misi faccia e mani sul piatto della fotocopiatrice per poi premere il tasto verde, ottenendo, sotto gli occhi sbigottiti delle segretarie e di Rossana stremata dalle fitte, una riproduzione piu' o meno fedele della Sacra Sindone in versione "no no, i fotografi no!".
In quel caso, effetto oncogeno a parte, ottenni di far ridere la poveretta la quale, bellissima ragazza munita di un fondoschiena che ha creato seri problemi a qualsiasi individuo xy che transitasse da quelle parti, disse:

"hey, ora mi ci siedo sopra e ne facciamo del mio culo".

Poi ritorno' a contorcersi, poverina.
In momenti di benessere, comunque, si divertiva a peggiorare il quadro coronarico di Padre Pietro, simpaticissimo francescano settantenne, mostrandogli provocatoriamente il fondoschiena durante l'ora di religione, in cui, si sa, si fa casino e ci si scompone.
Ricordo che una volta fu talmente maliziosa che Maria, la quale aveva raramente reazioni in base agli input del mondo esterno e parlava solo quando mi doveva suggerire, bonta' sua, non credendo ai propri occhi, fece una faccia che mi riesce difficile dimenticare a distanza di anni.
Alessandra mi disse: "eddai, tocca!", ma io non toccai, per solidarieta' maschilistica nei confronti di Padre Pietro, incidentalmente docente ed ecclesiastico, con mani ovviamente legate.
Unica reazione trapelata dal mio ego fu di scrivere su un foglietto: "Rossana la Puttana", che lei corresse quasi subito in "Rossana la Lilli - Puttana". Allora per punirla in qualche modo iniziai a cancellare scientificamente con una penna nera le parole dal suo vocabolario Italiano - Francese Francese - Italiano. Se toccavo forse era meglio perche' lei me lo suono' in testa.
Se toccavo, forse, almeno una soddisfazione l'avrei avuta visto che poi mi innamorai follemente di lei facendole la corte in modi che non sono propriamente in tema con questo scritto.
Comunque non ci riuscii.
E comunque e' stata una esperienza utilissima, nella misura in cui per anni, con lei, ho potuto fare tutti gli errori umanamente possibili quando si cerca di conquistare una ragazza (ma davvero tutti!), pressocche' esaurendo la scorta di sbagli, insomma di cazzate, che maschio possa fare quando desidera una donna che non sembra volerlo assecondare in modo alcuno. Da questa esperienza per certi versi allucinante, non ne ho ricavato certo una specie di manuale delle Giovani Marmotte su come cavarsela in ogni occasione, ma ne ho guadagnato in istinto, la qual cosa per alcuni potrebbe rappresentare anche un segno di regressione, filogeneticamente parlando, intendo.
Mi sarei di certo depresso non poco se tutto questo tribolare nelle ore di lezione (e non) non fosse stato, estate dopo estate, controbilanciato da una serie di piccoli ma significativi successi in vacanza, di cui un esempio si puo' trovare al messaggio N. ... dell' area Giovani.
Invero non mi spiegavo come Nicoletta, quell'estate, al mare, nel villaggio turistico, avesse preferito me, piu' piccolo di lei (diciassettenne lei, io quindicenne e due anni a quell'eta sono tanti), agli altri ragazzi disordinatamente in fila sperando che lei degnasse loro di un minuto del suo tempo.

Un elemento, quindi, ce l'avevo: la bellezza (maschile) non e' tutto.

Fu una scoperta allarmante per me, perche' a quel punto dovevo assolutamente capire COSA di me avesse attratto una strafiga come Nicoletta, onde raffinare questa ignota ma potente qualita' in futuro per ottenere, evidentemente, vantaggi assolutamente analoghi all'essere degli strafichi fisicamente parlando.

Capite bene, se uno vince una lotteria e' una cosa, ma se uno sposta un "secchio d'acqua" (Massimo Troisi, eri e sei un maestro..) da qua a la, senza sapere come, con la sola forza del pensiero, ma ancora senza sapere esattamente quale e' il pensiero da fare, minimo minimo si incuriosisce.
La cosa certa era che piu' Nicoletta mi stava vicino, piu' mi sentivo fico. Non diventavo piu' bello, quello no, ma dentro qualcosa cambiava, avevo piu' fiducia in me, avevo finalmente un po' di calma per non essere semplicemente in balia degli eventi ma, potere del cervello, di dominarli. Almeno un po'.

Un'idea mi passava per la mente, al ritorno dalle vacanze, e cioe' che la famosa macchina per leggere nel pensiero che qualcuno vorrebbe avere in particolari situazioni, al fine specifico di sapere se ha qualche possibilita' con la bella di turno, o con il bello/figo di turno, e' una stronzata.
Semplicemente non serve.
Per definizione.
Le ragazze, mi dicevo, evidentemente, prima o poi, cambiano idea. Si, la prima impressione che puoi dare e' negativa, casomai, puoi addirittura non dare nessuna impressione ed essere "l'essere che risulta indifferente" per antonomasia, ma se poniamo come costante il fatto che uno piu' bello di com'e' non puo' diventare (ma piu' brutto si, e le donne ne sanno qualcosa quando si credono ingrassate e poi diventano anoressiche), ed accettiamo l'ipotesi che una che non ti ha mai filato poi alla fine si accorge di te, allora vuol dire che le "chiavi" sono altre, e ben piu' potenti di assomigliare ad Antonio Banderas.
E cosi', a quindici sedici anni, mi decisi ad affrontare il lato psicologico della questione, pur non quadrandomi ancora una cosa: mi era successo che una bella si mettesse con me, dopo aver cambiato idea, ma non mi era mai successo di essermi messo con una che fisicamente non mi piaceva, neanche se questa faceva i salti mortali o minacciava di suicidarsi con un disco di Antonella Elia che canta "Come saprei". Vuoi perche' Giorgia ed Antonella all'epoca nessuno le conosceva, vuoi perche' una morte del genere doveva sembrarmi fin troppo inverosimile o difficilmente attuabile.

E quindi? Forse le ragazze sono piu' profonde dei ragazzi, voglio dire, piu' umane, riescono a trovare il modo di innamorarsi a prescindere dal fenotipo, cosa che succede piu' difficilmente a noi maschi. Che fregatura, da un lato (uno si puo' perdere la donna della vita senza manco accorgersene), che PACCHIA, dall'altro - ed io, con rinnovato spirito, varcavo nuovamente in ritardo di pochi minuti la soglia dell'aula, ancora primo giorno di scuola, ancora Rosalba e termosifone - "si si, so la strada.. permesso.. Rosa', spostati" (si era gia' piazzata al centro del corridoietto) - con un mucchio di tempo per pensare e sperimentare a mia disposizione. Ma i miei tentativi andavano a vuoto.

Perche' nel villaggio turistico si, e qui no? Diamine, perche'?

E non avevo neanche perso l'abbronzatura, ed il mio giubbino Levi's era sempre lo stesso (per inciso, e' sempre lo stesso, e se mi vedete con un giubbino jeans addosso, bhe, e' quello).

La scuola fa uscir fuori il peggio dalle persone, decisi. Non puoi esaltare quelle sfumature del tuo carattere che possono essere una delle componenti di un eventuale fascino, visto che devi, seppur inconsciamente, competere giorno per giorno con altre persone, confrontarti sempre e comunque in condizioni di sub-stress, e quindi in qualche modo ti corazzi e ti opacizzi. Sara' pure una stronzata, ma dovevo digerire questo paradosso in qualche modo.

Tuttavia, non tutto era da buttare e nuove esperienze si potevano ancora fare. Provare, ad esempio, a parlare un po' piu' approfonditamente con alcune di loro, lasciando da parte avance e cose simili. Mettere per un po' il "provarci sempre e comunque" che ti inculcano da piccolo, da parte.
Non era per me una esperienza cosi' nuova, a pensarci bene, visto che alla scuola media ascoltavo parecchio quello che la mia compagna di banco (Lucia, la prima della classe) ogni tanto mi confidava, sopportando di buon grado il suo classico e sconsolato: "ma tanto che te le dico a fare queste cose, tu sei scemo" un po' convinto che scherzasse, un po' lusingato per la sua, seppur costosa in termini di mio orgoglio ferito (anche se poi era lei che pensava di star mettendo il proprio sotto i piedi per il semplice fatto di parlarmi), attenzione nei miei riguardi.

Non scherzava affatto, ma questa cosa mi sarebbe stata chiara molti, ma molti anni dopo.

Non mi era difficile ottenere lo stesso trattamento nei giorni successivi, anzi lei di sua spontanea volonta' mi continuava a parlare delle sue cose, che era un po' l'equivalente di farmi leggere una pagina di diario. E, a dodici tredici anni, lo ho constatato poi con mia sorella, una si farebbe bruciare viva, diario fra i denti, pur di non mollarlo (se non all'amica del cuore).
No, amica del cuore non e' il termine esatto, a quell'eta' "compagne di vita" o di "battaglia" forse va meglio, visto che le ragazzine, fine terza media, fecondita' (fecondabilita'..) acquisita o in arrivo, tette gia' formate, almeno a vederle da sotto la maglietta, si sentono grandi, sbuffano e si sfastidiano come capiredattore in piena attivita', sono piccole donne indaffarate insomma.
Tempo un anno, e diventano esistenzialiste fino ai 17, quando il rischio di crisi mistica complicata diventa effettivamente alto.
Questa mia nuova attivita' di interlocutore-simil-comprensivo iniziava a dare i suoi frutti, che a me sembravano buoni.
Non mi fu difficile capire, anzi inizio' a venirmi naturale, che esibire una faccia "studiata" assorta nell'ascolto, sufficientemente responsiva ed in perfetta sincronia con gli elementi cardine del racconto della bella di turno, giovavano non poco all'effetto globale, cosicche' tempo un anno e mi ritrovai testimone e custode di fiducia di un numero sempre maggiore di sfoghi (acne a parte), segreti, tagliamenti, cose irripetibili, ogni genere di banalita', accuse insensate e cosi' via. Con interesse notavo che le esperienze comunicatemi si assomigliavano un po' tutte, non tanto per la similitudine dei tempi e degli eventi e delle situazioni in se', diversi da persona a persona ovviamente, quanto per il modo in cui erano vissute e piu' o meno mal-metabolizzate dalla protagonista del racconto. Altro ritrovamento interessante, non potei fare a meno di accorgermene, era rappresentato dal fatto che se la mia faccia allenata dava segni di cedimento o le mie serie obiezioni (che in definitiva, assolutamente, assecondavano piu' che gettare dubbi) non riuscivano a fungere da innesco per un'altra interminabile sega mentale - l'unico tipo di masturbazione che le donne al limite ammettono di praticare - la magia finiva ed io ritornavo solo nel migliore dei casi, isolato nel peggiore perche' qualcuna particolarmente strana (avrei poi trovato una classificazione per queste persone) infastidita si prendeva la briga di parlar male, alle spalle, di me.

Farmi dire l'ora da Maria, un giorno, fu difficile quanto far parlare l' Indiano in "Qualcuno volo' sul nido del Cuculo".

Si delineava con chiarezza sempre maggiore una classificazione quanto piu' operativa possibile di stereotipi femminili, e cioe':
- le Nevrotiche
- le Psicotiche
- le Maniaco - Depressive, in fase maniacale o depressiva, dipende
- le Schizoidi
- le Depresse
- le Intelligenti
- le Stupide (se esistono le intelligenti, devono per definizione esistere anche le stupide, non c'e' da scandalizzarsi)
- le Normali
Che dire. Le Normali ce le ho messe per l'agnosticismo che mi accompagna da sempre, ma non ne ho mai identificata una con certezza. Sulle Maniaco - Depressive, bhe, sono interessanti solo in fase maniacale, quando sono piene di iniziative, vogliono conoscere tutti e tutto, attraversare questo mondo e quell'altro, ma purtroppo durano poco perche' non hanno mai un occhio di riguardo verso se stesse e particolarmente verso le proprie riserve energetiche. Prima di esaurirle completamente, si badi, possono dare l'impressione di essere Normali, ma se dopo un po' si fanno una pezza e perdono la responsivita' nei confronti del mondo, allora rinunciateci pure, sono inutilizzabili ormai.
Ma ritornate in fase maniacale ridiventano godibilissime.

Le Nevrotiche, cavallo di battaglia allevato in anni di Liceo, sono riconoscibili per una serie sterminata di particolari, davvero.
Io propongo un test, che trovo efficacissimo, che e' il seguente: se capitate ad una festa, ad un certo punto proponete di fare il gioco della verita'.

Con quanta piu' foga alcune si opporranno, tanto piu' il test le avra' identificate ai vostri occhi, e la prova del nove sara': "e perche', no?", chiesto con faccia seria in luogo piu' raccolto.

A quel punto la Nevrotica, se davvero tale, vi dira' che lei i fatti suoi mica li vuol far sapere a tutti visto che - aggiungera' - non saprebbe mentire, perche' la gente e' cattiva e poi i fatti propri sono i fatti propri, gia' di brutte esperienze di fiducia tradita ne hanno fatte tante, e quindi dolce dolce inizieranno a raccontarvi la storia della propria vita dalla A alla Z, tacendo con sistematicita' gli eventi allegri, ed a quel punto e' necessario scappare. Vi telefonera', bastera' trattarla un po' male e rivolgera' il suo radar altrove.
La Psicotica la riconoscerete a posteriori perche' non vi telefonera'.

Le Schizoidi non le noterete spesso in quanto di solito poco appetibili, pero' attenzione alle feste a non inciampare nei loro piedi perche' poi dovrete sopportare l'inquietante fastidio di avere i loro occhi inespressivi puntati su di voi fino alla fine, su qualsiasi divanetto vi siediate, e c'e' il rischio di sognarseli pure la notte.

Le Depresse, vabbe', sono depresse, e mi deprime parlarne.

Le Intelligenti e' un po' piu' complicato definirle. Possono benissimo essere nevrotiche che pero' utilizzano il loro tempo per espletare con molto tecnicismo rituali utili a se stesse e/o alla societa', piu' spesso Depresse nel magico momento in cui noia e senso di colpa si disgiungono per un po'. Attenzione a non confondere tutte le Maniache come Intelligenti, of course, visto che queste ultime difficilmente sparano alla cieca.

Alle Stupide ci si arriva per esclusione le prime volte, per esperienza successivamente. Molto facilmente, se reiteratamente fraintendono, oltre che non capire affatto, quello che dite, il gioco e' fatto.

Dubbio leggittimissimo e': "si, forse sono scemo io".

Bhe, la Stupida non solo non vi liquidera' con sufficienza (come voi avreste in effetti gia' dovuto fare con lei una volta identificatala con sufficiente certezza), ma pretendera' spiegazioni aggiuntive.

Prova del nove, se nel momento in cui state dando il meglio di voi (poi c'e' il manicomio) per chiarire definitivamente una cosa di per se' facile ma inesorabilmente complicata dalla Stupida, la Stupida cambia discorso proprio prima che siate riusciti a formulare il complemento oggetto (in genere il complemento oggetto), allora CALMI, e' solo una Stupida, niente violenza.
Non sarete riusciti a chiarirvi, vero, ma l'esperienza, traumatuca ma rivelatrice, sara' stata ampiamente ripagata.
Lei, in futuro, non avra' un brutto ricordo di voi (voi si pero'), ma un certo tipo di fastidio facilmente sopportabile, che scompare automaticamente quando le serve un favore o un po' di compagnia. No, l'ipocrisia non c'entra.

Finche' il caso e' benigno, due Stupidi omo o etero sessuali possono convivere felicemente, equipollenza non concessa alle altre categorie, compresa quella ipotetica delle persone Normali, che per una strana legge psicologico-economica, se si incontrassero, sarebbero risucchiate all'unisono in categorie diverse.

Se ritenete che una nuova categoria possa essere aggiunta, per favore motivatelo quanto piu' precisamente possibile nel box qui sotto e premete il pulsante "Invia Dati", grazie

Incidentalmente, quando ci si imbatte in una ragazza o nevrotica, o psicotica, o maniaco-depressiva in fase maniacale, categorie che generalmente annoverano le piu' curate, le piu' carine, ce ne si puo' innamorare.
E' un errore che invero bisognerebbe evitare di commettere, ma c'e' rimedio.

Rimedio a cosa?

Non tanto al fatto di passarci qualche giorno, mese, anno o una vita insieme, ma al "dopo", cioe' al momento in cui le donne in questione decidono di voler ritornare sole (fino a quel momento, lo capirete col tempo, sarete stati voi ad esser soli), o farsi accompagnare da un altro individuo.
Il dopo, in genere, e' caratterizzato da una fase in cui ancora c'e' la tendenza a cercarsi, o sentirsi per citofono o telefono (si, si,.. o modem). Questo, secondo alcuni, bisognerebbe evitarlo, ma alla luce di nuove teorie, se proprio l'incontro diventa inevitabile, non-posticipabile (perche' uno soffre come una bestia e la vuole sentire) o quello che volete voi, e' possibile praticare una tecnica sicuramente ancora da affinare, ma che in sintesi e': mentire.

Mettiamo che vi telefoni lei, per sadismo o altro:
si tratta di mentire sistematicamente su ogni cosa successa o in corso nell'immediato presente. Su cose passate sarebbe impossibile mentire, su progetti futuri, anche, perche' si tende in genere a farsi belli, che non e' mentire ma un po' dire: "vedi? non sono un fallito", gonfiando casomai un po' di cose.
Quando dico mentire intendo questo: prendiamo come esempio alcune frasi brevi estrapolate da una conversazione ipotetica (spero, nel senso che se la conversazione si svolge cavalcando solo i temi che seguono state messi male, tutti e due..):

"cosa stavi facendo?" - "prendevo un the al limone" (ed invece era alla pesca) - "ma ora sei in salotto?" - "si si" (invece siete sul letto) - "sei solo in casa?" - "si, purtroppo" (di la ci sono sette otto persone che vedono un film) - oppure: "oh scusa, sei appena rientrato?" (capita che ci venga chiesto perche' l'affanno secondario al coccolone si nota) - "No, macche'" (siete sicuramente affannati per il coccolone ma avete anche appena messo piede in casa).

Mentire su queste cose minuscole, ha effetti ben precisi: diventare, durante la conversazione, spettatori piu' che attori, quasi una terza persona che assiste non vista, e questo grazie ad un dono che solo gli esseri umani hanno: la capacita' di mentire a se stessi, e di "tradirsi".

Le micro-bugie avranno infatti il potere di farci prendere le distanze da noi stessi, almeno per un po', lasciando il nostro alter-ego in balia della torturatrice. Al contempo, si acquista un piccolo senso di superiorita' assolutamente momentaneo, che nasce proprio dal fatto di dire una cazzata ogni due parole senza possibilita' alcuna di essere scoperti, e senza fare del male soprattutto. Il fatto di poter prendere per il culo chi ci e' di fronte, in quantita' subliminali, fa riacquistare fiducia.

Almeno, l'affanno passa prima se si attua questa tecnica in tempo. E' questione di attimi.

Funziona, in genere, anche con ragazze con cui vorremmo stare insieme, per cui spasimiamo, ma in silenzio perche' siamo timidi e/o perche' lei ci ha gia' rifiutato una o piu' volte, e quindi urge sembrare normali (o sparire, certo). Fidatevi: piccole innocue frequentissime micro-bugie concentrate in dieci minuti di conversazione occasionale sono meglio di dieci fiale di Sargenor prese contemporaneamente. Fanno sentire un Leone. Poi, quando uno ci ripensa, ci ride pure sopra, quindi non ci sono davvero scuse per non farlo.
Se, ovviamente, c'e' urgenza di superare minuti di panico. Altrimenti, non prolungate il trattamento perche' gli effetti potrebbero essere devastanti (per voi).

Avvertenza Finale: NON e' una tecnica per far colpo, ma solo per subirlo, con meno danni possibile.

Come far colpo, si capisce, me lo tengo per me.
Non mi tengo per me una cosa successa in questo momento, 20.48 del 25/6/1996, che se non mi sfogo lo mordo al collo: uno dei miei compagni di appartamento, che in genere non mi rivolge la parola, mi ha appena detto di aver notato, alcuni giorni fa, che c'era un coltello bianco in meno nel portaposate - vi assicuro, c'e' un bordello talmente bestiale in quel portaposate, ci sono posate di talmente tanti colori in quel portaposate, che per notare l'assenza ingiustificata di un coltello bianco bisogna avere il dono della filosofia - ; ora, avendo notato sicuramente che il lavandino ha assunto un aspetto di gran lunga piu' sanitario - il calcare unito allo sporco attorno ai pomelli non si scioglie neanche con HCL - gli e' venuto il sospetto, avendo RITROVATO il coltello bianco nella locazione di appartenenza, che io avessi usato proprio QUEL coltello bianco come mezzo meccanico d'urto dopo il fallimento del repertorio chimico. Ora, lo ammetto, quel coltello bianco non lo buttai, come forse avrei dovuto fare - sigh - forse avrebbe potuto essere ancora utile alla societa', e fra uno straccio per lavare a terra ed un viakal, lo depositai nel lavello assieme ad altri arnesi in attesa di sterilizzazione. Quando dico sterilizzazione intendo l'alcool militare di Vincenzo unito a lavaggio successivo con detersivi piu' o meno biodegradabili. Dopodicche', quel coltello bianco lo ridestinai alla vita da coltello bianco. Insomma, il tipo si e' mostrato schifato con una espressione facciale che gli impegnava minimo tutti i muscoli comandati dal settimo paio di nervi cranici. Mi chiedo io: la allegra popolazione batterica e fungina, ormai "sfrattata" dai contorni dei rubinetti, gli faceva evidentemente meno senso? Forse ha avuto il tempo di farci amicizia personalmente?
E' pur vero che le classificazioni maschili differiscono secondo me da quelle femminili, ed il mio compagno di appartamento mi impegnero' a collocarlo in una gategoria quanto piu' apposita possibile. Non sono un patito delle classificazioni - ed il basso voto all'esame di odontoiatria di qualche giorno fa lo dimostra inequivocabilmente - a meno che non derivino dalla mia diretta esperienza, ed allora tendo a crederci.

Ad esempio, durante il Liceo, non mi accorsi e non potevo accorgermi di un'altra cosa che secondo me dovrebbe fungere da deterrente per non iniziare una relazione con una ragazza, la gastrite.
La gastrite, altrui, alle volte mi fa sentire vicino al ragazzo i cui occhi rischiano di essere compromessi per i motivi mestruali esposti precedentemente.
- "e non accelerare"
- "e non rallentare"
- "e abbassa il volume"
- "no le giostre no"
- "no, Nightmare before Christmas o come si chiama, no"
Quest'ultimo punto merita un approfondimento. Il film succitato usci' con l'etichetta Disney (se non sbaglio), a Natale di uno o due anni fa. Film destinato ad un pubblico giovane, e' vero, mi incuriosiva come tutte le produzioni dichiaratamente comiche, fantastiche, o quantomeno, ironiche.
Riesco a trovarci molti piu' spunti che in papponi drammatici predigeriti sottoforma di lungometraggio. L'emozione, piu' che dalla osservazione a 35 mm delle disgrazie altrui, preferisco mi nasca dalla magia dei colori, dei suoni.
Fantasia pero' non mi fa impazzire, Film Blu si.

Insomma, dopo averle spiegato che il film oltre che carino era realizzato con una tecnica ormai in disuso, la stop-motion, e valeva la pena vedere che lavoro avessero fatto (ne valeva la pena? Boh? secondo voi sono riuscito a vederlo, quel film?), ho ottenuto un: "nooo.... no, mi sento gia' male ora a pensarci", risposta basata sul fatto che la stop-motion tradisce alla fin fine una certa scattosita' nei movimenti, cosa che forse avrei dovuto evitare di dirle, chissa'.

Ovvio, l'idea che alle volte mi prendesse per il culo mi veniva, avendo io accettato un: "no, tanto quello che interessa a te a me non interessa. Per definizione." molto piu' volentieri, se mi fosse stato offerto.

Sarebbe stato davvero ipocrita, a quel punto, non dissuadersi del fatto che e' meglio essere simili, in un rapporto, che troppo dissimili.

Cosa vuol dire questo, che e' meglio conoscere una persona nell'arco di tre lustri prima di dirle che si, forse e' il caso di mettersi insieme? Osservando rapporti di lunga durata e di lunga tribolazione fallire miseramente, e rapporti nati sotto la configurazione astrale piu' sfavorevole ed un caos da cubo magico andare avanti al tempo di un "allegretto-prestissimo" per anni dopo anni dopo anni - tanto che quei due stanno ancora insieme - forse forse c'e' da credere che una regola non c'e'. Meglio, una in meno da ricordare (ma una questione irrisolta in piu', embe').

Cosa importante, fondamentale anzi, e' che:

- stante che un rapporto puo' finire, che sia nato dritto o storto che duri da poco o da tanto
- stante che stiamo tutti sotto questo cielo, anche finalmente quegli astronauti russi che l'ex Unione Sovietica ha lasciato per un sacco di tempo in orbita perche' non c'erano soldi per predisporre l'atterraggio
- stante che se due ci stanno un po' devono piacersi
l'importante e' dirsi "Ti voglio bene! Ti amo!". E se ci si vuole meno bene, dirsi: "Ti voglio bene, ma non troppo! Ti amo, ma non troppo!".

Alle volte due stanno insieme per anni, con lui o lei specializzati nel: "Si, stiamo bene insieme, io sto bene con te, ma.. ancora non posso dirti che ti amo, no, ancora non si puo' essere sicuri, quando ne avro' la certezza sarai la prima persona a saperlo". Uno, Quattro, Dieci Anni. Poi: "no, ecco, non ti amo.".
"Si, vabbe', ora hai deciso che non mi ami, ma prima, mi amavi?" - "Boh?".


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